Tre minuti tre euro

Vabbè, lei era carina. E poi la porta era già spalancata. Occhi grondanti mascara e kajal neri come l’inchiostro, reggeva con due dita quel malloppetto davanti al seno florido appena contenuto da una magliettina lisa (ma fa un caldo) e mi sorrideva fissando gli occhi sopra i miei. Ha provato, visto che tentennavo, a convincermi con qualche frase imparata a memoria e intanto continuava a sorridermi, e io ero come ipnotizzata. Così li ho spesi quei tre euro, e ho comprato Lotta Comunista. Questo, tre minuti fa.

Intanto devo mettere le mani avanti, di sinistra sì lo sono ma resto accorta, cerco di distinguere. A costo di cambiare voto a ogni tornata elettorale. Se lo devono guadagnare il mio voto, e che? Mica seguo qualche ideologia, voglio seguire solo chi lavora davvero e mantiene le promesse fatte. Cosa non da tutti anche a sinistra.

Allora a quella bella ragazzina, che avrà quattro o cinque anni più delle mie figliole (che invece dal comunismo sono fuggite via), ho augurato con la mia strizzata d’occhio finale di restare così: entusiasta e attenta a ciò che avviene nel mondo. Ce n’è di tempo per sbagliare. L’importante è rialzare sempre la testa e ritentare.

Quando faccio colazione mi porto spesso qualcosa da leggere, anche per tre minuti. Oggi, che ero in giornata di riambientamento, mi sono tenuta leggera: frollini nel the e Fiori Giapponesi* di contorno. L’avevo letto diversi mesi fa, quando le ore di buio (e i buî pensieri) erano la prevalenza sul resto. Ho trovato tante orecchie agli angoli, il mio modo per ricordarmi che c’è qualcosa di memorabile da rileggere, prima o poi. Solo che con La Capria, sarà stato che lo leggevo salendo e discendendo da autobus affollati, il senso di ciò che mi affascinava sembrava sfuggirmi. Sembrava sempre un pensiero più in là dei miei. Inafferrabili racconti sintetici. Insomma, stamattina riapro le pagine segnate mesi fa e leggo come se fosse la prima volta, sconvolgente. Tutto tornava, tutto filava liscio come l’olio, stavolta.

Per dire, Breve storia dell’oppressione, cinquantesimo racconto di cinquantacinque, in nemmeno due paginette che sembrano in apparenza buttate giù così, nel tempo che io impiego a fare colazione, discettando di Platone e Socrate arriva a stigmatizzare le gerarchie create dall’ignoranza. Instilla il dubbio che la realizzazione delle idee astratte non garantisca affatto la felicità di tutti. Esprime la speranza che qualcuno sopravviva per raccontare, “partendo dall’esperienza personale“, perché ascoltandolo e dialogando con lui si trovi una via d’uscita all’oppressione. E così gli altri racconti, sembra che stavolta siano stati scritti tutti per me.

Io che, grazie ad una magia operata da spighe viola e verdi di lavanda e campi mietuti e gialli sotto il sole (grazie), oggi sono come una ragazzina dagli occhi bistrati e il seno rigoglioso e me ne vado in giro a testa alta tra la gente a suscitare dialoghi, a differenza di tante ragazzine, se mi capiterà a tiro uno così

Daniele Silvestri – Che bella faccia

so che l’esperienza mi indicherà esattamente come comportarmi.

*) Raffaele La Capria : Fiori Giapponesi – cinquantacinque pezzi facili, Ed. RCS 2009

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2 Risposte to “Tre minuti tre euro”

  1. Mariano Says:

    Ecco una porta spalancata, e due occhi intenti a mostrare il sorriso amaro delle sconfitte sociali: quelle di “lotta” comunista e quelle di “botta” berlusconista. Sono senza tempo e senza collocazione. Sono la melassa in cui rallentano le particelle umane evolute dalla tecnica, ormai inadatte a raggiungere le “gerarchie create dall’ignoranza” (stati di eccitazione e di energia troppo massivi)…

    Ma il sorriso c’è, ed è nella tua poesia di spighe che toccano il sole macchiandolo di viola, sopra un filo verde, per un giallo rigoglioso che si prospetta inquietante come nel segno antico di Conan Doyle. Deduttivo sul finale, a differenza di tante ragazzine…

    • icalamari Says:

      Sai, per come sono fatta io non c’è scelta: dobbiamo progredire. Quello che abbiamo costruito, come esseri umani, è grande, come è grande la mole di umanità che cresce e cresce, alla quale io penso come una propagazione di noi stessi, non soltanto “altri”. Ciascuno con il proprio piccolo o grande carico di ricchezza (ce n’è in tutti) può, e in fondo, se non è del tutto sordo ai richiami, deve provarci, a metterci del suo… Grazie del tuo commento, ancora una volta così sentito. :-)

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