Archive for the ‘Scrittura e società’ Category

il crudo e succoso inganno delle parole

24 marzo 2015
A proposito di bufale

Le hanno indicato il capannone dove si realizzano i formaggi, preso a spiegare il processo produttivo, l’uso del caglio. Tentato di entrare nei dettagli.

La scolara, obbligata alla sosta per lo shopping gastronomico degli accompagnatori dopo la gita a Paestum, duella con due coetanei (maschio e femmina) incontrati sul posto ma, sommersa dalla sufficienza, finisce con l’esasperarsi. Cerca supporto attorno. Gli adulti sono distanti, parlano tra loro vicino al pullman parcheggiato. Il cielo pure è lontano, grigio e indifferente.

Dietro le porte chiuse di quel fabbricato, sotto quel tetto spiovente, deve esserci tutto un movimento di operai e di impastatrici, sì, ma di materia per creare e unire insieme mattoni, cemento, tegole. Questo pensa, e affonda:

–  In un caseificio si fabbricano case, non mozzarelle!

I due si scambiano un’occhiata silenziosa.

Non sembrano appartenere alla sua stessa razza. Non sembrano neanche bambini: così seri, così tanto precisi. Gli indigeni vagano scalzi per l’aia, non sono che due selvaggi presuntuosi. Pensano di giocarla con quella parola.

– Scemi, non sapete l’italiano? Io sì. CASE-ificio, viene da “casa”, è ovvio! Voi non siete di CASE-rta, che è PIENA di case? E dove credete che le fabbrichino?

I ragazzini scoppiano in una risata, lei sta per scoppiare dalla rabbia, ma il ritorno degli adulti li interrompe e, sotto i loro occhi, si scambiano saluti svelti in mezzo ai denti.

Poco più tardi, sballottato dal pullman, il contenuto dei sacchetti, immerso dentro un liquido lattiginoso, palesa, in tutta la  sua promessa di sapore, il crudo e succoso inganno delle parole.

 

Tutto ciò per dire che  Wolf Bukowsky – La danza delle mozzarelle, Slow food Eataly, Coop e la loro narrazione”. Edizioni Alegre  esce domani, 25 marzo.

Ecco: la coscienza civile, non la scomodare

7 marzo 2015

Iosif Stalin

 

L’ibridazione dei generi è una tendenza salutare, attuale e generalizzata. Per il letterato, a volte, costituisce una tentazione irresistibile, spesso con esiti disastrosi.

Canale Mussolini (Premio Strega 2010) mi piacque molto. Provengo da una vasta area romana che fu bonificata ai tempi del fascismo, e il sapere di poter ritrovare, in tante altre parti d’Italia, vaste pianure coltivate, accarezzate dal frusciare delle fronde di interminabili filari di odorosi eucalipti, ai margini delle strade che corrono parallele alla trama e all’ordito dei canali di scolo, mi intenerisce il cuore.

Ti fui grata, Antonio Pennacchi, per aver scritto dei bonificatori con tanta partecipazione affettiva e con cotanto scavo nelle vicende della grande e minima Storia. Quel libro, per me, è Letteratura.

Ma tu, solo e pensoso, per i deserti campi del revisionismo storico sconfinando vai.

O, meglio, andavi, oramai 11 anni fa, e chissà che l’operazione di Limes, rivista italiana di geopolitica, non intendesse coscientemente far ricadere, visto il tempo trascorso, sotto l’egida del revisionismo storico, il tuo articolo L’autobus di Stalin, riproposto in lettura lo scorso 5 marzo, anniversario della morte di Iosif Stalin.

Io, lo sai, Pennacchi, il fatto che gli articoli di settore, in questo caso ospitati da una illustre rivista di geopolitica, vengano affidati alla penna di un intellettuale in voga, che di quel settore ha una competenza non specialistica, ma bensì più spesso letteraria, familiare, maccheronica, un po’ come il linguaggio volutamente utilizzato per esporre tesi contraddittorie, quasi a strizzare l’occhio al lettore mediamente acculturato (ovvero, poco o per nulla, e si può star certi che col passare degli anni il livello possa solamente essersi abbassato), e guadagnarsi senza troppo scalpore, paragrafetto dopo paragrafetto, la via della parola “fine”, a me non piace neanche un po’.

Lo sai, io, da un letterato, mi aspetto, ibridata o meno, Letteratura, materia che spalanca la visuale del fruitore sulla storia, sull’etica, sulla politica, e in generale sulla vita e su sé stesso, più di qualsiasi trattato tecnico, specialistico o psicanalitico possa mai fare.

A un articolo di geopolitica, magari scritto in un linguaggio piano, ma pur sempre chiaro e comprensibile, corredato da dati e numeri incontrovertibili, chiederei che arricchisca il mio bagaglio culturale e allarghi lo spettro dei miei ragionamenti.

Fatti, magari organizzati e in qualche modo “interpretati”. Di certo, non esercizi di fantasia o opinioni.

Pennacchi caro, è proprio grazie alla tua indiscussa padronanza in ambito letterario se, leggendoti, ho potuto visualizzarti così nitidamente alla guida di un autoveicolo, nel lontano 2004, mentre elucubravi su etica e politica tra te e te, grosso modo così:

Se metti un animale sotto con la macchina non sei rimproverabile (prevale l’istinto di sopravvivenza), se prendi un umano, sì (valutazione etica, facile da sostenere se riguarda altri, meno se si è coinvolti in prima persona). Ma ci sono innumerevoli sfumature. Ad esempio, sei rimproverabile se metti sotto un pedone mentre sei alla guida di uno scuolabus?

“[…] devi andare dritto. Prenderlo in pieno. Senza pensarci sopra. È un «worst case», ma pure questa è etica.” Ovvero, scegli il male minore.

Stesso ragionamento si può applicare a “Gli orrori del Comunismo”.

“Ecco: la coscienza civile.”

“Anche quella è un fatto storico, storicamente determinato.”  Stalin ha fatto la scelta etica migliore per la sua epoca e collocazione geografica. Etica, non politica né storica, intesa come “valutazione [?] di tutti i fatti e tutte le relazioni che li hanno in qualche modo determinati”. Correttezza di valutazione, che va intesa come coscienza civile, ovvero concetto relativo, prodotto di una data epoca e collocazione geografica.

Stalin non era uno stinco di santo ma “se tu hai tutto il diritto di fare revisionismo storico sul fascismo o sulla Dc, hai però il dovere di applicare le stesse categorie e lo stesso beneficio d’inventario pure sullo stalinismo” e “tu ti presenti dicendo: «Viva noi» – intendendo con quel noi gli squilibri del capitalismo e delle tue presunte democrazie, costruite sulle spalle degli uomini e dei popoli più deboli – io non posso che risponderti: «Viva Stalin»”.

Quindi, fascismo, DC, stalinismo, capitalismo [perché, almeno in apparenza, ormai morente], il reato è caduto in prescrizione: furono scelte etiche.

L’analisi storica [“Corretta valutazione ecc.”] del fenomeno dei Gulag non può essere effettuata, perché non se ne conoscono con precisione i numeri. Probabilmente, dei 15 milioni di esseri umani trasferiti, molti saranno morti “in incidente d’auto e chi di infarto o di vecchiaia”. Ma con quei 15 milioni, in prevalenza, ci si è popolata l’Asia e la Siberia, e, inoltre, la coscienza civile dei cittadini dell’URSS non ne fu ripugnata. Hanno ottenuto “l’emancipazione di sterminate masse di diseredati. E questo è un fatto, costituito da innalzamento dei tenori di vita, sistema sanitario, standard abitativi, altissima scolarizzazione di massa e totale giustizia sociale.”

Davanti, poi, a obiezioni sul metodo, “Non è anche dottrina Usa del resto – quella in vigore tuttora a Guantanamo – che «l’integrità del nemico può costare la vita dei nostri»?”

Si è trattato, in definitiva, di flussi migratori come quelli moderni (in Italia da Sud a Nord, causati dalle prospettive di un impiego in FIAT), rispetto ai quali l’unica differenza sta “tra dirigismo e fenomeni indotti”.

Io ti vedevo, dunque, mentre guidavi, guidavi, Pennacchi (nella notte?), ma, elucubrando mentre eri impegnato in altro, secondo me non ti accorgevi di avere le idee un po’ confuse. Provo a chiarirtele, applicando i tuoi stessi concetti e conducendo il tuo scritto in un modo più corretto verso la parola fine.

Se Stalin, è stato equivalente a Agnelli, allora ha diritto anche lui alla sua quota di elogi.

E, se tu stesso sei equivalente Solzˇenicyn (come alludi, in quanto figlio di “deportati” da Mussolini nelle paludi pontine), allora, undici anni fa come oggi, non c’è revisionismo che tenga, tu, a un Baffone (autista dello scuolabus, sceso temporaneamente dal mezzo di trasporto delle masse, mettiamo, per fare un bisognino), che ti si pari all’improvviso davanti all’auto in corsa, dammi retta, tu lo ficcheresti “sotto senza pensarci sopra” (Pennacchi, su, eri proprio distratto). Non per politica, né per storia, né per una scelta etica, ma per pura sopravvivenza. Altro che elogi.

Fine.


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