Archive for the ‘Segnalazioni’ Category

Lettera aperta “L”

26 giugno 2014

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Oggi, su Cartaresistente, è stato pubblicato un mio contributo alla serie “Lettera aperta”, originale iniziativa, i cui post sono illustrati egregiamente da Marco Campedelli.

Qui i riferimenti dell’illustratore:

L”: letterpress con caratteri originali serie a tiratura limitata, 2013.
Design Marco Campedelli per Tipoteca Italiana
“Print Matters!” è una collaborazione di Marco Campedelli & Tipoteca Italiana

L’abbinamento del mio testo con la “L” è stato operato da Cartaresistente, che ringrazio sentitamente per avermi coinvolta anche in questa avventura.

 

Due parole sul testo, dedicato alla mia ex-musa, che con i suoi scritti ha guidato involontariamente la mia scoperta tardiva della passione per la scrittura. Non sono granché un animale sociale, ma in questi anni mi è sempre sembrato indispensabile immaginare un dialogo con altri lettori e scrittori, per poter tirar fuori, cesellare e presentare all’esterno quello che mi urge scrivere e far leggere. Il destinatario della lettera è dunque la prima musa ispiratrice.

Questo testo, che ho scritto alcuni mesi fa, costituisce il mio congedo da quella “dipendenza” e un riconoscimento del valore della vita vera, della quale a volte è possibile gustare il senso se riscritta per mezzo di un simbolismo, anche solo attraverso una successione di magnifiche lettere.

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Si fa presto a dire Frida

13 aprile 2014

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Di lei si sa o si pensa di sapere tutto. Ma, visitando l’esposizione romana alle Scuderie del Quirinale, aperta dal 20 marzo al 31 agosto 2014, ancora ci si può stupire della sua furia vitale, qualcosa che non può ridursi a puro nozionismo, o a becero gossip, perché avvertita dall’interno di chi osserva le sue opere.

Quella per Frida Kahlo spesso è un’infatuazione pop, di cui oggi è diventata icona tanto quanto il Che.

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 Frida Kahlo, Autoritratto con vestito di velluto, 1926

Olio su tela, cm 79,7 × 59,9. Collezione privata. © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F. by SIAE 2014

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Ci sono tele di Diego Rivera in questa mostra, esposte accanto a quelle di Frida. Stride la compostezza e la profondità dei suoi soggetti in confronto al più glamour, più smaliziato tratto del massimo pittore messicano, capace di omaggiare le signore di buona società in pose hollywoodiane per poi farsi cacciare dalle rimostranze di Rockfeller in persona per aver ritratto Lenin nel murale dell’Unità Panamericana sull’edificio simbolo del capitalismo americano.

Prima dell’incidente, a Frida, i pennelli erano serviti solo a ritoccare a colori le stampe in bianco e nero di suo padre, fotografo. Iniziò a dipingere per necessità, nel letto d’ospedale dove i medici le avevano predetto morte certa.

Autoritratti, autoritratti.

- Perché mai tanti selfie, Frida?

- Perché è il soggetto che conosco meglio-, rispondeva.

Semplice, naif al punto giusto, comprensibile alle masse. Pop.

Pazza di Diego, si fece ispirare al punto di farne il suo terzo occhio, per lui ingoiò ogni boccone amaro ma nel tempo rimase supremamente Frida.

Dipinse per passione, lo fece su commissione, si innalzò sempre al di sopra delle sue sofferenze.

E sorpassò Rivera in fama proprio nel momento di massima distanza tra loro, dopo gli aborti, dopo i tradimenti, dopo la cacciata di lui dagli USA.

Umanamente sfogò su tela la propria rabbia, in una drammatica dichiarazione senza appello: “Il mio vestito è appeso là”. Là, significa negli USA, proprio sopra una corda tesa tra estremi ancora oggi inconciliabili, mesto trofeo di un duello che non avrebbe mai voluto disputare.

Morì lottando, e controvoglia. Un uomo delle pulizie trovò dietro al suo letto un ultimo acquerello simile a una pappetta di colori. Fa quasi male vederlo incorniciato e esposto, dopo i capolavori. Quella di Frida è una terribile e magnifica storia umana, senz’altro un simbolo di riscatto per tante altre storie misconosciute.

Amare la sua arte, però, non è per niente pop.

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