Il sacrificio dell’arte (Un flash mob)

3 settembre 2014

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Con riferimento alle premesse di cui al precedente post, ecco il testo che oggi viene pubblicato in contemporanea su diversi blog, capofila Cartaresistente.

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sacrificiodellarte©lois

sacrificiodellarte©lois (Assolocorale)

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Il sacrificio dell’Arte. Rewind

 

 

Ormai è noto che nel nostro Paese quello che dovrebbe essere il petrolio è ridotto a poco più di una misera attrazione. Il Patrimonio Artistico dovrebbe costituire la leva principale della nostra economia, divenendo non solo fonte di guadagno ma anche di reclutamento di risorse umane per impieghi dignitosi legati all’intero mondo della cultura. Purtroppo però tutto questo non accade.

 

La nostra Costituzione all’articolo 9 cita:

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

 

Uno dei principi fondamentali sui quali si fonda l’Italia.

 

Allo stato attuale il Patrimonio è in uno stato di abbandono, vuoi per carenze economiche, vuoi per disaffezione (non solo politica e soprattutto popolare), vuoi perché negli ultimi decenni il livello culturale – al di là di quello che ci raccontano – è crollato precipitosamente, lasciando perdere di vista i veri valori e tra questi i beni culturali ed ambientali.

Di tanto in tanto, per ogni governo e spesso per ogni ministro (vedi le ultime proposte dell’ex ministro Bray e dell’attuale Franceschini) c’è qualche nuova idea o qualche rinnovata versione aggiornata di vecchi decreti mai del tutto attuati. Poi si decide di accorpamenti, poi di soppressioni (vedi la recente decisione di annullare la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale), poi di chiusure e poi tutto va in malora. In considerazione del fatto che le leggi fondamentali risalgono al 1939 (aggiornate da una serie di decreti e leggine successive) e che ad ogni nuovo tentativo valido poi mancano le risorse, diciamo che il sistema è pressoché invariato da decenni, con strutture organizzative ed uffici preposti invecchiati di secoli, senza mai un reale rinnovamento e svecchiamento con nuova leva per la quale circa due decenni fa furono istituiti i corsi di laurea in Conservazione dei Beni Culturali, senza prevedere per essi un reale punto di contatto e inserimento nel mondo delle soprintendenze.

 

Tutto questo (che credetemi è veramente poco rispetto a quanto ci sarebbe da dire sul malgoverno del nostro Patrimonio) per sottolineare che a monte dell’intero sistema c’è poi il singolo individuo, fruitore del bene ma anche e soprattutto suo tutore [dal lat. tutor -oris, der. di tueri «difendere, proteggere», part. pass. tutus]. Proprio così! Ciascuno di noi, per essere membro di una società civile deve sostenere il valore del bene ed aiutarlo a vivere (indenne) per mantenere lo status di “testimonianza” per i posteri, seguendo l’esempio che già qualcuno, prima di noi ha fatto.

Purtroppo poi il cambiamento repentino della società e la forte riduzione del valore culturale, ha inficiato questo rapporto, creando una nuova barbarie, il cui esito finale è proprio la devastazione di quelle testimonianze.

 

Qualcuno di voi potrà certamente contestarmi che non tutto lo sfacelo può essere di nostra responsabilità e che se dall’alto manca la mano operativa ed i finanziamenti, ben poco si può fare contro il degrado. Ci sono però alcune forme di degrado che possono essere limitate o evitate del tutto e poi c’è l’amore ed il rispetto che potremmo gratuitamente infondere agli altri al fine di allargare questa catena di attenzione verso il Patrimonio.

 

Ormai lo sapete tutti, vivo a Napoli da quarantanni, un luogo che amo et odio con tutte le mie forze per quello che accade e per come è stata resa invivibile. In questa città il cui centro storico è nella lista dei Siti Unesco (titolo sempre in bilico, vista la quotidiana devastazione che sta voracemente dissolvendo i parametri che ne sostengono l’appartenenza), non riuscite a fare quattro passi insieme senza trovarvi di fronte ad una chiesa o ad un palazzo o ad una galleria dove l’arte, la bellezza e la storia convivono in una mescolanza da lasciare stupiti anche i più avvezzi. Allo stesso modo però, non riuscirete a fare quattro passi insieme senza notare che uno di quei siti è inevitabilmente compromesso (vuoi dall’abbandono, vuoi dalla sporcizia o peggio, dagli atti vandalici), spesso già negato alla fruizione da decenni di incuria e di razzie. In questa città poi (un po’ come accade in tutte le grandi città italiane – perché è utile ricordarlo, questo sfacelo è solo nostrano) c’è gran confusione con le titolarità del Patrimonio che spesso si devono scontrare in intricati meccanismi che vedono coinvolte la curia (per gli edifici sacri), la soprintendenza e i privati, in un susseguirsi di rimandi e infelici ed improduttivi scaricabarile che stagnano il degrado fino a renderlo condizione stabile susseguita solo da crolli e conseguenti lacrime di coccodrillo.

Da queste parti, alla cronica carenza di fondi e all’indifferenza sociale, ha assestato un duro colpo il terremoto dell’Ottanta, rendendo inagibili moltissimi monumenti (tuttora interdetti), elementi di un patrimonio infinito e di grande ricchezza purtroppo persa perché depredata da balordi e da professionisti che non hanno risparmiato nulla, neppure i marmi di rivestimento.

 

E così se volessi ora stilare ora una lista delle opere napoletane che sono state negate alla fruizione, avrei bisogno di un tempo lunghissimo, se però solo emotivamente voglio qui ricordare quelle che mi stanno a cuore e quelle che incontro lungo il percorso delle mie giornate vi renderete conto della gravità dei fatti e dell’immenso Sacrificio dell’Arte compiuto in barba ad ogni etica civile e morale.

 

In ordine sparso segnalo alcuni nomi di monumenti che mi vengono in mente (tenendo conto che molti di essi non vengono aperti da tempo immemore e di cui spesso, per evitare il peggio – purtroppo già accaduto – i loro ingressi sono stati completamente murati):

 

  • Chiesa di Gesù e Maria (murato l’ingresso dall’Ottanta e svuotata di tutto)
  • Chiesa monumentale della Sapienza a Costantinopoli e sua gemella di fronte di cui mi sfugge il nome (da che ho memoria non l’ho mai viste aperte)
  • Chiesa di Santa Maria della Scorziata (di cui vi ho parlato nel mio Sacrificio dell’Arte)
  • Chiesa di Donnalbina al centro storico
  • Chiesa di Sant’Agostino alla Zecca (vista solo sui libri di studio)
  • Chiesa della Trinità alla Cesarea (portale murato)
  • Museo Filangieri (in perenne stato di crisi e senza finanziamenti)
  • Palazzo Doria D’Angri (di proprietà privata, in vendita a lotti e in stato di degrado, il Salone degli specchi ospitò tra gli altri Garibaldi)
  • Santa Maria Vetercoeli (al centro storico)…

 

Per chi volesse farsene un’idea più chiara:

http://www.corriere.it/inchieste/scempio-chiese-napoli-duecento-chiuse-abbandonate/fa033946-55d0-11e2-8f89-e98d49fa0bf1.shtml

 

Per chi poi volesse sensibilizzare l’opinione pubblica, ci può segnalare casi, esempi e documenti di degrado della sua città, dei suoi posti del cuore. Magari inizieremo in piccolo a scalfire quel muro di indifferenza che sostiene ingiustamente il Sacrificio dell’Arte.

Vi invito pertanto a testimoniare con le vostre esperienze in questa iniziativa, che per quanto piccola e circoscritta può rappresentare il primo passo verso un miglioramento.

Tutte le info e/o richieste o l’invio dei materiali qui: lois_design@yahoo.it

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Il sacrificio dell’arte. Prologo romanesco.

3 settembre 2014

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Caparezza ft. Tony Hadley – Goodbye Malinconia

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Che bambola, trabocca meraviglie. Come la tocchi strepita e si alzano a migliaia per difenderla. Che sagoma, il suo profilo è tutto un saliscendi, tutto un ruotare di seni, isole e golfi, al tatto piani e tondi, che tutti si contendono ma posseggono solo ciechi e sordi. Che bambola, è un vero terremoto. Il suo epicentro è un circolo, un sasso millenario, un grande ciondolo che indosso e me ne vanto, me fortunata.

Abito a Roma, centro del Belpaese. Ne parlerei perfino con orgoglio ma, se ci provo, qualcosa non mi torna. Mi guardo intorno, perfino in fondo in fondo, davvero molto in basso. Ci trovo solo il peggio, penso. Non è così. Laggiù giacciono le reputazioni, pure quella di Roma e quella del Paese. Ce l’anno seppellite in tanti. In tanti le amano tanto quanto non vedono l’ora di lasciarle.

A me piace il bicchiere mezzo pieno. Sono tra quelli che fanno lo slalom, e piedi e con la vista, tra cassonetti ingombri e spazzatura sfusa, lasciata a fermentare in piena strada, pseudomonumentacci in crescita fulminea come funghi, e luoghi ed edifici necessari, abbandonati dalla gestione pubblica.

 

Roma me schifa

Poeti der trullo

Ma che amarezza notare, tra le ortiche, gettate più che sette meraviglie, abbandonate, sporche e ammaccate. Deliberatamente ignorate.

Cari gestori di cotanta Storia, cari amministratori e tecnici con le mani in pasta, e cari costruttori, imprenditori-di-sta-minchia-tanta, mafiosi in loco e pure forestieri, seguite questa specie di consiglio: avviate una stagione nuova, col patrimonio salvate il Patrimonio culturale, tendetela una mano verso il basso, tirate fuori Roma dal pantano.

L’investimento avrebbe un tornaconto, sono sicura che lo sappiate già, dunque perché non ci credete fino in fondo?

Nel frattempo, sapete che vi dico? Seguo l’invito di Cartaresistente , una bella fustigata.

Diffondo anch’io l’appello di Lois e, dal pulpitino dei miei iCalamari, vi addosso la colpa di tutti quei bicchieri mezzi vuoti che la gente vede abbandonati in giro.

Vergogna.

 

 

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ViaVeneto

Perfino in Via Veneto la vita si è fatta amara.

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