I solchi della tradizione

1 febbraio 2016

La difesa delle unioni alternative non minaccia i diritti delle famiglie tradizionali. Non vedo proprio il motivo di organizzare manifestazioni “contro”, confuse nei propositi, ostili alla democrazia e dannose per la salute pubblica.

La forma più estrema di famiglia che abbia mai conosciuto, che ha sfidato ogni regola e imposizione, riuscendo in molti casi, senza clamori ma facendo valere la liceità di un legame altrimenti considerato troppo al di fuori dagli schemi, a imporre la legittimità della propria esistenza, è quella composta da un genitore single e un ragazzino solo al mondo, legami sballottati nel mare in tempesta del mondo delle adozioni. Io ne conosco, e non c’è altro da aggiungere, quelle sono famiglie degne di rispetto e di diritti come le altre.

Buh! Paura, eh?

La fotografia delle famiglie tradizionali, in Italia -e nel resto del mondo immagino-, è ben espressa da questo articolo di Giulio Mozzi in Vibrisse, Buongiorno, sono un difensore della c.d. famiglia tradizionale di cui promuovo la lettura.

“Quello che a me interessa, oggi come oggi, è cercar di svuotare i concetti di “famiglia tradizionale” e “famiglia voluta da Dio”. Perché di simili randelli argomentativi non abbiamo bisogno, anzi sono dannosi.” Scrive Mozzi nei commenti che, come spesso accade, diventano importanti quanto il post in questione.

Il peso delle famiglie tradizionali, come intese dai fautori del Family Day, nella Società, è rimasto iconograficamente e statisticamente valido finché la tradizione non si è consolidata attorno a modelli di famiglia molto compositi e dissimili tra loro. È un ottimo segnale: significa che, nonostante tutte le difficoltà, le persone non rinunciano a cercarsi, ad amarsi, a desiderare il bene reciproco, che si aprono all’accudimento di bambini, nati o meno in seno all’unione della quale fanno parte.

Perciò, basta manifestare inutilmente, su.

Considererei gesto lontano dalla tradizione, e altresì una perdita di tempo, la regolamentazione delle relazioni ambigue tra le vecchine e i loro terrier (almeno finché gli animali da compagnia non rientreranno nella definizione di essere umano. Può darsi che entro breve si arriverà anche a questo, e allora si vedrà), o quelli tra parroci e chierichetti. Non troverei corretto affidare un bambino in attesa di adozione a tipologie di genitori così poco nel solco della tradizione. Non più che a una famiglia di banani.

Una famiglia non tradizionale

La Bottega di narrazione in mostra: Camilla Costa

29 gennaio 2016

 

Il 13 dicembre 2015 si è svolto, a Milano presso la sede della Bottega di narrazione (Spazio Melampo, via Tenca 7) l’incontro degli “apprendisti” con il mondo editoriale.[Chi fosse interessato a consultare il fascicolo con la scheda e gli estratti di tutte le opere presentate, può prelevarlo cliccando qui].

Camilla Costa ha presentato il suo romanzo, Ti scrivo, ma non penso a te. Nella pagina della Bottega, sotto al video trovate la scheda, con la biografia dell’autrice e il riassunto del romanzo.

 

 

 

 

 

 

 


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