LIB21

Ricette per un New Deal condiviso

Ha smesso di farmi ridere chi dà tutte le colpe dell’instabilità politica di questi mesi alla rete. Ha smesso dopo che ho visto, in tre giorni di fuoco, frantumarsi il PD, lo storico partito che formalmente aveva vinto le elezioni politiche, per ben altri motivi che una valanga di tweet, e subito dopo, vuoi per una somma di eventi tragicomici, vuoi per immaginabili macchinazioni, o per influenze “esterne”, bloccarsi sul congelamento della situazione preesistente, quella che aveva scatenato il ricorso alle elezioni dello scorso febbraio.

Ha smesso perché, il giorno dopo il pasticcio che ha portato all’acclamazione del Napolitano bis, dai media (e dal PD, va detto) si sono levati cori unanimi di protesta contro, nientedimeno che la rete.

In effetti, questa veicola messaggi in modo molto diverso da quello tradizionale: non più decisioni “calate” da una minoranza di strateghi istituzionali sopra una maggioranza passiva e silenziosa, ma una somma di temi condivisi tra il mondo “reale” e quello istituzionale.

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Questioni “Primarie” tra olio e petrolio

“In… In Puglia! Quanti oliveti abbattuti per realizzare quei maledettissimi campi fotovoltaici!”

“Certo, in Puglia”, l’ho ripreso, “da dove viene il grosso della produzione elettrica da fotovoltaico, con tutti gli squilibri alla rete che procura, per tacere d’altro.”

Il mio amico Michele, pugliese D.O.C., l’avevo incontrato domenica, in ascensore. Quindici secondi netti per una manciata di parole, poi le porte si sono aperte e sono uscita. Per intrufolarmi subito di nuovo, e fargli:

“Senti, solo per capire, ma è vero che in Puglia gli oliveti sono più che altro decorativi?”

“Che cosa dici?! Dove l’hai sentita questa grandissima baggianata?”

“Non può essere una baggianata, l’ho letta su internet”, ho sentenziato tra il serio e il faceto, mentre mi sfilavo nuovamente dalla tagliola delle porte. Però l’avevo letto veramente che con quelle piantesi può far tutto, tranne l’olio”.

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Sceneggiatura ad energia interna

Lo scorso inverno ho seguito per due pomeriggi un suo workshop di introduzione alla scrittura cinematografica. Così ho conosciuto Pietro Papisca, uno sceneggiatore un po’ sui generis. Nel 1991 dagli studi visivi all’ Accademia di Belle Arti in scenografia è passato alla scrittura. Sulla sua strada ha incrociato Robert McKee (guru della sceneggiatura USA e Agenore Incrocci (in arte Age), ha frequentato il corso di perfezionamento per sceneggiatori della Rai, lavorato per la televisione e sviluppato diversi progetti per alcune case di produzione.

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Aspettando il sole

Era il giorno della prima neve a Roma, mentre tornavo a casa nella tormenta pensavo (ho un cervello che pensa in romanesco)”Nico’, hai portato Jella”. Perché Nicola qualche giorno prima, già faceva un freddo, mi aveva detto: “Sta facendo un inverno che è ‘na cosa… C’è il sole e mare calmo a Scario da almeno un mese. Che dici “è bello”, però non è che ce lo fa pagare? Oggi non ti puoi fidare più, il clima è cambiato. Speriamo che l’Olimpo non scateni i suoi dei…” Eccoli qui, gli dei. Sessanta centimetri di neve in poche ore.

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L’eleganza del Geco

“Il geco è un animale veramente particolare. Ci sono studi della NASA sulle sue zampette, cammina in verticale sulle superfici più lisce senza cadere, l’unico animale sulla terra a poterlo fare. A volte questa tenacia ricorda davvero la mia”. Mi dice ridendo Olga Catena Garcia, seduta alla plancia di comando di geco s.r.l., la sua “creatura”. Filippo, suo marito, attraversa il nostro spazio visivo e ironizza: “C’è chi si arrampica sugli specchi e chi ci cammina!” Ecco l’umano indistinto descritto da Platone, il filippolga (o meglio, come precisano, filippolgaia, visto che dalla loro unione è nata una bambina). Se parlo dell’una non posso scindere la sua parabola personale e lavorativa dall’altro. Ma andiamo per ordine.

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Vivere un sogno con l’aiuto di un Master

Quando ho raccolto l’invito di Lib21, non ho potuto fare a meno di pensare a Pietro e al suo singolare processo di crescita lavorativa. È quasi la vigilia di Natale, ma è anche la vigilia dell’approvazione definitiva in Senato della manovra cosiddetta Salva Italia. Sul nostro Paese incombe la recessione, si ripensa allo Statuto dei lavoratori e all’introduzione di ammortizzatori sociali. Ci incontriamo virtualmente su Skype. A Roma è già buio pesto, mentre intravedo alla finestra dell’appartamento di Cagliari gli ultimi bagliori del tramonto. Pietro ha una gran voglia di parlare, lo faccio andare a ruota libera.

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Flessibilità non vuol dire precariato

Pietro Olla, ingegnere e clown scientifico, aveva raccontato in precedenza la particolarità del proprio percorso professionale. L’intervista riprende allargando lo sguardo alla situazione italiana.

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Una Risposta to “LIB21”

  1. Nicola Says:

    Aspettando il sole,ogni volta che lo leggo mi scappa una lacrima:-)

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