Posts contrassegnato dai tag ‘Racconti’

Sottobraccio

29 marzo 2014

.

 

Esco dissimulando, però la stringo forte sotto il braccio. Tremo a girare la chiave, saluto una vicina. Il vento sposta le foglie, formano mulinelli che fatico a considerare. Fatico a considerare la strada, il vento, ancora, che mi solleva gli abiti. Fatico a ricordarmi di guardare, prima di attraversare. Fatico, raggiunto l’altro lato, a percepire gli arti, il battito cardiaco è tutto ciò che di me esiste nello spazio.

Sarebbe più facile scordare questa piccola cosa, perdere lei per strada anziché me stessa. Perché non faccio il gesto, come incidentalmente, di dimenticarla, come il solito ombrello su una panchina al parco?

Il ragazzo dietro il bancone del camioncino ambulante è in piedi, sembra mi stia aspettando. Chiedo un panino. Con la salsiccia. Un panino con salsiccia e senape. Caldo, perché io sto rabbrividendo. Il ragazzo è giovane, sorride. Sono la sua unica cliente, lui è comunque svelto e professionale.

Faccio mettere il cibo in un sacchetto, lo infilo nella borsa, pago e saluto.

Ora che inizia a piovere, mi accorgo che l’accesso al piccolo lago è sbarrato da tavole di legno. Percorro lo stesso il sentiero fangoso di ghiaietto, sbircio attraverso. Hanno tolto tutta l’acqua. Non pioverà abbastanza per riempirlo, gli volterò le spalle. Mi avvierò sopra l’altro sentiero trasversale, arriverò davanti al belvedere, ma non ne ho molta voglia. Poi non saprò che fare.

Ho sempre la mia cosa sottobraccio. Non sento più nient’altro che la pioggia.

In questo momento avrei tanto bisogno di un ombrello.

.

Mayer Hawthorne – Shiny & New

.

Palloncini

23 marzo 2014

.

La nave viaggiava, no che non lo sapevo prima.

Prima della nave ci fu da fare i conti con la paura del buio. I sogni si accesero di un azzurro spettrale, una minuscola ogiva iniziò ad accompagnare dal basso quei risvegli che non si può fare a meno di ignorare. Bisogna camminare, a volte, fino a che il sonno torna come un’esigenza. La traccia azzurrina precede i passi e distende lunghe ombre a farci strada. A volte non ci si vorrebbe alzare, si accetterebbe un riposo così, anche assalito da torme di risvegli inquieti.

Ma quando ci si rende conto di essere ben desti, è quasi certa la voglia di far la pipì.

I conti andavano fatti anche con certe paure irrazionali. Di notte, dicono, puoi trovare nello specchio il morto che ti sta alle spalle. Che pensata ho fatto a volere a tutti i costi uno specchio piazzato nel punto più stretto del passaggio. Mi guardo però, eh. Dico io, questa è casa mia. Tutt’al più strillerò. Tutt’al più gli darò una gomitata. Allo spettro. Io mi guardo, sì, e, meno male, sono sempre da sola.

Entro in bagno, mi siedo e mi libero con un sollievo speciale.

Ma i conti con la nave, quelli non li avevo fatti mai, fino a quella notte. Chissà quant’era che già viaggiava nel buio quando comparve alle mie spalle, ombra nera, impressione alla coda del mio occhio, ingombro quasi-corpo, quasi-respiro, quasi-persona vera.

Ma come, io nello specchio sono sempre stata sola. Ho avuto un dubbio e mi sono arrestata. Lei no. mi ha toccato la spalla, gentile. Appunto, quasi-umana. Ho soffocato un urlo voltandomi: c’era, è vero, ma ondeggiava a mezz’aria con un aspetto innocuo. Il palloncino comprato ai giardinetti che stava perdendo elio e si abbassava, e se ne andava girando appresso a masse più corpulente di lei. Un’attrazione cieca, naturale e fisica, come insegnava Newton.

Alla deriva come un popolo di confine in cerca del protettore meno sconveniente, come nave seguiva proprio le rotte di questi tempi. Io non potevo offrire che qualche passeggiata nel cuore della notte e, d’altro canto, lei era solo una sagoma che si andava sgonfiando a poco a poco.

A me i palloncini non servono, ma ormai, passata ogni paura, del buio, di ciò che appare riflesso nello specchio, di ritrovarsi uno sconosciuto in casa, è rimasta questa stramba gioia di vederli ondeggiare senza motivo al mio passaggio. Poter afferrare il filo e portarli a zonzo senza meta. Vederli perdere quota giorno per giorno. Accompagnarli con dolcezza a terra. Piegarli bene e riporli in un cassetto a riposare.

.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 252 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: