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La vostra affezionata figlia

21 maggio 2013

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Anais Nin - Henry Miller

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Poco fa ho saputo che un mio racconto è stato scelto per essere incluso in un’antologia erotica, e ne sono orgogliosa. La casa editrice Smasher è piccola ma si muove bene, e il pezzo non mi sembra cattivo come prima prova.

Ok, non era la prima volta che mi cimentavo nel genere, ma farlo su commissione è un tantino diverso. Qui, nel blog, io mi permetto di sperimentare e scelgo di pubblicare ciò che piace solo a me. Ma fuori? Mi fido della scelta dell’editore, comunque a me resta il dubbio di essermi spinta un po’ oltre. Mi spiego: di essere, per l’ansia da prestazione, scivolata dall’erotico nel pornografico (genere per il quale nutro il massimo rispetto ma… beh, giudicherete voi se avrete il coraggio di affrontare la lettura, quando vi darò la notizia della pubblicazione).

Devo averlo già scritto da qualche parte, un certo peso nella mia evoluzione sentimentale lo ebbe la corposa corrispondenza tra Anaïs Nin e Henry Miller, letta intorno ai vent’anni. Poi Anaïs Nin mi accompagnò per diverse pagine coi suoi racconti, e con lei lì mi fermai, per dedicarmi ad altro.

Ultimamente ho avuto il coraggio di avvicinarmi a Miller, iniziando dal volume edito da Minimum Fax*, con una prefazione (stupenda) di Antonio Pascale. Ce ne sarebbe da dire, e probabilmente ne riparlerò. Mi ha colpito però provare addosso, seguendo Miller e Pascale, una sensazione di velata tristezza. Ma devo approfondire (ho “i tropici” sul comodino, e per l’estate li avrò fatti miei), quindi stop alle elucubrazioni.

Io invece, non tanto perché donna (non sono portata al sessismo), ma proprio perché me stessa, mi sento fortunata. Ho un rapporto così facile con l’argomento che non mi meraviglia rileggere cose come questo post e sentirmi a mio agio, senza rimorsi né rimpianti per averlo scritto.

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PS: Mamma, Papà, sorvolate. A voi riserverò prove migliori.

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*) Henry Miller - Una tortura deliziosa. Pagine sull’arte di scrivere, Ed Minimum Fax, 2007.

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Io, Carlo – Mamma e Papà

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Città raccontate: Roma n. 4 – La periferia (su Cartaresistente)

21 maggio 2013

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Roma_Periferia

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Il tempo fa slittare pure i nomi: non è più “Comune di”, ma “Roma Capitale”. Il centro, entro le mura, è “Città Storica”. Slittano pure certe vite. Da giovani che furono, nate sul biondo Tevere, si ritrovano vecchie, e spinte dalla necessità alle estreme vette dei palazzoni di quartieri dominati dal colore grigio. Rifugio dei due terzi degli abitanti della più popolosa città d’Europa.

“Vieni, ti faccio vedere. In questa strada una volta c’erano le barricate, Questo portone qui, è quello dove mio zio aveva la sua bottega. Non si legge l’insegna, sai dirmi quale negozio ci hanno messo adesso?”

Io mi vergogno, di Roma non so niente al suo confronto. Lui è uno che ha girato sempre a piedi. Che per poco non si trovò rastrellato per la rappresaglia delle fosse Ardeatine. E che sfuggì al lager saltando da un treno in corsa, marciò per giorni solitario e senza cibo, fino a tornare a casa, e non muoversi mai più da lì. Soltanto un paio di ultimi, piccoli spostamenti, quelli sì che li poteva fare. Il primo, per portare a Roma il primo amore, un fiore colto tra le risaie padane. Mica si vergognava di imbastardire il sangue, romano da molte generazioni. L’ultimo e più piccolo moto lo fece andando via dal centro, cercando spazio per la famiglia in crescita. Fu fortunato, molti quartieri furono riempiti a seguito di veri e propri sfollamenti, e sulle macerie delle case abbandonate si sono aperte strade, come la mussoliniana via della Conciliazione, al posto della “Spina dei borghi”, in faccia a San Pietro.
Quest’uomo, di quando in quando, torna in centro città grazie a Street view e, se sono nei paraggi, mi racconta storie e aneddoti, e poi conclude sorridendo: “Che bella cosa la modernità”.

[Continua a leggere su Cartaresistente]

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Testi di Francesca Perinelli
Fotografia di Luigi Scuderi

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