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9 marzo

9 marzo 2014

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Non sono una donna appariscente, eppure,

- mi hanno messo le mani addosso, senza che lo volessi, in autobus, in metro, in piscina, in bicicletta, nel corso di discussioni con diversi fidanzati, durante una visita di controllo dopo un’operazione, e chissà quante altre volte che ora non ricordo,

- durante un esame mi sono state proposte intercessioni non richieste presso docenti di corsi che avrei dovuto seguire all’università, in cambio di un incontro privato col professore che mi stava valutando. E, dopo la mia risposta di scherno, ho subito minacce telefoniche da sconosciuti, notte e giorno, per oltre due anni, finché non ho dato segni di crollo psicologico,

- sono stata costretta a vestirmi, muovermi e parlare in modo da allontanare dall’interlocutore ogni velleità di approccio per costringerlo a concentrarsi su ciò che dico.

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Non sono una donna appariscente, eppure,

- ho chiesto le mani addosso, le ho messe a mia volta, ottenuto, al momento opportuno, il consenso anche solo con gli occhi, e ho considerato un privilegio l’ingresso nella sfera altrui,

- ho ricevuto aiuto e gentilezze da parte di uomini non sempre spinti dall’attrazione per me, anche quando ero in grado di farcela da sola. Ho accettato e, a mia volta, ho offerto aiuto e gentilezze, a uomini e donne, senza chiedere mai nulla in cambio e accettando l’eventuale rifiuto,

- mi convinco a vestirmi, muovermi e parlare in modo da sentirmi in armonia con me stessa (vale a dire: se sono stanca e magari febbricitante resto comoda e in disparte, se invece avverto l’energia scorrermi dentro, indosso l’entusiasmo e vado incontro al mondo col sorriso),

- dico ciò che penso e, un attimo dopo aver respinto le eventuali avances, tento di riprendere il discorso interrotto, e di costringere l’interlocutore, stupito, a focalizzarsi sui concetti.

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Ci ho messo anni a credere in me stessa, ma ogni giorno, fuori dalla porta di casa, si innesca comunque una guerra tattica. Poi arriva l’otto marzo e coglie tutti di sorpresa.

La parità al momento non esiste, e ciò è frutto di un “sistema” del quale ciascuno è complice, in misura varia.

Con la sterile incriminazione dell’uomo tradizionale, che a sua volta si lamenta dell’aggressività delle “nuove” donne, aumenta soltanto l’altezza degli steccati che ci separano.

Facciamo qualcosa, sì, ma oggi, domani e per il resto dell’anno, con calma, con coscienza e senza la mimosa in mano.

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Cor, cordis, cordate

19 gennaio 2014

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Versi che non rivelano ancora la mia svolta trash, né la serata Durex di venerdì scorso in discoteca :-D

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Parlo di fatti concreti come mani.

bianche di calce e dure di lavoro.

Chiamo l’esempio allora,

prendendolo per mano:

Grinzoso schermo appeso,

brillava di riflessi, fiotti di luce

e schizzi delle onde in mezzo ai rovi.

Quel giorno l’ho scalato senza guardare in basso,

instabile, tentando le vie nuove,

i muscoli tremanti e i tendini in tensione.

Punte di dita incerte, petto sbalzato

dalla parete ostile al battito schiacciato

di un cuore che si ostina.

Sono arrivata in cima. E lì

ho gridato forte, rivolta a chi era in fondo

(gli amici-macchie di colore, i loro zaini pieni,

i fuoristrada ai margini del bosco)

non so più quante volte.

Dicevano “Ora scendi!”

Io non avevo voglia di tornare.

E la conquista

ha spinto oltre il desiderio.

Rischiare l’equilibrio, vivere i fatti

mani di magnesite

sudore stillante dalla fronte accesa

nervi tesi

E solo la vertigine

sotto di me in cordata.

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EELS – I’m Going to Stop Pretending That I Didn’t Break Your Heart

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(Per la pazienza/ devo un inchino/e pure un grazie/ ad Antonella/ Taravella Guarino)

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