Archive for gennaio 2013

Firenze

31 gennaio 2013

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E filano e filano, due donne che parlano. Due vecchie duchesse, forse due badesse, probabile fossero state maitresse. Non smettono e intanto si infila (ma mi ha chiesto “Posso?”) è l’uomo che passa e non resta. Sta dentro il mio spazio soltanto per cedere il passo a chi porta ingombri più grandi di sé. Ecco, visto: l’ho perso di vista e lui se n’è andato, filato, allungato. Verso il suo inconoscibile mondo, ma tanto. Qui oltre i sedili marroni di questi vagoni non resta nessuno. È il destino del treno, perfino a Firenze, la bella dei sogni. La guardo sperando che non se ne accorga. Non scendo, qui resto. D’altronde il mio treno ha ripreso ad andare, si scinde da quella banchina, saluta. Firenze risponde, ma è già periferia. Le brutte casupole gialle accompagnano il fischio toccandosi appena le tegole opache. Che giorno di sole a Firenze, e non resto nemmeno stavolta. Che io odiavo Firenze una volta, e ora non so più chi è. Se da Boboli ancora si vede lontano. E neanche so più se ero io la ragazza con il basco per storto che lassù spergiurava “Io qui non ci torno mai più”. Che oggi, piuttosto, se mi vedo filare Firenze davanti, mi struggo.

Dicotomie resistenti: da venerdì 1 febbraio su Cartaresistente

29 gennaio 2013

Dicotomie resistenti

Qualcuno disse “Dio è morto”. Da allora l’umanità può solo “dialogare” con sé stessa. A volte emergono antinomie con esiti paradossali per uno stesso tema. Il quale invece, altre volte, viene potenziato dalla compresenza di una doppia natura, un concetto gemello, una nemesi speculare.
Forse la complessità del mondo può essere descritta, se non proprio spiegata, attraverso alcune “dicotomie resistenti” al (e nel) tempo, che racchiudono le due facce della stessa medaglia, i poli di una stessa calamita, la follia e la lucidità comuni a tutti.

Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon, disegni di Fabio Visintin
Da venerdì 1 febbraio 2013, su

Cartaresistente

Cartaresistente

 

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Riporto parola per parola quanto scritto dall’ “omino dalla testa aragosta”, perché non riesco a piegare i reblog ai miei voleri… Venite a leggerci! 😉

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Quiz the politicians

28 gennaio 2013

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Esquire - Aprile 2012.

Quella mia copertina su Esquire di Aprile 2012

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Ti fai troppi problemi, Michele!

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In Italia, tra quelli che usano adoperare, anche saltuariamente, la misteriosa attrezzatura contenuta nella scatola nera posta alla sommità della propria persona, nessuno -credo- scommetterebbe un centesimo sulla portata e la tenuta dei programmi elettorali delle coalizioni in lizza. Neanche io (che pure andrò a votare). E neanche Massimo Pinto di Fisici per il mondo, che segnala ancora una volta l’iniziativa del Gruppo Dibattito Scienza sul portale Facebook.

“La lista delle domande formulate ai candidati Premier è qui: http://www.dibattitoscienza.it/2013/01/11/elezioni-politiche-2013-ecco-le-domande/

Dibattito Scienza sta sollecitando Silvio BerlusconiPierluigi BersaniOscar GianninoBeppe GrilloAntonio Ingroia e Mario Monti, i principali candidati, a rispondere entro la mezzanotte del prossimo 31 Gennaio.

 Oggi, 28 Gennaio, è la giornata del bombardamento mediatico su Facebook, Twitter (#dibattitoscienza) e sui blog, per informare il pubblico e stimolare i suddetti ad inviare le loro risposte, e Fisici Around The World non poteva farsi da parte.

Il prossimo 4 Febbraio le risposte pervenute saranno pubblicate su Le Scienze.

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Le questioni sul tavolo, in sintesi:

  1. Investimenti, meritocrazia, trasparenza nell’università e nella ricerca pubblica
  2. Provvedimenti per favorire l’innovazione e l’investimento in ricerca delle imprese private
  3. Politiche energetiche per migliorare l’efficienza e minimizzare l’impatto ambientale e il costo dell’energia
  4. Gestione dei rifiuti solidi urbani per migliorare l’impatto su ambiente e qualità della vita
  5. Messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico –  Conciliazione del settore edilizio con la salvaguardia del territorio e la lotta alla criminalità organizzata
  6. Agenda Digitale e diffusione della banda larga in tutto il Paese
  7. Adeguamento della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita alla giurisprudenza italiana ed europea – Testamento biologico
  8. Sviluppo e alfabetizzazione scientifica e matematica del Paese
  9. Mitigazione e/o prevenzione dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento dei gas serra
  10. Regolamentazione dell’uso degli animali nella ricerca biomedica

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(Ribattete gente, ribattete)

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§§§

Adesso dico la mia.

La maggiore impasse di questo paese consiste nel conflitto generazionale. Nel momento in cui giovani e vecchi riusciranno a convivere senza che una parte continui ad abusare della fragilità dell’altra* avremo diritto di sperare. Sono per un governo che tenga conto di questa esigenza basilare, e non perseveri nello sbandieramento ipocrita e populista dei soli “temi civetta” (elenco i primi che mi vengono in mente: famiglie contro single, Nord contro Sud, Industria contro PMI, imprenditori contro dipendenti contro liberi professionisti contro …) importanti, sì, ma di un grado inferiore al principale. Le dieci risposte di cui sopra avranno un valore concreto non appena avremo a disposizione una generazione di giovani a lavoraci su. Ma ne riparleremo.

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*) “Quello che sta accadendo in America avviene dovunque, dai paesi arabi all’Italia”, Stephen Marche nell’articolo The war against youth pubblicato su Esquire di Aprile 2012, citato QUI

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Caparezza – Cose che non capisco

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27 gennaio 2013

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Terrorista!

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Solidarietà a Pinar Selek

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Pinar Selek, la sociologa turca,
Studiosa a suo tempo dell’etnia curda,
Accusata delle bombe
A Strasburgo si nasconde.
Ma l’ergastolo è una condanna assurda.

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Una storia di ordinaria persecuzione delle idee. Per fare qualcosa di extra-ordinario, aderiamo all’appello per Pinar libera subito inviando una mail a solidarietapinarselek@autistici.org

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Senza dubbio

26 gennaio 2013

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Cos’è un blog? Mah, un blog è un blog. Un Web-log, giusto? No, non soltanto, altrimenti io non sarei qui stamattina, ma magari laggiù, a passeggiare in quel bel giardino baciato da un sole senza pari tra quelli che hanno illuminato questa stupida settimana di freddo e pioggia. Senza nemmeno pensarci se li capisco o meno, quelli che hanno un blog. Ma il blog ce l’ho, ed è mio. E posso dirlo, allora, anche cugino del Blob, figlio di un Plot, nipote di Pol Pot, amico di Charlot, e nato a Camelot. Più o meno.

La verità è che Gennaio è partito sotto strani auspici. Accadono cose che mi sembrano renderlo apripista di un anno più che particolare (nelle mie intenzioni, quelle coscienti e non -di queste mi sto rendendo conto strada facendo-). Ne tirerò le somme a Dicembre, ovviamente.

Qualcosa di nuovo: una collaborazione avviata con altri amici bloggers. Qualcosa di vecchio: la danza, in una forma molto particolare, che i più giudicano al limite dell’osceno (e la cosa mi diverte molto!). Qualcosa di cercato e inseguito a lungo, che si è lasciato raggiungere docilmente, senza preavviso. Qualcosa di ritrovato: era lì, se ne stava dentro di me da tempo, ci avrei giurato, e poi “hoplà” ha bussato alle mie spalle, …ed è di nuovo una persona vera. Qualcosa di incompiuto: un’alba che stenta a sollevarsi dall’orizzonte, ma intanto già non è più buio pesto.

In questo svelarsi di risultati attesi o meno, al darmi-da-fare che ne consegue, e che non mi fa sentire troppo il tempo che scorre, i miei iCalamari sono rimasti per la prima volta fermi per qualche giornata. Traboccano di sempre nuovo inchiostro, ma senza parole per dargli un significato. Ci sto lavorando, solo un po’ di pazienza.

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Lettera sulla felicità n.3

21 gennaio 2013
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Voglio ‘o sole pe’ m’asciuttà voglio n’ora pe m’arricurdà
(Pino Daniele)
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Dal Big Bang alla civiltà in sei immagini

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Da non dormirci la notte

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Comincio dalla fine. Gli amici che mi salutano dicendo “Grazie”, come se li avessi avuti ospiti a casa mia. “Grazie?” “Per l’occasione”, mi fanno felici. Felici. Ma sì, è così, ne siamo usciti un po’ più felici di quando siamo arrivati.

Una volta dentro la sala dell’Auditorium, avevo detto a Paolo “Vorrei scrivere il terzo post sulla felicità partendo da questa serata, ma ora non so… Non vedo bene il nesso. Universo versus Storia dell’Uomo, c’è poco da gioire. L’unico divertimento che mi viene in mente è quello del primo nel fare le pernacchie all’altro, dall’alto della sua durata eterna, il giorno della nostra estinzione definitiva”.

Giuro, l’avevo pensato già prima di sentire la conclusione di Antonio Pascale sull’ipotetico sbarco degli alieni sul pianeta ormai deserto, e la descrizione della loro reazione di fronte ai reperti dell’umanità contemporanea.

Però lui ci è arrivato come sempre micio micio, scorrendo tra sorrisi, battute e dati certi il filo dei ragionamenti -quella nuova griglia narrativa che mi pare sia riuscito, o sia molto vicino a realizzare (dal vivo funziona alla grande poi), e della quale io mormoravo a mezza bocca le parti conosciute, alternandomi col resto del molto eterogeneo pubblico (“Kahneman, Sistema Uno e Due… Le asce bifacciali… Qui parla della decrescita…”). Verso la seconda immagine mi sono guardata attorno e ho pensato: ma guarda come funziona bene il metodo trovato, come lo sta trasmettendo, ma che bravo-.

E allora, al termine dello “spettacolo” allestito da lui e dall’ottimo astrofisico Amedeo Balbi, l’avevo capito, quel nesso. E come è giusto che sia, la loro ricetta, il suggerimento ricevuto, l’ho letto a modo mio.

Penso di poterlo sprecare un po’ di tempo alla ricerca del raggiungimento di un concetto “ameba” come la felicità. Per la ricerca in sé.

Che quello che conta è restare attenti e non mettere da parte le domande -come dice, all’incirca, Balbi: Se io fossi stato un uomo primitivo, non ci avrei dormito la notte davanti al mistero di tutte quelle stelle. E di domanda in domanda siamo arrivati a poter leggere la storia dell’Universo fino alle sue origini-.

Che sono già più che impregnata di inquietudine. Da mo’ che non ci dormo la notte.

E poi, anche se non è una condizione duratura, io la felicità la so percepire quando è molto vicina, la so acchiappare al volo, farci un giro di walzer e so accettare che se ne vada via. E magari restituirne un po’ del profumo a chi voglia fermarsi a sentirne la descrizione.

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Sarà che, salutati gli amici, ho portato via con me questo stato d’animo, o che il dormiveglia mi ha fatto balenare la curiosa immagine di una buonanotte/palla da baseball sparata sulla luna, che esplodeva ricadendo come una pioggia scintillante sopra tutti noi, oggi mi sembra di aver dormito con qualche pensiero in meno e qualche stella in più sopra il cuscino.

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(Un consiglio: Andateli a vedere alla prima occasione)

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Pino Daniele – Alleria

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20 gennaio 2013

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Italiche ricette

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simboli-liste-elezioni

Prescrizione illegibile

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L’oculista di stanza a Palazzo Chigi
Ha prescritto Mario, Silvio e Pierluigi.
Aggiungendo altri colori
Tutto nero ne vien fuori.
Il dottore ride sotto i suoi barbigi.

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Scrub’s soundtrack – I’m no superman

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Lettera sulla felicità n.2

17 gennaio 2013
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Io son nato vecchio e muoio da bambino
(Stefano Rosso)
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MaliAfrica News

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Girotondo africano

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Aveva atteso tanto questo viaggio, un anno di lavoro per il suo pugno di giorni di vacanza. Maria racconta. Ha gli occhi pieni di Africa, è appena ritornata dal Sahara che conosce a menadito. Siamo quattro donne in circolo. La conversazione è ipnotica, ci sembra quasi di girare in tondo.

Aerei militari sulla testa, diretti verso il Mali. E intanto loro, gruppo di occidentali smaliziati, provvisti di una guida e un cuoco, andavano per villaggi, o dentro i crateri enormi dei vulcani spenti, in condizioni rigide: “Di notte meno uno. E un vento della Madonna” Elenca con un sorriso tutte le difficoltà di fare la pipì all’aperto. “La gente è così magra… Mangiano appena ciò che si può coltivare in quelle pozze d’acqua piovana: zucchine e poco altro. Il mais viene dalla Libia e al mercato c’erano mele italiane”.

Italiane! Il coro siamo io e Lola. “Siamo rimasti basiti”, fa Maria. Elisabetta incalza: “Effetto del protezionismo dell’UE. E il Lago Vittoria, che è sfruttato per l’acqua dei roseti? Sì, roseti. Sapete, quelle belle rose dal gambo lungo e dritto, quelle che sembrano tutte uguali tra di loro.” “Sì, sì.” “Per questo business la gente ha smesso di pescare e pure qualsiasi altra attività legata al lago, che tra l’altro si ritira a ritmo vertiginoso.

Basite siamo noi, adesso.

“E i lavoratori locali, nemmeno conoscono il senso di regalare fiori, non è nel loro patrimonio culturale”, fa ancora Elisabetta. Maria ribatte: “Rifletto sempre più sul fatto che neanche noi sappiamo bene che lavoriamo a fare. In questi viaggi sto bene, mi rendo conto che le cose che contano per vivere sono pochissime. E che del resto si può tranquillamente fare a meno. Mi chiedono come non mi manchi la cosiddetta civiltà. Per me sta proprio lì, la vera civiltà.”

“È quello che si chiama il Paradosso della felicità*. Ce lo spiegavano alla lezione del sabato mattina, uno ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma aveste visto quanta gente c’era! Secondo Keynes, nel ventunesimo secolo le persone avrebbero dovuto essere più felici. E invece trascorriamo ancora un anno sul lavoro per guadagnare un pugno di giorni di felicità.”

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*) Quale fiducia è lecito riporre nell’idea che sia possibile un miglioramento nella condizione della umanità? Dal punto di vista della policy i modelli GASP implicano una raccomandazione per l’estensione della azione collettiva che potrebbe assumere diverse forme: per es. potrebbe sostenere la visione delle società avanzate come over-worked e quindi la richiesta di una legislazione per la riduzione dell’orario di lavoro. Potrebbe anche sostenere il punto di vista secondo cui una economia di mercato tende ad un sovra-sfruttamento delle risorse ambientali e quindi portare sostegno alla richiesta di una politica ambientale estensiva. Data l’enfasi sull’importanza delle relazioni per la felicità umana questo approccio suggerisce l’implementazione di ‘politiche relazionali’, cioè politiche sociali mirate al miglioramento delle relazioni. Dal punto di vista della policy tutti i fili di questo lavoro portano nella stessa direzione. Secondo i modelli GASP l’esperienza attuale ed il rischio futuro di un declino del benessere, non sono né un problema biologico, né culturale, ne etico; sono un problema istituzionale poiché dipendono da un fallimento del coordinamento.

Stefano Bartolini, Dipartimento di Economia Politica dell’Università di Siena  “Una spiegazione della fretta e della infelicità contemporanee

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Stefano Rosso – Girotondo

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Lettera sulla felicità n.1

15 gennaio 2013
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Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità
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Felicità è un latte in compagnia

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“La Felicità” – Festival delle Scienze 2013” è l’ottavo appuntamento romano, presso l’Auditorium Parco della musica (quello degli enormi “mouse” di Renzo Piano), con un’indagine a tema svolta attraverso differenti settori dello scibile umano.

Io mi ci accamperei, in Auditorium. Il cartellone è meraviglioso e micidiale: molto spazio è dedicato ai meccanismi delle dipendenze, al sesso e al piacere in senso lato (Sex toys, la felicità a portata di mano , I circuiti cerebrali del piacere , Felicità nel cervello e nella mente , Sesso e felicità. Una prospettiva (neuro)scientifica , Morso, Sesso e Felicità , Amore animale e sessualità umana).

Che temone. Però mi domando se non si faccia una certa confusione tra Felicità e Benessere. Quale mancanza lamenta l’Uomo dei nostri tempi? Attimi di intenso sentirsi vivere? O piuttosto una sequenza ininterrotta di giorni dei quali non abbia nulla di cui lagnarsi, altro da dire che “Sono contento”?

Se mi limito al campo dell’intuizione non verificata, io so che l’accezione di Felicità come serenità costante è qualcosa a cui uno può ambire senza grandi sforzi. Penso che sia legata a un’attitudine dell’individuo, all’educazione ricevuta e alla fortuna. Ma sono le immagini di Felicità ricorrenti nell’immaginario comune: le “botte” di adrenalina, e i vasti laghi di endorfine nei quali si finisce a galleggiare di conseguenza, quell’alternanza che crea la dipendenza, ciò di cui si sente tanto la necessità. Quelle immagini sono delle istantanee, la visione (e quindi la profondità dell’apprezzamento) delle quali può aumentare in misura proporzionale alle difficoltà affrontate per arrivare ad ammirarle.

Il tempo non fa sconti. Non è data una Felicità (istantanea) che resti immutabile nella sua carica di esaltazione. In tempi grami come quello che stiamo attraversando, davanti alle manifestazioni di disperazione, a me viene spontaneo osservare che dosi ripetute di Felicità elementari possano essere ciò a cui si debba ambire per il bene di sé stessi, per mantenere un minimo livelo di salute mentale, in assenza di condizioni di miglior favore, come si usa dire in campo commerciale… visto che è il commercio il maggior beneficiario  delle conseguenze delle nostre frustrazioni. Ma, sensazioni e intuizioni a parte, visto l’ambito nel quale questo post si muove, devo ricordarmi che il metodo scientifico impone di verificare le assunzioni di partenza, e dunque:

“Consumismo e felicità: perché vogliamo quello che non ci serve”

Conferenza di Juliet Schor e Lauren Anderson del 20/01/2013 ore 19,00

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La diffusione delle ricerche sulla felicità ha fatto luce su alcuni dati importanti: superata una certa soglia, l’aumento della ricchezza materiale ha un impatto relativo sul benessere; il tempo libero è un elemento chiave della felicità; dare e condividere produce enorme soddisfazione; il rapporto con la natura è fondamentale per il benessere. Questi risultati mettono in discussione i modelli dominanti di “lavorare e spendere”, di consumo eccessivo, di “più è meglio” e la diffusione di attività economiche degradanti. Ricercatori e cittadini sono sempre più alla ricerca di nuovi modi di vivere; e guadagnano popolarità stili di vita a basso impatto e in scala ridotta, che danno maggior valore al tempo. Una nuova modalità collaborativa di consumo e produzione, basata sulle diverse aspettative dei consumatori e sull’onnipresenza di tecnologie avanzate sta cominciando ad alimentare e a soddisfare queste esigenze emergenti.

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Queste conclusioni sono state di recente presentate, come sempre in modo semplice e divulgativo -ma, come nota un commentatore “This is common sense, why isn’t this common sense yet?”- anche da da ASAP Science (per qualcosa di più strutturato rimando alla TED Conference di Daniel Gilbert o a quella di Michael Norton). Ringrazio Mitchell Moffit per il testo originale.

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I soldi fanno la felicità?

Sebbene molti di noi attraversano la vita con l’idea fissa di accumulare denaro, ci viene spesso detto che “I soldi non fanno la felicità”. Quanto c’è di vero in questa affermazione? C’è una correlazione tra il denaro e la felicità? E se sì, come possiamo utilizzarla a nostro vantaggio?

Gli uomini sono molto sensibili al cambiamento; ci piace molto ottenere un aumento o una commissione. Ci adattiamo a velocità incredibile alla nostro nuovo status di ricchi.  Alcuni studi hanno dimostrato che in Nord America, entrate aggiuntive superiori ai 75mila dollari l’anno impattano notevolmente sulla felicità quotidiana. Però spesso chi vince una lotteria finisce col diventare estremamente infelice. Col dare fondo a tutti i soldi, indebitarsi e vedere disgregate le proprie relazioni sociali. Allora, davvero i soldi fanno la felicità?

Studi recenti suggeriscono che il problema può consistere piuttosto nel modo in cui si spende il denaro. Invece di fare acquisti per sé, provate a darne qualcosa agli altri, e quindi verificate come vi sentite. Alcuni studi dimostrano che le persone che spendono il proprio denaro per gli altri si sentono più felici. E che mentre le persone che lo spendono per sé stesse non diventano necessariamente meno felici, la loro felicità rimane invariata.

Lo stesso principio è stato testato anche su team e società. Un esperimento ha dimostrato che diversamente dalle società che avevano destinato grandi cifre in beneficienza, dove l’importo era stato  diviso tra gli impiegati e permesso loro di contribuire a un’associazione a scelta, è aumentata la loro soddisfazione sul lavoro. In modo simile, gli individui che avevano speso gli incentivi monetari gli uni per gli altri anziché per loro stessi avevano realizzato non solo un aumento della soddisfazione sul lavoro ma anche aumentato le performance del team e le vendite. Lo stesso effetto si è verificato sia nei team vendite che in quelli sportivi.

È verificato quasi ovunque nel mondo che donare denaro o regali è correlato positivamente con la felicità. Di interessante c’è che non è così importante il modo nel quale i soldi vengono spesi per gli altri.

Dai regali più banali fino alle più importanti elargizioni alle organizzazioni di carità, spendere denaro per gli altri è l’aspetto fondamentale nell’aumento della felicità. Le ricompense emotive della spesa a vantaggio del sociale sono anche riscontrabili a livello neurale.

Ma se volete spendere del denaro per voi stessi, provate a sperimentare qualcosa di diverso dai beni materiali. Viaggiare o partecipare a un evento ha un impatto maggiore per la grande maggioranza delle persone nel lungo periodo. E mentre si risparmia per queste grandi esperienze, non bisogna dimenticare le gioie quotidiane della vita. Molti piccoli e frequenti piaceri aiutano a far passare le giornate e incoraggiano quel cambiamento che stimola la mente.

Invece di comprare un tappeto da 3mila dollari che fornisce un’esperienza una tantum ogni dieci anni, un latte* da 5 dollari con gli amici sarà diverso ogni volta e offrirà un accesso unico ad altre opportunità di essere felici.

Sebbene il denaro costituisca indubbiamente la principale fonte di felicità nelle nostre vite, certamente ha li potenziale di facilitare alcune cose e complicarne altre. Ma, alla fin fine, può comprare la felicità… se usato nella maniera migliore.

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ASAP Science – Can money buy happiness?

http://www.youtube.com/AsapSCIENCE
Created by:
Mitchell Moffit (@mitchellmoffit)
Gregory Brown (@whalewatchmeplz)
asapscience[at]gmail[dot]com
Facebook.com/AsapSCIENCE

Twitter.com/AsapSCIENCE

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(per Carla: e io ho da sempre un debole per gli epicurei… 3:) )

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*) dovrebbe essere l’equivalente di un nostro caffè o un tè con gli amici, oppure:

4 litri di latte in 10 secondi – Friends, episodio tredicesimo dell’ultima stagione

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13 gennaio 2013

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Gli elettori di Scampia

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 Gomorra-

Fratelli coltelli, insomma.

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Saviano reporter di documentari

Svelò di Gomorra gli orribili affari.

Ma ora Scampia

Gli sbarra la via:

Disturba le trame antipopolari.

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Non entro nel merito, dico solo: Sindaco, ma che figuraccia.

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