The Square. Take five. Quadrilogia in 5/4 – Il Nero, lato a destra del quadrato

di CRT2

 

 

Il nero, la notte, il buio… spaventano i bambini, ma anche da adulto se sei nel nero più profondo non dovresti muoverti, dovresti star fermo aspettando di capire dove andare quando spunta un po’ di luce che anche se fioca, è comunque importante per mettere un passo dietro l’altro con sicurezza.

 

Se guardo dentro al mio armadio di abbigliamento nero trovo ben poco: un jeans slavato che in origine era nero; un maglione di cotone che avrò, si e no, messo su due tre volte in 10 anni e non mi decido a buttare; una camicia Lacoste (regalo di compleanno indossato una volta); un vestito gessato, da indossare nelle occasioni importanti (tipo un Matrimonio di amici). Un paio di scarpe.

Insomma non scelgo di comprare e indossare spontaneamente il nero pur non avendo nulla in contrario con chi ne fa una bandiera e “sintomatico mistero”, una divisa anche se indossa una T-shirt.

Metto al centro della questione Stilisti e Architetti che, nella maggior parte dei casi (almeno nel mio mondo-frequentato) sul nero fondano uno stile, quasi a distaccarsi dai loro prodotti creativi che di solito indagano, forme, colori, lustrini.

Da anni mi pongo la domanda che non discuto con i diretti interessati e ho deciso di farlo da quando un “personaggio” conosciuto nei miei trascorsi professionali, si faceva incidere all’interno delle camicie nere fatte a sua misura, le iniziali del nome per non “sporcare” con le lettere trapuntate il total black con cui si vestiva.

Nella teoria dei colori in base allo spettro, il nero non viene considerato assenza di colore ma assenza di luce, cioè il corpo che la attrae e la assorbe ci appare nero, mentre il corpo che la riflette totalmente ci appare bianco e ambedue questi estremi contengono tutta la gamma dei colori conosciuti.

Un concetto che in extrema ratio, tra fisica e fisico, diventa una scelta se lo adatti al tuo modo di essere.

Fuori dall’Horror, Latex, pelle attillata o borchiata… funerali, il nero quando portato per fare eleganza e distinguo sembra essere uno “status”, dove l’occhio si ferma perché non ha rimandi colorati, punti di ancoraggio dei ricordi, magari fastidi per aver colto dei toni accesi che stridono con il tuo modo di pensare l’eleganza.

Insomma guardi il nero e ti fermi, non vai oltre, non puoi andare oltre perché non ti viene data la possibilità di farlo dal colore stesso e forse dal soggetto che lo ha scelto.

Con il nero non ci scherzi (non ti viene voglia di farlo), non ci discuti con immediatezza (perché devi trovare prima le parole per farlo), non ti avvicini troppo (mettere distanza è anche utile per inquadrare soggetti che non scelgono sfumature), insomma per chi scrive il nero è pieno di “non” e non di possibilità, anche se non puoi escluderlo dalla realtà.

Ovvio, se vai per sottrazione su tutto gli estremi li trovi e se scegli di rimanerci (negli estremi dico) e ci stai bene è meglio che tu lo faccia, sempre. Ma è sull’uso di questo colore che dovresti stare attento, troppo nero su tutto toglie il fiato, ci riporta indietro all’epoca del buio dentro alla testa e non al rinascimento delle coscienze. Diventa pesante venirti a trovare, sentire, parlare, se stai sempre dentro al nero, diventi ripetitivo, mortale quasi, saresti da evitare se per partito preso professi ideologicamente il nero convincendo chi più chi meno, che tu sai dove sta la luce… ma non lo dici a nessuno perché finché sei tutto nero nel nero, nemmeno si capisce chi sei, cosa vuoi fare, cosa vuoi essere. Sarebbe, forse inutilmente, da consigliarti di cominciare a uscire dal nero per accorgerti che la diversità dei colori esiste, è quasi infinita, ti sta intorno e ti sostiene, non puoi per una legge puramente fisica, eliminarla.

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7 Risposte to “The Square. Take five. Quadrilogia in 5/4 – Il Nero, lato a destra del quadrato”

  1. frperinelli Says:

    Riconosco il CRT2 attento all’abbigliamento di alcune Dicotomie (“Resistenti”, se non le avete presente, si trovano qui nel blog). Il suo non va scambiato per mero estetismo, però. Per un artigiano delle immagini qual è, la cura dei dettagli (in questo caso, la dissertazione sul colore nero) corrisponde a una speciale attenzione per il significato di ogni singola scelta in grado di influenzare, come per entanglement quantistici, non soltanto l’intorno fisico, ma anche la dimensione temporale. Mi sembra un CRT2 diverso, infatti, a cui il tempo sta regalando un nuova fioritura.

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  2. newwhitebear Says:

    il nero non è un mio colore. Di nero ho avuto solo un paio di jeans ora totalmente stinti.
    Rosso, giallo e arancione sono i colori dominanti.
    Il nero inquieta come hai scritto e va usato con cautela.

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  3. Tratto d'unione Says:

    Esatto. Quando tutto è nero, se sei ancora un minimo cosciente, ti fermi. Taci. Aspetti. Magari ti domandi se puoi accelerare in qualche modo l’arrivo della luce e forse ti senti un po’ in colpa per tutto quel buio. Quel nero che ti circonda rischia di trasformarsi in un buco che non lascia scampo a chi ti sta vicino. Ma qualcosa sei, qualcosa vuoi fare, essere, nonostante quel nero vortice che, speri, invece di ingoiarti ti sputi fuori in traiettoria tangenziale.

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