The Square. Take five. Quadrilogia in 5/4 – Il Rosso, lato in alto del quadrato

di CRT2

 

 

 

Le cose come le persone quando nella tua vita sono uniche, e a “uniche” aggiungo insostituibili e necessarie, sei giocoforza costretto… (no, costretto è la parola sbagliata) sei chiamato con responsabilità a occupartene, difenderle, considerarle primarie e molto spesso, porle nella scala dei valori sopra alla tua stessa esistenza senza tante domande.

 

A mia Madre è sempre piaciuto il colore rosso, non so dire il perché e nemmeno lei. Interrogata più volte, in più occasioni, una risposta chiara e soddisfacente non l’ha data. Io possiedo foto di mia Madre da giovane (escluso quelle in bianco e nero) in cui il rosso compare spesso, una caratteristica degli anni ’50? Mi sono sempre chiesto, ma alla fine che importa, era tanto gnocca prima che io ci fossi e il rosso le stava da Dio, anche fossero state delle scarpette d’antan a punta, lucide con fibbietta e tacco 10.

Lei questa cosa del “rosso che mi piace” lo spalma anche adesso dove può, sia nella gestione della sua casa, sia nella gestione della sua personalità, anche se l’età non è più la stessa degli anni ’50, ma su questo la perdoni perché si vede, guardandola, che è stata una gnocca.

Io con il rosso faccio a pugni, tolto il sangue versato che fa paura e se succede lo devi sopportare, non lo sceglierei mai e poi mai, ma se proprio devo cerco di metterlo in secondo piano e mi accorgo di farlo quasi inconsciamente.

Nella classifica delle preferenze ci sono altri toni della gamma colore in cui mi sento serenamente e istintivamente immerso e il rosso non c’è mai. Sì, magari la mutanda a fine anno l’hai indossata per scaramanzia pensando di ricominciare da zero, perché l’anno appena passato aveva più o meno il colore della cacca. Sì, magari la prima mutanda che una donna ti ha chiesto di strapparle di dosso nella foga dell’eccitazione era rossa e di pizzo e non ti sei mai liberato di questo feticcio tenendolo segretamente in una scatola di crema per il viso e ogni tanto pensi che ce l’hai, ferocemente attaccato ai ricordi se sembrano vivi. Sì, è anche vero che la cover dell’iPhone è meglio rossa metallizzata che blu con la foto del “cagnino senza muso” che a tanti fa tenerezza… ma insomma, tolte queste intromissioni senza importanza, il rosso piace solo a mia Madre.

Il rosso o Red, è sferzante, ed è diventato un colore primario solo con l’avvento del digitale cioè, assieme al Green e Blu nei video luminescenti si compongono le immagini, mentre prima avevamo solo il riferimento basic della scala cromatica del Cyan, Magenta, Yellow su cui basarci, che con l’aggiunta del Nero si stampavano le immagini su carta.

L’identità del rosso è dunque una componente moderna e qui anche le scelte della mia Mamma, nonostante l’età, potrebbero essere rivalutate come attuali avendo il Red conquistato il mondo del virtuale senza ritorni. Insostituibile.

Sinceramente potrei dire che se una digressione la dovessi fare, sulla carta preferivo il rosso che tendeva sempre al carminio che era chiuso nella gabbia tipografica dell’erotismo che si era impossessato del tema “vellutato” e ne sosteneva le sorti su carta patinata degli anni ’70-’80. Mentre ora nel digitale il rosso per analogia è più rosa carne che “rosso puro o scuro”.

E qui si ritorna alla gnocca di cui sopra, escludendo la Mamma che per età raggiunta e per personale e primaria importanza va estromessa dal ragionamento: “carminio Vs. rosacarne”, e sì perché il color carne-pelle la sta facendo da padrone dentro al digitale oltre ogni immaginabile e ragionevole considerazione, entrando nel tritacarne della comunicazione e uscendo, uscendo… con la forma che vuoi: morbida; dura da morire; mai pensato avesse questo tono; ma sarà vero quello che vedo; vedo di continuo fino ad ammalarmi.

Dunque dunque, fino a qui indagando il rosso primario nei video ci dovevamo arrivare prima o poi, perché l’esibizione del tutto di tutto non poteva escludere l’argomento grondante di libido che ti frega il cervello, parla anche se non vuoi un linguaggio ad hoc solo ai tuoi ormoni impazziti e non alle tue sinapsi incise di coscienza. Coinvolge trasversalmente tutte le età, generi e nuove categorie umane e fa un business della Madonna che sarebbe nella nostra società Cattolica la Mamma di tutti, vestita nell’iconografia classica di azzurro – bianco. Ma anche qui, io e i miei compagni ragazzi che andavano al Catechismo, passando per la navata della Chiesa difronte a lei che schiacciava a piedi nudi il serpente ci si chiedeva: ma sotto la veste azzurro – bianco le mutande le porta o non le porta?! Una domanda allora primaria che dopo tanti anni non ha ancora ricevuto risposta, ma potrebbe essere che non manca molto e se si scopre che sono rosse?… Apriti cielo.

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7 Risposte to “The Square. Take five. Quadrilogia in 5/4 – Il Rosso, lato in alto del quadrato”

  1. frperinelli Says:

    Detestare il rosso-madre, il rosso-tritacarne, il rosso-digitale ed essere costretti ad occuparsene in virtù del posizionamento altissimo nella propria scala di valori. Questo sì che è un vero sacrificio.

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  2. newwhitebear Says:

    divertente racconto sul rosso e le sue implicazioni. Il rosso, lo ammetto, mi è sempre piaciuto. Il rosso caldo, quello che qualcuno direbbe pugno negli occhi.
    Però è il finale che mi è piaciuto di più. Le porta oppure no? Bel dilemma. Il colore è solo una conseguenza del primo dubbio

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  3. Tratto d'unione Says:

    Sì, ma il rosso amore che ti lega alle persone uniche e necessarie, è un colore che ti tiene sveglio, anche quando sei stanco. E’ un colore che fa paura perché spinge a superare i limiti. E’ un colore che soltanto chi vive immune da critiche sa indossare.

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    • frperinelli Says:

      E il rosso semaforico, infatti, serve ad allertare, quello della corrida risveglia il toro stanco e ferito, il rosso-sangue genera svenimenti, tant’è carico di forte emotività. Il rosso è il primo colore che conosce il bambino appena partorito nel passaggio dall’oscurità alla vita. Per dire che, come spesso accade, sono d’accordo con te 🙂 Io il rosso lo indosso e lo bevo, pure, volentieri per far tornare il sorriso alle mie giornate.

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