Spoetizzazioni /3 – Spoetizzare la poesia

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Con poca vergogna, e temendo molto il giudizio di Poetella, pubblico una brevissima poesia. :-p

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(Guardando gli stormi, una sera di novembre)

 

Così unite insieme, sferzate di pioggia e gelo

Negano ancora il senso del messaggio. Ma

Scoppia l’urgenza, il grido forte, allora

Nulla più resta, se non gettarsi al cielo

Slegati, aperti,

e accogliere il presagio.

 

 

Mischiati a caso nel gioco delle anime, loro non vedono

Formarsi, adesso, un segno che è l’essenza.

Meglio negarsi un ruolo in quel contegno unanime,

Piombare verso il suolo, cedere al buio,

Per la paura chiudere, oltre agli occhi,

anche le ali, interrompendo il volo.

 

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Di solito lo stormo lo capisce:

Ci sono refoli

Che fanno tremare l’erba e le corolle

Si può sempre restare a bassa quota

Piuttosto che morire

o diventare folle.

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2 Risposte to “Spoetizzazioni /3 – Spoetizzare la poesia”

  1. Mariano Says:

    Molto bella l’apertura di quel “gettarsi al cielo, slegati”, liberi.
    Un po’ cerebrale il tentativo di animare lo stormo con essenze e intimità appena accennate, ma troppo sfuggenti per lasciare un segno percepibile.
    Dolce il refolo che scuote le corolle sul filo di un cedimento alla follia; forse un cedimento più letterario che temerario.
    Da lettore, un invito alla semplicità e alla spontaneità.

    Mi piace

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