I 7 sensi – Riediti! Su Trattodunione

18 febbraio 2019

via I 7 sensi

Grazie al generoso lavoro di Trattodunione, confluito in un ripescaggio e ripresa di alcuni dei temi trattati su Cartaresistente, dal prossimo giovedì 21 febbraio verranno ripubblicati con cadenza settimanale anche i 7 Sensi.

Ringrazio Trattodunione e, ovviamente, Davide Lorenzon, il mio fidato illustratore e amichevole controparte.

A giovedì!

Giocare alla Rivoluzione

16 gennaio 2019

L’undici gennaio scorso, su La Repubblica è uscito, di Alessandro Baricco, “E ora le élite si mettano in gioco“. Mi è sembrato uno spunto importante, un indizio da seguire.

Il Post lo definisce un articolo “sulla crisi delle élite”; da più parti ne viene demonizzato il punto di vista elitario (non  Mantellini). Ma Baricco FA parte dell’élite. Può SOLO parlare da quel punto di  vista. In questo caso NON sta facendo fiction. Guai se si esprimesse da un pulpito che non gli appartiene, non ne  avrebbe diritto.

Fa onore a Baricco auspicare che l’élite, e quindi pure sé stesso, si liberi dalla grettezza e dalle conseguenze che derivano dall’ostinata conservazione dei privilegi acquisiti, anche se non è realistico pensare che ciò avvenga. Non in quei termini. Né che sarebbe sufficiente e tantomeno giusto. Il cambiamento non può in nessun modo partire soltanto da scelte dell’élite, seppur basate su principi di giustizia ed equità (“Mettersi immediatamente al lavoro per ridistribuire la ricchezza. Tornare a occuparci di giustizia sociale….”).

Il vero problema dell’articolo sta nel fatto che, all’analisi lucida, democratica, onesta e aperta al punto di vista altro (quello della “gente”) contrappone una soluzione che non è tale ma piuttosto l’enunciazione di una vaga utopia. E sta nel fatto che Baricco è uno scrittore. E quindi nella facilità con cui propone (e noi accettiamo) la soluzione letteraria della chiosa. Una conclusione così inutilmente retorica, così non risolutiva, finisce per svalutare anche quello che di giusto e condivisibile invece è contenuto nel testo.

Io, Noi, siamo quelli allibiti tanto dalla perseverante miopia di portata storica dell’élite quanto per il fatto che “la gente” (dopo tutti gli strepiti e le esaurienti dimostrazioni pratiche dell’incapacità della politica attuale di rappresentarla) non trovi ancora nel proprio presente motivazioni sufficienti e dirompenti per FARE la rivoluzione. Siamo quelli che, pur barcamenandosi ogni giorno sui confini di un baratro senza ritorno, credono fortemente in ciò che Baricco esprime:

Da un sacco di tempo abbiamo imparato che è meglio sapere molto delle cose prima di cambiarle, che è meglio conoscere molti uomini per capire se stessi, che è meglio condividere i sentimenti degli altri per gestire i nostri, che è meglio avere molte parole piuttosto che poche perché vince chi ne sa di più. Abbiamo un termine per definire questo modo di difenderci dalla durezza feroce della realtà grazie all’uso paziente e raffinato dell’intelligenza e della memoria: cultura. Sostituirla con l’apparente chiarezza di un pensiero elementare, quasi una sorta di furbizia popolare, equivale a disarmarsi volontariamente e andare al massacro. Voglio essere chiaro: ogni volta che ci facciamo bastare certe parole d’ordine di brutale semplicità, noi bruciamo anni di crescita collettiva spesi a non farci fottere dall’apparente semplicità delle cose.

Quelli che, letto il Baricco sociologo dagli spalti dell'”élite” non lo stigmatizzano e neppure assentono soddisfatti o che, nell’indistinta massa della “gente” non smettono di leggere dopo le prime righe. Siamo quelli che si fanno domande.

Apprezzo senza riserve chi si dimostra pronto ad accendere il dibattito portando argomentazioni valide e inviti alla riflessione. Dunque delle sue parole io ringrazio l’Autore, non il portatore di privilegi, e ora aspetto che sia il primo a spogliarsi materialmente dell’ipocrisia e attuare ciò che auspica.

Altrimenti, devo proprio farmene un’altra, di domanda. Perché mai cotanta intelligenza ha partorito questo articolo, in definitiva quasi autolesionistico?

Mah.

Per concludere, ammetto di aver taciuto che in tutto il testo viene richiamato The Game, l’ultima fortunata pubblicazione di Alessandro Baricco, a sintetizzare il concetto di società digitale in cui viviamo e come misura della giustezza delle proprie tesi. Dev’essere un gran libro, ma ancora non l’ho letto.

Me too – Non era amore

7 gennaio 2019

Chi mi conosce sa che difficilmente parlo in pubblico di fatti personali. Il motivo per cui ho deciso, alcuni anni fa, di provare a mettere su carta quello che accadde in uno dei periodi di formazione della mia vita sta nel tentativo di riesumare eventi all’origine della persona che oggi sono diventata.
I periodi di formazione non finiscono mai ed eccomi a tirare di nuovo le fila, avendo ricevuto il benefico pungolo di Trattodunione, al seguito dell’iniziativa #meetoo.
Come molte altre persone, episodi di vessazioni ricevute ne avrei potuti raccontare altri. Questo però ha ricoperto un ruolo emblematico, ha segnato il corso di alcune scelte successive in materia di rapporti con il genere maschile e non solo. Il punto stava nel fatto di dover subire da parte di qualcuno che, a parole e spesso con i fatti, dimostrava un grande affetto per me, qualcuno di cui mi fidavo.
Ancora oggi provo una discreta pena per le sue e per le mie debolezze. Ancora oggi non mi sento di stabilire una condanna assoluta nei suoi confronti.
Il racconto che ho prestato a Trattodunione vede nomi e circostanze modificati, non la sostanza. Ciascuno decida come reagire. Io sono per l’integrazione e il dialogo, uniche armi per migliorare il mondo in cui viviamo.

Tratto d'unione

non era amore Illustrazione di Arianna Farricella

A Franca Rame

Quando ero ragazzina non era ancora come oggi, che sono tutte bellissime, le ragazzine. La moda era terribile, e i capelli te li sistemavi da sola, o al massimo con l’aiuto dell’amica del cuore, rinchiuse per ore in bagno prima di una festa. Grazie a spume, lacche, e tecniche rubate al parrucchiere dall’amica più grande che già poteva permettersi la permanente. Tutte a testa in giù a spruzzarsi tanta e tanta robaccia puzzolente sui capelli, che poi dovevamo accartocciare con perizia, mentre sparavamo il phon sulle radici, ma senza diffusore. Io ambivo a essere un clone della prima Ciccone. Sognavo di agitarmi in mezzo alla pista, sotto una pioggia di luci psichedeliche, invasata e dardeggiante, sinuosa e debordante. E la mia amica del cuore, che somigliava un po’ a Brooke Shields, ma coi capelli belli, lisci e biondi, li massacrava pensando di far…

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Silent shit

24 dicembre 2018

Più di altri anni, per gli uomini e per le città, il 2018 si va concludendo per esaurimento. Le vie d’uscita s’ingombrano di immondizia e, oltre la siepe di resti e di cassonetti, non resta che immaginare mefitici naufragi nel liquame.

Ma, a pochi giorni dal termine, con qualche aggiustamento di tiro, si può ancora sperare di vedere un nuovo inizio. Più che buttare il vecchio dal balcone, si pensi a un suo riuso, o ad un riciclo.

Primo comandamento: separare. Tramite l’arte.

Gli ultimi non hanno voce? Dar voce ai primi, offrendo loro (quindi a noi stessi) un cambio di prospettiva. Scoprire i preconcetti che condizionano i rapporti e ostacolano il sorpasso della sostanza sulla forma.

Chi è il vero “rifiuto della società”, chi vive creando spazzatura o chi è costretto a nutrirsene? Chi deve aver fiducia in chi?

Se non si ha fede nell’arte, si tenti con la vita. Sarà da mettere in contro un certo stress, qualche tedioso shock, una dose abbondante di crisi.

Dopo però, potremmo uscirne rinnovati e più leggeri, liberi dal packaging di troppo e dall’inquinamento sensoriale.

Per queste riflessioni, per ciò che ne può scaturire, benedetta sia la feccia.

Holy shit.

 

Credits:

  1. Il bambino di Bansky che assaggia a bocca aperta e con la lingua di fuori i fiocchi che cadono dal cielo e non sono neve, ma un fallout di cenere tossica provocata dal rogo di un cassonetto dell’immondizia.
  2. The Square (film di Ruben Östlund, Palma d’Oro al 70esimo Festival di Cannes), il cui ricco e colto protagonista si ritrova a sguazzare nella spazzatura per salvare un bambino derelitto, aggredito da lui stesso poco prima.
  3. Underworld, di Don DeLillo del 1997, un mirabolante affresco di poco meno di un migliaio di pagine interamente dedicato ai rifiuti: scorie militari, carcasse di aerei, discariche, esseri umani.

 

Credetemi, è quanto di più bello mi sia capitato di leggere e vedere nel corso di quest’anno. E ne sono felice.

 

 

I 7 re di Roma – Tarquinio il Superbo (su Tratto d’unione)

20 dicembre 2018

La plebe teneva gli occhi fissi sulle tavolette luminose, che a loro volta rimandavano l’immagine lontana di tre uomini e una donna stagliati in alto, le sagome disegnate da coni di luce roteanti in un monotono rimbombo circolare. Sembravano tutti attendere qualcosa.

Gli unici a guardare direttamente la scena, con l’ambizione frustrata di volersi proiettare nel suo interno, erano Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio e Anco Marzio, sempre coperti di stracci, sempre rabbiosi, sempre più consapevoli di quanto fosse ormai disperata la situazione.

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

I 7 re di Roma – Servio Tullio (su Tratto d’unione)

13 dicembre 2018

La Rupe Tarpea è difficile da risalire, anche se sei stato un re che, di scalate, specie di quelle al trono, se ne intende; lo è ancor più se accanto a te si issa verso l’alto il fratellastro che ti ha odiato fino a condurti a morte.

Sali scalando massi facili a sgretolarsi, coperti da vegetazione scivolosa, spostando al buio la mano dietro la mano e poi le punte dei piedi. Sbatti col grugno sopra blocchi sporgenti, assaggi tuo malgrado il granuloso sapore delle muffe, delle quali intuisci il colore marcio al di sotto del fogliame verde, né puoi fare a meno di aspirarle col naso. Sputi, tossicchi. Ammicchi e strizzi più volte gli occhi, cercando di lacrimare per pulirli. Ti auguri di trovare appigli nell’ignoto, gravato dall’incertezza di chi alla realtà del corpo deve ancora prendere bene le misure. Di chi è uscito dal Limbo come da un coma di secoli.

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

I 7 re di Roma – Tarquinio Prisco (su Tratto d’unione)

6 dicembre 2018

“La mia è la storia di una coppia di ferro, della vittoria di una cultura superiore sul rozzo pragmatismo dei romani, di un cambio di prospettiva, di un arricchimento morale e materiale di questa città”.

“Ma complimenti!”

Virginia e Lucumone, tramandato ai posteri come Lucio Tarquinio il Prisco, sedevano fianco a fianco nella notte illuminata dai fasci di luce degli elicotteri, con una folla ai piedi che li riprendeva e che postava le loro immagini su tutti i social network.

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

I 7 re di Roma – Anco Marzio (su Tratto d’unione)

29 novembre 2018

I sette re romani che, sfruttando una falla nel Limbo, erano tornati in carne e ossa a Roma, già dopo qualche ora si erano divisi. I primi quattro, dopo una ressa somigliante alla lontana alla battaglia tra Orazi e Curiazi, si erano dati alla fuga. Toccò a Numa Pompilio dare notizia a Romolo, l’ultimo disceso in terra in ordine di tempo, delle intenzioni dei tre re Tarquinii.

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

I 7 re di Roma – Tullo Ostilio (su Tratto d’unione)

22 novembre 2018

“Abbiamo finito con questo blabla inconcludente? Possiamo tornare a noi?”

“Ci trovi tutti d’accordo, Tullo”.

Romolo si era perfettamente mimetizzato con la fauna poliglotta accampata nei dintorni, così i suoi pari lignaggio. Sentire ancora prudere le mani in vista dell’azione. Ah… Era una sensazione senza prezzo.

“Dunque, qual è il piano?”

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

I 7 re di Roma – Numa Pompilio (su Tratto d’unione)

15 novembre 2018

Non riconosco più Tevere il Flavio dalle fertili anse, né più gli alti profili dei colli, e le vallate estese, sopra le quali si intrecciavano, tra cinguettii ininterrotti, le traiettorie avicole. Quando, dal Palatino, scrutavo in basso la mia operosa gente, sorgeva dal silenzio solo il battere ritmato di fabbri e maniscalchi, alla mattina le grida del macellum, le voci del mercato e il rado passaggio delle ruote dei carri sopra i lastrici.

Questa. Sarebbe. Roma?

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

 


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