Archive for the ‘Limerick’ Category

L -1

29 dicembre 2013

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Il limerick definitivo

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Con questi versetti si chiuderà l’anno.

Se danzo mi acquieto. Se rimo mi danno:

Resterò sul blogghe

Mimando milonghe.

La festa è finita, gli amici sen vanno.

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– Molto fine.

– Vero?

– Molto Califano, sì.

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Quella che mi abita è un’anima, di fondo, insostenibilmente leggera. Spesso sto a bocca chiusa perché temo che mi scappi fuori per inseguir farfalle.

Dovrei chiudere anche gli occhi.

Invece, con la fissazione di non pestare merde, che a Roma sui marciapiedi abbondano, li tengo sempre aperti. E l’anima vola su, su, su. Raggiunge vette che Mike Bongiorno (almeno allora) se le sognava.

Poi torna indietro, da brava cucciolona, e mi riporta le sue novità, rimediandoci una pacca sul garrese.

L’ultima volta è finita nella parte più alta dell’atmosfera e si è scontrata nientemeno che con Braccio di Ferro. No, non proprio lui, ma con un palloncino che gli somigliava. E che cominciava a perdere elio da un buchino, si capiva perché da lì proveniva il tipico fischiettio, quel “tu-tuuu” della canzone che fa:

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I’m Popeye the Sailor Man.

I’m Popeye the Sailor Man.

I’m strong to the finich,

Cause I eats me spinach.

I’m Popeye the Sailor Man.

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– Ma è un limerick!

– Eh, gia. Lo aveva capito anche lei.

– Chi?

– L’anima, chi altri?

– E poi, cos’è successo?

È successo che, tutta attorniata dall’elio, si è divertita per un bel po’ a dire cretinate con la voce più acuta di qualche ottava, e poi… Si è messa a ballare.

E adesso che è rientrata in me, ancora non si ferma.

– Beh, auguri eh.

– Altrettanti a te, demonuccio. Tu-tuuu.

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L -2

22 dicembre 2013

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La marcetta del popolino

18 dicembre 2013, la manifestazione dei “forconi” a Roma

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Uffa. Uffa, uffa. Uffa uffa uffa.

Che noia montata, che insipida fuffa.

Che ci fai col tricolore?

Lascia stare, per favore.

Non farti coinvolgere anche in questa truffa.

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Caro italiano medio, che non ce la fai più – e fin qui ti seguo – , ma è possibile che come unica soluzione riesci sempre e soltanto a vederti sottomesso a uno, uno qualsiasi, purché ti dia la luce, ti guida e ti conduca? Se ti fosse sfuggito, anche l’energia elettrica ormai è sul mercato libero.

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Caparezza – La marchetta di Popolino

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L -3

15 dicembre 2013

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Virale vs. Virtuale

Un moai

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Ti guardo, ma è come essere sott’acqua.

Attonita, un moai dell’Isola di Pasqua.

Stare male ha i suoi vantaggi:

Senza droghe fai bei viaggi.

Mi attraversa l’onda che tutto risciacqua.

 

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La salute viene dal contagio, qualche volta. Ogni tanto bisognerebbe mangiare la caramella caduta a terra. Lasciare le mani sporche quando si va a tavola. Non scartare il verme trovato nell’insalata.

La pediatria moderna raccomanda di non sterilizzare troppo gli oggetti a contatto col bambino. Per rafforzarne il sistema immunitario. I pediatri dicono anche di non lasciarlo solo con internet. Si perderebbe esperienze concrete e formative.

Anche Franzen raccomanda agli scrittori di non giocare troppo con la rete. E per motivi simili a quelli consigliati ai bambini. Inutile opporre che se ne può fare a meno quando si vuole. Il virtuale esige continuità e reiterazione.

Non è per marketing che lo scrittore immola la propria riservatezza perdendosi dietro a Twitter e fratelli. Ha scritto questo, oggi, Ida Bozzi su La lettura. Vero, corretto. Lui vuole aderire a una “Società delle menti”, che però è definita subito utopica e virtuale.

Che uno pensa di star sporcandosi le mani, di irrobustire le fila dei propri anticorpi, come per contatto con la vita vera, mentre in realtà si isola in un contesto sterile, fa esperienza di web. Di web, non di vissuto.

Si stanno concludendo i miei primi 20 mesi di Wp, un po’ meno di Twitter, fb e altri social. In tutto questo tempo sono stata in ottima salute fisica, ma ho subito imprevisti danni immateriali. Non sapevo come uscirne.

Allora, come cura d’urto, ho cercato e mangiato il verme dentro l’insalata.

Sapeva di terriccio, era buonissimo.

Ora sto bene. Per la prima volta dopo tanto tempo mi devasta un potente quanto implacabile raffreddore.

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L -4

8 dicembre 2013

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(Non sono tutti) mercanti in fiera

Gipi

Gipi a Più libri, più liberi

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Non una mostra, ma bensì una fiera

Era la belva incontrata stasera.

Mi sembrava inanimata,

Ma poi si è movimentata.

Tanto priva di argomenti poi non era.

 

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Un po’, adesso, lo capisco quel signore che cacciava i mercanti dal tempio. Troppo arrabbiato per me che, da ragazzina durante il Catechismo, mi chiedevo: Cosa gli avranno fatto di male quei poveretti che cercano solo di guadagnarsi la giornata?

Penso che il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera andrebbe visitato in punta di piedi e gustandone le ghiotte soluzioni architettoniche, a partire dai famosi corpi scala a rampe sfalsate, alle belle e ingegnose facciate in acciaio e vetro, al disegno dei marmi sulle pareti verticali, alla emozionante scansione dei volumi che porta sempre in su lo sguardo, …eccetera. Così, per dire che io ci sono affezionata, e non sarà la prima volta che lo scrivo.

Per questo ogni volta non lo mando giù lo spettacolo di quella disordinata massa di persone e libri, gli uni agitati, gli altri precariamente collocati, tutti insieme stipati in piccole cellette d’alveare. Dove, dietro banchetti più miseri di quelli di un mercato, editori di varia caratura sembrano star lì per adescare potenziali compratori del pescato del giorno, più che per promuovere cultura.

Ma poi ci sono le conferenze, le presentazioni, la parte più interessante, quella per cui mi affaccio ogni anno alla Fiera del libro di Roma, Più libri, più liberi, fingendo con me stessa di non ricordare dove mi trovo.

E stavolta, ancora, sono stata ripagata. Oggi ho incontrato Gipi, su segnalazione di Barney Panofsky, che ringrazio anche qui, perché sentir parlare e poi dialogare con colui che viene definito il più valente epigono di Paz, ma oggettivamente definibile come sommo poeta del fumetto italico,  è stata un’esperienza molto bella.

E poi, quasi in chiusura d’anno, ho potuto tener fede ad uno dei miei propositi per il 2013, saltare al collo a un adorabile Raffaele La Capria, intervenuto alla diretta su Radio3 di Fahrenheit.

La Capria

Insomma, poveri mercanti, pardon, editori, io non me la sono sentita di cacciarli per la profanazione del tempio di Libera. Fuori pioveva, chissà quanto erano stanchi, mentre io avevo il libro di Gipi sotto braccio, un mucchio di parole in testa, un’euforia che non avevo appena entrata, e un’idea geniale per il post di questa sera.

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Gipi – Un’idea geniale

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L -5

1 dicembre 2013

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Sprecare le occasioni

brent

Il sogno di Brent™

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Quanto salda senti al fianco la fortuna

Da snobbarla senza aver vergogna alcuna?

C’è chi ha avuto un incidente

E non ne è rimasto niente.

Tu ringrazia, e fai meno il deficiente.

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(un altro limerick spurio, variato in AAbbB)

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Ho appena avuto il privilegio di vedere per caso Il sogno di Brent, cartone animato prodotto da Rai Fiction a firma di Andrea Lucchetta. Un piccolo capolavoro, a mio parere, a partire dalla scelta del tema, quello della disabilità e lo sport, trattato con grande capacità di coinvolgimento e realismo, e senza inutili pietismi. Per non parlare della sceneggiatura, del ritmo, della colonna sonora. Da brivido.

Un piccolo dialogo che riprendo a memoria, tra allenatore e protagonista, più o meno recita:

– Smetti di fare l’handicappato!

– Non si dice handicappato, ma “diversamente abile”.

– E tu ti comporti da handicappato, invece, per farti compatire. Conoscevo ragazzi che non sono tornati dopo un incidente, tu hai avuto una seconda possibilità, non sprecarla.

Avevo una cara amica, una volta, che lavorava nella riabilitazione di ragazzi come Brent, e che ha formato la mia idea su questo argomento.

Conosco da vicino la storia di Davide, un piccolo grande uomo.

Da persone come loro avrebbe molto da imparare questo paese sfiduciato e stanco, che di tutto ha bisogno per tentare di cambiare rotta e ripartire, tranne di una “Sinistra” che, ancora più in questo contesto disastrato, mi appare oscena nell’ostentazione del suo glamour patinato. Che, se ti conquista con la sua aria alternativa, poi fa l’handicappata, non sa che farsene delle seconde e terze chances. Che ha sfidato troppe volte la fortuna, nonché la pazienza del suo elettorato.

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L -6

24 novembre 2013

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Condominio e Sentimento

Bremer

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Ne senti tante sull’investitore americano

Che compra la Germania, sorvolando in aeroplano.

Però non è vero niente,

È l’invidia della gente.

Il tedesco è casa sua, ovunque sia di mano.

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Aprì gli occhi e guardò il soffitto. La sua famiglia pensava a lui quanto lui a loro? […] Forse proprio in quell’istante sua moglie si piegava sul tavolo verso i figli con un’espressione seria in volto. Sapete, bambini, se in questo periodo vostro padre è così difficile, così triste e inavvicinabile è perché si vergogna. Si vergogna come qualcuno che per una distrazione ha perso un regalo poco prima di consegnarlo. Questo regalo però non l’ha perduto nel parco e neppure in casa, non gli è caduto dalle tasche e nemmeno l’ha messo da qualche parte che non ricorda: l’ha perso dentro di sé. Per questo è così assente. Giorno e notte si scava dentro. Non avete idea, bambini, dell’oscurità che regna in vostro padre e di come lì in profondità sia quasi impossibile recuperare qualcosa. Ma vostro padre è una buona talpa e ritroverà quanto ha perduto, e così sorgerà dal letto come si sorge dal regno dei morti e allora vi chiamerà con voce allegra, perché quello che vi vorrà mostrare è la sua gioia di vivere. State attenti però. Di tanto in tanto vostro padre fa l’attore e si diverte a fare mostra di cose che non ha. […]

Jan Peter Bremer, L’investitore americano. Ed. L’Orma, 2013

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Certo che non mi aspettavo di ricevere questa notizia proprio adesso. Quando, ormai, avevo detto addio ai sogni di ricchezza.

Ho scoperto che se avessi comprato un appartamento a Berlino nel 2009, quando per alcuni mesi sono stata circuita con telefonate quasi quotidiane da un’addetta italiana di un’agenzia del posto, ed ero quasi arrivata a lanciarmi nell’impresa, quell’appartamento oggi avrebbe raddoppiato la sua rendita. Perché dal 2009, quando anche la Germania è entrata nella crisi, a Berlino gli affitti sono lievitati. L’ho scoperto durante la presentazione de “L’Investitore americano” alla Feltrinelli International vicino a Piazza Esedra, venerdì scorso, qui a Roma.

Io vivo di scrittura.

E, proprio grazie alla pubblicazione nel 2008 del mio primo (e unico) libro per l’Editore Cervigni, “Cosa c’è di vero nelle mele in un mondo senza tentazioni (a detta degli angeli)”, in poco tempo avevo ricevuto dai diritti d’autore un gruzzolo di entità né troppo grande da permettermi di non lavorare più per tutta l’esistenza, né così esigua da poterla scialacquare tutta in vizi. Io, poi, vivo con un avviso di sfratto sul groppone.

La tizia dell’agenzia ce l’aveva messa tutta per convincermi. Ma io mi ero informata per altre vie. E, capito che in Germania si vive così bene che i cittadini hanno tutto da guadagnare dal non avere casa di proprietà (ma, anzi, che chi è in affitto, ha dalla sua tali e tante garanzie da parte dello Stato, e d’altro canto canoni tanto bassi, da potersi permettere di considerare proprie, e tramandandosele generazione dopo generazione, le case altrui), ho desistito.

Poi, di recente, ho letto tutto d’un fiato “L’investitore americano” di Jan Peter Bremer. Catturata dalla descrizione della prostrazione “delirante, quasi paranoica” del protagonista in una sorta di Giornata particolare, ma per nulla stupita del fatto che i Berlinesi se ne infischiano di avere una casa di proprietà. Benché sia italiana, e cresciuta con l’idea che i risparmi vadano nascosti sotto un materasso di mattoni.

C’era Davide Orecchio in libreria, venerdì scorso. Intervistava Bremer in persona col filtro – per il pubblico – del traduttore/editore, Marco F. Solari.

Un bel match.

Si è definito il libro un “romanzo esistenzial-immobiliare”. Si è trattato delle soluzioni stilistiche che configurano il suo andamento circolare, del potere della letteratura che parla dell’impotenza della letteratura, dei virtualmente infiniti rovesciamenti di trama, immaginati dal protagonista, l’ossatura portante del tutto. Si sono svelati con l’autore i retroscena personali del periodo in cui lo scriveva, le vicissitudini parallele, la genesi dell’alter-ego, la tracotanza del vero investitore americano. Conosciuta la conclusione della vicenda reale (e il perché del – tutto sommato – lieto fine, l’unico aspetto che mi ha lasciata insoddisfatta, dove pesa la limitatezza della vita reale, che necessita sempre di scendere a compromessi, utili ma noiosi rispetto ai voli concessi dall’immaginazione).

E sono venuta a sapere che Berlino, oggi, è tutt’altro che una città che “per le sue dimensioni, è troppo vuota”. Ma che, anzi, va popolandosi sempre più. Il problema dell’alloggio si fa sempre più pressante e, ecco il punto interessante, i costi degli affitti sono praticamente raddoppiati dal 2009.

È esploso il turismo e Bremer, quando esce di casa, viene trascinato via dalla folla in direzioni sconosciute. Non può più chiedere un kebab se non ha intenzione di affrontare file di quattro ore o più davanti al chiosco che li vende. E “ogni berlinese è contento che muoia un altro berlinese”, così si libera un appartamento. Più chiaro di così non avrebbe potuto apparirmi che sono una investitrice inetta.

Ora io ogni sera torno a casa, e invece di infilarmi dentro il portoncino, vado a dormire nella carlinga di un vecchio aeroplanino rosso, per farci l’abitudine. L’ho comprato col ricavato del mio unico libro nel 2009, e l’ho parcheggiato nel giardino condominiale. Lo uso come pied-à-terre, mentre aspetto che lo sfratto diventi esecutivo.

Ma il vicinato mi invidia, mi crede una bizzarra milionaria, e io lo lascio fare.

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L -7

17 novembre 2013

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Ieri

Amalia Mora – 7.30 am Weikap!

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Tra tutte le menzogne, ce n’è una meno cara:

Non costa alcun biglietto, non c’è nessuna gara.

Ciò che conta è che sia detta

Con convinzione perfetta.

Si persuade di onestà chi non ha la mente chiara.

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La menzogna

Tra tutte le mie menzogne, questa è la più divertente: quando ti ho detto che avevo tanta voglia di rivedere la mia patria.

Tu sbattevi le palpebre, intenerita, e ti schiarivi la voce per trovare parole comprensive e consolanti. Non hai osato ridere per tutta la serata. Era valsa la pena averti raccontato quella storia.

Quando sono rientrato, ho acceso le luci di tutte le stanze e mi sono piazzato davanti allo specchio. Mi sono guardato fino a quando il mio viso è diventato sfocato e irriconoscibile.

Per ore sono andato su e giù nella mia camera. I libri erano poggiati senza vita sul tavolo e sui ripiani, il letto era freddo, troppo pulito, non era il caso di mettersi a dormire.

L’alba s’avvicinava e le finestre della casa di fronte erano tutte nere.

Ho verificato parecchie volte che la porta fosse chiusa, poi ho cercato di pensare a te per trovare sonno, ma non eri che un’immagine sgranata, sfuggente come tutti gli altri miei ricordi.

Come le montagne nere che ho attraversato in una notte d’inverno, come la stanza della fattoria diroccata dove mi sono svegliato una mattina, come la fabbrica moderna dove lavoro da dieci anni, come un paesaggio troppo visto che non si ha più voglia di guardare.

Presto non mi è rimasto più nulla cui pensare, mi restavano solamente cose alle quali non volevo pensare. Avrei desiderato piangere un poco, ma non potevo perché non avevo alcun motivo per farlo.

Agotha Kristof – Ieri, Ed. Einaudi, 2002

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Ieri

Agota Kristof2002

L’Arcipelago Einaudi

pp. 95

€ 10,00

ISBN 978880616413

L -8

10 novembre 2013

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Poveri cristi

poveri cristi

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Gira in rete una folle diceria:

Peppa Pig morirà al rogo, e così sia”.

Viene data per spacciata,

Quasi fosse Deputata.

Ma i maiali amano la pulizia!

(Che limerick sporco!)

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Mi è capitato di leggere un post di Galatea e mi sono ritrovata in disaccordo col suo incolpare l’italiano medio degli sfaceli nostrani, eliminando del tutto dalla scena del delitto le varie ipotesi di complottismo (che non avallo nemmeno io fino in fondo).

Eppure, la frase “Il/la prof ce l’ha con me”, detta dagli undicenni,  non ha mai convinto neanche me, e l’analogia tra lo studente (italiano) medio e il cittadino (italiano) medio è scontata. Meglio: il passaggio dal degrado delle istituzioni scolastiche agli effetti della libera circolazione dei loro pessimi prodotti è fin troppo evidente. Certo.

Però.

Non appoggio l’alzata di spalle e il discolpare quanti, nei secoli fino ai giorni nostri, hanno di fatto reso la popolazione italiana riconoscibile come un insieme di “Simpatici figli di…” Il fatto che ci siamo abituati a questo stereotipo, e che la cosa non manchi di procurarci un sottile piacere masochista, ne è un effetto.

Io, dietro a tanta tracotanza da parte dei poteri esterni al Paese nei confronti dell’Italia, ci vedo il più delle volte, appunto, solo tracotanza. Che non siamo in grado di arginare perché abituati a tenere la testa bassa davanti allo straniero. Un’abitudine alla disistima che peraltro non esibiamo in tanti altri contesti di primaria importanza, quell’insieme di doti di cui ci vantiamo a ragione e che ci vengono riconosciuti anche all’estero.

Ma, dietro agli ingarbugliati fatti interni, mi sembra che emerga chiaramente ben più di una sola causa. Principalmente lo strapotere di chi detiene la maggior parte della ricchezza e fa di tutto per mantenere il suo primato, compreso rendere il cittadino vacillante nell’esercizio e nella conoscenza dei propri diritti e doveri democratici.

E l’esuberanza delle mafie, possibile grazie alla connivenza di tanti che, anche quando ben scolarizzati (qui sono d’accordo con Galatea), preferiscono il solito uovo oggi, piuttosto che una gallina domani per i propri e per i figli altrui.

Ho passato la mattinata in una località nei pressi di Roma, prendendo tanta pioggia e tanto freddo ma anche incontrando gente di paese che, invece della solita lasagna offerta dalla squadra ospite a fine partita a tutti i partecipanti, hanno generosamente messo in piedi un banchetto completo di ogni ben di Dio. E su Dio hanno fatto le loro battute due discoletti, diciamo poco meno che undicenni, vedendo due maiali in croce messi ad arrostire a fuoco lento.

– Guarda, due maiali crocifissi.

– Come Dio.

– Un Dio maiale!

Gli adulti giù a ridere. Io a pensare: c’è qualcosa di blasfemo, ma negli adulti, mica nei bambini.

Ecco, prima che crescano e vengano pervasi  fino in fondo dalla consuetudine all’autocompatimento per le proprie sventure e alla malizia, non potrebbe valere la pena di abituare i ragazzini a mantenere la mente libera dagli stereotipi?

Che un Dio maiale non è mica sempre una bestemmia. Anzi, averne in abbondanza,  in giornate come questa, è solo una benedizione. Ancora mi lecco le dita.

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Club Des Belugas – It’s a beatiful day

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L -9

3 novembre 2013

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Il tempo in Irlanda

limerick 3 nov 2013.

A Limerick ci sono ben nove gradi,

Il clima è piovoso, i refoli radi.

Anche fosse ciel sereno

Parlerei del più e del meno*,

Novembre sollecita un tema che aggradi.

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*) Il favoloso mondo di Amélie, regia di Jean-Pierre Jeunet  (2001)

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L -10

27 ottobre 2013

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Anvedi che award

liebster1

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Un uomo perbene, tra i blogger più cari

Ha scelto di nominare iCalamari.

Ma davvero tocca a me?

Non sarò un tantino osé?

Ridendo e scherzando mi metto alla pari.

 

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1) Ringraziamento e due righe di spiegazione.

 Wild Words, con molto coraggio (e per questo lo ringrazio, non sono molti quelli che osano arrivare a tanto), ha provato a far proseguire, attraverso un riconoscimento a iCalamari, la catena di S. Antonio del Liebster Award… Spero solo per chi l’ha inventato che con le mie nomination il gioco non si estingua qui (qualche dubbio ce l’ho).

Riporto dal suo blog le

REGOLE:

1. Ringraziare il blog che ti ha nominato e assegnato il premio;

2. Rispondere alle undici domande richieste dal blog(ger) che ti ha nominato/a;

3. Scrivere 11 cose che parlano di te;

4. Premiare a tua volta 11 blog con meno di 200 follower;

5. Formulare le tue 11 domande per il/la blogger che nominerai;

6. Informare i blogger del premio assegnato.

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§§§

 

2) Risposte:

1) Hai un modello a cui ispirarti ? No

2) Secondo te c’è differenza tra essere e apparire ? Non dovrebbe

3) Titti o Silvestro tu per chi ti schieri ? Sly

4) Sei mai stato/a in luogo esotico ? Se si, dove ? Città del Vaticano

5) Cosa prendi al mattino per la colazione ? Marmellata di arance e the

6)Ti sei mai ubriacato/a ? Uh, fijo mio…

7) Salute o Denaro ? Cos’è più importante per te nella vita ? Magari entrambi

8) Vorresti essere al posto di un politico in parlamento ? Se si, al posto di chi ? No, ma ho un amico che prenderebbe volentieri il mio posto visto mai venissi nominata

9) Qual’era il tuo gioco preferito da bambino/a ? Acchiapparella (ancora oggi, a dire il vero)

10)  Qual’è il tuo film preferito ? Non l’ho ancora visto

11) Cos’è più importante per te allenare il tuo cervello o il tuo corpo ? Magari entrambi

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§§§

 

3) Parlo di me (a casaccio)

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1. Una sciarpa di lana a strisce

2. Fumata nera

3. Un ricordo rosa e giallo fluo

4. La cintura

5. Grandi mete, piccoli segnali

6. Su di me

7. Su di me – part II

8. Prove tecniche di trasmissione

9. Guarda e impara

10. Cambiano i tempi

11. The Summer(s) of Paul

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§§§

4) Ecco i blog (e da domani i miei follower, tra i quali alcuni dei nominati, diminuiranno inesorabilmente):

 

http://wishakamax.wordpress.com/

http://barneypanofsky.wordpress.com/

http://ultimacrociata.wordpress.com/

http://ilpianetadellescimmie.wordpress.com/

http://corrieredellospirito.wordpress.com/

http://eroticartdrops.wordpress.com/

http://admalorasemper.wordpress.com/

http://afterfindus.com/

http://mariodomina.wordpress.com/

http://ciscox11.wordpress.com/

http://pinocchiononcepiu.wordpress.com/

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§§§

 

5) Domande per voi nominati:

1. Chi sei?

2. Dove vai?

3. Chi ha creato l’Universo?

4. Chi ha creato quello che ha creato l’Universo?

5. Hai un’automobile?

6. Hai una bicicletta?

7. Mia zia ha 91 anni. Hai anche tu una zia di 91 anni?

8. Non importa, non ricordo più cosa volevo domandarti. Risposta libera.

9. Quanto conta per te avere uno o più follower?

10. Perché hai aperto un blog?

11. Perché hai risposto a queste domande (ma sei matto?)

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§§§

 

6) Vi telefono subito, amici.

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