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L -1

29 dicembre 2013

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Il limerick definitivo

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Con questi versetti si chiuderà l’anno.

Se danzo mi acquieto. Se rimo mi danno:

Resterò sul blogghe

Mimando milonghe.

La festa è finita, gli amici sen vanno.

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– Molto fine.

– Vero?

– Molto Califano, sì.

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Quella che mi abita è un’anima, di fondo, insostenibilmente leggera. Spesso sto a bocca chiusa perché temo che mi scappi fuori per inseguir farfalle.

Dovrei chiudere anche gli occhi.

Invece, con la fissazione di non pestare merde, che a Roma sui marciapiedi abbondano, li tengo sempre aperti. E l’anima vola su, su, su. Raggiunge vette che Mike Bongiorno (almeno allora) se le sognava.

Poi torna indietro, da brava cucciolona, e mi riporta le sue novità, rimediandoci una pacca sul garrese.

L’ultima volta è finita nella parte più alta dell’atmosfera e si è scontrata nientemeno che con Braccio di Ferro. No, non proprio lui, ma con un palloncino che gli somigliava. E che cominciava a perdere elio da un buchino, si capiva perché da lì proveniva il tipico fischiettio, quel “tu-tuuu” della canzone che fa:

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I’m Popeye the Sailor Man.

I’m Popeye the Sailor Man.

I’m strong to the finich,

Cause I eats me spinach.

I’m Popeye the Sailor Man.

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– Ma è un limerick!

– Eh, gia. Lo aveva capito anche lei.

– Chi?

– L’anima, chi altri?

– E poi, cos’è successo?

È successo che, tutta attorniata dall’elio, si è divertita per un bel po’ a dire cretinate con la voce più acuta di qualche ottava, e poi… Si è messa a ballare.

E adesso che è rientrata in me, ancora non si ferma.

– Beh, auguri eh.

– Altrettanti a te, demonuccio. Tu-tuuu.

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Pronosticatrice di Nobel

10 ottobre 2013

Alice Munro, Premio Nobel per la letteratura 2013 è stata il mio primo “Consiglio d’autore” su Cartaresistente:

Munro

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A me non piacciono le cose semplici. Non lo faccio apposta, ma dopo un po’ mi annoio e lascio cadere il libro. A volte – ops – è caduto in qualche cassonetto. Certo, non sono neanche attratta da quelle saghe infinite, nelle quali se non ti fai degli schemi ti perdi per la strada, oppure da testi cervellotici con infiniti rimandi intelligenti, colti, oscuri e spesso un po’ (tanto) irritanti. La complicazione che mi piace è quella nella quale si respira vita vera. Lo scrittore, quello bravo, prende il suo vissuto e ce lo ripresenta combinato in mille modi, tanto che noi, lettori affezionati, finiamo col pensare: questo passa il suo tempo saccheggiando le vite della gente (da cui il famoso detto: “Scrittori e guardati”).
Adesso, Alice Munro. Non potresti mai dire la sua età, tanto meticolosa e intensa è la caratterizzazione dei suoi vari personaggi. Non ci riusciresti, se non badando a certi dettagli storici o ambientali. E questo è il bello, che a libro chiuso, e poggiato sopra il cuore ancora in affanno, ti accorgi che ti ha appena fatto fare un giro per la tua stessa vita. Incluso quel futuro nebuloso che da solo non sai figurarti. Allora avrà cent’anni, almeno. Forse Alice è un elfo, un essere soprannaturale. O un nome collettivo, una congrega di scrittori che fanno la staffetta da decenni. Chi lo sa. Di sicuro è donna. E brava. E anche tanto bella, a giudicare da come tutti si innamorano di lei.

«Leggete tutto di Alice Munro, ma per cominciare leggete Chi ti credi di essere? Sí, cominciate da quello».
Jonathan Franzen

Alice Munro “Chi ti credi di essere?” (Einaudi, 2012)

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Chi ti credi di essere?

Alice Munro2012

Supercoralli

pp. 280

€ 19,50

ISBN 978880618353


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