Archive for the ‘Segnalazioni’ Category

Dicotomie resistenti (al passare del tempo)

21 gennaio 2018

 

 

 

 

Sioressiori,

dopo ben cinque anni dai fasti del loro primo esordio, è con vero piacere che mi pregio di annunciarvi il ritorno delle Dicotomie resistenti, in versione originale e senza tagli.

Qui, dal 2 febbraio, ogni venerdì.

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Il post originale è apparso su Cartaresistente il 29 gennaio 2013

Qualcuno disse “Dio è morto”. Da allora l’umanità può solo “dialogare” con sé stessa. A volte emergono antinomie con esiti paradossali per uno stesso tema. Il quale invece, altre volte, viene potenziato dalla compresenza di una doppia natura, un concetto gemello, una nemesi speculare.
Forse la complessità del mondo può essere descritta, se non proprio spiegata, attraverso alcune “dicotomie resistenti” al (e nel) tempo, che racchiudono le due facce della stessa medaglia, i poli di una stessa calamita, la follia e la lucidità comuni a tutti.

 

Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon, disegni di Fabio Visintin

Cartaresistente

5 gennaio 2018

Scrivo con una sensazione di malinconia per una perdita. Sto parlando di Cartaresistente. Non posso mettere link al  sito attivo dal 2012 perché, ahimé per tutti, ormai non esiste più. La sua uscita di scena al termine del 2017 mi ha fatto pensare a quella delle dive d’altri tempi. Una Greta Garbo, per fare un nome, dei blog letterari.

Un link a Cartaresistente compariva sulla mia homepage, come su quella di Vibrisse (e compare ancora: Giulio, ti posso suggerire di toglierlo?). La sua formula, piuttosto semplice, prevedeva la pubblicazione di immagini significative a corredo di testi che, direttamente o indirettamente, riportassero a una dimensione piuttosto “fisica” l’atto del leggere.

I nostri due blog si sono conosciuti sul finire del 2012, quando ho iniziato a sottoporre a Nando qualche contributo per dei post che enfatizzavano le letture di carta attraverso scatti fotografici (telefonici, forse è meglio dire) di sconosciuti lettori, colti in flagrante nel pieno esercizio della loro “perversione” nei posti più disparati. Da quei post poteva nascere la curiosità per qualche nuova lettura o, quantomeno, scaturire una riflessione su usi e costumi contemporanei. Da lì in poi sono venute idee per temi sempre più sfiziosi e sempre più coinvolgenti per un’ampia fetta dei blogger di wp.

Poi ho conosciuto anche Davide, col quale mi sono obiettivamente tanto divertita, attraverso una forsennata scrittura a quattro mani e confronti serrati come duelli all’arma bianca, puntualmente riportati sulle pagine di Cartaresistente, oltre che qui.

L’impresa di Nando e Davide, del tutto no-profit a meno, immagino, della voce di attivo in bilancio relativa alla soddisfazione, si è avvalsa della collaborazione di nomi anche illustri, di artisti e artigiani che hanno reso tangibile a molti l’esperienza del web. Ha creato una comunità stimolante e vivace. Personalmente mi ha permesso di sperimentare e crescere.

Una gran bella storia, vi ringrazio di avermi permesso di farne parte.

Ho uno spirito progressista ma un’anima che cerca comunque di conservare ciò che di buono c’è stato in un rapporto. Nel corso di quest’anno, con l’autorizzazione espressa degli altri autori coinvolti, pubblicherò di nuovo tutti i lavori a mia firma a suo tempo condivisi su Cartaresistente, a meno de ”I sette sensi”, che troverà posto integralmente sulle pagine di Tratto d’unione (Grazie!) accanto all’intera serie “I magnifici 7”. Da non perdere, in partenza il prossimo giovedì, 11 gennaio.

Quel che resta di noi

What if

30 settembre 2017

​”Mio padre la rivoluzione” è in vendita solo da ieri e, vista l’occasione, Davide Orecchio ne ha parlato nella libreria Assaggi di San Lorenzo a Roma.

“What if”. La curiosità per la Storia genera infinite Storie possibili, niente di troppo creativo, minimizza l’autore. Basta partire dal dato di fatto.

Anche questa raccolta di racconti, che segue il filo della rivoluzione russa, nasce dalla ricerca e dalla ricostruzione dei dati, pure i minori, di esistenze con le quali vorrebbe dialogare. Ancora una volta sono “biografie infedeli”, nate dal rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Ritorna qui anche il padre comunista, non a caso. Nel dialogo mai avuto col padre c’è l’origine della passione per la Storia. Non a caso ha parlato di possibilità infinite. È una ricerca che può non esaurirsi mai.

“Se fossi felice mi accontenterei del presente, non chiederei al passato”, risponde Davide Orecchio a una domanda degli intervenuti. E spiega che forse non è così per tutti ma in questa epoca si prova uno straniamento. Non è sereno il rapporto col presente e il passato non lo si conosce veramente. Viene tramandato in modo distorto, monco, a volte non se ne sa nulla.

Davide Orecchio mette la sua competenza (e l’abilità narrativa, il linguaggio e la sensibilità) al servizio di un racconto personale, che ogni lettore potrà poi utilizzare come riferimento empatico per il proprio.

Lo scrittore di storia non si pone come storico nei confronti del lettore ma resta, fin dal primo momento, sul suo stesso piano. “Fa parte della mia postura”, dice l’autore e noto, come sempre, dal vivo e tra le righe dei suoi testi, una postura tanto diritta, quanto attenta alla sintonia con l’altro, qui l’intervistatore.

Questo è quanto, per la presentazione. Ora è la volta del libro, dove avvicinerò, tra gli altri, Rosa Luxemburg, Trockij, Rodari e Lenin. So che saranno incontri importanti e, se anche non renderanno più felice il presente, lo faranno più ricco e più completo.
Mio padre la rivoluzione, Davide Orecchio – Ed. Minimum fax, 2017

À la guerre comme à la guerre?

25 agosto 2017

L’autobus, ieri mattina, è partito dalla Stazione Termini e ha subito deviato dal percorso: impossibile passare nei dintorni di Piazza Indipendenza, tutti a chiedersi Perché. Perché era in corso uno sgombero di migranti (…erano rifugiati), ovvòve. “E basta con queste grane da migranti, abbiamo già le nostre di cui occuparci”, avete detto tutti lanciando le vostre granate dalle bocche granulose di granita.

Un bell’arcobaleno

“Ci vorranno anni per ripulire quel palazzo”

“Ma ci rendiamo conto che hanno rifiutato un alloggio offerto dal comune in un altro quartiere?”

“D’altra parte in qualche modo bisogna riprendersela questa città”

Quanto mi piacerebbe abitare in centro, sarei a due passi dal luogo di lavoro e dormirei finalmente almeno per otto ore di fila. Io sì che avrei diritto di rifiutare una deportazione in periferia, sono pure italiana, io. Alla radio, stamattina, hanno detto che quelli che non sono andati negli alloggi proposti dal Comune, restandosene a dormire nei giardini di Piazza Indipendenza erano gli uomini, i componenti maschi di quelle famiglie, le cui donne e bambini erano stati “graziati” temporaneamente e a cui era stato concesso di trascorrere la notte nell’edificio. Non so, sono tentata di alzare il telefono e chiamare una delle organizzazioni che si occupano e monitorano sotto il profilo umanitario quelle famiglie per farmi spiegare come sono andate con precisione le cose, che dei giornalisti a volte c’è poco da fidarsi. Forse lo farò, o forse continuerò a occuparmi della mia arzigogolata vita, in cui qualche spritz ogni tanto ci sta, insieme a tante grane, come capita a ognuno. Ma, intanto, mi vergogno.

Sono l’unica con le lacrime agli occhi per questa “cosa” che si svolge sotto i finestrini dei nostri autobus?

Solo ieri ho conosciuto due realtà alternative all’alzata di spalle, alla vergogna, alle lacrime, alla passività. Ve le voglio girare, se avete tempo, guardatele davvero tutte, meglio di certa programmazione televisiva d’agosto. Chi può, ne tragga spunto. Le cose, ma soprattutto le persone possono cambiare, cazzo.

Vik Muniz, quotato artista brasiliano di origini poverissime, spinto dal proprio bisogno di equità ha superato senza imbarazzo la frontiera dell’assistenzialismo regalando a un gruppo di persone, costrette a vivere rovistando nell’immondizia, l’esperienza dell’arte come salvezza dell’essere umano. Salvezza anche economica. Guardate questo documentario, vi sfido a non commuovervi.

Vi presento la squadra dei rifugiati di Roma: un inchino a Liberi Nantes F.C., il calcio che posso guardare perfino io 😀 .

(Tre: ChangeDotOrg)

“E fattela ‘na risata!”

6 luglio 2017

Paolo Villaggio

Certo che ridiamo, siamo esseri umani.

Ma la risata non è un’alternativa al pensiero. L’uso del cervello non è mai un optional, quando si ha l’onore e l’onere di appartenere alla specie egemone del nostro pianeta, quella dell’animale che, grazie al proprio originalissimo sviluppo, si è affrancato dalla banale sopravvivenza e ha creato, per sé e per ciò che lo circonda, le condizioni perché il destino non sia esclusivamente una variante entropica e lo spirito possa pretendere di vendicare la triste banalità della materia.
Ecco perché l’articolo di Wu Ming 1 su Giap è da leggere, leggere tutto. E da riflettere.

Ecco perché anche io rivendico con forza l’enormità delle opere sovversive, avvincenti e intense, come “La corazzata Potëmkin” di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn e la portata altrettanto sovversiva e, per fortuna, colta, e per le masse (!) del cinema di Paolo Villaggio.

Ciao Paolo.

A occhio e croce

14 novembre 2016

Sarà passato più di un anno quando Nando e Davide di Cartaresistente mi hanno coinvolta nel progetto “In busta chiusa“, serie di post alfabetici illustrati da Davide Lorenzon, i cui testi sono prodotti dagli autori che collaborano col loro bel blog.

Quello che leggerete venerdì 18 novembre è un racconto ispirato da tre parole accomunate dall’iniziale “U” ma lontane, lontanissime tra loro. Un testo frigorifero, alieno e col frustino. Lontane anche nel tempo. Lo rileggo oggi e, a occhio e croce, mi pare che l’abbia scritto qualcun altro.

Perché ho scelto la U? Sembra una calamita, di quelle con cui giocavo da bambina. Il polo positivo e negativo che si guardano in faccia e non arrivano a toccarsi mai. Sembra anche un ferro di cavallo, che rende stabile il passo. U è un lungo comignolo. U è una curva a gomito. U è una vocale lunga, che si stiracchia, buona per un buongiorno in una mattina nebulosa di novembre come questa.

Homilophilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate – su Vibrisse)

22 agosto 2016

 

Sproloquio. Sermoni azzardati, precisi, infuocati, sputati. Zizzanie svuotanti illusioni, emozioni. Logorree di verbi. Di sciacqui e risciacqui di panni nell’Arno con molte favelle, lamelle, linguette, sfrenate a piacere; piattelle a pulire e sfregare, con pezze a lustrarle, mostrarle entro pubbliche piazze, con sfoggio di mazze, di pane e salame, patate novelle, scottate, bruciate, schiacciate tra i denti. Parole affilate, arrotate, a cascate, a scintille, percosse a sciacquettii, a cinguettii; godute a valanga, d’orecchie e di spranga, svuotando cassetti ripieni di uova, calzini e poltiglia accostati a casaccio. Ecco quello che faccio, ricalco gli effetti dell’homilophilia, piacere del letto o del detto che Gnirro, lo sgherro del verbo di Turi Totore, ha porto a Vibrisse nelle ultime ore.

 

Se, come ho capito, qui è finita l’avventura del Sommario semiesauriente delle maialate, posso dire che ribatterle su queste pagine è stato oltremodo divertente e ha costituito un’occasione per riprendere a pubblicare qualcosa, ancorché di provenienza altrui. Un ottimo e prolifico elemento della Bottega di Narrazione 2014-2015. Che la fortuna gli sia propizia e non lesini mai l’ispirazione a lui e al professor F., che credo di aver riconosciuto tra le righe.

Applausi per Turi.

Giù il sipario.

 

 

 

Psychrophilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate – su Vibrisse)

4 agosto 2016

Non troverete raggelante questo crocchiare di palpiti in estinguimento per un’ipotermia cercata. Vi porterà alle lacrime da risa: è in corso una tempesta di freddure su Vibrisse.

Rhytiphilia (dal Sommario semiesauriente delle maialate – su Vibrisse)

3 agosto 2016

Chi indossa luci e ombre di pieghe e sgualciture della pelle, le espone con la propria dignità. Del resto non si cura. Per questo attrae grandissimi cultori, che Gnirro coglie in pose adoratrici, illumina, esamina e ripone sugli scaffali a vista di Vibrisse.

Knismolagnia (dal Sommario semiesauriente delle maialate – su Vibrisse)

29 luglio 2016

Il riso, quando abbonda, rende stolti. Lo sa bene chi imprime nei più giovani un trauma che crea la dipendenza dai suoi effetti, e porta alla coazione a ripeterlo, sgombrando il campo (mentale) da ogni tentazione sovversiva. Una meditazione sul conflitto generazionale, offerta su Vibrisse dal saggio Eusebio Gnirro.


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