Archive for the ‘Tutte storie!’ Category

The Square. Quadrilogia della mia musica – La Classica

18 luglio 2019

di Francesca Perinelli

Che hai fatto, Novecento? Guarda che hai fatto, anzi: ascolta. Le guerre maledette hanno traslato il gusto popolare dal sogno al suo lamento. Hai detto addio a scomode abitudini e ai pregiudizi e con sfaccettature di “moderno” estese le opportunità a ciascuno, non più in misura di quanto fosse in grado di apprezzarle. Le guerre sono state il letto dove il parto gemellare dell’unica regina sulla scena ha avuto come esito due opposti: semplicità rassicurante al popolo, muri di sperimentazioni verticali per l’élite. Se suoni uno strumento, sai. Sapere è allora potere, ma anche senza cultura si gode la bellezza – di questo in fondo si tratta. La musica degli avi poggia su basi complesse, ma rende comprensibili teoremi matematici, porta l’emozione nei cuori di pietra, stana l’intelligenza sopita, insomma si fa capire. Sonate e fughe fluttuano senza tempo e senza scadenze tra gli universi, così ogni contaminazione di genere che non ceda al quattro quarti poppettaro. Fate un esperimento. Sedetevi comodamente isolati e restate in silenzio. Quindi avviate, diciamo, Mozart nelle cuffie. Sonata K448. E ora fate la lista della spesa, rispolverate il greco, mettete mano a quel problema di lavoro, pensate ancora a una persona cara. Vi riesce, non è più una domanda ma una certezza. Musica che non fa appello a istinti, anzi, richiama la ragione. Se vi trascina in un flusso di emozioni che sembra ipnotizzarvi, non rema contro, affianca, non morde le calcagna, apre al possibile. Di certo non è lo specchio deforme di bassi istinti e povere vanità, e chiede solo di essere conosciuta e amata.

 

The Square. Quadrilogia della mia musica – Il Funk

11 luglio 2019

di Francesca Perinelli


Il piede è levare e battere e levare ancora, destro sinistro destro e alla quarta battuta un saltello all’indietro fa ricominciare il conto. Ripetizione a perdita di fiato e oltre, si gira tutto il quartiere se nelle vene scorre il bum-cha giusto, presi a calci nel sedere da un basso discendente, una chitarra che titilla wakawaka a oltranza, legni percossi unisoni con la cassa e una voce che incita a lasciarsi andare, salire sulla striscia bianca del marciapiede, afferrare il palo della luce, buttare la testa indietro e ruotaaaaaaaaaaare. Interessante l’anello bianco tracciato dalle nuvole nel cielo. Ti rimetti in moto. Scendi. Risali. Riscendi. E poi risali. Sembra che qualcuno ti segua, è così, ti volti e hai un esercito di perdigiorno che esegue passi al tuo stesso ritmo come il video di Fame, ciascuno a modo suo, un esercito di indemoniati che dimena i fianchi, qualcuno grida in falsetto, qualcuno accenna a una rincorsa e salta verso l’alto, dalle finestre chi è rimasto in casa saluta, ma è certo che lì esca funk anche dai rubinetti. Sono i ’70 e non c’è niente di meglio in giro, puoi giurarlo, e infatti nascono un sacco di bambini, anche loro si esibiscono in urletti degni di James Brown al tuo passaggio e, un piede dietro l’altro, sei già nei corridoi della scuola a ricreazione, dove passano di mano le cassette dei più forti a propiziare la scoperta dei corpi e l’assuefazione al vizio della vita, il paradiso è qui, è ora, alla portata di ogni ragazzino brufoloso, è qui agli albori della conoscenza per affiancarti in un’epoca d’oro che non tramonterà.

The Square. Quadrilogia della mia musica – Il Jazz

4 luglio 2019

di Francesca Perinelli

Harlem, 1954. Interno notte.

Round Midnight è appena terminata tra i mugolii di Monk. La cassa armonica di carne, ossa e anima sorride, ha un dono di cui non sa vantarsi. Cerca di farsi strada tra le gente lì per gridare, battere i piedi sotto il tavolo, fumare, scrollare la testa a ritmo e, se va bene, agganciare gli occhi di una pupa per chiudere in gloria la nottata.

Si sta ancora asciugando la fronte col polsino, sul bancone trova il solito già servito e, accanto, uno che conosce bene.

Grande esibizione.

Grazie Miles.

Theo, sai che mi piace da morire la tua canzone. Io la devo suonare, non sarò contento finché non avrò la tua fottuta approvazione.

Ah! Ah! Amico, ma se finora hai fatto cilecca.

Sì, ma…La gente ora li assedia, ha riconosciuto Davis e si dà di gomito.

Aaaah…, lascia perdere.

Argomento liquidato da una mano agitata dietro le spalle.

Davis si morde un labbro. Si allontana da Monk che ha preso a sorseggiare la sua ricompensa.

È tutto un

dling-dling, e zaff… ffff… e Aummm… e Sì, mi piacerebbe… e Ehi! e ancora, Guarda dove vai, idiota!

quando lo squarcio della tromba prende il suo spazio e ci dà sotto dal centro della sala.

Theo ascolta fino all’ultima nota, quindi raggiunge Miles tra gli applausi e lo sorpassa.

Ancora non ci siamo.

Ci riuscirò, ricordalo!

Mi prenderai per sfinimento!

Monk grida un’ultima risata dal fondo del locale ed esce nella bruma Newyorkese.

Davis lo segue di lì a poco, la brezza che gli viene incontro sembra riferirgli un borbottio di tromba.

Sicuro, amico. Ci sei già riuscito.

 

The Square. Quadrilogia del fato – Paure

27 giugno 2019

di Francesca Perinelli

Temporeggiare pallido e assorto davanti a bivi sempre più corti e simili alle forcelle d’osso di petto di pollo. Nemmeno ti sforzi più di tirarne un’estremità, scegli il non fare. Non sai se è il tempo che vivi o la tua stessa esistenza a renderti tanto esausto. Non vuoi considerare il monito dei futuri rimpianti. Collocazioni spesso traumatiche portano lasciti di ferite sanabili a stento e in seguito fastidiose cicatrici da curare. Gli adattamenti non facili, piuttosto elaborati, prolungati nel tempo, le riconfigurazioni neuronali, l’elaborazione di scorciatoie mentali, non fanno più per te che non vuoi chiederti a ogni nuovo angolo cosa c’è dietro e come comportarti per non arrivare a sera distrutto. Il tempo si è dilatato nel memorizzare ogni novità di ventiquattr’ore tutte importanti, che scorrono nel tentativo di scoprire il loro stesso senso. Ti dici giovane dentro ma non riesci più a stare al passo. Per questo non provi più a informarti, e bolli gli slanci giovanili come perdenti e vani. Per questo diffidi del prossimo e non fai più amicizie. Per questo non t’innamori. Non cedi a lusinghe e promesse. Gli abbracci notturni evocano insofferenza per il russare altrui. Non cambi casa per l’incubo del trasloco e accumuli compulsivi ti soffocano nelle vecchie stanze. Diventi un orso, eviti, parli poco, eludi. Speri nella cautela, nelle acque ferme, tutt’al più appena appena crespe, guardando un film che ricorda la vita come l’avevi immaginata. L’onda del tempo si è fatta contratta e corta, il vento non incontra ostacoli, oggi è domani subito, e subito non sei più in vita.

The Square. Quadrilogia del fato – Pulsioni

20 giugno 2019

di Francesca Perinelli

Tristezza è miope. Davanti alla biforcazione delle scelte, ingoia tutto intero l’uovo d’oggi, che le si piazza nell’esofago e, quando è sceso, lo digerisce in un lampo, per questo è sempre affamata. Meglio lasciarla sola, Tristezza, che tanto non migliora. O, almeno, che resti qualche passo indietro. Soffre la solitudine e segue come un randagio chiunque l’abbia degnata di uno sguardo, anche distratto. L’invidia per Serenità, l’odio per Allegria a braccetto, che nutrono la gallina di pastoni e becchime in tutta calma, la portano ad appiattirsi addosso al presente senza dignità, ad avvicinarsi in fretta, anche se è pigra, ai primi segni di calo d’attenzione. E allora inscena uno dei suoi capolavori d’incoerenza. Offerta speciale, valida solo fino alle 24:00, come non approfittarne per una pelliccia, anche se l’Equatore, dove viviamo, è un po’ caldino. Uno stock di angurie rosse a metà prezzo il venti dicembre quando Il campo è coperto di brina e anche quest’anno il raccolto sarà scarso, permette di crogiolarsi a lungo nel sentimento di sconfitta. Tristezza ha gli occhi più belli che si siano mai visti, ma bistrati di brutto, acquosi, ricolmi di sentimenti contrastanti e spesso cede dietro i primi impulsi: si abbona a chat ma non risponde alle richieste di contatto, paga un corso di ballo on-line per poi limitarsi a sospirare davanti alle coreografie sullo schermo, riempie l’armadio di abiti che le staranno bene soltanto dopo una dieta ferrea e intanto soffre una fame tale, spiando le amiche che si leccano le dita senza ritegno, banchettando a pollo e patatine arrosto.

The Square. Quadrilogia del fato – Commerci

13 giugno 2019

di Francesca Perinelli

Sono vincente, ho vita facile se seguo l’istinto. Oso perché ho in corpo una certa vibrazione, mi prende all’improvviso davanti a scelte rischiose e, quando arriva, non posso che seguirla. Non c’è niente di male, finora ho fatto centro. Squadra che vince non si cambia, quando ti capita la configurazione esatta, il mix giusto, la giusta zona e il modo. Tutto è iniziato il giorno che avevo tra le mani la radiolina rossa di mio padre, quella che usava per ascoltare le partite. Si era rotta e a casa mia, erano altri tempi, non c’era modo di passare il tempo nei giorni piovosi. Così, avrò avuto sette o otto anni, ho sfilato un cacciavite dalla cassetta e l’ho aperta, ho osservato i fili torti, le saldature, i pezzi misteriosi. E, misteriosamente, è arrivata la scossa. Ho deciso di rischiare, sputando un paio di volte a caso, smuovendo qualche pezzo. Oh, davvero, quando l’ho chiusa di nuovo, ha preso a funzionare. Eccome! Già mi vedevo dietro il bancone del negozio “Riparazioni radio”; mamma alla cassa, papà a distribuire i numeri alla gente assiepata all’ingresso. Oggi faccio altro ma sto bene, ho sempre piegato il fato a mio vantaggio, stravolto le leggi delle probabilità. Il destino ha memoria, viene sedotto dall’ottimismo, va incontro ai vincenti perché con quelli come me la via è più facile. Perfino adesso che dal carcere gestisco un traffico d’auto rubate. Ho un grosso carico per le mani e ho intenzione di darle sottocosto, come volanti, alla Polizia. Il Questore ha fatto intendere al concessionario dal quale ha comprato la prima del gruppo che l’idea non gli dispiacerebbe.

The Square. Quadrilogia del fato – Bambole

6 giugno 2019

di Francesca Perinelli

C’erano quelle esposte, mezze vestite e piene di accessori, a lei piaceva guardarle. Soffriva la loro noia, rinchiuse in edicole di cartone, fissate con ganci e scotch sul retro, plastiche e benedicenti, degne di adorazione. Lei le desiderava. Passava e ripassava, a ogni giro di spesa, guardando tra i loro occhi socchiusi. Lei le chiedeva insistente, ricavandone dinieghi vaghi e sordi. E c’era quel biondo dalla bocca rosa a imbuto sotto la frangia innocente, presagio certo di guai. Ormai lo vedeva ovunque, passava di mano in mano. Era il figlio di tutte. Alcune sfrontate arrivavano a cambiargli le fasce vere e proprie, giusto davanti a lei. Un mondo di bambine felici e cuffiette azzurre è un mondo difficile se vivi curva ai suoi margini, piegata dai dolorosi crampi dell’invidia. Lei diventò ossessiva, un senso di ingiustizia si inerpicò dalle unghie a colonizzarle il cervello e crepò la fissità adamantina del fato. Un giorno si ritrovò a guardare da vicino la scatola, lo fece a lungo. Non se lo aspettava. La casa intera, muri, tappeti e occupanti, tenne il fiato sospeso. Perfino stelle e luna smisero di ammiccare. Lui aveva un corredo niveo dai bottoni d’oro e reclamava solo di essere preso tra le braccia. Le chiesero più volte Sei contenta? Lei non rispose. Portò il nuovo giocattolo con sé per qualche giorno, poi lo ripose a prendere polvere nella sua collezione. Qualche anno più tardi, iniziò ad accorgersi di tutte le donne a spasso con i figli, quante ce n’erano. Ogni vagito aumentava la forma concava del suo addome. Vinta dai crampi, puntò i piedi per averne uno suo.

The Square. Quadrilogia del piacere – La voluttà

30 maggio 2019

di Francesca Perinelli

Amiamo la voluttà. La parte di noi che si affaccia quando tutto gira per suo conto ed è lecito tornare nelle nostre vesti intime. Dopo conversazioni o silenzi contemplativi, ai margini dello stupore per l’arte, soddisfatti delle manutenzioni, in planata da voli pindarici, sazi d’attività fisica, esausti d’introspezione, sfiniti dai guizzi d’estro, oppressi da pesi di cui abbiamo liberato altri, esaltati da nuovi progetti, senza equilibrio al termine di uno sfogo, nel diluvio di serotonina delle pacificazioni, presi dall’entusiasmo delle ripartenze, sfoggiando pigiami nuovi, travolti dai sorrisi, dentro i risvegli pigri. Sotto la riga delle somme tirate, è lì che, partendo da un ritmo lontano inizialmente quasi inudibile cresce, sotto la spinta dei lieviti più recessi, l’urgenza della celebrazione. Lì ci ritroviamo tutt’uno, tra noi e con noi stessi. Siamo nella terra del giusto e giusto sarebbe spalancare le tende! Ciò che amiamo c’entra con la verità, viene svelato nel tempo di un lungo abbraccio, nella tregua, dove l’opera ipnotica sviluppa innovativi accordi tra i respiri e l’abbandono è metro e misura della sua giustezza. Tutto si trasfigura, tutto è simbolo: seguendo i corpi nei loro rivolgimenti, assistiamo alla rappresentazione ancestrale del disegno atavico della necessità prima, quella della propagazione della specie. Usiamo ogni impensata forza per rappresentare l’atto del dissodare, del rivoltare, del seminare, del ricoprire, del pressare bene. Quindi ricominciamo. Come ogni rito, la voluttà è un esercizio serio, non c’è giocattolo che possa prenderne il posto.

The Square. Quadrilogia del piacere – Il nuovo

23 maggio 2019

di Francesca Perinelli

Amiamo il nuovo, siamo astronauti che non resistono a recidere il collegamento con la stazione orbitante, pur sapendo che passeggeranno nello spazio, cadaveri, in eterno. Amiamo prendere voli al volo dalle offerte speciali. Basta una sciarpa: pareo ai tropici, turbante in mezzo ai ghiacci, sappiamo come adattarci. Ci lanciamo in nuove conoscenze, in pochi minuti siamo al centro dell’attenzione. Infiliamo l’uscita una, due, tre volte a sera, ma da case diverse. Siamo sempre disponibili, a costo di dar supporti a casaccio. I più non se ne accorgono, alcuni si allontanano senza strepitare. Noi non temiamo perdite, siamo in costante crescita. Qualcuno scambia il nostro interesse per proposta osé. Gente che non sa vivere, non sa il piacere dell’andare incontro all’altro per ampliare il sé. Scegliamo, noi, non veniamo scelti. Amiamo il nuovo e prendiamo la via del vento: Contrario, ci carica di ioni e stimola l’euforia della scoperta; A favore, tende le nostre vele e ci catapulta verso il punto di fuga. Strade che sembrano unirsi e tutto rimpicciolisce fino a sparire? Noi vi stupiamo: andiamo avanti a oltranza, gustando solitari le gioie del parallelismo. Sarete voi a non vederci più, ridotti a puntini neri, coaguli di linee convergenti. Ma noi esisteremo ancora. Liberi, nuovi, senza legami a costringerci entro fastidiose abitudini. Non compiangeteci, staremo sempre bene. La sete di conoscenza ci incunea nelle pagine dei libri, siamo topi di biblioteca, dov’è il nostro reale. Viviamo un’esistenza estrema, viaggiando con la mente nelle infinite possibilità del narrato.

The Square. Quadrilogia del piacere – La luce

16 maggio 2019

di Francesca Perinelli

Amiamo la luce. La luce, e tanto, da essere certi che l’ameremmo anche da ciechi. Mettiamo il naso fuori nello splendore del mattino, e respiriamo. La luce permette all’erba di raddrizzare gli steli, ai fiori di scrollarsi di dosso la notte e spargere i pollini odorosi, alla brezza di sollevarsi dal suolo e scompigliare l’aria attorno come farebbe la mano coi capelli dell’amato, agli occhi di commettere sorrisi involontari, all’abbraccio tiepido del mondo di prenderci alle spalle. E non solo. Amiamo la luce per il buonumore, è l’humor il suo humus e noi, come radici, traiamo linfa dal terreno arato dalle sue lunghezze d’onda. È facile germogliare nella luce, allacciare discorsi di qualsivoglia natura, poiché alla luce ciascuno è sé davvero, e non il suo meme rimediato. La luce ci sfinisce, ma noi ci consumiamo volentieri, camminando fino in fondo alle giornate estive dell’emisfero nord del nostro personale globo. La luce ci assicura l’aderenza ai ritmi circadiani e, quando serve, ci accendiamo di luce artificiale invece di drogare la veglia con le medicine. C’è luce in fondo ai tunnel, e questo infonde coraggio. La luce ha molti spettri, nessuno ci spaventa, il prisma li scompone in raggi colorati. Ogni cosa è illuminata, dobbiamo concordare: gettando luce sul passato viviamo meglio il presente, col suo aiuto ricompare ciò che si era perso, accendiamo i riflettori sui fatti e li riconosciamo nella loro cruda evidenza. La luce disinfetta, innesca, rinnova. La luce è velocissima, non perde mai il suo tempo e, in un lampo, non nega il buio e le tante turbe annesse: lo annienta, lo sovraespone, e non esiste più.


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