Posts Tagged ‘Racconti’

I 7 re di Roma – Tarquinio il Superbo (su Tratto d’unione)

20 dicembre 2018

La plebe teneva gli occhi fissi sulle tavolette luminose, che a loro volta rimandavano l’immagine lontana di tre uomini e una donna stagliati in alto, le sagome disegnate da coni di luce roteanti in un monotono rimbombo circolare. Sembravano tutti attendere qualcosa.

Gli unici a guardare direttamente la scena, con l’ambizione frustrata di volersi proiettare nel suo interno, erano Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio e Anco Marzio, sempre coperti di stracci, sempre rabbiosi, sempre più consapevoli di quanto fosse ormai disperata la situazione.

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

I 7 re di Roma – Servio Tullio (su Tratto d’unione)

13 dicembre 2018

La Rupe Tarpea è difficile da risalire, anche se sei stato un re che, di scalate, specie di quelle al trono, se ne intende; lo è ancor più se accanto a te si issa verso l’alto il fratellastro che ti ha odiato fino a condurti a morte.

Sali scalando massi facili a sgretolarsi, coperti da vegetazione scivolosa, spostando al buio la mano dietro la mano e poi le punte dei piedi. Sbatti col grugno sopra blocchi sporgenti, assaggi tuo malgrado il granuloso sapore delle muffe, delle quali intuisci il colore marcio al di sotto del fogliame verde, né puoi fare a meno di aspirarle col naso. Sputi, tossicchi. Ammicchi e strizzi più volte gli occhi, cercando di lacrimare per pulirli. Ti auguri di trovare appigli nell’ignoto, gravato dall’incertezza di chi alla realtà del corpo deve ancora prendere bene le misure. Di chi è uscito dal Limbo come da un coma di secoli.

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

I 7 re di Roma – Tarquinio Prisco (su Tratto d’unione)

6 dicembre 2018

“La mia è la storia di una coppia di ferro, della vittoria di una cultura superiore sul rozzo pragmatismo dei romani, di un cambio di prospettiva, di un arricchimento morale e materiale di questa città”.

“Ma complimenti!”

Virginia e Lucumone, tramandato ai posteri come Lucio Tarquinio il Prisco, sedevano fianco a fianco nella notte illuminata dai fasci di luce degli elicotteri, con una folla ai piedi che li riprendeva e che postava le loro immagini su tutti i social network.

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

I 7 re di Roma – Anco Marzio (su Tratto d’unione)

29 novembre 2018

I sette re romani che, sfruttando una falla nel Limbo, erano tornati in carne e ossa a Roma, già dopo qualche ora si erano divisi. I primi quattro, dopo una ressa somigliante alla lontana alla battaglia tra Orazi e Curiazi, si erano dati alla fuga. Toccò a Numa Pompilio dare notizia a Romolo, l’ultimo disceso in terra in ordine di tempo, delle intenzioni dei tre re Tarquinii.

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

I 7 re di Roma – Tullo Ostilio (su Tratto d’unione)

22 novembre 2018

“Abbiamo finito con questo blabla inconcludente? Possiamo tornare a noi?”

“Ci trovi tutti d’accordo, Tullo”.

Romolo si era perfettamente mimetizzato con la fauna poliglotta accampata nei dintorni, così i suoi pari lignaggio. Sentire ancora prudere le mani in vista dell’azione. Ah… Era una sensazione senza prezzo.

“Dunque, qual è il piano?”

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

I 7 re di Roma – Numa Pompilio (su Tratto d’unione)

15 novembre 2018

Non riconosco più Tevere il Flavio dalle fertili anse, né più gli alti profili dei colli, e le vallate estese, sopra le quali si intrecciavano, tra cinguettii ininterrotti, le traiettorie avicole. Quando, dal Palatino, scrutavo in basso la mia operosa gente, sorgeva dal silenzio solo il battere ritmato di fabbri e maniscalchi, alla mattina le grida del macellum, le voci del mercato e il rado passaggio delle ruote dei carri sopra i lastrici.

Questa. Sarebbe. Roma?

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

 

i 7 re di Roma – Romolo (su Tratto d’unione)

8 novembre 2018

Romolo era caduto sul polso sinistro. Non sentì subito dolore, era troppo stupefatto della buona riuscita dell’impresa.

Poi, ecco, all’improvviso, la fitta lancinante gli percorse il braccio fino a rintanarsi saldamente nella testa, dove prese a pulsare tanto forte da fratturare perfino i suoi pensieri.

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“I 7 re di Roma” : testi di Francesca Perinelli
Illustrazioni di Davide Lorenzon CRT2
Progetto I magnifici 7

 

I 7 re di Roma (Su Tratto d’unione)

1 novembre 2018

Illustrazione di Davide Lorenzon

 

ROmolo NUmapomPIlio TUllosTIlio AncoMArzio TarquinioPRIsco ServioTUllio TarquinioilsuPErbo assistevano da tempo ai fatti di Roma nello scorrere dei secoli, ghignando e tramando, comodamente assisi dall’alto di un confortevole Limbo. Quando Davide Lorenzon mi propose di ridar loro vita sul blog Cartaresistente (oggi non più attivo), si fregarono le mani.
Ma, io, che cosa ne sapevo dei Sette re di Roma? Mi misi ad indagare.

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§§§

Sono felice di annunciare che, con l’introduzione pubblicata oggi, ha inzio la collaborazione con il blog amico Tratto d’unione nell’ambito del progetto I magnifici 7, per il quale ho realizzato sette racconti dedicati ai mitici re di Roma, egregiamente illustrati dall’ottimo Davide Lorenzon CRT2, già compare di mille avventure e illustratore della serie I 7 sensi, in origine ospitata sulle pagine di Cartaresistente.

Un’impresa che, a rischio d’impopolaità (ma che sfida!), non mi sentivo di liquidare con una sequenza dei soliti brevi post, classicamente ammiccanti al fagocitatore medio di letture bloggheristiche. E che, quindi, mi ha letteralmente costretta a tornare sui libri di scuola e, subito dopo, a dimenticarli, impugnando di nuovo le armi della scrittura e dell’invenzione, per giungere fin qui.

Le vicende dei re di Roma si snodano come capitoli di un unico racconto lungo, dalla trama letteraria, a tratti condotto sul filo della riflessione intimistica, a tratti spudoratamente comico ed espresso, perdipiù, in un italiano fintamente arcaico.

A compendio del tutto Davide, che, per starmi dietro, avrebbe potuto benissimo semplificare nella direzione del fumetto, ha invece saputo elaborare immagini oniriche, suggestive, di qualità quasi olografica. A lui va il mio ringraziamento particolare per non aver desistito in circostanze tanto sfavorevoli! 😀

E a voi tutti do appuntamento alla lettura da giovedì prossimo, per sette settimane.

 

What if

30 settembre 2017

​”Mio padre la rivoluzione” è in vendita solo da ieri e, vista l’occasione, Davide Orecchio ne ha parlato nella libreria Assaggi di San Lorenzo a Roma.

“What if”. La curiosità per la Storia genera infinite Storie possibili, niente di troppo creativo, minimizza l’autore. Basta partire dal dato di fatto.

Anche questa raccolta di racconti, che segue il filo della rivoluzione russa, nasce dalla ricerca e dalla ricostruzione dei dati, pure i minori, di esistenze con le quali vorrebbe dialogare. Ancora una volta sono “biografie infedeli”, nate dal rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Ritorna qui anche il padre comunista, non a caso. Nel dialogo mai avuto col padre c’è l’origine della passione per la Storia. Non a caso ha parlato di possibilità infinite. È una ricerca che può non esaurirsi mai.

“Se fossi felice mi accontenterei del presente, non chiederei al passato”, risponde Davide Orecchio a una domanda degli intervenuti. E spiega che forse non è così per tutti ma in questa epoca si prova uno straniamento. Non è sereno il rapporto col presente e il passato non lo si conosce veramente. Viene tramandato in modo distorto, monco, a volte non se ne sa nulla.

Davide Orecchio mette la sua competenza (e l’abilità narrativa, il linguaggio e la sensibilità) al servizio di un racconto personale, che ogni lettore potrà poi utilizzare come riferimento empatico per il proprio.

Lo scrittore di storia non si pone come storico nei confronti del lettore ma resta, fin dal primo momento, sul suo stesso piano. “Fa parte della mia postura”, dice l’autore e noto, come sempre, dal vivo e tra le righe dei suoi testi, una postura tanto diritta, quanto attenta alla sintonia con l’altro, qui l’intervistatore.

Questo è quanto, per la presentazione. Ora è la volta del libro, dove avvicinerò, tra gli altri, Rosa Luxemburg, Trockij, Rodari e Lenin. So che saranno incontri importanti e, se anche non renderanno più felice il presente, lo faranno più ricco e più completo.
Mio padre la rivoluzione, Davide Orecchio – Ed. Minimum fax, 2017

L’Anno della volpe (un buon proposito su Cartaresistente)

25 gennaio 2016

Propositi

Ho cinquecentomila euro per le mani. No, la metà. Sono solo due e cinquanta. Solo. Si fa per dire, duecentocinquanta. Mila euro.
Non perdiamo la calma. Sono numeri, i soldi sono solo numeri. Si può applicare ai soldi, per esempio, la proprietà invariantiva: se sommo o sottraggo lo stesso importo ai termini di una sottrazione, il risultato non cambia.
Quindi, se non mi sbaglio -ma il momento è delicato, ho la testa nel pallone, devo mantenere la calma-, dopo aver comprato la casa dei miei sogni, ma senza mutuo, per la proprietà invariantiva, entrate e uscite resteranno le stesse. Gli stessi rimarranno i problemi, stessa la vita di sempre.
Non posso mica sprecare una botta di fortuna così, eh.
Magari un mutuo piccolo piccolo, di durata decennale, posso anche sostenerlo. Così da liberare una parte del denaro.
Quello che resta, lo reinvesto. Oppure lo mangio tutto in viaggi.
Anzi, meglio: investo ciò che rimane e spendo i proventi in viaggi. Ottima soluzione.
Con Qwerty, la mia amica di tastiera, avevamo pranzato insieme. Siamo entrambe a un punto di svolta della vita, il nuovo anno sarà un’occasione di rinnovo. Dopo il caffè, ce lo ripromettevamo da tanto, siamo entrate in una tabaccheria con addosso un’aria da volpi che levati.
Il tabaccaio, che nei dintorni tutti chiamano Shining, chissà perché, è un uomo bello grasso, ma non sprizza l’aria felice che emanano di solito le persone grasse. È comparso dalla penombra del negozio, gli occhi erano fessure, come la bocca. Dice lo stretto indispensabile con uno strano sibilo al termine di ciascuna frase.
“Vorremmo un gratta e vinci, ma uno vincente. Quali sono quelli che vincono di più?”
Lui, bassissimo, ha ruggito di rimando:
“Sono tutti vincenti, dovete solo scegliere! Ssss…”
Davanti a noi, oltre il ripiano trasparente del tavolo, erano esposti una ventina di tipi diversi di biglietti. Tutti vincenti, a dire del tabaccaio. Non simulava nemmeno, non era proprio felice, quello là.
“Ma, ci sarà una differenza tra l’uno e l’altro”.
“La differenza la fa solo quanto volete spendere. Ssss…”.
Il nostro accordo è per metà e metà: investimento e vincita miliardaria, se sarà destino. Fosse suonata appena meno ostile la risposta, forse avremmo osato di più, invece gli abbiamo dato soltanto cinque euro e in cambio abbiamo ottenuto il nostro bigliettone.
“Non capisco se ci fa o ci è”.
Ho alzato le spalle.
“Certo che sembra crederci davvero”.
“Secondo me crede soltanto ai soldi”, ha detto Qwerty, che, per un nostro accordo, mi stava già strusciando l’acquisto sulla gobba (a tombola quest’anno ho fatto quaterna, cinquina e tombola).
Shining serviva altri clienti (pochi erano entrati per le sigarette, gli altri erano tutti in cerca di fortuna con le lotterie), e intanto ci osservava di sottecchi.
“Date qua”, ha grugnito all’improvviso, sfilando il biglietto dalla mano di Qwerty. “Si fa così! Ssss…”, e si è strofinato con rabbia il nostro investimento sulle terga, guardandoci negli occhi. Ce l’ha restituito senza spiegazioni.
Perplesse, ma decise a credere, lo abbiamo imitato anche noi, con meno concitazione. Quindi ci siamo avvicinate saltellando al banchetto dove si compila il Superenalotto.
Tre numeri li ho grattati io, tre numeri Qwerty.
Ci credereste? tre numeri azzeccati, quindici euro vinti. Una cosa che non sembrava vera. Che quando l’abbiamo detta al tabaccaio, si è illuminato tutto, sembrava un altro.
“E adesso… Cosa volete fare? Ssss…”, ha detto, lasciando trapelare un filo di ansia nella voce.
Siamo entrate per vincere, cosa pensava che avremmo fatto? Comprati altri due biglietti (uno da dieci e uno da cinque euro), abbiamo ripetuto il rituale: lo strofinio e i saltelli.
È uscito un solo vincente: Dieci euro, reinvestiti in altri due Gratta e vinci da cinque.
Shining stavolta si è strofinato l’altra chiappa e, per imitazione, anche io e Qwerty abbiamo cambiato lato.
Nemmeno un solo, micragnoso numero, si è degnato di gratificarci. Niente di niente.
Quando ci siamo incolonnate per uscire, mi sentivo inquieta, non ero soddisfatta. Ho preso Qwerty per una spalla, che aveva già messo un piede sulla soglia:
“Solo un altro biglietto, l’ultimo”.
“Ok”.
Il gioco consisteva in questo: trovare, sotto la superficie argentata, due cifre uguali tra loro. “In caso di vittoria, si avrà diritto alla somma corrispondente”.
Abbiamo raschiato in fretta, senza altre cerimonie.
100.00… 50,0… 500.00… 500,00… 40,… 200,00
“Oh”.
Erano numeri grattati in fretta, e se ne stavano lì davanti ai nostri nasi come se niente fosse. Come se non ci fossero tra loro, in bella mostra, due cinquecento tondi uno affiancato all’altro.
“Non dire nulla, aspetta.”
“Ok, guardiamo meglio”.
Ho cinquecentomila euro per le mani. No, la metà. Sono solo due e cinquanta. Intanto che Qwerty ricontrollava, ho cancellato tutti i propositi virtuosi, che avevo espressi in vista del giro di boa dell’ultimo dell’anno.
Non posso trattenermi dal fantasticare.
Nel tempo di un alzata di sopracciglia, attraverso sogni iperbolici, viziati dall’accumulo di ambizioni frustrate. Cavalco ippogrifi, edifico sulle nuvole città ideali, e, già che ci sono, mi riprometto di centuplicare in qualche modo la cifra, e avviare un piano di ristrutturazione del pianeta intero. Sì, sì. Che i soldi, quando ci sono, è meglio utilizzarli.
“Mi passi la monetina, scusa?”, mi chiede Qwerty, svegliandomi con una gomitata.
Il tabaccaio ora ci osserva inquieto. Così gli altri avventori del negozio. Non vola una mosca, mi pare che alle nostre spalle siano comparse metaforiche balle rotolanti, inseguite dal vento della prateria. Lontane, eteree, all’orizzonte – che in questo modesto negozietto fisserei più o meno tra la vetrina delle sigarette e il deposito di scatoloni sulle mensole in alto, dietro il bancone dove sta la cassa.
“Questi sono due zeri, e qui…”
“Qui no…”
“Ce ne sono tre”.
“E qua, prima di cinquecento, questa è una virgola”.
“Invece questo è un punto”.
Ecco perché sembravano più invariantivi degli altri, quei numeri bugiardi. Fine del cardiopalma.
Non tireremo di nuovo fuori il portafogli, almeno per oggi, ma promettiamo ad alta voce a Shining che torneremo presto: abbiamo provato il brivido della vittoria.
Adesso è urgente stracciare e far sparire i nuovi propositi, quelli di un attimo fa, e tornare a volare basso.
Per cominciare, farò attenzione all’economia: inizio escogitando un’unica promessa facile, sola ma almeno buona: mi impegnerò per la felicità, la mia e quella degli altri. Questo proverò a fare. Mi pare di poterlo mantenere, come impegno. Mi verrà facile.
Anzi, mi accorgo di avere già iniziato.
Mentre torniamo in strada, infatti, il tabaccaio ci saluta morbido, per una volta schiude un po’ di più la bocca. Gli vedo balenare un luccichìo tra i denti, disposti a falce, come una mezzaluna d’oro.

Settimana d’autore – Buoni propositi 2016 su Cartaresistente
Testo e collage di 
Francesca Perinelli

 


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