Archive for the ‘Scrittura e società’ Category

The Square. Quadrilogia del fato – Pulsioni

20 giugno 2019

di Francesca Perinelli

Tristezza è miope. Davanti alla biforcazione delle scelte, ingoia tutto intero l’uovo d’oggi, che le si piazza nell’esofago e, quando è sceso, lo digerisce in un lampo, per questo è sempre affamata. Meglio lasciarla sola, Tristezza, che tanto non migliora. O, almeno, che resti qualche passo indietro. Soffre la solitudine e segue come un randagio chiunque l’abbia degnata di uno sguardo, anche distratto. L’invidia per Serenità, l’odio per Allegria a braccetto, che nutrono la gallina di pastoni e becchime in tutta calma, la portano ad appiattirsi addosso al presente senza dignità, ad avvicinarsi in fretta, anche se è pigra, ai primi segni di calo d’attenzione. E allora inscena uno dei suoi capolavori d’incoerenza. Offerta speciale, valida solo fino alle 24:00, come non approfittarne per una pelliccia, anche se l’Equatore, dove viviamo, è un po’ caldino. Uno stock di angurie rosse a metà prezzo il venti dicembre quando Il campo è coperto di brina e anche quest’anno il raccolto sarà scarso, permette di crogiolarsi a lungo nel sentimento di sconfitta. Tristezza ha gli occhi più belli che si siano mai visti, ma bistrati di brutto, acquosi, ricolmi di sentimenti contrastanti e spesso cede dietro i primi impulsi: si abbona a chat ma non risponde alle richieste di contatto, paga un corso di ballo on-line per poi limitarsi a sospirare davanti alle coreografie sullo schermo, riempie l’armadio di abiti che le staranno bene soltanto dopo una dieta ferrea e intanto soffre una fame tale, spiando le amiche che si leccano le dita senza ritegno, banchettando a pollo e patatine arrosto.

The Square. Quadrilogia del fato – Commerci

13 giugno 2019

di Francesca Perinelli

Sono vincente, ho vita facile se seguo l’istinto. Oso perché ho in corpo una certa vibrazione, mi prende all’improvviso davanti a scelte rischiose e, quando arriva, non posso che seguirla. Non c’è niente di male, finora ho fatto centro. Squadra che vince non si cambia, quando ti capita la configurazione esatta, il mix giusto, la giusta zona e il modo. Tutto è iniziato il giorno che avevo tra le mani la radiolina rossa di mio padre, quella che usava per ascoltare le partite. Si era rotta e a casa mia, erano altri tempi, non c’era modo di passare il tempo nei giorni piovosi. Così, avrò avuto sette o otto anni, ho sfilato un cacciavite dalla cassetta e l’ho aperta, ho osservato i fili torti, le saldature, i pezzi misteriosi. E, misteriosamente, è arrivata la scossa. Ho deciso di rischiare, sputando un paio di volte a caso, smuovendo qualche pezzo. Oh, davvero, quando l’ho chiusa di nuovo, ha preso a funzionare. Eccome! Già mi vedevo dietro il bancone del negozio “Riparazioni radio”; mamma alla cassa, papà a distribuire i numeri alla gente assiepata all’ingresso. Oggi faccio altro ma sto bene, ho sempre piegato il fato a mio vantaggio, stravolto le leggi delle probabilità. Il destino ha memoria, viene sedotto dall’ottimismo, va incontro ai vincenti perché con quelli come me la via è più facile. Perfino adesso che dal carcere gestisco un traffico d’auto rubate. Ho un grosso carico per le mani e ho intenzione di darle sottocosto, come volanti, alla Polizia. Il Questore ha fatto intendere al concessionario dal quale ha comprato la prima del gruppo che l’idea non gli dispiacerebbe.

The Square. Quadrilogia del fato – Bambole

6 giugno 2019

di Francesca Perinelli

C’erano quelle esposte, mezze vestite e piene di accessori, a lei piaceva guardarle. Soffriva la loro noia, rinchiuse in edicole di cartone, fissate con ganci e scotch sul retro, plastiche e benedicenti, degne di adorazione. Lei le desiderava. Passava e ripassava, a ogni giro di spesa, guardando tra i loro occhi socchiusi. Lei le chiedeva insistente, ricavandone dinieghi vaghi e sordi. E c’era quel biondo dalla bocca rosa a imbuto sotto la frangia innocente, presagio certo di guai. Ormai lo vedeva ovunque, passava di mano in mano. Era il figlio di tutte. Alcune sfrontate arrivavano a cambiargli le fasce vere e proprie, giusto davanti a lei. Un mondo di bambine felici e cuffiette azzurre è un mondo difficile se vivi curva ai suoi margini, piegata dai dolorosi crampi dell’invidia. Lei diventò ossessiva, un senso di ingiustizia si inerpicò dalle unghie a colonizzarle il cervello e crepò la fissità adamantina del fato. Un giorno si ritrovò a guardare da vicino la scatola, lo fece a lungo. Non se lo aspettava. La casa intera, muri, tappeti e occupanti, tenne il fiato sospeso. Perfino stelle e luna smisero di ammiccare. Lui aveva un corredo niveo dai bottoni d’oro e reclamava solo di essere preso tra le braccia. Le chiesero più volte Sei contenta? Lei non rispose. Portò il nuovo giocattolo con sé per qualche giorno, poi lo ripose a prendere polvere nella sua collezione. Qualche anno più tardi, iniziò ad accorgersi di tutte le donne a spasso con i figli, quante ce n’erano. Ogni vagito aumentava la forma concava del suo addome. Vinta dai crampi, puntò i piedi per averne uno suo.

The Square. Quadrilogia del piacere – La voluttà

30 maggio 2019

di Francesca Perinelli

Amiamo la voluttà. La parte di noi che si affaccia quando tutto gira per suo conto ed è lecito tornare nelle nostre vesti intime. Dopo conversazioni o silenzi contemplativi, ai margini dello stupore per l’arte, soddisfatti delle manutenzioni, in planata da voli pindarici, sazi d’attività fisica, esausti d’introspezione, sfiniti dai guizzi d’estro, oppressi da pesi di cui abbiamo liberato altri, esaltati da nuovi progetti, senza equilibrio al termine di uno sfogo, nel diluvio di serotonina delle pacificazioni, presi dall’entusiasmo delle ripartenze, sfoggiando pigiami nuovi, travolti dai sorrisi, dentro i risvegli pigri. Sotto la riga delle somme tirate, è lì che, partendo da un ritmo lontano inizialmente quasi inudibile cresce, sotto la spinta dei lieviti più recessi, l’urgenza della celebrazione. Lì ci ritroviamo tutt’uno, tra noi e con noi stessi. Siamo nella terra del giusto e giusto sarebbe spalancare le tende! Ciò che amiamo c’entra con la verità, viene svelato nel tempo di un lungo abbraccio, nella tregua, dove l’opera ipnotica sviluppa innovativi accordi tra i respiri e l’abbandono è metro e misura della sua giustezza. Tutto si trasfigura, tutto è simbolo: seguendo i corpi nei loro rivolgimenti, assistiamo alla rappresentazione ancestrale del disegno atavico della necessità prima, quella della propagazione della specie. Usiamo ogni impensata forza per rappresentare l’atto del dissodare, del rivoltare, del seminare, del ricoprire, del pressare bene. Quindi ricominciamo. Come ogni rito, la voluttà è un esercizio serio, non c’è giocattolo che possa prenderne il posto.

The Square. Quadrilogia del piacere – Il nuovo

23 maggio 2019

di Francesca Perinelli

Amiamo il nuovo, siamo astronauti che non resistono a recidere il collegamento con la stazione orbitante, pur sapendo che passeggeranno nello spazio, cadaveri, in eterno. Amiamo prendere voli al volo dalle offerte speciali. Basta una sciarpa: pareo ai tropici, turbante in mezzo ai ghiacci, sappiamo come adattarci. Ci lanciamo in nuove conoscenze, in pochi minuti siamo al centro dell’attenzione. Infiliamo l’uscita una, due, tre volte a sera, ma da case diverse. Siamo sempre disponibili, a costo di dar supporti a casaccio. I più non se ne accorgono, alcuni si allontanano senza strepitare. Noi non temiamo perdite, siamo in costante crescita. Qualcuno scambia il nostro interesse per proposta osé. Gente che non sa vivere, non sa il piacere dell’andare incontro all’altro per ampliare il sé. Scegliamo, noi, non veniamo scelti. Amiamo il nuovo e prendiamo la via del vento: Contrario, ci carica di ioni e stimola l’euforia della scoperta; A favore, tende le nostre vele e ci catapulta verso il punto di fuga. Strade che sembrano unirsi e tutto rimpicciolisce fino a sparire? Noi vi stupiamo: andiamo avanti a oltranza, gustando solitari le gioie del parallelismo. Sarete voi a non vederci più, ridotti a puntini neri, coaguli di linee convergenti. Ma noi esisteremo ancora. Liberi, nuovi, senza legami a costringerci entro fastidiose abitudini. Non compiangeteci, staremo sempre bene. La sete di conoscenza ci incunea nelle pagine dei libri, siamo topi di biblioteca, dov’è il nostro reale. Viviamo un’esistenza estrema, viaggiando con la mente nelle infinite possibilità del narrato.

The Square. Quadrilogia del piacere – La luce

16 maggio 2019

di Francesca Perinelli

Amiamo la luce. La luce, e tanto, da essere certi che l’ameremmo anche da ciechi. Mettiamo il naso fuori nello splendore del mattino, e respiriamo. La luce permette all’erba di raddrizzare gli steli, ai fiori di scrollarsi di dosso la notte e spargere i pollini odorosi, alla brezza di sollevarsi dal suolo e scompigliare l’aria attorno come farebbe la mano coi capelli dell’amato, agli occhi di commettere sorrisi involontari, all’abbraccio tiepido del mondo di prenderci alle spalle. E non solo. Amiamo la luce per il buonumore, è l’humor il suo humus e noi, come radici, traiamo linfa dal terreno arato dalle sue lunghezze d’onda. È facile germogliare nella luce, allacciare discorsi di qualsivoglia natura, poiché alla luce ciascuno è sé davvero, e non il suo meme rimediato. La luce ci sfinisce, ma noi ci consumiamo volentieri, camminando fino in fondo alle giornate estive dell’emisfero nord del nostro personale globo. La luce ci assicura l’aderenza ai ritmi circadiani e, quando serve, ci accendiamo di luce artificiale invece di drogare la veglia con le medicine. C’è luce in fondo ai tunnel, e questo infonde coraggio. La luce ha molti spettri, nessuno ci spaventa, il prisma li scompone in raggi colorati. Ogni cosa è illuminata, dobbiamo concordare: gettando luce sul passato viviamo meglio il presente, col suo aiuto ricompare ciò che si era perso, accendiamo i riflettori sui fatti e li riconosciamo nella loro cruda evidenza. La luce disinfetta, innesca, rinnova. La luce è velocissima, non perde mai il suo tempo e, in un lampo, non nega il buio e le tante turbe annesse: lo annienta, lo sovraespone, e non esiste più.

The Square. Quadrilogia del piacere – Il cibo

9 maggio 2019

di Francesca Perinelli

 

Amiamo il cibo perché libera l’anima, il corpo è soddisfatto e non chiede altre attenzioni. Amiamo il cibo e ce lo costruiamo come sappiamo, per darci il massimo del gusto. Ce lo facciamo recapitare sul luogo di lavoro, in casa per la cena con gli amici, sul tavolo del banchetto per la festa. Se un’esplosione macchia di rosso l’esperienza, non sono schizzi di sangue ma sugo di pomodoro. Ci saremo abboffati, non importa. Passata la buriana faremo penitenza, implorando l’intercessione di Asclepio con l’imbibizione ripetuta di filtri profumati che rendano le acque calde, medicamentose. Tutto amiamo del cibo. Il pensiero, insieme ricordo del passato (potremmo costruire intere biografie basandoci sui pasti consumati) e attesa di un futuro promettente (qualunque evento sarà accompagnato da un adeguato pasto, come sedersi al cinema col pop corn in mano). Ne amiamo gli ingredienti, i gesti per produrlo, quelli ben noti e quelli misteriosi, a cui siamo riguardosamente grati alla comparsa del piatto davanti a noi sul tavolo. E come amiamo condividerne l’esperienza. Non c’è sapore più reale di quello del quale si può parlare a bocca piena con commensali affini, a occhi socchiusi oppure ben sgranati, per il piacere o per la sorpresa (scegliamo pure lì per lì). Con la scusa di assaporare cibo ci incontriamo, confrontiamo, soppesiamo, valutiamo, decidiamo che strada prenderà la nostra frequentazione. Alcuni dalla nascita sono esclusivi consumatori, altri invece, ostinati produttori. Chi voglia deviare il corso delle cose potrà provare il brivido di un corso di cucina, chi è pigro potrà seguirlo on-line, tutti però preghiamo di invitarci per il saggio finale.

L’abbraccio è il mio leitmotiv

5 maggio 2019

Un leitmotiv in campo letterario altro non è che una fissazione, narrativamente ben congegnata, che ricorre in parallelo alle vicende raccontate e che spesso consente all’autore la dimostrazione delle proprie tesi, tramite fatti mostrati invece che con l’enunciazione di verbosi o scarsamente dimostrati teoremi.

Molti dei libri che, a partire dalle cime delle classifiche, finiscono tra le nostre mani, invece, hanno questo difetto: contengono insopportabili spiegoni. Utili, forse, a chi non riesce a trarre da sé le proprie conclusioni, al genere di lettori che estrapolano frasi e poi le mettono a corredo dei propri profili social, per rendere ben chiaro al mondo di star vivendo secondo regole altrui.

Lode a quello scrittore che mi porta sotto al naso il profumo della rosa invece di enunciare il carattere del mese di maggio. Lode a Jane Austin, quando fa scalpitare il cuore di Elizabeth Bennet nel mio stesso petto, e non perde righe preziose dietro alla descrizione della donna borghese, inglese, di inizio Ottocento.

Lode ai contemporanei che non si scompongono davanti alla pochezza del mainstream, come Tim Parks, che con Destino muove i suoi personaggi in una pièce dove il leitmotiv è l’impossibilità di scampare agli esiti delle proprie scelte di vita, e come Jonathan Franzen, che nelle Correzioni invece sostiene l’opposto: finché imprimiamo svolte al destino, anche contrarie a come sono impostati in origine i nostri personaggi, troveremo sempre una porta aperta per aver salva la vita.

Questo considero, man mano che leggo (e rileggo) vite altrui completamente inventate e mi astengo dal consumo bulimico della sconfinata realtà che mi si presenta a ogni passo senza nemmeno attendere che sia io a cercarla tra le pagine di cronaca od origliando dietro a una porta chiusa.

Chi ha il dono di congegnare esistenze e armonizzarle a una propria visione dell’universo realizza il miracolo di valicare la smisurata solitudine e il senso di impotenza che ci minaccia ogni volta che entriamo in contatto con l’insensata assurdità del quotidiano. La letteratura è l’abbraccio che riconcilia con l’Umanità.

Immagine via Pinterest

 

 

 

The Square. Quadrilogia del tempo – Futuro stupendo

2 maggio 2019

di Francesca Perinelli

Del mio futuro sono molto soddisfatta. Godo di ottima salute. Godo molto in generale, adesso che so apprezzare quello che ho. Vivo con lentezza, non ho più obblighi ma tanti diritti da riscuotere. Ho solo amici e sono immensamente comprensiva e generosa. Nulla mi tange, ho accettato il flusso della vita con tutte le sue incognite. Per questo sono amata di passioni eteree ma ancor di più carnali, delle quali sono assoluta padrona del timone. La casa in cui vivo è della mia misura, posso portarla al mare o al lago con facilità: è un camper, ottimo sia per fughe e ritiri che come base per convivi sregolati. Ma il mio futuro non manca di regole, tutt’altro; ci sono, poche e succinte sì, ma indispensabili. Prima: Ho sempre ragione. Seconda: sono bellissima. Chi pensa il contrario, non esiste. Terza: sono davvero realizzata, riesco in tutto e riscuoto elogi e incitazioni a proseguire. Quarta e ultima regola: Ho sempre ragione, è uguale alla prima e chiude il cerchio. In questo modo posso cambiare idea, darci sotto da matti e di punto in bianco non impegnarmi più, dormire tutto il giorno e il giorno dopo svegliarmi convintamente mattiniera. Ubriacarmi e mangiare fino a esplodere, rimanendo salutista e pacatamente astemia. E voi ci siete e non ci siete davvero. Forse siete ricordi dal coma o apparizioni dall’intima entropia della demenza, siete qualcuno che ho amato un tempo e oggi non riconosco, oppure estranei molto abili e solerti, cosa conta. Conta che il mio futuro mi appaia oggi concreto come non mai, di indefinita durata e, per una volta, del tutto adeso al presente.

The Square. Quadrilogia del tempo – (e-)Saltare il passato

25 aprile 2019

di Francesca Perinelli

2447 C

Da dove vengo io a volte non succede niente di diverso dal solito per mesi. Niente da commentare finché dei fatti non vengono stanati e si costringe il fuori dalla norma a fare nomi e cognomi, a rompere il tranquillo anonimato. Da dove vengo io chi ostenta lo fa per creare Leggenda. Non è cosa da tutti, l’ostentare. Si fa con quello che si ha, senza amplificatori, e spesso rende appena un solitario orgoglio misto a vergogna. Da dove vengo io per spendere si fa fatica e si sta molto attenti. Nulla è veloce, nemmeno le automobili, che puzzano sì è vero, ma si rompono poco e, come il resto, sono aggiustate finché avranno vita. Quando esci di casa, scompari da ogni radar. La musica la generano punte che scavano a sfinimento sempre gli stessi solchi. E i ricordi si fissano ai millimetri grazie a diari nascosti nei quali ci specchiamo come siamo e, bruttini a piacimento, spremiamo i nostri brufoli.

Qui tra di voi farsi coinvolgere dal zampillìo incessante di novità è un obbligo, commentarle è dovuto, condividerle in outfit mai banali, in diari aperti al pubblico, gridando molto forte, è giusto. Appena faticoso. Ma qui mi piace e-leggere e avere accesso ovunque e sempre a tutti e a ogni cosa. Niente di intenzionale, ma qui capita di esaltare anche il passato, il posto da cui vengo. Come accade alla norma dei giorni di noia infantili, di cui non so più dare la reale consistenza. L’ho rimossa, e sostituita con il vanto di un privilegio che mi ha resa più forte. Me fortunata. Me felice in lacrime, in assenza, in incertezza, in vuote eco di monologhi tessuti tra pareti bianche.


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