The Square. Quadrilogia del piacere – Il cibo

9 maggio 2019

di Francesca Perinelli

 

Amiamo il cibo perché libera l’anima, il corpo è soddisfatto e non chiede altre attenzioni. Amiamo il cibo e ce lo costruiamo come sappiamo, per darci il massimo del gusto. Ce lo facciamo recapitare sul luogo di lavoro, in casa per la cena con gli amici, sul tavolo del banchetto per la festa. Se un’esplosione macchia di rosso l’esperienza, non sono schizzi di sangue ma sugo di pomodoro. Ci saremo abboffati, non importa. Passata la buriana faremo penitenza, implorando l’intercessione di Asclepio con l’imbibizione ripetuta di filtri profumati che rendano le acque calde, medicamentose. Tutto amiamo del cibo. Il pensiero, insieme ricordo del passato (potremmo costruire intere biografie basandoci sui pasti consumati) e attesa di un futuro promettente (qualunque evento sarà accompagnato da un adeguato pasto, come sedersi al cinema col pop corn in mano). Ne amiamo gli ingredienti, i gesti per produrlo, quelli ben noti e quelli misteriosi, a cui siamo riguardosamente grati alla comparsa del piatto davanti a noi sul tavolo. E come amiamo condividerne l’esperienza. Non c’è sapore più reale di quello del quale si può parlare a bocca piena con commensali affini, a occhi socchiusi oppure ben sgranati, per il piacere o per la sorpresa (scegliamo pure lì per lì). Con la scusa di assaporare cibo ci incontriamo, confrontiamo, soppesiamo, valutiamo, decidiamo che strada prenderà la nostra frequentazione. Alcuni dalla nascita sono esclusivi consumatori, altri invece, ostinati produttori. Chi voglia deviare il corso delle cose potrà provare il brivido di un corso di cucina, chi è pigro potrà seguirlo on-line, tutti però preghiamo di invitarci per il saggio finale.

L’abbraccio è il mio leitmotiv

5 maggio 2019

Un leitmotiv in campo letterario altro non è che una fissazione, narrativamente ben congegnata, che ricorre in parallelo alle vicende raccontate e che spesso consente all’autore la dimostrazione delle proprie tesi, tramite fatti mostrati invece che con l’enunciazione di verbosi o scarsamente dimostrati teoremi.

Molti dei libri che, a partire dalle cime delle classifiche, finiscono tra le nostre mani, invece, hanno questo difetto: contengono insopportabili spiegoni. Utili, forse, a chi non riesce a trarre da sé le proprie conclusioni, al genere di lettori che estrapolano frasi e poi le mettono a corredo dei propri profili social, per rendere ben chiaro al mondo di star vivendo secondo regole altrui.

Lode a quello scrittore che mi porta sotto al naso il profumo della rosa invece di enunciare il carattere del mese di maggio. Lode a Jane Austin, quando fa scalpitare il cuore di Elizabeth Bennet nel mio stesso petto, e non perde righe preziose dietro alla descrizione della donna borghese, inglese, di inizio Ottocento.

Lode ai contemporanei che non si scompongono davanti alla pochezza del mainstream, come Tim Parks, che con Destino muove i suoi personaggi in una pièce dove il leitmotiv è l’impossibilità di scampare agli esiti delle proprie scelte di vita, e come Jonathan Franzen, che nelle Correzioni invece sostiene l’opposto: finché imprimiamo svolte al destino, anche contrarie a come sono impostati in origine i nostri personaggi, troveremo sempre una porta aperta per aver salva la vita.

Questo considero, man mano che leggo (e rileggo) vite altrui completamente inventate e mi astengo dal consumo bulimico della sconfinata realtà che mi si presenta a ogni passo senza nemmeno attendere che sia io a cercarla tra le pagine di cronaca od origliando dietro a una porta chiusa.

Chi ha il dono di congegnare esistenze e armonizzarle a una propria visione dell’universo realizza il miracolo di valicare la smisurata solitudine e il senso di impotenza che ci minaccia ogni volta che entriamo in contatto con l’insensata assurdità del quotidiano. La letteratura è l’abbraccio che riconcilia con l’Umanità.

Immagine via Pinterest

 

 

 

The Square. Quadrilogia del tempo – Futuro stupendo

2 maggio 2019

di Francesca Perinelli

Del mio futuro sono molto soddisfatta. Godo di ottima salute. Godo molto in generale, adesso che so apprezzare quello che ho. Vivo con lentezza, non ho più obblighi ma tanti diritti da riscuotere. Ho solo amici e sono immensamente comprensiva e generosa. Nulla mi tange, ho accettato il flusso della vita con tutte le sue incognite. Per questo sono amata di passioni eteree ma ancor di più carnali, delle quali sono assoluta padrona del timone. La casa in cui vivo è della mia misura, posso portarla al mare o al lago con facilità: è un camper, ottimo sia per fughe e ritiri che come base per convivi sregolati. Ma il mio futuro non manca di regole, tutt’altro; ci sono, poche e succinte sì, ma indispensabili. Prima: Ho sempre ragione. Seconda: sono bellissima. Chi pensa il contrario, non esiste. Terza: sono davvero realizzata, riesco in tutto e riscuoto elogi e incitazioni a proseguire. Quarta e ultima regola: Ho sempre ragione, è uguale alla prima e chiude il cerchio. In questo modo posso cambiare idea, darci sotto da matti e di punto in bianco non impegnarmi più, dormire tutto il giorno e il giorno dopo svegliarmi convintamente mattiniera. Ubriacarmi e mangiare fino a esplodere, rimanendo salutista e pacatamente astemia. E voi ci siete e non ci siete davvero. Forse siete ricordi dal coma o apparizioni dall’intima entropia della demenza, siete qualcuno che ho amato un tempo e oggi non riconosco, oppure estranei molto abili e solerti, cosa conta. Conta che il mio futuro mi appaia oggi concreto come non mai, di indefinita durata e, per una volta, del tutto adeso al presente.

The Square. Quadrilogia del tempo – (e-)Saltare il passato

25 aprile 2019

di Francesca Perinelli

2447 C

Da dove vengo io a volte non succede niente di diverso dal solito per mesi. Niente da commentare finché dei fatti non vengono stanati e si costringe il fuori dalla norma a fare nomi e cognomi, a rompere il tranquillo anonimato. Da dove vengo io chi ostenta lo fa per creare Leggenda. Non è cosa da tutti, l’ostentare. Si fa con quello che si ha, senza amplificatori, e spesso rende appena un solitario orgoglio misto a vergogna. Da dove vengo io per spendere si fa fatica e si sta molto attenti. Nulla è veloce, nemmeno le automobili, che puzzano sì è vero, ma si rompono poco e, come il resto, sono aggiustate finché avranno vita. Quando esci di casa, scompari da ogni radar. La musica la generano punte che scavano a sfinimento sempre gli stessi solchi. E i ricordi si fissano ai millimetri grazie a diari nascosti nei quali ci specchiamo come siamo e, bruttini a piacimento, spremiamo i nostri brufoli.

Qui tra di voi farsi coinvolgere dal zampillìo incessante di novità è un obbligo, commentarle è dovuto, condividerle in outfit mai banali, in diari aperti al pubblico, gridando molto forte, è giusto. Appena faticoso. Ma qui mi piace e-leggere e avere accesso ovunque e sempre a tutti e a ogni cosa. Niente di intenzionale, ma qui capita di esaltare anche il passato, il posto da cui vengo. Come accade alla norma dei giorni di noia infantili, di cui non so più dare la reale consistenza. L’ho rimossa, e sostituita con il vanto di un privilegio che mi ha resa più forte. Me fortunata. Me felice in lacrime, in assenza, in incertezza, in vuote eco di monologhi tessuti tra pareti bianche.

The Square. Quadrilogia del tempo – Un attimo fa, il presente

18 aprile 2019

di Francesca Perinelli


Tutto riesce, s’incastra, si opera, si finalizza, sotto i bombardamenti, nella scomodità di mille richiami urgenti, a scarpe strette e sempre sull’emergenza. Gridiamo Ho fatto centro! battiamo il cinque a più mani, balliamo la macarena e puntiamo un nuovo obiettivo.
Quindi ritorna il ritmo dei passi minimi, in teoria i più semplici, per noi quelli più difficili da affrontare.
Dicono sia la chiave, lo dicono in tanti, da illustri maestri e testi a quelli che meditano ogni mattina; lo ratificano tante piene esistenze. Consiglia, chi ci vuole bene, di dare importanza al qui e ora.
Io ci provo. Da dentro le azioni inspiro, trattengo il frammento e zavorro di nuova sostanza ogni singolo fatto vissuto.
E ci credo, è talmente importante, che la cosa funzioni. Mi ci applico, anche se lo so bene che è una bugia.
Non c’è un vero qui, se più sto, più mi sento oscillare, immateriale e minima, tra palpiti e impulsi come scintille elettriche, coaguli di informazioni. E se l’ora è fuggita già dietro le spalle: i dati raccolti dai sensi, sono portati alla mente, catalogati, lavati e tagliati come insalatine pronte all’uso. Mentre scelgo la mia, giù nei campi, paradossali tartarughe/matrioska fanno andare nel panico il povero Achille, al quale non resta, in via prudenziale, che tornare di corsa a far gare.
Ho la precisa sensazione che non sappiamo niente del presente. La scena in cui agiamo sfugge continuamente da sotto i piedi e non c’è un vero qui né un’ora. La vita rischia di prendere una piega assurda e credere nel presente diventa una bugia bianca detta per necessità.

The Square. Quadrilogia del tempo – La linea del tempo

11 aprile 2019

di Francesca Perinelli

 

 

 

Alcuni disegnano le mappe dei propri percorsi e altri seguono mappe altrui. Io sono della prima specie. Ad analizzare i fatti a posteriori, a volte scopro di non concordare con i miei stessi principi, per questo mi concedo di correggere la rotta e non essere del tutto un animale social: in me le opinioni a caldo tendono a suicidarsi in fasce. Mentre la timeline social scorre in avanti senza ripensamenti, col detto detto ora e per sempre, e spesso sull’onda rosso sangue di un’opinione prevalente in contrapposizione a un’altra, io mi fermo. Torno indietro. Ci ripenso, faccio uno scatto avanti o laterale. Poi tutto si mescola. La mia linea del tempo è differente. Segnala le trasformazioni in corso, si scalda e si raffredda, si espande concava e convessa. Ramifica sotto di lei e la pelle ne filtra una tonalità più tenue. Ricordo bene: è nata da una retta breve, percorsa in versi opposti e alternati, dal sonno al sonno, appena venuta al mondo. Quando ha iniziato a svolgersi le sono spuntate tacche colorate, come contatori d’esperienza. Da lì, irrobustita e ritorta, si è fatta nastro di Moebius, sfrangiato presto in florilegio arpionando altri percorsi, alcuni straordinariamente simili tra loro e svolti su un unico piano, contrari all’evidenza sferica del mondo. Ci camminano sopra a testa bassa quelli che seguono, quelli che spezzano e non si piegano, e a me fanno paura. Per questo mi oriento con le tacche colorate. Difendo un senso che non è nel verso di marcia ma è la marcia stessa, che amplia le pause prese per respirare, che rende il tempo socievole più che sterilmente social.

The Square, Un nuovo progetto V-CRT

8 aprile 2019

 

La rete Virus Cartaresistente (V-CRT), in questa sede rappresentata dai blog Trattodunione, tiZ_OnTheTrAin, Pendolante, Ilmestieredileggere, BarneyPanofsky, Suprasaturalanx, iCalamari e CRT2, è lieta di annunciare, con fiocco multicolore, la nascita del progetto

The Square (Il Quadrato)

Alzi la mano chi si ritiene immune dall’ipocrisia, chi non incappa nel pregiudizio, e non ricorre ogni giorno a forme di compromesso. Ora la abbassi e si avvicini al Quadrato.

The Square è un progetto liberamente ispirato al film di Ruben Östlund. Come nell’opera ogni cosa accade prima dell’inaugurazione della mostra intitolata all’omonima installazione, ciò che dell’esistenza tanto concreta quanto immateriale distillano i nostri blog sta già accadendo e continuerà ad accadere dopo la pubblicazione dei post. Ma, in un’era che tenta di nascondere sotto il tappeto dell’estetica ogni contraddizione, dubbio e sbavatura della realtà, The Square costituirà l’occasione di fermare l’attimo, isolarlo dal contesto e osservarlo con attenzione e imparzialità, con l’ambizione di suscitare turbamento nella stasi, portando pillole di disagio nel comfort e di inaspettato conforto nel disagio.

A ciascun testo sarà affiancata un’immagine, volutamente minimale e lasciata all’interpretazione di uno degli innumerevoli colori presenti nella tavolozza dei quadrati Pantone. Non verrà quindi solo messo in discussione ciò che si ritroverà racchiuso e definito all’interno del post stesso, ma anche il procedimento simbolico e sinestetico comunemente associato ai colori.

La serie terrà il ritmo di un post a settimana, firmato da un blogger V-CRT, per quattro settimane.

L’inaugurazione avrà luogo giovedì 11 aprile.

Vogliate ora varcare i confini del Quadrato, spegnendo i cellulari e mantenendo basso il volume della voce. Buona lettura.

 

I 7 sensi – Ka

4 aprile 2019

Il senso del Ka per i sé. Settimo e ultimo senso rinato a seconda vita grazie a Trattodunione, che ringrazio ancora.

Tratto d'unione

7_Sensi_Ka Illustrazione di Davide Lorenzon

Guarda quest’uomo. Osserva bene come occupa lo spazio, come gesticola, con quale piglio prende le sue decisioni. Parlata fluente, mobili antichi, codici di tutti i tempi citati a menadito, mignottaggine, soldi, tanti soldi. Il padre appartiene alla Kasta, come suo padre, il figlio ne segue le orme e guai a chi interrompe la catena. Si narra di un lontano avo che desiderò e ottenne di diventare artista. Pessima scelta: morì solo, senza affetti e squattrinato. Dopo di lui, la discendenza non ha più sbagliato. Ed è così che i membri della Kasta hanno sviluppato il senso dell’altro Sé, un livello di coscienza che però resta nell’ombra, che crea stridori, insofferenze, e loro malgrado mettono sull’altro piatto della bilancia la voglia di seguire fino alle estreme conseguenze le proprie inclinazioni. L’antifelicità del Ka promette una felicità irreale, per questo tanto ambita. Siamo sinceri, chi di noi non…

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I 7 sensi – Sesto senso

28 marzo 2019

A voi il Sesto in tutti i sensi.

Tratto d'unione

6_Sensi_Sesto Illustrazione di Davide Lorenzon

Alle sette di sera il sole ancora non accenna a tramontare. Fa un caldo infernale e segnalo col braccio di far portare un po’ d’acqua al cane accucciato ai miei piedi. Mi slaccio la cravatta, avverto il sudore che scende in rivoli lungo la mia schiena e mi prudono le mani mentre guardo incedere la ragazza del bar con un’andatura da modella. Alle sette di sera, con questo caldo infernale, lei avanza pestando il terreno sopra dei tacco nove come se ballasse. Quando è a un passo da me si accovaccia, la gonna si accorcia scoprendo ginocchia perfette lì, proprio davanti alla sua scollatura. Dice: “Bello lui, bello”, in un sussurro. Poi, sarà per chiedermi come si chiama il mio mastino, fanno tutte così, spalanca la frangia di ciglia nerissime, scoprendo due autentiche gocce di cielo. “Mio Dio”, penso, e forse inizia a germogliare in me…

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I 7 sensi – Vista

21 marzo 2019

Una fotografia.

Tratto d'unione

5_Sensi_Vista Illustrazione di Davide Lorenzon

Un fumetto, un sogno, una folgorazione. In apparenza era una ragazza-immagine, una mannequin tra noi. Capitò un giorno in cui la vidi di sfuggita, fumava accanto a un interlocutore mentre guardava altrove, la gonna corta con un fascione ai fianchi e un lungo bocchino tra le dita guantate, con aria da Louise Brooks. La conoscevo già solo di vista, quando mi capitò di chiederle un favore. Mi accostai piano, con circospezione, intanto che studiava la fotografia di un suk seduta sul suo stesso piede. Sembrava il suo ologramma, ma intanto era dispersa tra i cerchi di un dedalo lontano. Schiarii la voce più di due o tre volte, chiesi un permesso che non la raggiunse – forse in quel suk c’era troppo rumore, o forse troppa vita l’avvolgeva stretta. Attesi sbuffando di impazienza, finché tornò e mi accolse. Mi si rivolse un Buddha occhiuto come Betty…

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