Archive for the ‘prove tecniche’ Category

Un esperimento

21 ottobre 2013

Lei esiste già dai tempi del racconto La simulazione è una metodologia conoscitiva (Tzatziki blues).

Mi aveva fatto visita recentemente in questo post qua. E, visto che avevo aperto una selezione per un posto di lavoro, ho chiesto a lei se fosse disponibile.

Nei prossimi post vedremo che piega prenderà una storia che potrà cambiare strada davanti a ogni scelta.

La prima scelta è stata cambiare l’animale di compagnia, dal gatto al cane.

A presto 😉

Wekstart_dog

Dicotomia discorsiva n. 18 – Scarpe (Su Cartaresistente)

14 giugno 2013

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“No Place Like Home ” ( from Dominic Wilcox on Vimeo)

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[Continua a leggere su Cartaresistente]

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Testi di Francesca Perinelli e Davide Lorenzon
Video dell’incolp- inconsap- evole Dominic Wilcox

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Report-fiction #1

23 aprile 2013

 

rione monti

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(Google street view. Roma, rione Monti. 26 luglio 2012)

Quattro turisti siedono ai tavolini di un bar, al riparo dal sole, sotto gli ombrelloni aperti. Non si conoscono tra loro, se non tra membri della stessa coppia. Ma sono ugualmente stanchi, e provano un gran sollievo da quella sosta, la prolungano più del necessario.

Uno dei due uomini, un anziano con baffi e capelli bianchi semicoperti da un cappellino da baseball giallo, ha davanti un boccale di birra già bevuto per un terzo. La donna gli parla puntando il dito su una mappa, fissata sopra al tavolo da un calice di vino rosso.

L’uomo l’ascolta attentamente. Ha appena notato che sua moglie ha i capelli molto più rossi del solito, una maglietta a righe blu e bianche orizzontali, con maniche a tre quarti, che il cinturino dell’orologio le cinge il polso sinistro, quello della mano che indica la mappa, in modo molto grazioso.

Lei, che ha cinque anni di meno, fa di tutto per rendere gradevole la vacanza al marito, sa che gli resta poco tempo, che il cancro che gli aveva dato tregua ha ripreso a corrodere il suo corpo in modo inarrestabile. Beve un po’ più birra del solito, ma glielo lascia fare. D’altra parte lei stessa ha fatto scorta di Brunello di Montalcino. Ne ha una valigia intera da riportare a casa nello Yorkshire.

La donna dell’altra coppia sfrutta in tutta la sua lunghezza il profilo curvilineo della seduta in plastica. È sempre stata alta e qui in Italia sente di esserlo ancora più del solito. Tutto le sembra inadeguato alle aspettative. Il cibo meno buono, il clima meno piacevole. Perfino il Colosseo ha un’aria amorfa. Farebbero meglio a tirarlo giù e sostituirgli un parcheggio multipiano. È nervosa, e sfoglia avidamente una rivista di gossip. Non vede l’ora di ritornare a casa, al suo paesello sperduto sulle Ardenne.

Il marito non le parla dall’inizio del viaggio. Lei aveva promesso di mettere in valigia solo abiti comodi, e adesso indossa minigonne o pantaloni troppo stretti o troppo ampi e goffi, inadatti alle lunghe passeggiate. Sotto il sole usa stivali caldissimi, nella pioggia minuscole ballerine scivolose sui sampietrini bagnati. Non le sta bene niente. Gli pare che stia sabotando deliberatamente l’unico rimasuglio di tempo libero dal lavoro. Roma gli piace molto, ma con lei non riesce proprio a godersela. Cerca tramite il cellulare una camera in affitto, in cui trasferirsi negli ultimi giorni di vacanza, dopo che questa sera avrà messo le cose in chiaro e rispedito indietro la consorte.

Il cameriere ha scambiato i due conti, la coppia dello Yorkshire ha avuto un notevole vantaggio e preferisce alzarsi e sparire tra la folla alla chetichella. I belgi pensano a una trovata furba del ristoratore e fanno chiamare i vigili. Ne segue una lite e una causa, per seguire la quale l’uomo è costretto a intervalli, durante l’inverno, a recarsi nuovamente  a Roma.

Durante la primavera inziano le procedure di separazione. Lei terrà il cane e la casa, lui i titoli azionari e la tutela del figlio quasi maggiorenne.

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“Succede anche ai pesci!”

23 marzo 2013

 

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Con questo post ho appena deciso di coniare la

Classificazione: Simple

(Con la quale si segnala una lettura adatta ai cosiddetti “più”.)

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Benvenuto, Presidente!

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Eccomi qua. Volete sapere come ho passato un paio d’ore scarse nel pomeriggio? Sono andata al cinema.

L’ultimo film che ho visto era un cartone, il precedente pure, tanto che quando la giovane fronda (=mia figlia) che mina con le sue intemperanze la placidità dell’habitat che condividiamo (=casa nostra), mi ha chiesto di portare lei e l’amica a vedere “Benvenuto Presidente!” con Claudio Bisio, io, in barba ai miei sogni di ficcarmi sola nel buio di una sala e frollarmi l’anima con, che ne so, l’ultimo di Almodovar o di Salvatores. O di Tarantino. Tutti li sto perdendo, tutti. Ma non la farò lunga. Visti i precedenti, non ho fatto la schizzinosa e ho supplicato “Posso venire anch’io?”

Voglio subito dire che è un film per grandi e piccini. Non si vede una tetta manco a pagarla (e quella che si faceva pagare nel film compare ben coperta in una scena di alta montagna). Le allusioni alla sessualità sono nettamente inferiori in quantità e qualità di una qualsiasi puntata di Zelig. Ecco.

L’altra cosa che volevo dire è: ma vi rendete conto? L’hanno girato due anni fa, due anni fa. (Aspe’, mi spiego meglio:)

Qui c’è un tizio che si fa gli affari suoi, tutto beato nella sua incoscienza, che all’improvviso viene eletto nientemeno che Capo dello Stato. Ma vi rendete conto? Facile prevedere la fine del settennato, ok. Ma entro la conclusione della pellicola nominano pure il nuovo Papa che, voglio dire, due anni fa come potevano immaginare… Mah.

Come ogni buon film di stampo parrocchiale c’è un abuso di nomi illustri sprecati in una pellicola senza pretese, e di macchiette ottime per il cabaret. Ma io, che non sono un personaggio raffinato, ho iniziato subito a ridere tanto, ma tanto, che il signore che mi sedeva affianco si è spostato parecchi sedili più in là per cercare un po’ di pace.

Ergo (=perciò, in latino),

Mi sono gustata come un’ebete questa iniezione di buonismo e allegria, espressi attorno a temi che, attualmente, di allegria non ne ispirano parecchia. In sala infatti, devo dire, erano piuttosto rigidini.

Nel complesso ho assistito al racconto di una favola moderna (il finale non lo preannuncio ma si sa come finiscono le favole), di quelle che hanno dipinte in faccia il senso del loro messaggio nascosto.

Il messaggio che passa, allora, ve lo spiego, è: Colpisci e rinuncia! C’è chi viene eletto apposta per risolvere certe situazioni, fare il lavoro sporco, ma per poco tempo. perché un eccesso di coerenza logora, si rischia l’isolamento. Uno sciroccato come il protagonista “può dare solo una scossa” ma poi deve lasciare il campo a chi è veramente competente (di leggi, di codici, dei problemi di ogni tipo da cui è afflitto il Paese). E ora, le perle:

– “È la vanità che ve frega a tutti quanti”.

– “Pasturare rilassa” (in mancanza d’altro – e basta co’ le pippe, ops. Pasturate, gente, pasturate).

– Il Bioparco di Roma potrebbe non essere un bell’ambientino.

– Se il Brasile e poi la Cina decidono di comprare ciascuno 200 miliardi di debiti italiani al tasso del 2% è una gran bella cosa, da festeggiare. Mah. Ma comunque, se volessimo arrivare a ciò, bisognerebbe cercare di allestire al Quirinale innocui festini a base di Mariuana, dove si ballano e cantano canzoni di Janis Joplin.

Si capisce che mi è piaciuto? Cioè, che mi sono divertita, perché Claudio Bisio è bravissimo, e pure gli altri del cast e poi Kasia Smutniak è anche sexissima, specie tutta vestita di grigio. Che me frega? Non lo so, io ve lo dico. Che poi, la citazione nel titolo “Succede anche ai pesci!” appartiene a una delle poche scene vagamente eroticheggianti dell’intero film, quelle che seguono sono divertenti parodie. Ma Kasia da sola vale più di tanti discorsi. Peccato manchi sempre la controparte maschile, ma vabbé.

– Non ti è piaciuto.

– Sì, ti ho detto.

– E non si è capito.

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Per questo ho appena deciso di abortire anche la

Classificazione: Simple

(L’empireo della maturità testuale può attendere)

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Più osservi una cosa, meno ne sai

10 febbraio 2013

“Inside è un posto fuori dal mondo” e lì mi aggiro, nolente e incapace di liberarmi del principio di indeterminazione frogproduction.blogspot.com/2013/02/blog-p…

— Francesca Perinelli (@frperinelli) 10 febbraio 2013

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Una specie di reblog, e i miei primi passi su Twitter.
Comunque, si resta in osservazione per non bruciare tutto. Accettando il fatto che anche l’osservazione non sia neutrale. Sapendo che non servirà a molto. Con l’esperienza si può imparare ad affrontare il cambiamento, se proprio non lo si ha nel sangue.
Che sole stamattina, che cielo terso.
Buona domenica.

sul lago

Spoetizzazioni /4 – Spoetizzare la poesia

15 novembre 2012
(Ci riprovo, è colpa della stagione)
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Uno sguardo su novembre

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Quando finirà questo mese

smetterò di girare

finirò di sbucciare le aiuole

con il piede

nervoso

che strapazza quei fiori tardivi

come fossero loro

i cattivi

mentre invece un cattivo non c’è

neanche un brutto

o un buono,

però.

Uno sconto,

che so.

Una cosa qualsiasi che mi tolga

l’abitudine a chiedere

a credere

a premere.

A sentire mancanza di me.

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Quando finirà questo mese

non avrò altre pretese

altre scuse

sarò pronta a tirare su il telo

rimboccare il lenzuolo

appoggiare la testa al cuscino

e aspettare

di sentire il ritorno di me

che apre lenta la porta di casa

si avvicina, mi bacia la fronte

e mi dice

non andartene più

via da me.

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E tutto sarà soltanto

Dicembre.

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Spoetizzazioni /3 – Spoetizzare la poesia

11 novembre 2012

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Con poca vergogna, e temendo molto il giudizio di Poetella, pubblico una brevissima poesia. :-p

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(Guardando gli stormi, una sera di novembre)

 

Così unite insieme, sferzate di pioggia e gelo

Negano ancora il senso del messaggio. Ma

Scoppia l’urgenza, il grido forte, allora

Nulla più resta, se non gettarsi al cielo

Slegati, aperti,

e accogliere il presagio.

 

 

Mischiati a caso nel gioco delle anime, loro non vedono

Formarsi, adesso, un segno che è l’essenza.

Meglio negarsi un ruolo in quel contegno unanime,

Piombare verso il suolo, cedere al buio,

Per la paura chiudere, oltre agli occhi,

anche le ali, interrompendo il volo.

 

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Di solito lo stormo lo capisce:

Ci sono refoli

Che fanno tremare l’erba e le corolle

Si può sempre restare a bassa quota

Piuttosto che morire

o diventare folle.

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In caso di necessità

4 settembre 2012

Rompere il vetro

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Prove tecniche di trasmissione

8 agosto 2012

Da brava matusa sperimentatrice provo a pubblicare un post dal telefonino mentre me ne sto en plain air…

Sono sdraiata sulla sabbia nera di fronte all’isolotto. Ho svuotato lo zaino con i libri sul vecchio asciugamano -che più stinge e più mi piace-. In una successione ininterrotta di gesti mi sono tolta i vestiti e tuffata una, due, tre volte fino a sentire spegnere il fuoco sopra e sotto la pelle. Sette tra ragazze e ragazzi siedono in cerchio qui vicino, sotto l’ombra di un grande albero . Ascoltano un coetaneo tirare fuori accordi. Stairway to heaven, come sbagliarsi.
Era sulla sponda di un altro lago, quello di Bracciano, nel ’91. Uscita di casa litigando con mia madre, adesso ero tranquilla. Si era fatta notte fonda. Avevamo festeggiato il mio compleanno ascoltando le schitarrate di un amico, circondati da una miriade di candele accese.
La riva si faceva sempre più scura mentre a intervalli regolari ciascuna candela prendeva la via del largo.
Il lago era una scia di fiammelle tremolanti. E noi, coi nostri vent’anni -in ritardo di un’ altra venticinquina sull’epoca che aveva illuso i giovani di stare cambiando il mondo-, tremanti a nostra volta per l’ascolto dei Led Zeppelin. Quella strada* verso il paradiso non riguardava noi, lo sapevamo.
Nacque in quei giorni la consapevolezza di non poter che vivere fuori dal tempo, che passati i vent’anni nient’altro ci avrebbe mai più potuto illudere.

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Stairway, intesa -correttamente- come scalinata, avrebbe dato un senso più drammatico alla scena. Ho preferito un’ interpretazione più libera. In piano i corsi e ricorsi, legati alla catena faticano meno a girare in tondo.


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