Anniversari

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Buon giorno! добрый день!

Sono ben quattro anni che esiste questo blog. Ué! Pazienza, c’è di peggio.

Da La Stampa di oggi*:
“Il 9 maggio la Russia festeggia il Den’ Pobedy, il Giorno della Vittoria nella Grande guerra patriottica. Oppure semplicemente “la guerra”, che sia nelle scuole che a livello di percezione comune viene vista come uno scontro tra russi e tedeschi, iniziato il 22 giugno 1941, quando Hitler ha lanciato l’invasione dell’Unione Sovietica.
I manuali di storia raccontano che la Grande guerra patriottica fa parte della Seconda guerra mondiale, ma tutti gli altri aspetti storici – dalla guerra in Europa dal 1 settembre 1939 a quella contro il Giappone, lo sbarco in Normandia, gli Alleati – vengono menzionati come eventi collaterali a quella che resta la guerra e la vittoria dei russi (o dei sovietici) contro il nazismo”.
In ogni caso, “L’Unione Sovietica ha perso 28 milioni di vite nella guerra, e ha pagato sul campo di battaglia il prezzo più grande. Negli anni post-comunisti la celebrazione di una tragedia che ha colpito ogni famiglia ha assunto anche toni di rivincita: la vittoria su Hitler è rimasta l’unico pezzo del ’900 russo non soggetto a revisione storica e dove si era indubbiamente dalla parte dei giusti, un momento di unità nazionale e di autostima che resta intoccabile al dibattito, e che commuove e riempie di orgoglio la stragrande maggioranza dei russi.”
Fin qui, tutto lecito.

Sono passati 70 anni e oggi Putin potrà gloriarsi delle sfilate militari sulla Piazza Rossa di ben 28 paesi (tra i quali, per la prima volta, indiani, cinesi, serbi e mongoli; quantomeno si defileranno Lukashenko, Tsipras e, per protesta contro il trattamento riservato all’Ucraina, tutti i leader europei). Non mancherà l’esibizione di mezzi e armi da guerra, in alcuni casi nuovi e sofisticatissimi.

Non solo:
“Per tutta la capitale si terranno mostre, concerti, spettacoli e happening che coinvolgeranno le maggiori star della lirica, del pop e del cinema. […] Dopo un gigantesco spettacolo in piazza Rossa la serata si concluderà con 10 mila fuochi d’artificio, che i moscoviti accorrono ad ammirare sulle alture della città, e i tavoli nei ristoranti nei grattacieli sono prenotati da settimane.”

La Russia, almeno a me, appare come un Paese che porta il proprio popolo a ripercorrere, bendato, sì, ma a passo di danza, in un crescendo di fiducia illimitata nelle magnifiche sorti e progressive, la corsa a cui prese parte tutta l’Europa nei primi dieci anni del secolo scorso e che terminò di colpo col Primo Conflitto Mondiale.
Resta un mistero il modo in cui gli stessi sudditi di Putin, che cercano ogni giorno di sopravvivere alla crisi e all’isolamento del resto del mondo, possano continuare a credere alle promesse vistosamente prive di sostanza di un tale manifesto millantatore.
Certo, qualsiasi critica provenga dal nostro Paese perde non poco in efficacia, considerando la miseria in cui ci dibattiamo. Ma, almeno, qui da noi, il 25 aprile sbiadisce anno per anno, come una vecchia cartolina. Da noi il revisionismo si spaccia per progresso.

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