Posts Tagged ‘Revisionismo storico’

Anniversari

9 Mag 2016
mde

CCCP

Buon giorno! добрый день!

Sono ben quattro anni che esiste questo blog. Ué! Pazienza, c’è di peggio.

Da La Stampa di oggi*:
“Il 9 maggio la Russia festeggia il Den’ Pobedy, il Giorno della Vittoria nella Grande guerra patriottica. Oppure semplicemente “la guerra”, che sia nelle scuole che a livello di percezione comune viene vista come uno scontro tra russi e tedeschi, iniziato il 22 giugno 1941, quando Hitler ha lanciato l’invasione dell’Unione Sovietica.
I manuali di storia raccontano che la Grande guerra patriottica fa parte della Seconda guerra mondiale, ma tutti gli altri aspetti storici – dalla guerra in Europa dal 1 settembre 1939 a quella contro il Giappone, lo sbarco in Normandia, gli Alleati – vengono menzionati come eventi collaterali a quella che resta la guerra e la vittoria dei russi (o dei sovietici) contro il nazismo”.
In ogni caso, “L’Unione Sovietica ha perso 28 milioni di vite nella guerra, e ha pagato sul campo di battaglia il prezzo più grande. Negli anni post-comunisti la celebrazione di una tragedia che ha colpito ogni famiglia ha assunto anche toni di rivincita: la vittoria su Hitler è rimasta l’unico pezzo del ’900 russo non soggetto a revisione storica e dove si era indubbiamente dalla parte dei giusti, un momento di unità nazionale e di autostima che resta intoccabile al dibattito, e che commuove e riempie di orgoglio la stragrande maggioranza dei russi.”
Fin qui, tutto lecito.

Sono passati 70 anni e oggi Putin potrà gloriarsi delle sfilate militari sulla Piazza Rossa di ben 28 paesi (tra i quali, per la prima volta, indiani, cinesi, serbi e mongoli; quantomeno si defileranno Lukashenko, Tsipras e, per protesta contro il trattamento riservato all’Ucraina, tutti i leader europei). Non mancherà l’esibizione di mezzi e armi da guerra, in alcuni casi nuovi e sofisticatissimi.

Non solo:
“Per tutta la capitale si terranno mostre, concerti, spettacoli e happening che coinvolgeranno le maggiori star della lirica, del pop e del cinema. […] Dopo un gigantesco spettacolo in piazza Rossa la serata si concluderà con 10 mila fuochi d’artificio, che i moscoviti accorrono ad ammirare sulle alture della città, e i tavoli nei ristoranti nei grattacieli sono prenotati da settimane.”

La Russia, almeno a me, appare come un Paese che porta il proprio popolo a ripercorrere, bendato, sì, ma a passo di danza, in un crescendo di fiducia illimitata nelle magnifiche sorti e progressive, la corsa a cui prese parte tutta l’Europa nei primi dieci anni del secolo scorso e che terminò di colpo col Primo Conflitto Mondiale.
Resta un mistero il modo in cui gli stessi sudditi di Putin, che cercano ogni giorno di sopravvivere alla crisi e all’isolamento del resto del mondo, possano continuare a credere alle promesse vistosamente prive di sostanza di un tale manifesto millantatore.
Certo, qualsiasi critica provenga dal nostro Paese perde non poco in efficacia, considerando la miseria in cui ci dibattiamo. Ma, almeno, qui da noi, il 25 aprile sbiadisce anno per anno, come una vecchia cartolina. Da noi il revisionismo si spaccia per progresso.

Ecco: la coscienza civile, non la scomodare

7 marzo 2015

Iosif Stalin

 

L’ibridazione dei generi è una tendenza salutare, attuale e generalizzata. Per il letterato, a volte, costituisce una tentazione irresistibile, spesso con esiti disastrosi.

Canale Mussolini (Premio Strega 2010) mi piacque molto. Provengo da una vasta area romana che fu bonificata ai tempi del fascismo, e il sapere di poter ritrovare, in tante altre parti d’Italia, vaste pianure coltivate, accarezzate dal frusciare delle fronde di interminabili filari di odorosi eucalipti, ai margini delle strade che corrono parallele alla trama e all’ordito dei canali di scolo, mi intenerisce il cuore.

Ti fui grata, Antonio Pennacchi, per aver scritto dei bonificatori con tanta partecipazione affettiva e con cotanto scavo nelle vicende della grande e minima Storia. Quel libro, per me, è Letteratura.

Ma tu, solo e pensoso, per i deserti campi del revisionismo storico sconfinando vai.

O, meglio, andavi, oramai 11 anni fa, e chissà che l’operazione di Limes, rivista italiana di geopolitica, non intendesse coscientemente far ricadere, visto il tempo trascorso, sotto l’egida del revisionismo storico, il tuo articolo L’autobus di Stalin, riproposto in lettura lo scorso 5 marzo, anniversario della morte di Iosif Stalin.

Io, lo sai, Pennacchi, il fatto che gli articoli di settore, in questo caso ospitati da una illustre rivista di geopolitica, vengano affidati alla penna di un intellettuale in voga, che di quel settore ha una competenza non specialistica, ma bensì più spesso letteraria, familiare, maccheronica, un po’ come il linguaggio volutamente utilizzato per esporre tesi contraddittorie, quasi a strizzare l’occhio al lettore mediamente acculturato (ovvero, poco o per nulla, e si può star certi che col passare degli anni il livello possa solamente essersi abbassato), e guadagnarsi senza troppo scalpore, paragrafetto dopo paragrafetto, la via della parola “fine”, a me non piace neanche un po’.

Lo sai, io, da un letterato, mi aspetto, ibridata o meno, Letteratura, materia che spalanca la visuale del fruitore sulla storia, sull’etica, sulla politica, e in generale sulla vita e su sé stesso, più di qualsiasi trattato tecnico, specialistico o psicanalitico possa mai fare.

A un articolo di geopolitica, magari scritto in un linguaggio piano, ma pur sempre chiaro e comprensibile, corredato da dati e numeri incontrovertibili, chiederei che arricchisca il mio bagaglio culturale e allarghi lo spettro dei miei ragionamenti.

Fatti, magari organizzati e in qualche modo “interpretati”. Di certo, non esercizi di fantasia o opinioni.

Pennacchi caro, è proprio grazie alla tua indiscussa padronanza in ambito letterario se, leggendoti, ho potuto visualizzarti così nitidamente alla guida di un autoveicolo, nel lontano 2004, mentre elucubravi su etica e politica tra te e te, grosso modo così:

Se metti un animale sotto con la macchina non sei rimproverabile (prevale l’istinto di sopravvivenza), se prendi un umano, sì (valutazione etica, facile da sostenere se riguarda altri, meno se si è coinvolti in prima persona). Ma ci sono innumerevoli sfumature. Ad esempio, sei rimproverabile se metti sotto un pedone mentre sei alla guida di uno scuolabus?

“[…] devi andare dritto. Prenderlo in pieno. Senza pensarci sopra. È un «worst case», ma pure questa è etica.” Ovvero, scegli il male minore.

Stesso ragionamento si può applicare a “Gli orrori del Comunismo”.

“Ecco: la coscienza civile.”

“Anche quella è un fatto storico, storicamente determinato.”  Stalin ha fatto la scelta etica migliore per la sua epoca e collocazione geografica. Etica, non politica né storica, intesa come “valutazione [?] di tutti i fatti e tutte le relazioni che li hanno in qualche modo determinati”. Correttezza di valutazione, che va intesa come coscienza civile, ovvero concetto relativo, prodotto di una data epoca e collocazione geografica.

Stalin non era uno stinco di santo ma “se tu hai tutto il diritto di fare revisionismo storico sul fascismo o sulla Dc, hai però il dovere di applicare le stesse categorie e lo stesso beneficio d’inventario pure sullo stalinismo” e “tu ti presenti dicendo: «Viva noi» – intendendo con quel noi gli squilibri del capitalismo e delle tue presunte democrazie, costruite sulle spalle degli uomini e dei popoli più deboli – io non posso che risponderti: «Viva Stalin»”.

Quindi, fascismo, DC, stalinismo, capitalismo [perché, almeno in apparenza, ormai morente], il reato è caduto in prescrizione: furono scelte etiche.

L’analisi storica [“Corretta valutazione ecc.”] del fenomeno dei Gulag non può essere effettuata, perché non se ne conoscono con precisione i numeri. Probabilmente, dei 15 milioni di esseri umani trasferiti, molti saranno morti “in incidente d’auto e chi di infarto o di vecchiaia”. Ma con quei 15 milioni, in prevalenza, ci si è popolata l’Asia e la Siberia, e, inoltre, la coscienza civile dei cittadini dell’URSS non ne fu ripugnata. Hanno ottenuto “l’emancipazione di sterminate masse di diseredati. E questo è un fatto, costituito da innalzamento dei tenori di vita, sistema sanitario, standard abitativi, altissima scolarizzazione di massa e totale giustizia sociale.”

Davanti, poi, a obiezioni sul metodo, “Non è anche dottrina Usa del resto – quella in vigore tuttora a Guantanamo – che «l’integrità del nemico può costare la vita dei nostri»?”

Si è trattato, in definitiva, di flussi migratori come quelli moderni (in Italia da Sud a Nord, causati dalle prospettive di un impiego in FIAT), rispetto ai quali l’unica differenza sta “tra dirigismo e fenomeni indotti”.

Io ti vedevo, dunque, mentre guidavi, guidavi, Pennacchi (nella notte?), ma, elucubrando mentre eri impegnato in altro, secondo me non ti accorgevi di avere le idee un po’ confuse. Provo a chiarirtele, applicando i tuoi stessi concetti e conducendo il tuo scritto in un modo più corretto verso la parola fine.

Se Stalin, è stato equivalente a Agnelli, allora ha diritto anche lui alla sua quota di elogi.

E, se tu stesso sei equivalente Solzˇenicyn (come alludi, in quanto figlio di “deportati” da Mussolini nelle paludi pontine), allora, undici anni fa come oggi, non c’è revisionismo che tenga, tu, a un Baffone (autista dello scuolabus, sceso temporaneamente dal mezzo di trasporto delle masse, mettiamo, per fare un bisognino), che ti si pari all’improvviso davanti all’auto in corsa, dammi retta, tu lo ficcheresti “sotto senza pensarci sopra” (Pennacchi, su, eri proprio distratto). Non per politica, né per storia, né per una scelta etica, ma per pura sopravvivenza. Altro che elogi.

Fine.


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