Infinito Presente /2

(un racconto di Francesca Perinelli ©2012)

[segue]

2. Bruciare/Alleviare

Ero un involucro chiuso e misterioso, anche a me stesso. Con la scintilla portata da una ragazzina ignara eccomi qui di nuovo ad ardere in piena aria, a respirare ossigeno, ed a bruciarne. A lei, alla ragazza, io non penso mai. Mai. Tranne in momenti come questo. Ora che metto il piede sull’asfalto e l’eco del contatto della suola col terreno raggiunge il mio cervello. Sento di nuovo le dita, le sue, che sfiorano il mio volto. Le sento adesso, come se fosse anche lei qui, metà dentro e metà fuori da quest’abitacolo. Rami frondosi si inerpicano su per il mio cranio, ne brillano le innervature, ne fanno micce pronte all’esplosione. Sospiro ad occhi chiusi, non si può. Non si può più. Lasciami uscire bimba. Fammi uscire, adesso.

La macchina è parcheggiata, il motore è spento e fuori piove. E io non ho di che coprirmi. Prendo il sacchetto di albicocche con una mano, lo tengo alto come un dono. Lo porto con me, non posso dire se incontrerò qualcuno lungo la strada di questo pellegrinaggio, di questa riapertura della vecchia cicatrice. Se accadrà, non voglio essere impreparato. Devo ricambiare in qualche modo. Vorrei provare a rimediare a un torto lontano. Ho un peso al cuore che nessuno può alleviare. Nemmeno tu, bimba del parco, che coi tuoi tocchi leggeri hai riaperto la gabbia che mi conteneva. Ché di libertà si muore, ma tu sei giovane e non lo puoi sapere. Spera di non saperlo mai. E ora torna dentro, ti devo richiudere a chiave dentro me. Vado a cercare chi non è più, non è mai stato e forse non sarà mai.

Piove tanto che in giro non c’è un’anima. Anche i negozi e le botteghe hanno le porte chiuse, dove un rettangolo scuro ne rivela di ancora spalancate, forse dentro c’è gente che vi si ripara. Non m’incammino in quella direzione, l’aria bagnata di pioggia mi rinfranca. Ho voglia di stare e suscitare lacrime, unirle alle gocce che cadono sul viso. Il mare è stranamente calmo. Forma creste leggere, nell’urto con la pioggia insistente. Culla tranquillamente i propri tesori, li tiene geloso sotto la sua coperta, oggi che un giorno d’autunno si è insinuato nel cuore dell’estate.

[continua]

John Cage – in a landscape

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