Got the blues

Durante il primo anno di università conobbi Fabrizio, era un ragazzo cicciottello di appena diciotto anni, quanti ne avevo io. Si vestiva in maniera imperdonabile, tutto borchie e magliette metal, per gli stilosi colleghi di architettura. Lo chiamavano il metallaro dell’università. Aveva i capelli lunghi e due occhi che a volte erano ombre profonde, a volte quelli di un cucciolo fiducioso. Brutto così com’era, io -anima ferita- lo accolsi a casa mia per studiare insieme -abitavamo poco distanti- mentre il mio ex fidanzato mi tempestava di minacce e tormentava la mia vita (e subito iniziò anche con quella del povero Fabrizio e della sua incolpevole famiglia). In capo a breve mi sembrò bellissimo e diventammo inseparabili. Non osava presentarmi ai suoi amici, credendo che gli sarei sfuggita da sotto mano. Ma no, io lo rassicuravo, ed entro il primo anno della nostra storia diventai una delle donne della sua comitiva. Non aggiungerò più niente su di lui. Ne ricorda ancora abbastanza per conto suo di cosa successe poi. E se ne ricorda pure qualcun altro.

Quanto a voialtri, bé, accontentatevi, devo richiudere la porta.

Approfitto dello spunto offerto blog di Valter Binaghi al quale sono approdata da poco, per mettere da parte il rancore che ho per me stessa e anche per il caro Fabrizio -che riconosco essere stato più o meno più innocente di quanto non fossi stata io- e rispolverare quel che di buono di lui ancora conservo da qualche parte, ben seppellito in me. Nel post di Doctor blue che ho letto ieri sera, c’è una sequenza di canzoni blues in Mi minore. Stasera non so come altro sfogare questa malinconia che mi sfracella l’anima

(- Sei un’imbecille.

– Lo so da me, ma grazie lo stesso per l’incoraggiamento)

Potrei cantarla, ma sveglierei il bambino. Mi affido a Gary Moore, allora, che all’epoca felice-ma-pur-tristissima della nostra storia, Fabrizio mi regalò come contenitore -tra i tanti che mi offrì davvero il più adatto- dove poter svuotare in santa pace tutto il corso del fiume delle mie troppe, troppe, troppe lacrime.

Faccio perciò uno strappo ad una delle regole che mi sono imposta, quella di pubblicare solo post che abbiano superato la fase di scrittura al calor bianco, e metto in primo piano questa:

Gary Moore – Still got the blues

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