Back in the day

Una sera uscì e si portò dietro l’ombra. Come faceva sempre, la infilò per bene nel risvolto dei calzini, facendo attenzione che nel camminare non sgusciasse fuori. Non era proprio l’ombra delle origini, quella era andata persa. Era una nuova nuova. Conosceva la storia di Peter Pan, cose che capitano. Si può stare senza ombra, basta evitare di uscire in pieno sole, e di notte frequentare luoghi molto affollati dove altre ombre pallide e sfocate e luci inferocite si impiastricciano in un’unica poltiglia, oppure stare da soli. Rasentare i muri, lasciarsi inghiottire in quelle voragini chiamate con innocenza, nel turno che tocca al giorno, giardini, belvederi, spiagge, rive. Se ci si è appena un po’ portati, a starsene da soli ci si abitua presto.

Voleva portarla a spasso, la sua ombra. La sua città lei non l’aveva vista mai, veniva da fuori e si teneva ancora sulle sue. Pensò di farle un piacere, una passeggiata in centro, avrebbero camminato tutti stretti insieme, la gente, era sicuro, non ci avrebbe fatto caso. Sarebbero sembrati una coppia come tante.

Era felice. Felice-felice. Come non capitava più da tempo. Ah, che ombra. Snella, odorosa, fresca. Così piacevole nel cuore dell’estate. Leggera ma tenace. Era una cosa nuova, aveva un suo sapore, buono, mai assaggiato prima. Tornava la memoria di quelle prime volte, le volte importanti, quelle che lasciano la propria impronta negli stampini dei giorni a venire. Si accorse, allacciata alla sua nuova ombra, che quelle vecchie forme consumate il tempo colato non lo plasmavano più.

E infatti erano stati giorni confusi, uniformi, pesanti. Amari, a volte.  Mai più felici. Mai come ora che camminavano vicini sul marciapiede. E si andavano a sedere al tavolo di una trattoria qualsiasi. Addentando una pastasciutta, col traffico della consolare accanto che non li disturbava, come fossero stati affacciati sul mare capriccioso. Decidendo con un gusto particolare –il gusto di decidere una cosa che li riguardava insieme- di raggiungere quel colle dove le persone vanno per scambiarsi baci clandestini. Per godere della bella vista e, magari, tenersi stretti ancora un po’ di più.

Sbagliarono fermata dell’autobus, valicando il fiume, prima in una direzione, poi -dopo una corsa verso l’altro capolinea, sommersi da risate da togliere il fiato-, nell’altra, e ciascuna volta, sentendosi protetti da quel guscio metallico tutto cigolante, in preda ai suoi sobbalzi, si sorrisero (un’ombra sa sorridere, e lo fa talmente bene) tante e tante volte. Sentiva il cuore gonfio e pieno e luminoso e forte.

Giunti in alto, in cima al belvedere, superata l’emozione per la vista, ebbero qualche minuto di indecisione, l’ombra tirava in una direzione, il navigatore ne indicava un’altra. Qualche battuta scherzosa, qualche decina di metri compiuti zigzagando e, improvvisamente, lo spazio si aprì sotto di loro, precipitandoli giù nella piazza famosa, che se ne stava imbambolata, senza reagire agli abusi dei turisti.

Troppa confusione, saltarono su un taxi che mostrò loro i vanti del passato mentre con l’ombra si tenevano per mano, pieni di tutto. Non soltanto della città e della notte sublime. Di tutto l’universo, che in quei momenti era soltanto loro.

Poi passò del tempo da quel giorno. Accaddero dei malintesi, ci vollero dei chiarimenti. L’ombra era sempre lì ma diventò difficile pensare che le cose sarebbero tornate come prima. Eppure era un pensiero al quale si aggrappava ogni volta che usciva all’aria e al sole, ancora contava su quella presenza silenziosa accanto.

Finché lei, l’ombra, senza preavviso, durante un tiepido tramonto, forse ricordando un’altra serata tiepida, tese una mano. Che era adesso forte, oltre che tenace, e l’aggrovigliò a sé in un lungo, sorprendente, languidissimo bacio ricolmo di desiderio e di speranza.

Grilli fuori stagione improvvisarono un concerto speciale per alcune lacrime segrete di felicità.

Erykah Badu- Back in the day

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