Archive for the ‘Post-it’ Category

Quattro marzo e non sono del luogo

4 marzo 2018

È uno spazio all’aperto, quadrato, cementato col cielo, un grigiore ammansito da verde a brandelli, all’esterno del mio municipio. Hanno detto che sarà astensione. Non sembra, dalla gente che sosta qua attorno col numero in mano. In attesa che chiamino dentro, per fare oggi esercizio del caro -nei fatti- diritto, quello elettorale.
Ginnasti. Chi si appende al telefono, chi ha neonati appesi, chi ha appeso pensieri a volute di fumo, chi fa le tre cose insieme. C’è chi scruta, chi lascia scrutare.
E, finito lì dentro, si affretta ad uscire. Ma ora? Verso il seggio rallenta. Guarda attorno. Cerca un segno che indichi il voto migliore.
Mentre aspetto io stessa mi accosto, trasversa, guardinga (non sia mai mi si scorga), al banchetto di fronte al PD. Dov’è scritto: “Libri gratis, prendeteli e fate girare”.
L’Unità, I poeti italiani. Giorgio Caproni. Lo prendo, apro a caso.

Bisogno di guida

M’ero sperso. Annaspavo.
Cercavo uno sfogo.
Chiesi a uno. « Non sono, »
mi rispose, « del luogo ».

Cartaresistente

5 gennaio 2018

Scrivo con una sensazione di malinconia per una perdita. Sto parlando di Cartaresistente. Non posso mettere link al  sito attivo dal 2012 perché, ahimé per tutti, ormai non esiste più. La sua uscita di scena al termine del 2017 mi ha fatto pensare a quella delle dive d’altri tempi. Una Greta Garbo, per fare un nome, dei blog letterari.

Un link a Cartaresistente compariva sulla mia homepage, come su quella di Vibrisse (e compare ancora: Giulio, ti posso suggerire di toglierlo?). La sua formula, piuttosto semplice, prevedeva la pubblicazione di immagini significative a corredo di testi che, direttamente o indirettamente, riportassero a una dimensione piuttosto “fisica” l’atto del leggere.

I nostri due blog si sono conosciuti sul finire del 2012, quando ho iniziato a sottoporre a Nando qualche contributo per dei post che enfatizzavano le letture di carta attraverso scatti fotografici (telefonici, forse è meglio dire) di sconosciuti lettori, colti in flagrante nel pieno esercizio della loro “perversione” nei posti più disparati. Da quei post poteva nascere la curiosità per qualche nuova lettura o, quantomeno, scaturire una riflessione su usi e costumi contemporanei. Da lì in poi sono venute idee per temi sempre più sfiziosi e sempre più coinvolgenti per un’ampia fetta dei blogger di wp.

Poi ho conosciuto anche Davide, col quale mi sono obiettivamente tanto divertita, attraverso una forsennata scrittura a quattro mani e confronti serrati come duelli all’arma bianca, puntualmente riportati sulle pagine di Cartaresistente, oltre che qui.

L’impresa di Nando e Davide, del tutto no-profit a meno, immagino, della voce di attivo in bilancio relativa alla soddisfazione, si è avvalsa della collaborazione di nomi anche illustri, di artisti e artigiani che hanno reso tangibile a molti l’esperienza del web. Ha creato una comunità stimolante e vivace. Personalmente mi ha permesso di sperimentare e crescere.

Una gran bella storia, vi ringrazio di avermi permesso di farne parte.

Ho uno spirito progressista ma un’anima che cerca comunque di conservare ciò che di buono c’è stato in un rapporto. Nel corso di quest’anno, con l’autorizzazione espressa degli altri autori coinvolti, pubblicherò di nuovo tutti i lavori a mia firma a suo tempo condivisi su Cartaresistente, a meno de ”I sette sensi”, che troverà posto integralmente sulle pagine di Tratto d’unione (Grazie!) accanto all’intera serie “I magnifici 7”. Da non perdere, in partenza il prossimo giovedì, 11 gennaio.

Quel che resta di noi

Inversione di rotta

19 dicembre 2017

Era la stagione della migrazione, del volo, del canto e del sesso. Nella regione neotropicale, che ospitava la più ricca biodiversità della terra, qualche centinaio di specie di uccelli diventava irrequieta e si lasciava alle spalle le altre migliaia di specie, molte delle quali strettamente imparentate dal punto di vista tassonomico, che si accontentavano di rimanere lì, a coesistere accalcate e a riprodursi nella quiete dei tropici.

Libertà, Jonathan Franzen

Le foglie

31 ottobre 2017

È autunno, le foglie stringono salde i loro rami. 

Vorrei rincorrerle come da bambina, quando il vento alza le gonne della sera.

Rabbrividisco, guardo in basso e so:

se non per la mancanza delle foglie, 

tutto mi sembra giusto, 

perfino la bambina.

[In questo periodo di poche, pochissime parole, mi viene soltanto voglia di guardare bene.]

Bimestrale

28 febbraio 2017

Dendroica Cerulea

 

Mi viene da pensare che scrivere un post una volta ogni due mesi è un po’ come pagare la bolletta della luce. Solo, un po’ meno oneroso.

Per altre scritture bisognerà aspettare la terza Settimana d’Autore CRT del 2017, in pubblicazione nel prossimo mese. Il post avrà uno sfondo ornitologico. Evenienza casuale e involontaria ma che, cosa gratificante, riconduce in qualche maniera a Franzen (Ciao Jonathan! Dicevo così, una volta, quando incontravo un gabbiano – adesso penso che i gabbiani siano uccelli sporchi e pericolosi. Si cambia).

A Franzen capitò di dire all’intervistatrice Winfrey , circa il suo prolungato silenzio letterario, che “che scrivere romanzi è un modo per raccontare la propria evoluzione. E a prendere coscienza di un cambiamento, dice, non bastano certo uno o due anni”.

Finalmente

1 gennaio 2017

È uscito il 16.

(Buon anno)

Ween

31 ottobre 2015

immortalata

 

Visione immortalata. Un fantasma, credo.

 

 

 

Ascesa e caduta di un’ape (sonetto)

11 settembre 2015

 

Sull’orlo del pozzo son ape

che ronza, tra l’ombra di foglie.

Vicino  c’è un merlo che coglie

dei vermi, ne becca le crape.

 

Ma come per caso io struscio

il secchio appoggiato, che cade

sul fondo, alle porte dell’Ade

di cui questo pozzo n’è l’uscio.

 

Mi pare che imprechi, nel tonfo:

“Minuta ma sembri un tricheco!”

(Che bello, per me è un trionfo!)

 

Il merlo, che è mezzo cieco,

annienta il mio andazzo un po’ tronfio

volandomi addosso di sbieco.

 

501

19 giugno 2015

Questo è il post numero cinquecentouno.

Saturo di contenuti ficcanti, come il precedente anche questo articolo ripropone (ma, meglio: afferma, risolutamente e definitivamente) il valore fondativo dell’abbigliamento quale collante interno ed esterno alla blogosfera, e l’omologazione come imprescindibile fattore di coesione sociale. Nondimeno si impone per l’arditezza e l’innovatività della proposta politica esposta, che trova definitiva e matura collocazione nell’attuale contesto governato dal web, ormai slittato oltre la Linea Maginot di demarcazione tra postmodernismo e postavanguardia.

 

Un fortunato modello di jeans agli albori di una nuova era.

 

Altri Diari

4 luglio 2014

 

 

 

?l'idraulico è in ferie

 

 

 

I primi di luglio

.

Siamo ai primi di luglio e già il pensiero

è entrato in moratoria.

Drammi non se ne vedono,

se mai disfunzioni.

Che il ritmo della mente si dislenti,

questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.

Meglio si affronta il tempo quando è folto,

mezza giornata basta a sbaraccarlo.

Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia

e l’idraulico è in ferie.

 

 

. Eugenio Montale, da “Diario del ’71 e del ’72”, in “Tutte le poesie” – I Meridiani, Mondadori, 1984 .


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