Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Quattro marzo e non sono del luogo

4 marzo 2018

È uno spazio all’aperto, quadrato, cementato col cielo, un grigiore ammansito da verde a brandelli, all’esterno del mio municipio. Hanno detto che sarà astensione. Non sembra, dalla gente che sosta qua attorno col numero in mano. In attesa che chiamino dentro, per fare oggi esercizio del caro -nei fatti- diritto, quello elettorale.
Ginnasti. Chi si appende al telefono, chi ha neonati appesi, chi ha appeso pensieri a volute di fumo, chi fa le tre cose insieme. C’è chi scruta, chi lascia scrutare.
E, finito lì dentro, si affretta ad uscire. Ma ora? Verso il seggio rallenta. Guarda attorno. Cerca un segno che indichi il voto migliore.
Mentre aspetto io stessa mi accosto, trasversa, guardinga (non sia mai mi si scorga), al banchetto di fronte al PD. Dov’è scritto: “Libri gratis, prendeteli e fate girare”.
L’Unità, I poeti italiani. Giorgio Caproni. Lo prendo, apro a caso.

Bisogno di guida

M’ero sperso. Annaspavo.
Cercavo uno sfogo.
Chiesi a uno. « Non sono, »
mi rispose, « del luogo ».

La razza dei poveri

25 agosto 2017

La Botte di Diogene - blog filosofico

“Un tempo spezzavamo loro le reni, oggi le braccia”, così Radio Popolare di Milano stamattina, a ricordarci che c’è un passato coloniale rimosso in tutto quello che sta succedendo: gli sgomberati del palazzo di via Curtatone di Roma sono infatti etiopi ed eritrei, discendenti di quelli che un tempo gasavamo e schiavizzavamo. E non è certo bastata la carezza da “italiani brava gente” a edulcorare la nuda e cruda realtà: la testa calva di Minniti ricorda troppo quella del mascellone che sognava l’impero africano. E gli ordini che la polizia riceve sembrano ormai i tweet di Salvini – “Forza ragazzi: sgomberi, ordine, pulizia ed espulsioni, gli italiani sono con voi”. Io no, non sono con voi. Mi dissocio da questa volgare rievocazione degli anni ’30, dal clima da Manifesto della razza e da caccia ai poveri.
E se gli altri poveri e fragili, quelli con in testa lo slogan “prima…

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Ricominciamo

25 maggio 2017

Mi piace l’idea che un discorso interrotto riprenda dalla sua eco. Un’eco poetica, mi piace anche questo. La poesia può molto per alleviarci la fatica dei giorni.

Ho trovato su Nuovi Argomenti un inedito di Damiano Sinfonico, finalista del Premio Rimini 2017.

Strana e accecante la tua frase recente:
si propaga nelle giornate come il rintocco di una campana
con il crescere della distanza si attenua il suo suono
più avanti si farà impercepibile
sarà una vibrazione in qualche area della memoria
dove anche noi saremo estinti.

Io credo nei murales

31 ottobre 2016

(In un primo momento giuro di aver letto “I believe in murales”)



Cosa significa addolorarsi non soltanto per la perdita di vite umane, ma anche per lo scempio, operato dalle forze della natura, dei millenni di storia umana raccontati dalle grandi architetture, dai piccoli centri urbani, perfino dai murales?

Scrive James Hillman nel suo Il codice dell’anima (Adelphi, 1996):

“Ciascuna svolta nel destino può avere la sua interpretazione, ma ha anche la sua bellezza. […] La vita, intesa come immagini, non sa che farsene di dinamiche familiari e predisposizioni genetiche. Prima di diventare una storia, ciascuna vita si offre alla vista come una sequela di immagini. Chiede innanzitutto di essere guardata. Anche se ciascuna immagine è certamente pregna di significato è suscettibile di un’analisi notomizzante, quando saltiamo ai significati senza apprezzare l’immagine, perdiamo un piacere che non potrà essere recuperato da nessuna interpretazione, per quanto perfetta. Senza contare che avremo eliminato il piacere dalla vita che stiamo considerando; la bellezza che essa dispiega sarà diventata irrilevante per il suo significato.”

I luoghi dell’effimero sono le superfici. Quelle che rivestono cavalcavia, tetti e muri di chiese, abitazioni. Quelle che vengono giù per prime. 

Sulla superficie dell’acqua la voce si trasmette nitida e chiara, da un capo all’altro di una baia. 

La superficie veicola messaggi, effimeri perché superficiali, ma democratici. Democratico e caduco è l’essere a questo mondo. Comprenderlo è fondamentale.

Chi vuol esser lieto sia.

Norcia, la cattedrale.

Botta e risposta / La signorina Felicita risponde a Guido Gozzano (su Vibrisse)

3 aprile 2015
Clicca sulle colline di Telemaco Signorini per la diretta streaming

 

Da La signorina Felicita, di Guido Gozzano:

[…] Sei quasi brutta, priva di lusinga

* * *

Risposta della signorina Felicita:

Sei bello tu, e bella la tua arringa […]

 

Il resto del duello in rima si può seguire su Vibrisse [QUI], per il nuovo gioco poetico “Botta e risposta“, ideato da Giulio Mozzi.

 

Nel crudele aprile

9 aprile 2014

Una delle cose più belle lette ultimamente.

La poesia e lo spirito

aprile

Nel crudele aprile
il mio flusso di coscienza
è quello di api inebriate
che prendon fiordi per fiori.

Nel crudele aprile
potrei inviare
milioni di e-mail
con allegati pineali
fra i palloncini d’elio
del borgo medievale.

Nel crudele aprile
l’oblio è attaccato
dal polline e le scene
risalgono alla superficie.

Nel crudele aprile
gli smartphone
son poca cosa
davanti al verde trasparire
delle foglie al sole.

Nel crudele aprile
potrei esser colto
da amor fulminante
e finire al pronto soccorso.

Nel crudele aprile
interrogo la statua
della “Fontana dei Mesi”
e lei mi dice di smetterla
e di pensare a maggio.

Il crudele aprile
è stato accusato
di scarica barile
e aggiotaggio.

Max Ponte, 20/04/2013

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9 marzo

9 marzo 2014

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Non sono una donna appariscente, eppure,

– mi hanno messo le mani addosso, senza che lo volessi, in autobus, in metro, in piscina, in bicicletta, nel corso di discussioni con diversi fidanzati, durante una visita di controllo dopo un’operazione, e chissà quante altre volte che ora non ricordo,

– durante un esame mi sono state proposte intercessioni non richieste presso docenti di corsi che avrei dovuto seguire all’università, in cambio di un incontro privato col professore che mi stava valutando. E, dopo la mia risposta di scherno, ho subito minacce telefoniche da sconosciuti, notte e giorno, per oltre due anni, finché non ho dato segni di crollo psicologico,

– sono stata costretta a vestirmi, muovermi e parlare in modo da allontanare dall’interlocutore ogni velleità di approccio per costringerlo a concentrarsi su ciò che dico.

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Non sono una donna appariscente, eppure,

– ho chiesto le mani addosso, le ho messe a mia volta, ottenuto, al momento opportuno, il consenso anche solo con gli occhi, e ho considerato un privilegio l’ingresso nella sfera altrui,

– ho ricevuto aiuto e gentilezze da parte di uomini non sempre spinti dall’attrazione per me, anche quando ero in grado di farcela da sola. Ho accettato e, a mia volta, ho offerto aiuto e gentilezze, a uomini e donne, senza chiedere mai nulla in cambio e accettando l’eventuale rifiuto,

– mi convinco a vestirmi, muovermi e parlare in modo da sentirmi in armonia con me stessa (vale a dire: se sono stanca e magari febbricitante resto comoda e in disparte, se invece avverto l’energia scorrermi dentro, indosso l’entusiasmo e vado incontro al mondo col sorriso),

– dico ciò che penso e, un attimo dopo aver respinto le eventuali avances, tento di riprendere il discorso interrotto, e di costringere l’interlocutore, stupito, a focalizzarsi sui concetti.

.

Ci ho messo anni a credere in me stessa, ma ogni giorno, fuori dalla porta di casa, si innesca comunque una guerra tattica. Poi arriva l’otto marzo e coglie tutti di sorpresa.

La parità al momento non esiste, e ciò è frutto di un “sistema” del quale ciascuno è complice, in misura varia.

Con la sterile incriminazione dell’uomo tradizionale, che a sua volta si lamenta dell’aggressività delle “nuove” donne, aumenta soltanto l’altezza degli steccati che ci separano.

Facciamo qualcosa, sì, ma oggi, domani e per il resto dell’anno, con calma, con coscienza e senza la mimosa in mano.

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Il mio libro

30 novembre 2013

(Cazzo) ero un’editor e non lo sapevo.
Grazie Max, e in bocca al lupo!

Serbatoio di pensieri occasionali

copertina niente è per caso-2E’ da ieri che provo a scrivere, scrivo e cancello, scrivo e cancello. Perché quelle tre parole che stanno nel titolo del post non avrei mai immaginato di pronunciarle, nella vita. E francamente, ancora adesso mi sembrano un’enormità. Per questo è difficile raccontare. Alla scuola di scrittura mi hanno insegnato che l’essenzialità paga. Che i racconti devono essere semplici, devono descrivere un momento importante della vita del protagonista, che devono iniziare in un certo momento e proseguire con linearità, senza flash back e senza fronzoli. E allora provo a scrivere con semplicità, dall’inizio.

Erano mesi che Iaia me lo diceva, me lo diceva per iscritto, me lo diceva al telefono. Apri un blog, mi diceva. E alla fine l’ho aperto, all’inizio del 2012, e ho iniziato anche a divertirmi. Poi, dopo qualche mese, arriva Halloween. E’ una ricorrenza importante per Iaia, e lei lancia l’idea dei “Racconti intorno al fuoco”…

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Sette anni

25 giugno 2013

Questa mi era piaciuta leggendola a suo tempo. Ora mi piace il buon gusto di Simone, che celebra senza gridare, che è giovane ma non sa strafare. Bravo.

simonebocchetta

Avevamo tre, sei,
sette anni: io, i pazzi,
gli sciancati, i geni del male,
i dolori con due gambe,
gli abitanti della Palestina
e quegli inglesi che tanto strano
sembravano mangiare.

Avevamo poco da prendere
e poco da perdere e tre, sei,
sette anni di vita al massimo.

Eravamo io, una piccola Afrodite
che non sapeva nuotare, i pugili,
i Nazgûl, i santi ancora in vita
e quei soli sulla terra
chiamati donne da tutti.

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L’amore eterno finisce in un lampo

10 giugno 2013

Accostamenti, parole, voci.

Jons lo scudiero

letteradamore

Helen tese distrattamente una mano. Bevve un sorso di caffè con la lettera stretta contro la tazza. Solo più tardi si ricordò come le era sembrata sbagliata quella lettera, il fungo velenoso in mezzo al giardino della sua posta, e di quanto le fosse apparsa inopportuna, lì in agguato su quella calma superficie stratificata. La aprì, quasi meccanicamente, e si mise a leggerla.

“Cara Capra
come ci si innamora? Si casca? Si inciampa, si perde l’equilibrio e si cade sul marciapiedi, sbucciandosi un ginocchio, sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra, sui sassi? O è come rimanere sospesi oltre l’orlo di un precipizio, per sempre?
So che ti amo quando ti vedo, lo so quando ho voglia di vederti. Non un muscolo si è mosso.
Nessuna brezza agita le foglie. L’aria è ferma.
Ho cominciato ad amarti senza fare un solo passo. Senza neanche un battito di ciglia. Non…

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