Archive for the ‘Senza categoria’ Category

The Square, Un nuovo progetto V-CRT

8 aprile 2019

 

La rete Virus Cartaresistente (V-CRT), in questa sede rappresentata dai blog Trattodunione, tiZ_OnTheTrAin, Pendolante, Ilmestieredileggere, BarneyPanofsky, Suprasaturalanx, iCalamari e CRT2, è lieta di annunciare, con fiocco multicolore, la nascita del progetto

The Square (Il Quadrato)

Alzi la mano chi si ritiene immune dall’ipocrisia, chi non incappa nel pregiudizio, e non ricorre ogni giorno a forme di compromesso. Ora la abbassi e si avvicini al Quadrato.

The Square è un progetto liberamente ispirato al film di Ruben Östlund. Come nell’opera ogni cosa accade prima dell’inaugurazione della mostra intitolata all’omonima installazione, ciò che dell’esistenza tanto concreta quanto immateriale distillano i nostri blog sta già accadendo e continuerà ad accadere dopo la pubblicazione dei post. Ma, in un’era che tenta di nascondere sotto il tappeto dell’estetica ogni contraddizione, dubbio e sbavatura della realtà, The Square costituirà l’occasione di fermare l’attimo, isolarlo dal contesto e osservarlo con attenzione e imparzialità, con l’ambizione di suscitare turbamento nella stasi, portando pillole di disagio nel comfort e di inaspettato conforto nel disagio.

A ciascun testo sarà affiancata un’immagine, volutamente minimale e lasciata all’interpretazione di uno degli innumerevoli colori presenti nella tavolozza dei quadrati Pantone. Non verrà quindi solo messo in discussione ciò che si ritroverà racchiuso e definito all’interno del post stesso, ma anche il procedimento simbolico e sinestetico comunemente associato ai colori.

La serie terrà il ritmo di un post a settimana, firmato da un blogger V-CRT, per quattro settimane.

L’inaugurazione avrà luogo giovedì 11 aprile.

Vogliate ora varcare i confini del Quadrato, spegnendo i cellulari e mantenendo basso il volume della voce. Buona lettura.

 

I 7 sensi – Ka

4 aprile 2019

Il senso del Ka per i sé. Settimo e ultimo senso rinato a seconda vita grazie a Trattodunione, che ringrazio ancora.

Tratto d'unione

7_Sensi_Ka Illustrazione di Davide Lorenzon

Guarda quest’uomo. Osserva bene come occupa lo spazio, come gesticola, con quale piglio prende le sue decisioni. Parlata fluente, mobili antichi, codici di tutti i tempi citati a menadito, mignottaggine, soldi, tanti soldi. Il padre appartiene alla Kasta, come suo padre, il figlio ne segue le orme e guai a chi interrompe la catena. Si narra di un lontano avo che desiderò e ottenne di diventare artista. Pessima scelta: morì solo, senza affetti e squattrinato. Dopo di lui, la discendenza non ha più sbagliato. Ed è così che i membri della Kasta hanno sviluppato il senso dell’altro Sé, un livello di coscienza che però resta nell’ombra, che crea stridori, insofferenze, e loro malgrado mettono sull’altro piatto della bilancia la voglia di seguire fino alle estreme conseguenze le proprie inclinazioni. L’antifelicità del Ka promette una felicità irreale, per questo tanto ambita. Siamo sinceri, chi di noi non…

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I 7 sensi – Sesto senso

28 marzo 2019

A voi il Sesto in tutti i sensi.

Tratto d'unione

6_Sensi_Sesto Illustrazione di Davide Lorenzon

Alle sette di sera il sole ancora non accenna a tramontare. Fa un caldo infernale e segnalo col braccio di far portare un po’ d’acqua al cane accucciato ai miei piedi. Mi slaccio la cravatta, avverto il sudore che scende in rivoli lungo la mia schiena e mi prudono le mani mentre guardo incedere la ragazza del bar con un’andatura da modella. Alle sette di sera, con questo caldo infernale, lei avanza pestando il terreno sopra dei tacco nove come se ballasse. Quando è a un passo da me si accovaccia, la gonna si accorcia scoprendo ginocchia perfette lì, proprio davanti alla sua scollatura. Dice: “Bello lui, bello”, in un sussurro. Poi, sarà per chiedermi come si chiama il mio mastino, fanno tutte così, spalanca la frangia di ciglia nerissime, scoprendo due autentiche gocce di cielo. “Mio Dio”, penso, e forse inizia a germogliare in me…

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I 7 sensi – Vista

21 marzo 2019

Una fotografia.

Tratto d'unione

5_Sensi_Vista Illustrazione di Davide Lorenzon

Un fumetto, un sogno, una folgorazione. In apparenza era una ragazza-immagine, una mannequin tra noi. Capitò un giorno in cui la vidi di sfuggita, fumava accanto a un interlocutore mentre guardava altrove, la gonna corta con un fascione ai fianchi e un lungo bocchino tra le dita guantate, con aria da Louise Brooks. La conoscevo già solo di vista, quando mi capitò di chiederle un favore. Mi accostai piano, con circospezione, intanto che studiava la fotografia di un suk seduta sul suo stesso piede. Sembrava il suo ologramma, ma intanto era dispersa tra i cerchi di un dedalo lontano. Schiarii la voce più di due o tre volte, chiesi un permesso che non la raggiunse – forse in quel suk c’era troppo rumore, o forse troppa vita l’avvolgeva stretta. Attesi sbuffando di impazienza, finché tornò e mi accolse. Mi si rivolse un Buddha occhiuto come Betty…

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I 7 sensi – Tatto

14 marzo 2019

Stavolta tocca al tatto.

Tratto d'unione

4_Sensi_Tatto Illustrazione di Davide Lorenzon

Con mio fratello ci prendevamo a schiaffi e a pugni. Io sono un’impulsiva e lui ci impiegava una vita a prendere una decisione. Per questo, almeno quanto all’ordinario, voleva avere tutto sotto controllo, studiato e organizzato. Quando ripenso all’ultima volta che è uscito di casa senza più tornare, mi prende uno scoramento… No, devo ripetermi ogni volta, non sono stata io a spingerlo. Quel giorno, andando a scuola, sono rientrata in casa tre volte a recuperare vocabolario, occhiali e gomme mentre lui, col sorriso sarcastico del suo sentirsi migliore, dall’ingresso si avvicinava al portoncino per tappe prefissate: la mano destra a raccogliere cappello, zaino, ombrello (non sia mai fosse piovuto) già messi sul percorso dalla sera prima e, con la sinistra, le ultime tastate sulle tasche, interne e esterne al cappotto, per controllare che ci fossero le chiavi. Gli ho dato una pacca e l’ho sbattuto…

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I 7 sensi – Gusto

7 marzo 2019

Sapore è potere.

Tratto d'unione

3_Sensi_Gusto Illustrazione di Davide Lorenzon

Le punizioni non mi sono mai piaciute, figurati una somma. A letto presto e senza cena, solo per un capriccio. Appena sono rimasta sola, ho aperto la finestra e sono uscita. Qui dietro scorre il fiume e, se volessi, ti farei rimpiangere tutti i bocconi amari che mi fai ingoiare al posto di ogni pasto. Ma non voglio. Non è la prima volta, l’ho imparato da tanti anni ormai. Tu mi costringi a meditare, avere le visioni mistiche per fame? Io ti raggiro. Le mie visioni mistiche me le procuro leccandomi le dita di nascosto. Succo dolcissimo, di solida estrazione naturale. Potrei ficcare il dito dentro al favo, fottere il fuco e la sua insulsa guardia. Dipinta a strisce, distrarlo con mossette e con moine, e poi farti cucù dalla finestra col viso tutto sporco di miele. Ma non voglio. Anche stasera vago mentre assaporo quanti…

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I 7 sensi – Olfatto

28 febbraio 2019

Ispirarsi all’inspirazione.

Tratto d'unione

2_Sensi_Olfatto Illustrazione di Davide Lorenzon

Ella mi sistemava il fiocco sulla bretellina. Le davo le spalle per controllare l’effetto nello specchio, aveva mani fresche che picchettavano rapide sulla mia pelle. Non so come, mi arrivava la loro timidezza di sapone attraverso le ondate di calore bruciante dei faretti. Mi disse “Fatto”, e finalmente respirai a pieni polmoni, inarcando la schiena tanto che lei si fece un passo indietro, ridendo. Qualcuno aprì la porta all’improvviso, lo spostamento d’aria lasciò entrare un paio di metri cubi di vizio e note, e due paia di occhiate già strafatte che si rinchiusero in uno stesso gabinetto. Impassibili, in uno stesso movimento, schiacciammo i fianchi paralleli al bordo del lavandino, per un ultimo sguardo d’insieme, catturato da un selfie di Ella che mi teneva il collo col braccio che sorreggeva il telefono. Mi salì al naso una scia intima di deodorante e sudore a fior di…

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I 7 sensi – Udito

21 febbraio 2019

Il primo dei sette sensi torna a farsi sentire.

Tratto d'unione

1_Sensi_Udito Illustrazione di Davide Lorenzon

L’urlo sghembo di un telefono ha del terrificante, squillava già da tanto ma nel sogno era il drago che soffriva, trafitto da San Giorgio, che ero io. Ho fatto “Pronto?” E un crollo di fatti è andato ad annodarsi al rombo del troppo vino non metabolizzato. Ah, sì, la festa. Quasi ritorno a quando… ma intanto all’altro capo il Capo grida: “Sveglia! C’è un fulmine caduto da documentare.” Io da cronista “Certo.” Gli ho replicato “Sicuro che non mancherò”. Raddrizzo il corpo e parte diretto un colpo alla mia tempia. Che sia un lembo del lenzuolo ricaduto, o ancora l’eco del tuono, non fa differenza. È in questo punto esatto che risorge l’urlo del drago ancora intrappolato tra le orecchie. E lo sostiene quello del telefono, e le parole vuote udite, a forma di saetta zigzagante. Il tutto si fa troppo, non posso che scappare. Il…

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Giocare alla Rivoluzione

16 gennaio 2019

L’undici gennaio scorso, su La Repubblica è uscito, di Alessandro Baricco, “E ora le élite si mettano in gioco“. Mi è sembrato uno spunto importante, un indizio da seguire.

Il Post lo definisce un articolo “sulla crisi delle élite”; da più parti ne viene demonizzato il punto di vista elitario (non  Mantellini). Ma Baricco FA parte dell’élite. Può SOLO parlare da quel punto di  vista. In questo caso NON sta facendo fiction. Guai se si esprimesse da un pulpito che non gli appartiene, non ne  avrebbe diritto.

Fa onore a Baricco auspicare che l’élite, e quindi pure sé stesso, si liberi dalla grettezza e dalle conseguenze che derivano dall’ostinata conservazione dei privilegi acquisiti, anche se non è realistico pensare che ciò avvenga. Non in quei termini. Né che sarebbe sufficiente e tantomeno giusto. Il cambiamento non può in nessun modo partire soltanto da scelte dell’élite, seppur basate su principi di giustizia ed equità (“Mettersi immediatamente al lavoro per ridistribuire la ricchezza. Tornare a occuparci di giustizia sociale….”).

Il vero problema dell’articolo sta nel fatto che, all’analisi lucida, democratica, onesta e aperta al punto di vista altro (quello della “gente”) contrappone una soluzione che non è tale ma piuttosto l’enunciazione di una vaga utopia. E sta nel fatto che Baricco è uno scrittore. E quindi nella facilità con cui propone (e noi accettiamo) la soluzione letteraria della chiosa. Una conclusione così inutilmente retorica, così non risolutiva, finisce per svalutare anche quello che di giusto e condivisibile invece è contenuto nel testo.

Io, Noi, siamo quelli allibiti tanto dalla perseverante miopia di portata storica dell’élite quanto per il fatto che “la gente” (dopo tutti gli strepiti e le esaurienti dimostrazioni pratiche dell’incapacità della politica attuale di rappresentarla) non trovi ancora nel proprio presente motivazioni sufficienti e dirompenti per FARE la rivoluzione. Siamo quelli che, pur barcamenandosi ogni giorno sui confini di un baratro senza ritorno, credono fortemente in ciò che Baricco esprime:

Da un sacco di tempo abbiamo imparato che è meglio sapere molto delle cose prima di cambiarle, che è meglio conoscere molti uomini per capire se stessi, che è meglio condividere i sentimenti degli altri per gestire i nostri, che è meglio avere molte parole piuttosto che poche perché vince chi ne sa di più. Abbiamo un termine per definire questo modo di difenderci dalla durezza feroce della realtà grazie all’uso paziente e raffinato dell’intelligenza e della memoria: cultura. Sostituirla con l’apparente chiarezza di un pensiero elementare, quasi una sorta di furbizia popolare, equivale a disarmarsi volontariamente e andare al massacro. Voglio essere chiaro: ogni volta che ci facciamo bastare certe parole d’ordine di brutale semplicità, noi bruciamo anni di crescita collettiva spesi a non farci fottere dall’apparente semplicità delle cose.

Quelli che, letto il Baricco sociologo dagli spalti dell'”élite” non lo stigmatizzano e neppure assentono soddisfatti o che, nell’indistinta massa della “gente” non smettono di leggere dopo le prime righe. Siamo quelli che si fanno domande.

Apprezzo senza riserve chi si dimostra pronto ad accendere il dibattito portando argomentazioni valide e inviti alla riflessione. Dunque delle sue parole io ringrazio l’Autore, non il portatore di privilegi, e ora aspetto che sia il primo a spogliarsi materialmente dell’ipocrisia e attuare ciò che auspica.

Altrimenti, devo proprio farmene un’altra, di domanda. Perché mai cotanta intelligenza ha partorito questo articolo, in definitiva quasi autolesionistico?

Mah.

Per concludere, ammetto di aver taciuto che in tutto il testo viene richiamato The Game, l’ultima fortunata pubblicazione di Alessandro Baricco, a sintetizzare il concetto di società digitale in cui viviamo e come misura della giustezza delle proprie tesi. Dev’essere un gran libro, ma ancora non l’ho letto.

Quattro marzo e non sono del luogo

4 marzo 2018

È uno spazio all’aperto, quadrato, cementato col cielo, un grigiore ammansito da verde a brandelli, all’esterno del mio municipio. Hanno detto che sarà astensione. Non sembra, dalla gente che sosta qua attorno col numero in mano. In attesa che chiamino dentro, per fare oggi esercizio del caro -nei fatti- diritto, quello elettorale.
Ginnasti. Chi si appende al telefono, chi ha neonati appesi, chi ha appeso pensieri a volute di fumo, chi fa le tre cose insieme. C’è chi scruta, chi lascia scrutare.
E, finito lì dentro, si affretta ad uscire. Ma ora? Verso il seggio rallenta. Guarda attorno. Cerca un segno che indichi il voto migliore.
Mentre aspetto io stessa mi accosto, trasversa, guardinga (non sia mai mi si scorga), al banchetto di fronte al PD. Dov’è scritto: “Libri gratis, prendeteli e fate girare”.
L’Unità, I poeti italiani. Giorgio Caproni. Lo prendo, apro a caso.

Bisogno di guida

M’ero sperso. Annaspavo.
Cercavo uno sfogo.
Chiesi a uno. « Non sono, »
mi rispose, « del luogo ».


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