Seriamente,

Leggo l’ultimo libro di Pino Cacucci dove c’è una galleria di personaggi in apparenza senza alcun legame tra di loro, se non che :

1. Sono tutti morti e dimenticati,

2. Hanno avuto tutti vite o esiti delle loro vite fuori dal comune, protagonisti-ombra di un passato lontano ma ancora vivo nella memoria comune, eventi che necessitano ancora di uno sforzo di interpretazione.

La resa dell’operazione compiuta da Cacucci è molto emozionante, nel senso che leggendo sembra di udire la viva voce di chi viene ritratto. In realtà l’autore si sforza di restare ai margini e di attenersi il più possibile alle testimonianze e ai fatti accertati. Spesso ci riesce, ma in effetti è dove interviene con le sue  pennellate di fantasia che attiva al meglio l’empatia del lettore. Una Spoon River in prosa, attraversata dal desiderio forte di rendere giustizia ai vinti.

Cacucci è un navigato narratore e traduttore di alcuni tra i migliori scrittori latinoamericani. Prima di Nessuno può portarti un fiore (Feltrinelli, 2012) non avevo letto niente uscito direttamente dalla sua penna, bensì Latinoamericana (i diari del Che), da lui curato, Ma tu lo sai che è impossibile, di Paco Ignatio Taibo II il quale attribuì il nome dell’amico italiano, anche suo traduttore, a uno dei personaggi, e avevo visto i film tratti dai suoi libri. Di fronte a Cacucci, più che con un uomo pare di avere a che fare con un sistema, che conta di dare quante più testimonianze possibili di quell’umanità che muove realmente il mondo, di quei singoli che sommati realizzano la Storia, più come protagonisti “bassi” che come eroi.

Mentre Cacucci recupera i semisconosciuti, Alice Munro dal Canada fa lo stesso, ma con esistenze in apparenza davvero modeste. Anche lei ritrae soggetti a volte meno, a volte più reali. Quando lo sono dichiaratamente, cerca di rispettarne al massimo la verità storica. Di racconti della Munro ho fatto incetta nell’ultimo mese, restando stupita e scioccata ad ogni nuovo personaggio, per la capacità di richiamare la mia esperienza quotidiana e allo stesso tempo di portare allo scoperto la  costante eccezionalità di vite normalissime.

Munro e Cacucci sollecitano la capacità del lettore di riconoscere quanto di straordinario c’è in sé e attorno a sé, quel genere di straordinarietà che giorno dopo giorno opera svolte nel mondo. E per entrambi, il tocco da maestro è dato dal lasciar trascorrere tempo tra lo svolgimento degli eventi e la loro narrazione, per rendere lecita la trasfigurazione del personaggio e lenire in parte il disagio di prendere parola per conto di chi non può aver voce. In entrambi i casi, effettuata alla giusta distanza, la trasfigurazione viene svolta con maestria, l’artificio letterario non si nota più.

Si discute tanto sulla bontà o meno della comunicazione nell’era digitale. In realtà più che del mezzo si dovrebbe discutere del metodo. La conoscenza in tempo reale dei fatti e delle persone, piccoli e grandi messi sullo stesso piano, porta spesso all’iconizzazione prematura dei morti, gli unici che non hanno più parola. Io sento la mancanza della prudenza, dell’attesa per il lavorio del tempo, che renda accettabili a chi scrive e anche a chi legge le inevitabili forzature nei significati che non è ancora dato attribuire, perché troppo vicino a noi lo svolgimento dei fatti.

Facendo riferimento agli insegnamenti degli scrittori citati in questo articolo, della giornata odierna penso che sia giusto sollevare, e con forza, la reazione della società civile, stendendo però sulle vittime un doveroso velo di rispetto, ancora per molti anni a venire.

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3 Risposte to “Seriamente,”

  1. Antonio Says:

    Parole sante

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  2. ubik Says:

    io adoro la Munro, poco Cacucci. Ma la Alice davvero quella capacità di raccontare quelle pieghe dell’esistenza…

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    • icalamari Says:

      Sì, infatti. Alice Munro ha uno sguardo chirurgico posato al termine dell’esistenza sui fatti di un tempo, li seziona e li analizza. A noi lascia la sorpresa tutta personale dell’interpretazione. Grazie Luciano.

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