Il Sacro Graal del blogger

 

 

 

K.lit . Cos’è? Che mi sono persa? Un incontro di bloggers? No, per dirla coi Monty Phyton “l’affare si fa grosso” si è trattato di un “evento”. Che a Thiene, in provincia di Vicenza, tra il 7 e l’8 luglio, grazie all’impegno, in primis, di partner e sponsor (ma anche di volontari e bloggers, vorrei vedere) ha visto susseguirsi nei diversi luoghi cittadini a disposizione “personaggi di spicco del mondo dell’editoria e del giornalismo, e scrittori e artisti di talento”. Quale onore.

L’ho letto ieri, in spiaggia, grazie ai potenti mezzi e democratici del web. Un articolo di Oliviero Ponte di Pino, nel sito Cadoinpiedi  che mi ha, in parte, messa in agitazione. Perché condivido in tutto la frase

“per funzionare davvero un blog deve elevarsi al di sopra del chiacchiericcio. Non si può limitare a fare l’eco, con il “copia e incolla” di comunicati stampa e quarte di copertina. I blogger devono dimostrare (e rivendicare) la loro competenza e autorevolezza. Per farlo devono essere “esperti” del settore in cui operano”

Ma, e io che ho appena fatto? Un copia e incolla. E poi io scrivo, scrivo, ma quanto a competenza su libri e letteratura, la mia è tutta in costruzione. Ho altri punti forti, è vero, che però non sono passioni. Il chiacchiericcio, invece, quello lo so evitare. E mi sono appartata subito subito con un amico, che è anche un blogger navigato (in genere, non trovo persone assieme alle quali riflettere sulle mie fissazioni, che non interessano a nessuno. Stavolta sì. 1-0 per i bloggers).

Gli ho detto: Questo blog… vorrei che mi desse una voce tra le voci. Non un pulpito, una vetrina. Che io non vendo niente. Sento un senso possibile, il compimento dì un’azione democratica. Anche nel postare un raccontino. Ed è partito un volo pindarico tra noi. Che piacere.

Dove Ponte Di Pino scrive: “Malgrado il fascino della democrazia diretta, abbiamo imparato che per funzionare in una società complessa una democrazia deve essere fondata su una opinione pubblica informata e consapevole; e deve articolarsi in una serie di corpi intermedi attraverso cui articolare la “volontà popolare”. L’alternativa è il populismo. Conosciamo tutti le degenerazioni delle demagogie politico-mediatiche.

Eh, sì, noi questo facciamo, cerchiamo di essere tra chi cerca di dare un contributo in questo senso, ci siamo detti. E poi gli ho fatto: a proposito, ho visto il mio amico Pietro Olla, che avevo intervistato a dicembre per LIB21, mi ha parlato del sindaco di Cagliari, e del suo nuovo modo di fare politica. E lo ha fatto con un entusiasmo che non ho mai visto esprimere all’elettorato di qualsiasi altro sindaco in carica a un anno dalle elezioni:

Massimo Zedda, s’è infervorato Pietro masticando una seada, classe ’76, da fine maggio 2011 è sindaco di Cagliari,  eletto di SEL nella coalizione col PD (dopo aver stravinto le  primarie), la campagna elettorale l’abbiamo fatta noi dal basso. Siamo andati in giro per le strade, per i quartieri, portando uno striscione 6×10 fatto a rettangoli, ognuno tenuto da una persona diversa, e parlando con la gente, ad uno ad uno. Ne abbiamo passate prima, eh. Qui c’era lo slogan delle tre M: Medici, Massoni e Mattoni.

– L’aveva inventato Radio Press, ricordi? – ha fatto la moglie.

– Sì, mi pare. Poi è arrivato Massimo, capito, uno che aveva 34 anni, e ha voluto metà giunta fatta da donne, e ne sono arrivate la metà più una: sei (quattro invece sono uomini), senza nemmeno doverlo contrattare. Che lui, essendo di SEL (anche se cresciuto nei DS), non ha dovuto rendere conto a nessuno della vecchia guardia. Ha patrocinato il Gay Pride, qui a Cagliari, e quattro giorni prima aveva istituito il registro delle unioni civili, anche per i gay!

– Zedda, in meno di un anno, ha realizzato una pista ciclabile di un chilometro, dopo vent’anni di insistenze nostre (mio padre, lo sai, è impegnato nel comitato cittadino) e non s’era mai fatto niente. Ha ridotte le auto blu, mi pare da quindici a cinque in tutto, potrei sbagliare ma all’incirca i numeri sono questi. Ha rimesso a nuovo la spiaggia del Poetto, demolendo i chioschi abusivi in cemento e ricostruendoli in muratura e legno. Entro breve partirà la gara per dare in concessione gli spazi culturali che ha fatto censire.

– Ha fatto decentrare concerti e altre iniziative culturali, portandole nei quartieri più difficili, come il S.Elia. Ha realizzato un intero quartiere pedonale, poi una strada pedonale in centro. Tutti i bandi ora vengono gestiti in piena trasparenza, così per la prima volta anch’io ne ho vinto uno! Ha tolto dal degrado il campo Rom. Non ha nemmeno battuto ciglio davanti a Massimo Cellino, il presidente del Cagliari Calcio, quando, dopo che gli ha richiesto indietro gli anni di pagamenti mancati dell’affitto dello stadio comunale, si è sentito rispondere: “Tolgo la squadra da qui”. Che, tra parentesi, non avevano nemmeno mai fatto manutenzione ordinaria dello stadio.

(E in conclusione, Pietro ha improvvisato uno spettacolino di magia per i bambini del ristorante sulla spiaggia, già che c’era, prima di ritornare in riva al mare.)

Se la politica tornasse a lavorare per la gente… Ho sospirato. Ma il mio amico è poco indulgente, è nero per le manovre che hanno portato l’Italia a svuotarsi di industrie e imprese (tanto che m’ha fatto, a un certo punto: Che te sto a stressa’?) e ci siamo allontanati di nuovo in volo in un discorso su produzione e reddito, su cosa toccherà in sorte ai nostri poveri figli, se… Se non si riesce a tornare in possesso della cultura e dell’informazione.

Ed eccoci tornati al punto di partenza. Insomma, questi blog. Questi blog, che possono fare?

 

La prima volta che avevo letto Oliviero Ponte Di Pino, commentando un altro “evento”, il Flash Fiction Day di Londra, rigirava a noi lettori nuovi metodi di scrittura per il web, (modi che poi ho scoperto, inevitabilmente, essere stati forgiati dai più giovani, in particolare dagli appassionati di Manga e Fanfiction). L’idea l’ho proposta a Marco Boccia, per la classe di scrittura, vedremo in autunno che ne potrà uscire.

Mi sono martellata per mesi con la questione dello stile*, che è più importante ancora del contenuto, che potrà tornare a far riconoscere autorevole alla gente comune la voce di chi diffonde cultura, che… Sai come diciamo a Roma, amico mio del web?

– Se po’ fa’.

 

 

Artù Se non ci mostrate il Graal attaccheremo il castello con la forza.

Soldato Matri che paura che ruggisci, piecoro, ma comu criri ca mi spaventu. A mia. Mi spaventa a mia. Mi fa tremare tuttu u pizzu da suttanedda. Iarruso. E testa di m-m-m-minchia. Prrr! Prrr! Prrr!

Menestrello [Cantando] Se ne va Sir Robin, l’eroe che non sa la paura che cos’è ci gioca a carte. Alle cinque sai che fa con la morte? Prende il tè. Biondo, calmo, forte, zucchero a parte. Non conosce il pericolo, non ha nessun tabù. Coi nemici fa da sé, li sbaraglia forte. Li affronta tu per tu, fossero anche tre per tre. E se un di’ cadesse lui se ne fotte. Ha deciso già a chi il suo corpo chi va fatto a fette e poi distribuito tra noi, le sue membra e le sue natiche e il suo membro…

Sir Robin [Zittendolo] Attenzione. Qui l’affare si fa grosso. Eh, credo che ne vedremo delle belle.

 

Monty Python e Il Sacro Graal – Sir Robin

 

 

*) Tolta la narrativa, è ancora è il libro più bello, per me, di Antonio Pascale: Questo è il paese che non amo. Trent’anni nell’Italia senza stile, Ed. Minimum Fax, 2010

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2 Risposte to “Il Sacro Graal del blogger”

  1. mariano Says:

    I blog, sai bene, possono fare miracoli! E’ il caso politico del “grillo”, per una comunità in ebollizione. Oppure, all’altro estremo, il caso singolare del “guarito”, per una comunità di psicologi abbandonati…

    In mezzo, tutta l’umanità possibile. Miliardi di parole, di stili, di òle… Possono fare una mole, un formicaio o una marmitta. Senti il rumore? A me basta comunicare col sorriso, tra il profumo di mirto e una lettera d’amore… il blog spalanca sempre un paradiso…

    Mi piace

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