La libertà dell’uomo generoso

E così è arrivata finalmente, La buona notizia. Ne parlavamo meno di due settimane fa con gli amici che abitano in Sardegna. Rita e io ci dicevamo “Nessuna nuova ancora, e poi…”, scambiandoci sguardi in pena “, …E poi, sì, è tanto bella”. “L’avranno fatta fuori, o peggio, chissà”. “Ormai chi la rivede più?” Ed era sofferenza vera, scambiata tra persone che lo sanno cosa vuol dire farsi in quattro per i diritti altrui. Rossella invece eccola, è tornata e “libera” è una parola che suscita ancora stupore in me che non ci credo mai fino alla fine. Peggio di San Tommaso.

Non ci credevo neanche con Ingrid Betancourt, con la quale ho sentito a volte quasi un gemellaggio, in anni di affetti famigliari di entrambe imprigionati dalla ragion di stato. Non ci ho potuto credere tanto più per me stessa, finché non è finita per davvero. In mezzo, non dico che sia stato tutto distrutto, ma tutto si è fatto diverso. Si cambia inesorabilmente quando si vive una prigionia. Ognuno reagisce in base a ciò che passa, già, ma anche all’indole che gli appartiene. Io, ad esempio, davanti alla ripetizione dello spavento scappo (vigliacca io? No, mi sento assolta, troppo di me ho dato per la causa).

Talebani. Nel marasma degli avvenimenti degli ultimi vent’anni, a sentirli nominare il primo pensiero va sempre ad Ezio Mitchell. Classe ’42, occhi dardeggianti, libero di testa, entusiasta come un ragazzino. Bravo, stimato e competente. Patito di belle donne ma con una moglie accanto che era una forza. Come si doleva, Ezio, di quelle distruzioni talebane, i Buddha di Bamiyan. Da come ne parlava, pareva il giorno prima che la civiltà umana ancora sbocciava in seno alla Mesopotamia. E trascinava, eccome, dalla sua. Aveva convinto perfino noi, che giovanilmente parteggiavamo per la filosofia di Emergency, quella dell’intervento sul luogo del disastro, ad abbracciare il metodo paziente di Medici Senza Frontiere.

Aveva fatto in tempo a dare vita a ASF-IT Onlus, io Vice di lui Presidente, quando nel 2004 è morto all’improvviso, lasciando decine di ragazzi increduli in lacrime. Nessuno ne parla oggi, di Ezio, o forse soltanto nel giro degli amici. In rete restano poche tracce. Che strano. Spesso mi capita di pensare a Internet come ad un’enorme raccolta di epitaffi. Ritrovo anche un mio nonno e una mia nonna, per mezzo di documenti che hanno realizzato in vita e che qualcuno ha messo on-line. Dà quasi l’idea che qui si possa sconfiggere la morte. Non sempre è vero, quindi, ma è dolce l’illusione.

 

Quanto allo scontro di civiltà, mi piace suggerire un tuffo nella scrittura lieve di Amara Lakhous*, una coca allungata con ghiaccio per rinfrescare corpo e mente e, quando si è pronti e tranquilli, di gettarsi in braccio al mondo con generosità.

 

 

 

*) per esempio: Amara Lakhous – Un pirata piccolo piccolo, Ed. E/O 2011

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