Evoluzioni

Affacciata al balcone. Molto bene, devo osservare e riportare con un certo piglio poetico, l’ho visto fare a uno scrittore/blogger e mi è piaciuto moltissimo il risultato.

Niente vicini da spiare. Ok rimedierò con il giardino, di solito è pieno di spunti. ci sarà pure qualche gatto in calore, qualche pipistrello che si abboffa di zanzare, qualche ladro d’appartamento che muove le frasche, o meglio (eh eh)… qualche coppietta.

Oh, ma è buio buio là fuori. E la luna?

– Nuova.

– Brutte notizie allora.

– Che dite? Come?

– Niente nuove,

– Buone nuove e invece…. Ahi!

– Fuori di qui! Sto svolgendo un esercizio letterario, del tipo “è notte, mi affaccio al mio balcone, guardo e osservo…”.

– La maestra Aversa mi aveva dato un tema uguale uguale in quinta elementare.

– Me lo ricordo, solo che parlava del giorno.

– Ho detto fuori. Fuori subito!

– Ma più fuori di così c’è solo il giardino.

– Oltre il giardino vi voglio, molto oltre il giardino. Siete dannosi.

– Ok, ma se poi ti senti triste e sola non cercarci perché non ci saremo.

– Vostra sorella sarà triste e sola. Adesso volete portare quelle zampette caprine lontano da me, S.V.P.?

– Sarebbe a dire?

– Roarr.

– Stacci bene, eh. Ciao.

Ah, finalmente. No, perché stasera sono sola in casa, il pupo dorme e io sto così bene. Dovevo metterlo nero su bianco. Quando mi ricapita?

La luna non c’è, ma non importa. Tanto non so replicare gli esperimenti altrui. Non so prendere la voce degli altri e farla mia. Il fatto è assodato. Per esempio, se leggo i nuovi articoli di Pascale sul Post non mi viene più da scimmiottarlo. Li leggo, dico: bravo, e giro pagina. Guardate, non metto neanche il link. E neanche il tag.

Non voglio più seguire nessuno. Nz. Nz. Nz. Nonsignore, diceva la mia cara nonnina, quella che il facòf di matrice statunitense col dito medio non lo conosceva, ma profondeva a piene mani la variante pugliese, un nodoso indice rivolto in alto, che simulando un’attività escavatoria all’interno delle cavità addominali dell’interlocutore, non disdegnava di apostrofare le allibite mamme dei pargoli coetanei di quei demonucci allievi della maestra Aversa, con l’adagio “Lo vedi questo? Te lo arrotoli e te lo ficchi nel xykz!” Quanti affettuosi ricordi di quell’epoca in cui si andava girando con i peli del xykz a batuffoli. (E quanti pochi amici, ma oggi come allora, in molti casi è meglio soli…)

Nel pomeriggio un temporaletto ha rinfrescato l’atmosfera, si è fermato per tempo così da permettermi di riprendere la bici nel tornare. E, mentre pedalavo, oltre alle due ruote motrici e alle corone del cambio, si sono messe in moto anche le ruote della mia sempre inquieta testa.

Sta avvenendo qualcosa in me. Un cambiamento, credo di aver raggiunto uno stadio nuovo. Di aver afferrato un senso dove prima non mi sembrava che ci fosse. E questo sta accadendo perché ho ribaltato una prospettiva, girato il foglio col disegno, l’ho guardato allo specchio (lo sapete? Si tratta di una tecnica per rilevare errori e asimmetrie). Non sto qui a spiegare, tanto non lo state leggendo davvero questo post, voi osservate perplessi il mio sforzo di riempire di caratteri il foglio virtuale e siete in bilico tra il decidere di abbandonare la lettura e saltare alle conclusioni (che saranno senza dubbio scoppiettanti al punto da confondere le acque  e quanto sto dicendo ora, a quel punto lo avrete ampiamente scordato) o buttare un like pietoso nel cappello rovesciato, sperando che mi basti per andare a farmi un panino e mollare in questo preciso istante tutta questa solfa.

Ecco, poi ho finito di pedalare, col solito scodinzolo negli ultimi cento metri, giusto perché i vicini osservino la mia spensieratezza e la fiducia nella mia agilità innata sulle due ruote, e abbiano di che sparlare tra loro. Ho finito di pedalare e anche di ragionare sulla svolta esistenziale che sto attraversando.

Skreeeek

Bott

Oddio, che accade?

– Ohi ohi.

– Ahi ahi.

– Ma venite qui, fate vedere. Siete stati investiti? Possibile?

– Possibilissimo altroché. Stavamo attraversando una svolta…

– …esistenziale. Che dolor.

– Non mi capacito. Come è successo?

– Troppo buio là fuori.

– Troppo.

– E poi è un po’ colpa tua.

– Mia?

– Sì, tua. Avevi intimato “Oltre il giardino!” e noi…

– …che siamo personaggi letterari,

– Mi avete, per l’appunto, presa alla lettera.

Fuori è tutto buio, anche le finestre dei palazzi lontani hanno spento le luci. I cani latrano, i ladri canano e io vado a dormire sola soletta e in pace con tutti voi.

– Ferma! Quella non è la porta…

– Ooooh! Cammina… Per aria…

.

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12 Risposte to “Evoluzioni”

  1. tramedipensieri Says:

    ahah ahah ahah
    incanto
    ma guarda tu le lettere in giardino che fanno!
    appena apri la porta…viaaaaa

    bello Francesca! altro non mi sovviene…(a parte che volevo abbandonare il testo a metà…ahah ahah ah)

    buona giornata 🙂
    .marta

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  2. Wish aka Max Says:

    Eh ma mica si fa così scusa! Dov’è la descrizione della svolta? E sei sicura che sia letteraria e basta? perché se sei riuscita a rivoltare la prospettiva, a guardare il foglio allo specchio, magari stai mettendo in discussione qualcosa di grosso, dentro o fuori da te… e allora, quando ce ne parli? eh? eh? eh? 😀

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    • icalamari Says:

      Adoro questo tipo di commento. 😀

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      • Wish aka Max Says:

        Non è con l’adulazione che ti libererai di me, io non ci vado, oltre il giardino! Sto qui a fracassarti i maroni finché non mi dici che sta succedendo! Stavo lì che leggevo e ridacchiavo, mentre dicevi che me ne sarei andato, e ho pensato tra me e me “brava, questo sì che è un bell’espediente per allentare la tensione, adesso verrà il bello” e poi finisce tutto. E no, zkyx! (che è il simmetrico di xykz, ché la posizione è opposta…) Non si fa così, ripeto! 😉

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  3. Mari Says:

    voglio anche io cambiare prospettiva….spiega spiega che io ti ascolto

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