Posts Tagged ‘Galatea Vaglio’

L -8

10 novembre 2013

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Poveri cristi

poveri cristi

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Gira in rete una folle diceria:

Peppa Pig morirà al rogo, e così sia”.

Viene data per spacciata,

Quasi fosse Deputata.

Ma i maiali amano la pulizia!

(Che limerick sporco!)

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Mi è capitato di leggere un post di Galatea e mi sono ritrovata in disaccordo col suo incolpare l’italiano medio degli sfaceli nostrani, eliminando del tutto dalla scena del delitto le varie ipotesi di complottismo (che non avallo nemmeno io fino in fondo).

Eppure, la frase “Il/la prof ce l’ha con me”, detta dagli undicenni,  non ha mai convinto neanche me, e l’analogia tra lo studente (italiano) medio e il cittadino (italiano) medio è scontata. Meglio: il passaggio dal degrado delle istituzioni scolastiche agli effetti della libera circolazione dei loro pessimi prodotti è fin troppo evidente. Certo.

Però.

Non appoggio l’alzata di spalle e il discolpare quanti, nei secoli fino ai giorni nostri, hanno di fatto reso la popolazione italiana riconoscibile come un insieme di “Simpatici figli di…” Il fatto che ci siamo abituati a questo stereotipo, e che la cosa non manchi di procurarci un sottile piacere masochista, ne è un effetto.

Io, dietro a tanta tracotanza da parte dei poteri esterni al Paese nei confronti dell’Italia, ci vedo il più delle volte, appunto, solo tracotanza. Che non siamo in grado di arginare perché abituati a tenere la testa bassa davanti allo straniero. Un’abitudine alla disistima che peraltro non esibiamo in tanti altri contesti di primaria importanza, quell’insieme di doti di cui ci vantiamo a ragione e che ci vengono riconosciuti anche all’estero.

Ma, dietro agli ingarbugliati fatti interni, mi sembra che emerga chiaramente ben più di una sola causa. Principalmente lo strapotere di chi detiene la maggior parte della ricchezza e fa di tutto per mantenere il suo primato, compreso rendere il cittadino vacillante nell’esercizio e nella conoscenza dei propri diritti e doveri democratici.

E l’esuberanza delle mafie, possibile grazie alla connivenza di tanti che, anche quando ben scolarizzati (qui sono d’accordo con Galatea), preferiscono il solito uovo oggi, piuttosto che una gallina domani per i propri e per i figli altrui.

Ho passato la mattinata in una località nei pressi di Roma, prendendo tanta pioggia e tanto freddo ma anche incontrando gente di paese che, invece della solita lasagna offerta dalla squadra ospite a fine partita a tutti i partecipanti, hanno generosamente messo in piedi un banchetto completo di ogni ben di Dio. E su Dio hanno fatto le loro battute due discoletti, diciamo poco meno che undicenni, vedendo due maiali in croce messi ad arrostire a fuoco lento.

– Guarda, due maiali crocifissi.

– Come Dio.

– Un Dio maiale!

Gli adulti giù a ridere. Io a pensare: c’è qualcosa di blasfemo, ma negli adulti, mica nei bambini.

Ecco, prima che crescano e vengano pervasi  fino in fondo dalla consuetudine all’autocompatimento per le proprie sventure e alla malizia, non potrebbe valere la pena di abituare i ragazzini a mantenere la mente libera dagli stereotipi?

Che un Dio maiale non è mica sempre una bestemmia. Anzi, averne in abbondanza,  in giornate come questa, è solo una benedizione. Ancora mi lecco le dita.

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Club Des Belugas – It’s a beatiful day

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Riso amaro

5 marzo 2013

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Ieri avevo gonfiato le gomme alla pieghevole, volevo tornare a usarla, visto il bel tempo e l’aria marzolina. Avevo controllato le luci, i freni,  dato una spolverata a sellino e manubrio, ma poi, per un presentimento, ho lasciato perdere. Meglio così, perché a sera sono arrivata con un maldischiena atroce, l’autobus del ritorno, anche se in compagnia della mia amica Marzia, è stato il colpo di grazia. E oggi mi ritrovo a casa, devo stare il più possibile sdraiata, quindi utilizzerò meno energie possibili su questo post, mi scuserete.

La mia maggiore fonte di distrazione, oltre a La Strada di Cormac McCarty che però, causa crisi di panico indotte dalla lettura, devo interrompere spesso, sono i tweet.

Mica l’avevo capito prima il potere di un tweet ben formulato. Un aforisma che coglie l’essenza del contemporaneo, creato sul momento da menti geniali o fortunosamente tali per un momento solo della loro intera esistenza. Leggerli in sequenza, apprendendo le notizie e le loro sfaccettature, è davvero un’esperienza da fare. Tanto più che i tizi che seguo in genere non parlano di fatti personali. E questo aspetto che distingue Twitter da Facebook, me lo rende simpatico, ‘sto social network.

Per esempio,

Galatea

Tweet nel quale Galatea Vaglio reagisce alla bestialità affermata di Roberta Lombardi, neoletta capogruppo alla camera del M5S.

Ma anche:

Asino morto

Che sullo stesso argomento è un cortese richiamo alla Storia di Asino morto.

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Che oggi, tormentata dai dolori (ma non abbattuta, tranquillo, ci vuole ben altro) , non avevo testa di seguire i notiziari. Piuttosto continuava a tornarmi in mente la conversazione di ieri con Marzia, la mia collega trentaduenne, dolce come Biancaneve, precisa come il Grillo Parlante, innamorata come Cenerentola del suo Amò, col quale è andata a vivere da poco. E col quale ha fatto di recente un viaggio a Bali.

– Non saremmo mai tornati. Un posto da sogno. Non per il mare, che non è bello, troppe onde, forse bello per i surfisti. Ma per la calma, la gente che ti sorride anche se non ti conosce, che ti fa favori in cambio di pochissimi spiccioli. Poi ci sono quei negozianti che mettono delle offerte di fiori e cibo davanti ai negozi tutte le mattine. E che pregano, come preghiamo noi, ma più volte al giorno le loro divinità.

– Induisti, giusto?

– Si, credo, ma insomma, mentre noi preghiamo per dovere, loro lo fanno per un’esigenza interiore.

– Si vede che sono proprio disperati.

– Macché, è tutta gente talmente serena e semplice che all’inizio ti sembrano anche – pausa per guardarsi attorno, e poi, in un filo di voce – Ritardati. Ma non lo sono, dopo un po’ ti ci abitui e non vorresti mai venire via da lì.

– D’altra parte sono talmente poveri e senza gli stimoli di una società complessa come la nostra che è normale che sembrino “in ritardo” rispetto ai nostri tempi di reazione.

– Giusto, però dev’essere proprio qualcosa di innato, perché lo vedi che loro sono proprio felici.

– Come sarebbe a dire “felici”.

– Sì, per esempio, vanno a lavorare tutte le mattine nelle loro risaie, no? E lo fanno sorridendo.

– Ma, scusa, chi lavora nelle risaie, le donne?

– Sì, le donne, e anche i bambini.

– I bambini. Ma guarda che non possono essere felici di questo, al più saranno abituati, io ho una parente mondina che mi racconta di essere contenta di averlo fatto per poco, da ragazzina giovanissima. Ore china sulla risaia, con i caporali che controllavano, la fame, le malattie, la paura degli stupri…

– Mondina? Risaia?

– Non… non conosci le mondine? I canti delle mondine, Sciùr padrun da li beli braghi bianchi. Le ragazze che lavoravano in risaia fino a metà Novecento. Si divertivano talmente a spezzarsi la schiena in ore e ore immerse nei campi allagati a rischio di malaria, che furono tra le prime lavoratrici a rivendicare diritti sindacali. E divennero famosissime per questo.

Biancaneve aveva alzato le spalle e le maniche a sbuffo avevano quasi raggiunto il fiocco sulla sommità del suo capo.

– Non sapevo nemmeno che in italia si coltivasse il riso.

Trentadue anni, italiana, donna, laureata, un buon lavoro, ha sicuramente votato due domeniche fa. Poi uno si meraviglia che venga rappresentata da persone che, a voler essere buoni, non conoscono la Storia.

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Che male, che reni spezzate. Torno a sdraiarmi e guardo un cartone animato, che è meglio.

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