Posts Tagged ‘Respiro’

The Square. Quadrilogia dei respiri – Nell’acqua

19 settembre 2019

di Francesca Perinelli

 

Pochi altri fatti piegano atti di volontà quanto quella nuotata che spinge al corpo a corpo il corpo con sé stesso. Fosse per lui, terrebbe il tempo solito per darsi a contemplare l’incanto delle leve in moto armonico, il gioco degli spruzzi, il fondale che scorre, il ritmico fragore dell’acqua nelle orecchie. Ma non dura e si sdoppia, lo squassa lo sconcerto della resa, la sorpresa di non contare più niente in mare aperto, inframmezzato ai flutti, oppure sperso nel mezzo, quasi svenuto in transito lungo una vasca estesa. Un attimo è quello che fa mancare il fiato. Ogni certezza cede e lei, tiepida culla richiusa e resa con un rimbalzo d’onda camera ardente, al nuotatore ora nemica ed estranea, sottrae gli ultimi aliti agli alveoli, scombina il fato e riporta la vista alla fiducia; rende impellente un supplemento d’aria, per non restare totalmente senza, porta allo sforzo dell’apertura massima i polmoni e tende e prova il fragile costato, contro la fame d’aria e la sua urgenza. Qui ecco la scelta tra abbandonarsi e osare, provando nuove branchie sconosciute, tagliate nelle pieghe dell’ “io sono”, rivedendo i rapporti tra le parti, incamerando e non lasciando andare, padroni nuovamente del respiro, regolato secondo l’occorrenza, portato a un ritmo che ossigeni l’ “io voglio”. Così l’atto riunisce le anime e le intese, vince la tentazione della resa e riesce a riacciuffare il suo bottino. E per ogni testardo che non cede Cheever si risolleva, scansa l’ineluttabile destino e torna a godere, eterno, la nuotata.

The Square. Quadrilogia dei respiri – Nella melma

12 settembre 2019

di Francesca Perinelli

Stai calma perché non serve a niente se ti agiti. Le sabbie sono molli e sulle sponde verdi si aggira il coccodrillo, ma ancora non ti nota. Logica batte pathos, lei detta legge e questa è una fortuna. Lo hai capito lì, dove ti trovi. Nella scelta tra panico e coerenza. Guardati attorno, siete davvero tanti, forse tutti; siete distribuiti, tutti connessi insieme, ma sta’ attenta, che gap di eoni tolgono l’uno all’altra e quindi all’altra l’una, divisa poi dall’altro, distante da quell’una, lontana, lontanissima dall’altra, che eoni isolano pure da sé stessa. Nella foresta muta regnano solo i sospiri, la tentazione è quella di dibattersi. Non farlo. Il pozzo in cui ti sei ficcata non ti odia, né sono tuoi nemici l’una o l’altro. Non può esserci odio, se è il richiamo di amore che hai seguito. Hai scelto di restare a mezzobusto, avevi alternative e non le hai prese e ora resta ferma. Fermati e resta immobile, non prendere un respiro. Attendi finché non vedrai più chiaro, attendi la veggenza che l’ipossia regala ai moribondi. Intanto sei serena, è una constatazione, perché ne sei già fuori, sei già lontana e alta e voli e compatisci chi pensa vero quel sistema minimo: la pozzanghera al sole che presto sparirà, e la smilza lucertola che non è un coccodrillo. Scappa pure da ridere perché manca l’ossigeno, tendi la mano a loro, che ora ami perché te ne distacchi, così tanto lontani, così incoscienti e puri. E lì realizzi che non hai fatto parte della giungla se non nel tempo di una festa in maschera, la festa mobile del tuo più lungo addio.

The Square. Quadrilogia dei respiri – Nel sonno

5 settembre 2019

di Francesca Perinelli

In volo in volontà involontario l’hai fatto mille volte e apri e chiudi alveoli a notte fonda senza sonno ascolti passa un cane e alla luna a lei è lui a ululare pianto, per quanto fiato abbia. Respira e poi riprende. Dormi se lo dimentichi, il respiro, coperto dal respiro delle cose. Respira l’aria dietro le finestre, vicini a conversare con gli amici, le fronde vive dentro il temporale, e cani, e volpi, e i gatti e i cinghiali, i camion e la spazzatura; le moto di passaggio e le autoradio. Lo fa la notte quando è silenziosa. L’ascolti e ti riposi bene, preso nel flusso sciolto che nebulizza l’etere, lo porta a fare mondi; genera fatti, agisce le persone; e si dissolve. Altera il tuo respiro, contrae le corde, e tu produci suoni, articoli parole. Vorresti ma non riesci a liberarti. Smetti lunghi secondi e ricominci. Non sai che fartene e non puoi farne a meno. Nel sonno ne hai coscienza, lo sai quello che non riesci più ad ammettere durante il lungo assedio della veglia. Continua, su, non perdere il respiro. Credici in pieno. È la tua condizione; il solo modo di essere vivente. Non un ricordo e non un potenziale. Tu sei espirando e inspirando forte. Tu sei, scambiando l’aria con il mondo, che ti attraversa ma ti lascia indenne, che ti sorseggia e ti conferma: sei. E io, che voglio essere con te, respiro nel tuo alito, mi accordo, ti scivolo all’interno, ti fuoriesco e ti riprendo in me, respiro. Bocca e narici sono il nostro tramite, legame inconsistente che non lega. Io lo conosco, lo sento come mai, lo voglio. Lo prendo e mi ci avvolgo. E, finalmente, posso dormire anch’io.

The Square. Quadrilogia dei respiri – La soluzione di Ondina

29 agosto 2019

di Francesca Perinelli


Me ne ha parlato Ondina, giusto lei; e lì per lì è stato dissonante, insolito per una che fluttua e muta, agisce in preda a impulsi, fa passi ancora più lunghi di quelle lunghe gambe su cui non potrà mai contare in pieno, si scorda dei miei fatti, ricorda solo il buono per più avanti. Io, scemo, l’ho ascoltata, travolto da un attacco di speranza, che viene solo se si fa vicina. Ma poi mi mozza il fiato assistere al miracolo istantaneo che blocca l’espressione schietta. Sorride e azzera la respirazione, mia e sua, eppure lei non sembra risentirne. Ondina è molto malata, scoprirò mai di che? Mi chiama “il suo dottore” benché io le sia inutile, e a me siano ormai inutili le regole, origine di stress; e le passioni, stravolgono gli ormoni; inutile il lavoro, senza concentrazione; inutile ogni battito, che procede a singhiozzi lungo le fronde sfrante di vene maltrattate oltre misura; inutile esser morale, probo o corretto: assumo ogni veleno e mi ci perdo. Mi sento cieco e zoppo, afferro ogni sporgenza traballante, a rischio di cadere, mi isolo, m’intristisco, mi deprimo e non lo racconto a lei che, appena insieme, prende a dire diffusa, profusa nei particolari, dei suoi e ormai anche miei mali, e l’altroieri annuncia: C’è un’App che ti ricorda i tuoi respiri, poi sorride e fa: L’avresti detto? Io provo disperato ad aggrapparmi, patendo i miei polmoni collassati, ma lei prende il telefono, subito inspira forte e si fa in là.


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