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WonderGiuggiola

30 novembre 2019

La novità del giorno l’ho appresa stamattina appena ho aperto il telefono e mi ha spiazzata la richiesta d’amicizia del vedovo con figlio piccolo a carico più figo che abbia visto negli ultimi anni. Wow, Roger… Un beaux français comment me piace ammé. Touché. Obligé. Allez, damose da faire. Ancora seduta tra le mie coltri sfatte, col pigiamino inerpicato su per metà di una gamba e metà di un braccio, e le altre metà pigramente allungate oltre il dovuto, capelli e faccia non esattamente pronti per i paparazzi, difesa dall’anonimato delle finestre chiuse, non temendo quindi la reciprocità dell’atto, mi sono messa ad osservarlo bene, lui, l’intrepido. Che approccia una donzella in rete senza neppure l’amo di una conoscenza comune. Roger, mi sono chiesta, com’è che le sole quattro foto sono state caricate una settimana fa (la più figa, a mezzo busto e glasses scuri specchiati color cielo, sdraiato su una passerella in teak coi segni di una gloriosa estate addosso, pronto per un bel kiss al sapor di spritz)? Com’è che non mostri amici e chi ti ha messo mi piace è una comunità di anziani sparsi un po’ dappertutto in Italia, in apparenza senza connessioni tra di loro? Com’è, nessun riferimento a Montpellier, la tua città? Come sei bello, come sei figo, Roger. E hai scelto proprio me. Ma sarai vero?

E, niente, ho fatto una ricerca per immagine ed è saltato fuori chi ha prestato a Roger le fattezze: uno splendido dietologo cileno, straripante di addominali e figli piccoli, di merchandising e fascino, del tutto ispanofono – altro che Montpellier – rispondente all’ameno nome di… Giancarlo.

Vabbè.

Ho scritto a Giancarlo: Oh, vai a riprenderti le fattezze prima che Roger ne combini qualcuna grossa al posto tuo, non si sa mai.

E non si sa mai davvero, una si sveglia con una sorpresa simile e si ritrova solitaria a bere the all’amaro aroma di rimuginamento: dov’era che avevo sentito una cosa simile? Ma sì, ne avevo parlato con la mia amica Illy, tosta e romantica come il caffè di Trieste, quando una sera di poco tempo fa, con enorme sprezzo dell’interruzione di servizio anticipato della Linea B della metropolitana, ci siamo avventurate dopo il tramonto verso Piazza Vittorio per esplorare gli eventuali scenari di un’ipotesi di racconto (che a noi ogni tanto piace darci delle mete folli e scontrarci sulla possibilità effettiva di raggiungerle. Stavolta ha vinto lei, non era davvero il caso). Ma, insomma, Illy la tosta e io la sottoscritta, ancora col sapore di gelato a scottarci la gola in una delle prime sere proprio fresche dell’autunno, camminavamo controvento percorrendo a ritroso la strada fatta all’andata, smontando le ipotesi alla base della nostra partenza verso quella serata e costruendo quelle per una sana ritirata in un luogo ameno, accogliente e dalla temperatura almeno temperata, quando, non si sa come, le strade delle conversazioni si sono intersecate, oltre che alle gambe stese dei senza tetto sdraiati sotto i portici della Stazione Termini, alla tragica storia dell’Amica Giuggiola.

Amica Giuggiola pare che sia davvero una gran persona. Intelligente e con la testa sulle spalle si è andata a fidare di un sedicente francese che da debita distanza è riuscito a intortarla alla comme si comme ça, l’ha fatta addirittura in-na-mo-ra-re e, quando si è trattato di incontrarla, ha ottenuto di farsi inviare del denaro per il viaggio verso l’Italia, dopo di che, tanti saluti e grazie. Amica Giuggiola per poco non ci ha rimesso il senno, si è fatta venire i dubbi che avrebbe dovuto avere fin dall’inizio e ha scoperto che a nome del francesino si era trastullato con lei uno dei tanti nordafricani dediti a truffe verso le giuggiolone europee affette da grave deprivazione affettiva.

Povero Roger. Con me gli è andata a buca. Stringendo le ginocchia con le braccia, avvolta nel più affettuoso dei miei pigiami, questa mattina ho aperto un bel pacco di biscotti al cioccolato e ho incamerato tanto di quell’affetto da poter rispondere ai richiami d’aiuto di tutte le Giuggiole di Gotham City. Almeno fino alla prossima colazione.

 

 


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