Chiedilo a lui (se ne hai il coraggio)

Ho dormito una mezz’ora, ero sfatta. Poi mi sono tirata su a forza, avevo alcune cose da concludere prima di andare a letto e sono passata davanti alla televisione accesa.

 

– … Ma di questo film che gliene importa alla gente comune, semplice, che lavora? A un povero bracciante lucano, a un pastore abbruzzese, a una modesta casalinga di Treviso, che gliene importa di queste tematiche intellettualistiche, solitarie, masturbatorie?

 – Uh, Sogni d’oro… È Sogni d’oro!

– Eh, già. Che stai facendo?

– Mi siedo.

– Non stavi andando a dormire?

– No, no. Tu vai? Sogni d’oro.

Erano le 23.05 di lunedì, ero stanca e per questo motivo ho potuto formulare un pensiero baciperuginesco come “che film meravigliosamente visionario”. Ma, sì, lasciatemelo pensare almeno la sera tardi: tutto il cinema di Nanni Moretti è una visione, una visione straniante del mondo nella quale ho sempre ritrovato, con differenti gradazioni, le mie incertezze e le mie manie. Nessuno tocchi Nanni, che è un precursore. Uno che, tanto per fare esempi, dalla scena giovanile di -chiamiamolo così-  autoerotismo sotto la doccia, fino al lungo amplesso straziato con Isabella Ferrari in Caos Calmo, ha spianato la strada a Fassbender (e gli ha suggerito anche qualche espressione facciale, secondo me), nonché a quelli che, dopo Shame, d’ora in avanti si dichiareranno suoi epigoni.

Uno che, come qualcun altro oggi, si è anche ritrovato, da non politico, alla testa di un movimento popolare che voleva cambiare il Paese. Del 2 febbraio 2002 a piazza Navona, Nanni ricorda (*):

[…] all’inizio mi ero entusiasmato perché c’erano stati interventi di persone che io preferisco chiamare “non politici di professione” […] Poi gli ultimi due interventi di quella sera: prima Fassino e poi Rutelli. Ho cominciato ad ascoltare: erano interventi già preconfezionati, e che non prendevano minimamente in considerazione quello che era stato appena detto. Lentissimamente mi sono avviato verso il palco. […] Mentre Nando Dalla Chiesa diceva: “La manifestazione è finita”, io ero arrivato sotto il palco e una signora anziana mi ha visto e mi ha chiesto: “Ma che vuoi parlare?…”, io ho fatto una faccia un po’ così, dubbiosa. […] sono stati quelli che erano intorno a me che hanno detto: “Moretti vuole parlare!”. Io non è che avevo alzato la mano dicendo “Fatemi dire qualcosa…”. In realtà fino a quel momento non sapevo che cosa avrei fatto […] mi sono ritrovato su quel palco e ho fatto il mio breve intervento.” (Che poi, nel mio piccolo, è capitato anche a me, accidenti. Nanni, credimi, ne so qualcosa: entrare nel gioco pieno di ideali e poi uscirne fatto a pezzettini).

In seguito c’è stata una breve stagione durante la quale il mondo politico ha tremato. Ci teneva, Nanni, in quel periodo, a sottolineare come il proprio ruolo nel movimento fosse paritetico a quello degli altri partecipanti e che l’importante per i girotondi era di “comunicare agli elettori di centrodestra che i problemi della democrazia sono problemi di tutti, riguardano anche loro”. Il resto del lavoro spettava al sistema partitico, a quei politici che avrebbero dovuto “fare una coalizione, proporre un programma e creare […] un blocco sociale che poi possa attrarre nuovi elettori e far vincere le elezioni”. E poi è andata come andata.

 Insomma, il film si è concluso, bello come un uovo sodo senza guscio, con il protagonista trasformato a poco a poco in irsuto lupo mannaro che fa fuggire via Laura Morante, anche lei con i baffi (autentici eh, ed era stupenda), mentre le urla dietro “Sono un mostro e ti amooo!”. Ogni volta che rivedo questo finale mi viene da piangere. Poco prima c’era stata una scena che mi ricordavo bene: Michele, il protagonista, si sta contorcendo per i dolori della trasformazione, dietro il tronco di un albero del laghetto dell’EUR. In quel momento passa una bambina che incontra il suo sguardo allucinato. Quella bambina ero io, giuro. È andata così, mi ero appena allontanata di dieci passi dai miei, rimasti sul vialetto, che sono entrata nel campo delle riprese. Nanni se n’è accorto e ha fatto segno di proseguire. Lui, tutto peloso, mi ha guardata, mi ha detto “Ciao” con una voce gutturale spaventosa, da sotto quelle due occhiaie malate, e ha aperto la bocca pustolosa e riarsa in un sorriso a denti marci. Ricordo d’aver urlato, ma non di spavento, piuttosto di entusiastica sorpresa. Che bellissimo trauma infantile. È per questo che oggi sono così come sono, e ne vado fiera.

Stavo già col dito sul tasto rosso del telecomando, quando i titoli di coda sono stati troncati malamente e al loro posto è apparso il primo piano di un prete ortodosso, tal Padre Manuel Nin (io fino a quel momento conoscevo solo Anais Nin, tutt’altra parrocchia), che ha preso a commentare un’icona sul tema della Pentecoste. Possibile? Non ci avevo fatto caso prima ma Sogni d’oro era stato trasmesso nientemeno che su Tv2000, “una tv per chi crede e per chi cerca. Una tv che rende fruibile a tutti, senza filtri deformanti, l’attività e il magistero del Papa”. Porcaccia vacca! Ma non l’avevano visto Habemus Papam? Non ci credo. Neanche La messa è finita?

Nel tentativo di cercare un nesso tra il film appena terminato e le immagini che ora stavano scorrendo, sono rimasta ipnotizzata per buoni dieci minuti davanti a Padre Nin, il quale ha poi concluso dicendo di meditare sul fatto che “la Pentecoste ha reso i teologi pescatori”. Ma va’? I pescatori? Mah, non lo so. Io, per me, non ci avevo capito niente, che gliene importa ai pescatori di queste tematiche intellettualistiche, solitarie, masturbatorie?

E subito dopo è partita la pubblicità: “Chiedilo a loro”. Ovvero, devolvi l’otto per mille alla Chiesa Cattolica, così finanzierai le sue opere di bene. Avevo letto da poco una critica a questa campagna pubblicitaria, critica che si può ritrovare anche su questo sito (**) che svela, analizzando banalmente il Rendiconto della CEI sulle spese dell’otto per mille, che “alle opere di carità e assistenza […], non va più di un 21,2% del totale”.

Alla faccia della coerenza, ho sbadigliato. Chissà che cosa ne penserà Nanni Moretti, bisognerebbe chiederlo a lui, piuttosto.

 

 

 

 

*) Gianfranco Mascia: Qualcosa di sinistra – intervista a Nanni Moretti, 2002 Fratelli Frilli Editori, Genova

**) www.minimarketing.it Curato da Gianluca Diegoli

 

 

 

 

 

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7 Risposte to “Chiedilo a lui (se ne hai il coraggio)”

  1. ilariamazzeo Says:

    Non ho mai visto Sogni d’oro. Mea culpa!
    Brava e divertente, comunque 😉
    Ciao.
    I.

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  2. Ca Says:

    Brava davvero, proprio un bell’articolo!

    Mi piace

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