Riso amaro

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Ieri avevo gonfiato le gomme alla pieghevole, volevo tornare a usarla, visto il bel tempo e l’aria marzolina. Avevo controllato le luci, i freni,  dato una spolverata a sellino e manubrio, ma poi, per un presentimento, ho lasciato perdere. Meglio così, perché a sera sono arrivata con un maldischiena atroce, l’autobus del ritorno, anche se in compagnia della mia amica Marzia, è stato il colpo di grazia. E oggi mi ritrovo a casa, devo stare il più possibile sdraiata, quindi utilizzerò meno energie possibili su questo post, mi scuserete.

La mia maggiore fonte di distrazione, oltre a La Strada di Cormac McCarty che però, causa crisi di panico indotte dalla lettura, devo interrompere spesso, sono i tweet.

Mica l’avevo capito prima il potere di un tweet ben formulato. Un aforisma che coglie l’essenza del contemporaneo, creato sul momento da menti geniali o fortunosamente tali per un momento solo della loro intera esistenza. Leggerli in sequenza, apprendendo le notizie e le loro sfaccettature, è davvero un’esperienza da fare. Tanto più che i tizi che seguo in genere non parlano di fatti personali. E questo aspetto che distingue Twitter da Facebook, me lo rende simpatico, ‘sto social network.

Per esempio,

Galatea

Tweet nel quale Galatea Vaglio reagisce alla bestialità affermata di Roberta Lombardi, neoletta capogruppo alla camera del M5S.

Ma anche:

Asino morto

Che sullo stesso argomento è un cortese richiamo alla Storia di Asino morto.

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Che oggi, tormentata dai dolori (ma non abbattuta, tranquillo, ci vuole ben altro) , non avevo testa di seguire i notiziari. Piuttosto continuava a tornarmi in mente la conversazione di ieri con Marzia, la mia collega trentaduenne, dolce come Biancaneve, precisa come il Grillo Parlante, innamorata come Cenerentola del suo Amò, col quale è andata a vivere da poco. E col quale ha fatto di recente un viaggio a Bali.

– Non saremmo mai tornati. Un posto da sogno. Non per il mare, che non è bello, troppe onde, forse bello per i surfisti. Ma per la calma, la gente che ti sorride anche se non ti conosce, che ti fa favori in cambio di pochissimi spiccioli. Poi ci sono quei negozianti che mettono delle offerte di fiori e cibo davanti ai negozi tutte le mattine. E che pregano, come preghiamo noi, ma più volte al giorno le loro divinità.

– Induisti, giusto?

– Si, credo, ma insomma, mentre noi preghiamo per dovere, loro lo fanno per un’esigenza interiore.

– Si vede che sono proprio disperati.

– Macché, è tutta gente talmente serena e semplice che all’inizio ti sembrano anche – pausa per guardarsi attorno, e poi, in un filo di voce – Ritardati. Ma non lo sono, dopo un po’ ti ci abitui e non vorresti mai venire via da lì.

– D’altra parte sono talmente poveri e senza gli stimoli di una società complessa come la nostra che è normale che sembrino “in ritardo” rispetto ai nostri tempi di reazione.

– Giusto, però dev’essere proprio qualcosa di innato, perché lo vedi che loro sono proprio felici.

– Come sarebbe a dire “felici”.

– Sì, per esempio, vanno a lavorare tutte le mattine nelle loro risaie, no? E lo fanno sorridendo.

– Ma, scusa, chi lavora nelle risaie, le donne?

– Sì, le donne, e anche i bambini.

– I bambini. Ma guarda che non possono essere felici di questo, al più saranno abituati, io ho una parente mondina che mi racconta di essere contenta di averlo fatto per poco, da ragazzina giovanissima. Ore china sulla risaia, con i caporali che controllavano, la fame, le malattie, la paura degli stupri…

– Mondina? Risaia?

– Non… non conosci le mondine? I canti delle mondine, Sciùr padrun da li beli braghi bianchi. Le ragazze che lavoravano in risaia fino a metà Novecento. Si divertivano talmente a spezzarsi la schiena in ore e ore immerse nei campi allagati a rischio di malaria, che furono tra le prime lavoratrici a rivendicare diritti sindacali. E divennero famosissime per questo.

Biancaneve aveva alzato le spalle e le maniche a sbuffo avevano quasi raggiunto il fiocco sulla sommità del suo capo.

– Non sapevo nemmeno che in italia si coltivasse il riso.

Trentadue anni, italiana, donna, laureata, un buon lavoro, ha sicuramente votato due domeniche fa. Poi uno si meraviglia che venga rappresentata da persone che, a voler essere buoni, non conoscono la Storia.

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Che male, che reni spezzate. Torno a sdraiarmi e guardo un cartone animato, che è meglio.

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7 Risposte to “Riso amaro”

  1. Barney Panofsky Says:

    E’ tutto compreso nel Grande Spettacolo: la tv, le fiction, l’iPhone, i viaggi fatti “perche’ si deve andarci, a Bali”, e non perche’ c’e’ qualcosa da vedere/da fare. Tutto d’una levita’ e d’una inconsistenza che fan sembrare chiunque legga un libro l’anno un alieno con cervello da Mensa (a patto che il volume non sia l’ultima fatica di Moccia, chiaramente).

    In sostanza, siamo fottuti.

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  2. Wish aka Max Says:

    D’altra parte se leggi questo articolo ti renderai conto come Biancaneve costituisca la norma, più che l’eccezione.

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  3. Ai tempi miei era diverso | Serbatoio di pensieri occasionali Says:

    […] stamane ho citato questo articolo commentando un post che poi ne ha generato un altro, che mi ha fatto riflettere sul perché si sia arrivati a questo. […]

    Mi piace

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