Sleepwalkers – Un antefatto a due voci

bambine

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– Questa volta sono preparata, la scuola finirà il dodici giugno. Sono anche avvertita del solito rischio gavettoni.

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A me della fine della scuola non importa niente, se non che mi ricorda che è passato un altro anno.

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– Ti pensavo stamattina, lo sai? Com’era che ti chiamavi?

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Non lo abbiamo mai deciso.

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– Sì, ma poi ho saputo che non avere un nome pregiudica la tua credibilità. Allora, come ti chiamiamo? Alessandra. Ti piace?

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Il nome di tua madre?

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– Una parte, lei ha un nome più lungo.

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Ok, sì, basta che non mi identifichi con lei.

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– Ci starò attenta, ma non è nelle mie intenzioni.

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E che intenzioni hai? Perché hai pensato a me stamattina?

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– Ti ho pensato alla recita di fine anno della scuola materna. Hanno pure messo in scena una consegna dei diplomi, all’americana. Con tanto di cappellino da lanciare in aria.

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Uh-uh. Fico.

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– Sei amara, sei un personaggio amaro. Ti ho pensato per questo motivo. Piangevamo tutti, sai, stamattina. Io mi guardavo attorno. C’erano genitori giovani, belli, con i vestiti e gli occhiali da sole giusti. Li indossavano perfino al buio.

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Sleepwalkers.

– Ah, sì. Attenta che denunci la mia età, non la tua.

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Ci sono i revivals, i corsi e ricorsi storici anche nella musica. Hai fatto caso che nei videogiochi c’è tutta la colonna sonora anni ’80?

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– Me l’ha detto qualche uccellino, sì. Accordato il riferimento ai Level 42.

Bella, ma guarda che i Level 42 non avevano l’esclusiva su quel termine, ci sono state altre canzoni. Va bene, tanto mi riferivo a loro. Tornando a bomba: allora, perché hai pensato a me?

– Perché tu sei come gli sleepwalkers, vedi solo quello che sogni, mentre quei genitori no. Loro piangevano come tutti gli altri, alzavano gli occhiali per asciugarsi gli occhi. Ma, dimmi, intanto hai trovato un nuovo lavoro, giusto?

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Esatto. Pss… Poi dimmi tu quale, così, tanto per sostenere la parte, dovessi incontrare dei lettori.

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– Ci rifletto e ti faccio sapere. Quindi hai cambiato vita. Forse ora sei focalizzata di nuovo su qualcosa che non sia la sopravvivenza spicciola. Magari hai alzato il livello dei tuoi desideri.

Certo, sono cresciuta. E comunque piango regolarmente, sai. Allora?

– C’è lacrima e lacrima. Tutta la commozione, dei genitori, delle maestre, perfino dei bambini (vedessi come si abbracciano per farsi coraggio l’un l’altro nella consapevolezza di stare crescendo in fretta), era qualcosa di importante. Che non accadeva e basta, ma che segnava il superamento di un limite, un altro (quanti se ne superano in una vita, se ci si fa caso). In quei momenti vedi materialmente il testimone, al ralenti, che passa dalla tua mano alla loro. Accetti di lasciare loro spazio, di salutare un pezzo della tua vita che non tornerà mai più. Qualcosa che, mia personaggia, in quanto tale tu non puoi provare. Funziona solo per interposta persona. E ti fa sentire parte di un meccanismo universale. Un meccanismo ineludibile che ti accomuna alle sorti di tutta l’umanità. In quel momento tu lo sai perché ne fai esperienza, gomito a gomito con persone che di solito, con te, non hanno niente a che spartire.

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– Pensi che io viva fuori da queste sensazioni? Non è così. Io, durante questo anno, ho fatto un mucchio di cose. Ho pure preso un gatto.

– Questo mi dice che non sei cresciuta abbastanza. E Aldo? Di Aldo che mi dici, l’hai più rivisto?

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Lo incontro spesso. Ci salutiamo e basta. Oh… Lui è sereno così. Non capisce, o forse capisce ma non può farci nulla. Non riesco neanche a parlarne, scusa. Sono ancora innamorata.

– Brutto guaio, ma tu non cederai agli stereotipi, vero? Spero che non finirai a identificarlo con un “tipo umano”. Non farne una caricatura.

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Non posso farlo, per me è unico. E poi io sono solo un personaggio, in fondo. Questa tentazione potrebbe venire a te.

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– Cercherò di combatterla. Le generalizzazioni non sono produttive. Anche io a lui ho voluto bene, come se fosse stato una persona reale… Oddio, Alessandra. Mi è arrivata una coltellata al cuore delle tue. Tienile per te, per favore, le sensazioni di morte.

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Un personaggio non coincide con il suo creatore?

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– No, e se voglio ti distruggo.

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Io voglio vivere però.

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– Vivrai, allora. Raccontami qualcosa della nuova te.

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Per vivere e raccontare ho bisogno di sognare e desiderare.

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– Metti su gli occhiali scuri, è ora. Oggi c’è un gran bel sole.

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[continua]

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Level 42 – Sleepwalkers

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