Ebbasta fidelizzazioni (su Cartaresistente)

Questi gli esiti della mia ricerca: ancora non ti ho trovato, ma adesso temo il peggio. Mi sono arresa a questa conclusione a fatica, prima ho dovuto affrontare, quindi riprendermi, dalla scoperta di una situazione della quale, è evidente, non eri consapevole, non fino in fondo. Parlando con te al telefono e nei nostri ultimi, rari, incontri, mai avevi accennato alla piega presa dalla tua esistenza.
Ultimamente eri assorbita da Huysmans, i nostri amici ti hanno vista spesso ai tavolini dei bar circondata dai i suoi libri, più di una volta anche con una tesi su di lui davanti agli occhi, eri sempre più distante e fredda. Poi sei scomparsa. Nessuno ha tue notizie da settimane, sebbene alcune malelingue di tanto in tanto dicano di aver incontrato una tizia uguale a te, in abiti firmati, assieme a emeriti cretini, in pose, ore e posti poco seri. Non ci ho mai creduto.
Io non potevo arrendermi, né abbandonarti all’oblio. In nome del legame che ci unisce, mi sono fatta dare dal portiere, che mi ha riconosciuta, le chiavi di casa tua. Da dentro quelle mura ho capito che esiste una congiura delle cose, e ho il sospetto che tu ne sia rimasta vittima.
Appena entrata, per terra, sopra i piani, dai cassetti e dalle ante mezze aperte del mobilio, mentre la vista si abituava alla penombra, miraggi tremuli hanno ammiccato all’angolo del mio occhio. Erano castelli di carte, in crescita infinita verso e oltre il soffitto. Ne ho prese in mano alcune, per studiarle. Le avevi accumulate in pile instabili (le più sonnecchiavano nel limbo della non attivazione, ma è la stessa cosa, ai fini pratici), fino a lasciarle invadere ogni spazio.
Sono rimasta stordita: credevo di conoscerti bene. Tu, così insofferente ai lacci, sdegnosa verso ogni atto di sottomissione. Tu che ti nutri quasi solo a libri, da sempre estranea alle isterie e ai canti di sirena del commercio. Come hai potuto cedere alle Carte Fedeltà, è un mistero, che tale rimarrà, purtroppo.
Non mi resta che fare ipotesi sulla tua fine. Erano giorni dal clima troppo caldo perché lo sopportassero i tuoi nervi cagionevoli. Probabilmente hai avuto delle visioni. Non stenterei a credere che quelle presenze estranee abbiano chiesto a lungo di essere considerate. Avranno preso l’aspetto di cagnoni, che ti sollecitavano a uscire porgendoti il guinzaglio stretto tra le fauci e fissandoti con occhi supplichevoli per ore. Destinazione, manco a dirlo, decine di negozi e centri commerciali. Uno di loro, infine, avrà senz’altro posato il muso sulle tue ginocchia, magari a colazione (lo “spazio prezioso” -ricordo, era così che lo chiamavi – nel quale facevi solinga conoscenza con il nuovo giorno, davanti a un the al limone e a buone letture). Quel fiato grosso, la lingua troppo sporta e il bianco degli occhi esposto in segno di subordinazione, ti avranno innervosito. Perciò avrai urlato: “Ebbasta!”, prendendo a fare pulizia, ma i cani, in apparenza docili, si sono ribellati (sono evidenti i segni della lotta) e, era scontato, hanno avuto la meglio.
Ah, averlo saputo prima. Questa è dunque l’altra faccia della fidelizzazione, povera amica mia! Di te è rimasta, unica traccia nei pressi di un volume rosso, una striscia di sangue che conduce oltre la porta sul retro dell’abitazione, dove si ferma. È appena visibile attraverso alcuni frammenti del nemico leso, sparpagliati sopra a modo di lenzuolo. Forse un gesto pietoso, o forse l’ultimo, tremendo, segno d’irrisione da parte delle cose.

Ebbasta d’autore su Cartaresistente
testo e immagine di 
Francesca Perinelli

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2 Risposte to “Ebbasta fidelizzazioni (su Cartaresistente)”

  1. Barney Panofsky Says:

    Ben ritrovata 😛

    Mi piace

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