Archive for the ‘Dal fondo’ Category

Dal fondo _ 21

21 gennaio 2015

 

Dal fondo della notte successiva, gonfia di vento, di nuovo soli sul ponte, i due uomini tengono in mano un gin, di tanto in tanto lo portano alla bocca.

Mauro ha incalzato Lino fino a stanarlo: mio fratello ammette che non è felice. La diversa risposta all’infelicità che li accomuna, spalanca la distanza tra di loro.

– Non sono mai stato una persona seria, però tu… – Dalla cambusa mi arrivano brani di una litigata sottovoce. – …Tu hai talento! È vero, grondi talento da ogni poro! Ma, porca miseria, ammettilo, non per il matrimonio! Vogliamo chiederlo a mia sorella?

– Saresti più onesto tu che non t’impegni mai?

Mauro frantuma la frase in una risata amara.

 

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Dal fondo _ 20

20 gennaio 2015

 

È notte, fuori, sul ponte umido Simona si stringe a Lino, che sonnecchia avvolto nel giaccone. Lei sorride, lontana.

Hanno un’unica origine, versi e sospiri di fumo, opalescenti e acri. Mauro ha gli occhi lucidi, nessuno può ignorarlo. Eppure, ciascuno ci prova come può. Eseguo la sua poesia: mi fletto e aggiro l’argomento. Racconto di come ci siamo conosciuti.

Mauro ascolta per un po’, poi (dovevo saperlo, perché mi sono fidata?) dice di non ricordare nulla del nostro incontro.

– Ma, andiamo. Hai detto “I nostri lavori sono così simili”…

– Mai detto niente del genere.

– Come sarebbe, davvero non ti ricordi?

Al silenzio che oppone, mi guardo attorno, smarrita, ma gli altri due hanno già chiuso le palpebre.

 

 

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Dal fondo _ 19

19 gennaio 2015

 

Ritrova il pensiero lucido.

Se sei in ginocchio, in pezzi, ricomponili.

Per raddrizzarti, flettiti.

Impegnati a piegare anche un sorriso,

perché la simulazione è certo

che arrivi fino al cuore delle cose.

Nel deserto accetta la polvere.

Respirane le impurità.

Le rose case di formiche, accettale.

Così la fitta sassaiola

delle attenzioni non richieste,

quando vieni preso di mira alla sprovvista.

Comàndati da fuori a mente fredda.

Lucida la corrosione.

La coscienza dell’inutilità del tutto è la base

della libertà dal dolore.

Rinnega la compassione – Il gioco è un cerchio chiuso –

Non farle mettere le mani attorno ai fianchi,

aprire la tua stessa bocca.

Reprimi la risata.

Intona un canto vuoto,

perché la suo eco rimbombi per le stanze.

Uccidi la poesia.

 

 

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Dal fondo _ 18

18 gennaio 2015

 

La biblioteca è abbandonata e polverosa. Mi aggiro in cerca di un posto isolato, mi siedo e mi immergo nella scrittura. Perdo il senso del tempo, non so di essere stata seguita.

Ho scritto quello che dovevo, una lettera che concludo con: Non sono stata io!

Parla di amore, di amore per una donna. Grondano sangue, la lettera e la donna. Eppure, mentre muore, so che non sta soffrendo per sé stessa.

Un rumore mi fa sollevare la testa. È Mauro, sposta la sedia accanto alla mia, mi toglie la lettera da sotto, la fa cadere in terra. Prende le mie mani e mi fa alzare. Lo guardo allibita, sono arrabbiata nera, ma a lui sembra non importare.

Sta cercando di spogliarmi… ma così, adesso, non voglio! Piango, piango sempre più forte.

Lo odio.

– Ti odio! Ti ho visto… Tu non ci pensi mai a me! Mai!

Mauro scuote la testa, fa per allontanarsi. Mi assale un dolore in petto, come se mi si strappasse il cuore. Lo imploro a bassa voce di perdonarmi. Ci pensa un attimo, si volta, spalanca le sue braccia, ma sta fissando in terra. Poi, per un istante infinito, mi ritrovo a piangere stretta contro di lui.

 

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Dal fondo _ 17

17 gennaio 2015

 

È un pomeriggio azzurro di quiete apparente.

Prendiamo un aperitivo nel patio di un bar affollato sulla costa. Il tempo è vago, come i nostri discorsi, che fatalmente tornano sul mio progetto.

– Perché non dovrebbe essere stato lui?

Tutti e quattro indaghiamo svogliatamente le trame di quegli omicidi. Ma Mauro mangia con gli occhi Simona. Lo riconosco lo sguardo del regista, innamorato delle sue inquadrature.

Da un gruppo di ragazzi in piedi si stacca una studentessa di liceo. Gli si avvicina, lo chiama e intanto compie ampi gesti con le braccia, gli fa dei complimenti, si volta a richiamare l’attenzione degli amici.

Ma lui si muove goffo in mia presenza, cerca di prendere le distanze. Sono a disagio, mi alzo infastidita, Mauro mi segue subito dopo. La ragazza, disorientata, si affretta a farsi riassorbire dal gruppo di amici. Simona prende il mio posto accanto a mio fratello.

 

 

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Dal fondo _ 16

16 gennaio 2015

 

Intorno il mare è d’olio. Nuvole basse, e il quadro è verde oliva e cenere.

Rileggo ciò che ho scritto, lo spiego a mio fratello.

– Due anni dopo il delitto, lei manda una lettera chiedendo un incontro segreto. Fila?

– Può darsi.

Siamo entrambi distratti. Simona ride alle battute sciocche di Mauro. Udiamo distintamente lui pronunciare le parole sesso e uomo.

– Tutto bene? – Lino mi scosta i capelli dal viso, sotto ci trova i miei occhi indifesi.

– Non molto – rispondo con la voce che mi trema.

 

Nemmeno un bacio stamattina mi ha dato mio marito.

 

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Dal fondo _ 15

15 gennaio 2015

 

Qui è tutto chiazzato di rosa.

Ho smesso di fotografare per un po’. Ormai mi tengo tutto in testa, e appena posso, lo riverso sulla carta. L’alba si evolve in giorno. Sono sopra coperta a godermi quel colore irreale. Ma dura poco. In rapida successione si presentano Simona e poi mio marito. Lino dorme ancora della grossa. Lei si tuffa subito e lui mi passa oltre senza nemmeno darmi un bacio. Ricevo uno scarno buongiorno, mentre si appresta a entrare in acqua. Fa per slacciarsi la camicia, ma mi vede premere nervosamente i tasti del cellulare, non so neanche io con quali intenzioni. Allora si ferma, sembra cambiare idea. Si siede accanto a me in pozzetto. Si guarda attorno. Si accende una sigaretta.

Non mi parla, ma intreccia le sue dita con le mie.

 

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Dal fondo _ 14

14 gennaio 2015

 

Vengo svegliata da un fischio prolungato. È la caffettiera. Apro gli occhi: ascolto dei sospiri. È Simona che scopa mio fratello, nel chiuso della dinette.

Uno sciabordio interminabile. Insopportabile. Non voglio restare sola. Cerco di svegliare Mauro, lo scuoto, gli parlo.

– Non è stato lui.

– Eh?

– Ti dico che non è stato lui a ucciderla.

– Ma lasciami dormire…

Né i colpi né i sospiri accennano a fermarsi. Non voglio vedere, non voglio sentire, cazzo.

 

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Dal fondo _ 13

13 gennaio 2015

 

Adesso parla di sé.

Di un incidente subito da bambina, alza la manica e mette a nudo il braccio. Che sia tutta vestita, non importa. Ci mette sotto gli occhi cicatrici che la fanno più nuda di quando, in pieno giorno, gira in costume per la barca. La sua espressione è lontana, sofferta, reprimo il forte istinto di abbracciarla. O schiaffeggiarla.

Un refolo rovescia a terra la bottiglia. Dentro la nera notte, il vino versato è rosso scuro più del sangue rappreso.

 

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Dal fondo _ 12

12 gennaio 2015

 

Fuori coperta, la notte nera punge e affina i sensi.

Lino ha aperto un gavone e ne ha cacciato fuori dei giochi di pazienza. Giochiamo, dunque. Sceglie a caso il tangram di legno. I suoi colori hanno perso mordente e si confondono l’uno con l’altro, ma può tenere assieme i nostri pensieri. Ci vuole il colpo d’occhio. La forza di non perdere di vista il disegno complessivo.

Simona sembra leggermi la mente. Fa domande all’uno e all’altro uomo, scade nel malizioso. E mi ignora.

Ride. Ridono. Lui e lei – Lino si distrae -, Simona e Mauro.

Mio fratello sembra che preferisca non capire.

Lei parla di sceneggiatura con scioltezza.

A me pare di sentire il canto di una sirena.

Mauro, come conchiglia vuota, lo raccoglie e lo amplifica.

 

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