Posts Tagged ‘Arpège’

Dal fondo _ 31

31 gennaio 2015

 

Quando sei vicina alla morte, vedi la tua vita girarti attorno. Mantieni gli occhi aperti, pregando che non si allontani in un istante. Ma viene un momento in cui la vita ti spaventa, ed è proprio quando stai per riprenderne il controllo.

 

Il ritrovamento del corpo di Mauro.

La sua poesia.

La nuvola di fumo che accerchia solo me, e ancora mi brucia gli occhi, perdendosi a spirale verso l’alto.

Solo toccando il fondo puoi ritrovare il senno. Dal fondo puoi vedere il cielo sopra l’abisso. Il volo libero dei cormorani, la luce delle infinite stelle, tante quanti i baci che ancora puoi ricevere e donare.

 

Cercai più volte di tornare in mare, ma mi fermarono in tempo. Fui portata via dall’isola.

Lontano da lì cercai di ritrovare il senno.

Giurai di non tornare mai più.

 

Arpège

 

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Dal fondo _ 30

30 gennaio 2015

 

Sono in mare, cercando mio marito. Mi sfilo il salvagente che mi ingombra e finisco subito sott’acqua.

Qua sotto tutto è molto scuro. Costa troppa fatica opporsi alla discesa, più facile farsi portare in basso dal peso dei vestiti.

Il fondo che raggiungo è tanto vischioso al tatto, non trovo nessun appiglio, ed eccomi assalita dal terrore di non risalire più.

Apro la bocca per gridare, mi si riempie d’acqua. È il bacio di una sirena. La vedo, ma non dovrebbe esistere. Tento di allontanarla, afferro i suoi capelli, lei mi guarda dal fondo di due orbite vuote.

Ora la riconosco, non è altro che un fantasma.

So di essere intrappolata in un sogno, ma io grido lo stesso. La mia voce si perde negli abissi.

Riapro gli occhi sul ponte, racconteranno in seguito di avermi ripescata viva per un soffio.

Riapro gli occhi sul pavimento di casa, l’eco delle mie grida è reale.

 (continua)

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Dal fondo _ 29

29 gennaio 2015

 

Stavolta faccio ciò che mi hanno chiesto. Simona si decide a risalire sopra coperta e vede Mauro lavorare sul motore. Fa per raggiungerlo ma un’onda inclina la barca e lei scivola in mare. Chiamo il suo nome e scatto verso di lei, lasciando il timone girare a vuoto.

La barca va da sola, mi sporgo e cerco di afferrare la mano tesa verso lo scafo.

Mio fratello scandisce parole che non sento. La vediamo: emerge e viene inghiottita dai flutti. Accorre Mauro, che si butta in mare, seguito da mio fratello, che prima, però, lancia verso di lei un salvagente.

Intorno a noi è l’inferno. Lino aiuta Simona a risalire, si issa su anche lui.

Allora capisco.

Salviamo lei.

Abbiamo salvato solo lei.

 (continua)

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Dal fondo _ 28

28 gennaio 2015

 

Grido forte nella pioggia battente. Mauro accorre, sono risalita da sola. Il motore è fermo, mi impartisce delle istruzioni, io non le ascolto.

Comprendimi. Troppo lunga è durata questa attesa. Perdonami se ora non ascolto ciò che dici. Troppo dura è stata la mia pena.

– Mauro, io ti amo!

Non ottengo alcuna risposta, ma solo uno sguardo duro e tagliente. Stringe le labbra, ma le riapre subito:

– Fai come ti ho detto!

La sua voce mi scuote dal torpore (stupida, sono soltanto una stupida egoista) e mi ritrovo accanto Lino, che mi mette qualcosa tra le braccia:

– Infila il giubbotto e prendi subito il timone!

 (continua)

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Dal fondo _ 27

27 gennaio 2015

 

Gli uomini stanno risalendo.

– Cerchiamo di manovrare per metterci al riparo. Giù non lasciate in giro nulla che possa cadere.

Ma io e Simona veniamo già colpite da ogni tipo di oggetto presente in cabina ed è sempre più difficile fare qualsiasi cosa.

Appena restiamo sole, contrattacca:

– Perché mi hai detto quella cosa l’altra notte? Voglio saperlo.

Potrei risponderle che vorrei ucciderla. O salvarla. O tutte e due le cose. Che vorrei che sparisse per sempre, portando con sé il fantasma di Marta. Potrei risponderle di amare liberamente mio marito: lui può amare soltanto una donna come lei. Potrei, ma non rispondo, invece le do l’ordine secco di uscire fuori da qui.

 (continua)

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Dal fondo _ 26

26 gennaio 2015

 

Si soffoca, immersi nel buio di una nera notte senza nemmeno una stella .

Il vento è rinforzato e mi allontano, scavando con rabbia negli scalmi. Scendo dal tender e mi siedo sulla riva a naso per aria. Ansimo un poco. Strano sentire il terreno fermo sotto i piedi dopo tanto ondeggiare.

– Beccata -, mi sorprende Lino, che mi ha raggiunto a nuoto.

– Ho freddo.

Avrei voluto riceverla, quella stupida domanda, è troppo tempo che mi accontento di essere capita senza parlare.

Lascio che mio fratello asciughi le mie lacrime e ce ne restiamo seduti, ciascuno in compagnia dei suoi pensieri.

 

È l’alba e sta piovendo, stiamo rientrando dall’isola. Gli altri due si sono già svegliati.

Appena a bordo scendiamo sottocoperta. Lino osserva in silenzio Mauro, che dalla dinette ci raggiunge in cambusa e controlla la strumentazione. Si unisce a noi anche Simona.

Io e Lino cerchiamo di infilarci in fretta abiti asciutti mentre la barca inizia a beccheggiare.

Dalla radio, il bollettino meteo annuncia una burrasca.

 (continua)

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Dal fondo _ 25

25 gennaio 2015

 

Un attimo dopo, lei sta grondando sangue. Scompare rapidamente da questa terra, così come ogni ragione dell’esistenza di Mauro. E il mio odio per lei si tramuta per sempre in una pietà infinita.

Se solo potessi, scambierei subito la mia vita con la sua.

– Si chiamava Marta.

– Lui l’amava?

– Tanto.

– Ma poi ha sposato te.

– Amava ancora lei.

– …Perché me lo hai raccontato?

– Davvero non lo immagini?

– Che succede? – fa Lino comparendo in cambusa. Simona ne approfitta per uscire, se lo tira dietro e lascia sottocoperta il suo sguardo inquieto.

Dopo un lasso di tempo utile a riprendere il controllo, decido di raggiungere Mauro fuori, accanto agli altri due.

Gli faccio una carezza. Si sposta, ma mi mette la sua giacca addosso e dice:

– Hai freddo. – E non è una domanda. Si alza e si allontana, senza aspettare una risposta non dovuta.

 (continua)

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Dal fondo _ 24

24 gennaio 2015

 

Mauro era con me già da quattro anni. Regista di successo. Uomo coi piedi per terra e dalla mente libera, capace di raggiungere vette inviolate. Quando si innamorò. La sua ragazza morì in un incidente d’auto e ora è convinto di essere un assassino: lui guidava, e lei gli sedeva accanto. Aveva solo 17 anni.

Simona mi chiede, con voce appena udibile:

– Era ubriaco?

– Sì.

– Negli ultimi istanti della propria vita, che cosa può provare una ragazza di 17 anni?

La mia stessa domanda in tutti questi anni.

Mi si annebbia la vista quando vedo ciò che non dovrebbe esistere. Ora davanti a me c’è quella ragazza. Ha il viso di Simona.

Assisto al loro bacio struggente. Si stringono, si fondono, e sembrano capirsi come mai a me e Mauro è riuscito in tutta una vita insieme. Come se il mondo fuori di loro non esistesse affatto.

 

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Dal fondo _ 23

23 gennaio 2015

 

Ci sono storie che potrebbero proseguire immutate per l’eternità, le ferma solo l’irruzione della morte. Equilibri che, misteriosamente, sfidano le leggi dell’evidenza: non si può restare per sempre uguali a sé stessi.

Ci sono relazioni che fondano la propria solidità sull’accettazione di ogni infrazione al senso comune, purché non venga lesa mai l’unicità della coppia, monade superiore a chiunque e a qualunque evento, pena la disgregazione istantanea dei singoli che ne fanno parte.

E poi ci sono paste diverse, che non si emulsionano, che mettono tutto in comune senza riserve, ma anche senza condividerlo mai fino in fondo. Elementi che la vita separa, tendendo tra le loro teste un filo d’acciaio che minaccia di decapitarli allo sconfinamento. Non c’è motivo apparente perché debbano avanzare affiancati. Sanno attraversare il mondo da soli, a testa alta, ambiscono a traguardi propri, a volte ottengono ciò che desiderano.

Eppure, non possono fare a meno di mantenersi in vista, e dedicarsi l’un l’altro pagine della propria storia, fino alla fine dei giorni.

 (continua)

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Dal fondo _ 22

22 gennaio 2015

 

Io e Simona, sottocoperta, mangiamo un piatto veloce, di tanto in tanto ci guardiamo di sottecchi. All’improvviso mi accorgo di non poter più aspettare: con mia stessa sorpresa, passo all’attacco.

– Da quanto ti interessa il lavoro di Mauro? Non è un caso che ti ritrovi qui, vero? Magari non è neanche un caso che tu sia la ragazza di mio fratello…

– Ti sbagli, non mi interessa Mauro.- Pronuncia il suo nome con tanta disinvoltura. Anche se so che non è materialmente possibile, questo dettaglio, l’inflessione neutra con la quale Simona dice “Mauro”, anziché tranquillizzarmi, non fa che rafforzare le mie convinzioni.

– Non sono mica scema, vi ho sentito parlare del suo lavoro e tu sei troppo competente.

Prendo fiato e vomito ancora la mia frustrazione addosso a lei:

– Farai strada, sei una ragazza sveglia. Ma non attraverso lui! – Batto il palmo della mano aperta contro una parete. – È ora che tu sappia qualcosa.

 

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