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Diario dei sogni #2 – Prima del buzz

21 dicembre 2019

Ti mantenevo la promessa fatta, una promessa a mo’ di imposizione. Facciamo cose insieme, potremmo andare a Londra, o sollevare pesi, o allevare un cane. La più probabile, tanto per cominciare, potrebbe essere quella di cucinare. No, non che abbia una qualche tradizione da esibire, né che cucini in modo strepitoso. Ci sono due cosette che so fare, e a quelle due tu non hai detto no. Dovresti solo metterti a impastare ma mi hai assicurato che ti piace, mi sembra sia la giusta condizione.

Che tu mi segua non è per devozione, non è per noia, neppure per dovere. Mi segui solo perché tu mi vuoi bene, altri motivi non voglio immaginare. Ti ho chiesto tempo per spartire dolcezza, una crostata oppure un ciambellone. Abbiamo l’occorrente e tutti gli strumenti, e ti ho aggiustato addosso anche il grembiule. Si parte, prendo il cartone e con le mani ti passo le uova. Ma tu ti metti a fare il giocoliere, qualcuna cade e si rompe, e a te sta bene, mi dici di guardare. Intanto ridi: dai gusci escono implumi degli umidi pulcini.

Versando la farina notiamo chicchi scuri. Alcuni si aprono e crescono, formando delle spighe. Dovremmo mieterle? Penso sia meglio rinunciare. Rimetto via lo zucchero e il tegame. Sarebbe proprio tutto da rifare, se non che è quasi ora di svegliarmi, e non mi sento di ricominciare.

Mi dici: Ho fame, mangiamo pane e miele. Apro il barattolo e mi metto a spalmare, copro le fette ma il coltello vibra. Dietro il ronzio ci si presenta un’ape, poi fa un concerto tutto l’alveare.

Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz-Buzz…

 

Diario dei sogni #1 – Pesci volanti

1 dicembre 2019

Ho un amico che riesce a tenere un diario dei sogni. Ai bei tempi in cui sognavo anche io, tentavo di fermarne il ricordo, alla mattina. Ma mi riusciva male. Ne perdevo le tracce via via che la mano riacquistava l’uso della penna e i sogni, in qualche modo, mentre li trasferivo su carta, si accorciavano, si facevano piccolissimi e si accartocciavano anneriti e indistinguibili, disperdendosi come brandelli di pagine incenerite all’istante dalla fiammata della veglia.

In realtà, ho capito solo di recente, è la capacità di raccontare che non è innata in me, e che necessita di coscienza e di lucidità per strutturare in frasi le forme intuitive in cui si mostrano le idee, così anche i sogni. Quando la notte finisce, il regno della subcoscienza non apre subito le braccia e continua a circondarmi mentre ciondolo per casa, sussurra sulla mia nuca teneri incantamenti che mi ingannano, e mi ritrovo a tirare su lo yogurt con gli occhiali.

Altro che diario. Che tanto mancherebbe dell’oggetto: quei sogni che una volta saltavano fuori a nastro come pesci volanti per ore, ormai lasciano campo libero a M.me Subcoscienzà e le sue perfusioni mattutine di confusione senza costrutto.

Pazienza per gli appunti mancati. Ma senza sogni che nobilitino le mie notti, devo adattare i giorni a ricoprirne il ruolo. Vivo, e intanto mi organizzo la memoria: Questo ricordo lo tengo, questo lo tengo, questo lo do via. A parte il fatto che inciampo per la distrazione, mi sbuccio le ginocchia e mi si smagliano le calze, è una faticaccia, al termine della quale spesso mi sono scordata le decisioni prese e mi ritrovo con dei ricordi inutili che sbucano a casaccio dai cassetti, e quelli che fino a ieri stavano sempre in mezzo ai piedi, non si sa più dove sono finiti quando servono, signora mia.

Per non parlare del consolidamento delle esperienze: dar loro il giusto peso non è questione da poco. Per non sbagliare mi porto i pesi a casa, li accumulo per mesi, finché passa la data di scadenza e finisco per buttarli tutti nell’indifferenziata.

Non sogno perché mi manca il tempo. Torno a casa tardissimo per i miei giorni densi, carichi di doveri a cui mi incaponisco ad addizionare vissuti che alimentino la parte sognante, tanto affamata per le lunghe veglie che tagliano la fase rem, e con lei i sogni.

I miei pesci volanti ormai ruotano senza sosta sotto il pelo dell’acqua, senza riuscire a emergere.

Da qualche giorno si è interrotto il circolo, per poco tempo, non certo per mia intenzione. Una piccola parte di me si è messa di traverso, sassolino dentro negli ingranaggi, e ha fermato tutto. Ora dormo. Mi sveglio senza sveglia da una settimana.

La prima notte sono semisvenuta dallo stress; la seconda ho sorvegliato il dolore fisico; la terza mi sono riposata senza memoria; la quarta sono emersa dal sonno con le orecchie che ricordavano un coro di bambini; la quinta mi sono svegliata troppo presto, eccitata dal rischio di sognare ancora.

La sesta, la scorsa notte, sul fare del mattino, ho aperto le persiane con un gesto ampio delle braccia – erano tinte di bianco le persiane -, e un vento frizzante ha scosso i miei capelli. Sotto di me la rena granulosa teneva a stento gli assalti della schiuma screziata di azzurro di un mare che mi salutava, ondoso e invitante. Intanto sopra le creste, coronati da voli di gabbiani, saltavano a pelo d’acqua senza posa una miriade di pesci volanti.

Altri Diari

4 luglio 2014

 

 

 

?l'idraulico è in ferie

 

 

 

I primi di luglio

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Siamo ai primi di luglio e già il pensiero

è entrato in moratoria.

Drammi non se ne vedono,

se mai disfunzioni.

Che il ritmo della mente si dislenti,

questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.

Meglio si affronta il tempo quando è folto,

mezza giornata basta a sbaraccarlo.

Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia

e l’idraulico è in ferie.

 

 

. Eugenio Montale, da “Diario del ’71 e del ’72”, in “Tutte le poesie” – I Meridiani, Mondadori, 1984 .


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