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Per gli altri

29 novembre 2019

Le domande fondamentali

Credo di non essermi mai fatta, spontaneamente, domande sul senso della vita. Sul senso della sofferenza, su quello degli imperscrutabili rovesciamenti del destino e dei comportamenti incongrui delle persone, sì. Ogni volta che se ne è presentato il caso. Ma chiedermi i perché fondamentali mi è sempre sembrato più che altro un esercizio di stile. Il senso dello stare al mondo, io singolo essere e la specie umana nel complesso, quello delle leggi fisiche che regolano magnificamente l’universo conosciuto, perché e se siano originate dall’atto volontario di un essere supremo piuttosto che da un puro caso, per il quale io e altri miliardi di esseri dobbiamo ringraziare la grandissima fortuna di trovarci esattamente all’incrocio delle coincidenze mentre si verificano, tutte queste domande che trovo così affascinanti, e per le quali ho sudato con piacere sui banchi di filosofia ai tempi del liceo, posso dirlo? Le trovo tanto enormi da sembrarmi ombrelli che riparano dalla preoccupante pioggia di verità alternative, ombrelli tanto alti sopra la testa da impedirmi di considerarli una minaccia. Fosse dipeso da dubbi come questi, avrei sempre dormito benissimo. Non posso fare nulla se non andare avanti.

Quanto ai casi contingenti, quelli che mi rovinano il gusto della passeggiata sulle strade del mondo e che, sì, maledizione, tolgono il riposo, la soluzione dev’essere alla mia portata e vado a stanarla ovunque si nasconda, l’afferro, la inchiodo alle sue responsabilità e non la perdo di vista finché non ha fatto fino in fondo il suo dovere. A meno che non riguardino gli altri, settori in cui non mi è consentito intervenire senza specifica delega ma dove in ogni caso, spesso manco di competenza.

Ah, gli altri.

Gli altri hanno nome, cognome e, soprattutto, un volto. E, quando li conosco, quando ci tengo a loro, hanno delle responsabilità nei miei confronti.

Ehi, tu.

Siamo diversi ma sono come te. Non ti piace che ti venga detto cosa fare? Neanche a me, lo giuro. Ma mi devi un favore: abbi cura di te. Non rovinarmi il sonno.

 

 

L -15

22 settembre 2013

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Preludio in limerick caudato

Dickinson

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Che bella espressione – «andare a dormire»

Come fosse un Paese cui volger le mire.

Dormire, morire o,

Forse, sognare un po’

È l’itinerario. Son pronta a partire.

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(Shackera Shakespeare con la Dick-

inson e ottieni un limerick)*

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Pronto da tenere accanto al letto per la notte.

Lode all’epistolario di quest’oggi, preludio di dolci sonni. L’originale delle prime strofe:

[…] Che bella espressione – «andare a dormire» come fosse un Paese in cui si va – Combattiamo per la sua unità – Lo unificheremo, sarà la mia Patria – mio caro vieni, oh diventa subito un patriota […]

è tratto da una lettera indirizzata a Otis Phillips Lord, inclusa in Emily Dickinson. Un vulcano delizioso, la vita. Lettere di un genio pudico. Traduzione di Marco Federici Solari – Ed. L’Orma, 2013

§

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Mi avvicino a questo banchetto coperto di libri dalle copertine che mettono appetito,

– Tutte foto nostre!

– Nientemeno?

Marco me ne spiega l’origine, inizia a illustrare i volumi ma lo agganciano a un’altra conversazione. Due, tre li soppeso, li apro, li sfoglio, titubo come le antenne dei grilli che mi aspettano con i cori accesi là fuori nella notte. Li appoggio proprio come li ho trovati. Un appunto mentale alla loro posizione. Raggiungo il quarto, allungo la mano, il ragazzo si libera e torna da me,

– Aprili, sfogliali pure. – Ops, l’ho già fatto… – Questo te lo consiglio, anche perché l’ho tradotto io.

– E com’è venuto?

– Direi niente male. Niente male, no.

Ecco, mi viene in mente che, chissà dove,

– Ho letto che i traduttori sono sottopagati, è vero? Ma com’è?

– Ah,

Tituba, come me poco fa richiamando le antenne che credo che altrove tentennino ancora,

– Un raro caso di schizofrenia editoriale, sto per dire qualcosa contro me stesso: la colpa è degli editori. Ma io adotto tariffe in linea col mercato.

Sembra si trovi a suo agio nella doppia veste, buon per lui. Si vede dallo sguardo che ama il suo lavoro. Ci allontaniamo per ascoltare un autore che piace a entrambi, poi, tornati, con un solo gesto gratifico me, il traduttore e l’editore insieme. E non me ne pento.

A parte la bellezza delle copertine, consiglio di seguirla, L’Orma.

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*) Chissà se i limerick tollerano la coda?

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