Posts Tagged ‘Fato’

The Square. Quadrilogia del fato – Paure

27 giugno 2019

di Francesca Perinelli

Temporeggiare pallido e assorto davanti a bivi sempre più corti e simili alle forcelle d’osso di petto di pollo. Nemmeno ti sforzi più di tirarne un’estremità, scegli il non fare. Non sai se è il tempo che vivi o la tua stessa esistenza a renderti tanto esausto. Non vuoi considerare il monito dei futuri rimpianti. Collocazioni spesso traumatiche portano lasciti di ferite sanabili a stento e in seguito fastidiose cicatrici da curare. Gli adattamenti non facili, piuttosto elaborati, prolungati nel tempo, le riconfigurazioni neuronali, l’elaborazione di scorciatoie mentali, non fanno più per te che non vuoi chiederti a ogni nuovo angolo cosa c’è dietro e come comportarti per non arrivare a sera distrutto. Il tempo si è dilatato nel memorizzare ogni novità di ventiquattr’ore tutte importanti, che scorrono nel tentativo di scoprire il loro stesso senso. Ti dici giovane dentro ma non riesci più a stare al passo. Per questo non provi più a informarti, e bolli gli slanci giovanili come perdenti e vani. Per questo diffidi del prossimo e non fai più amicizie. Per questo non t’innamori. Non cedi a lusinghe e promesse. Gli abbracci notturni evocano insofferenza per il russare altrui. Non cambi casa per l’incubo del trasloco e accumuli compulsivi ti soffocano nelle vecchie stanze. Diventi un orso, eviti, parli poco, eludi. Speri nella cautela, nelle acque ferme, tutt’al più appena appena crespe, guardando un film che ricorda la vita come l’avevi immaginata. L’onda del tempo si è fatta contratta e corta, il vento non incontra ostacoli, oggi è domani subito, e subito non sei più in vita.

The Square. Quadrilogia del fato – Pulsioni

20 giugno 2019

di Francesca Perinelli

Tristezza è miope. Davanti alla biforcazione delle scelte, ingoia tutto intero l’uovo d’oggi, che le si piazza nell’esofago e, quando è sceso, lo digerisce in un lampo, per questo è sempre affamata. Meglio lasciarla sola, Tristezza, che tanto non migliora. O, almeno, che resti qualche passo indietro. Soffre la solitudine e segue come un randagio chiunque l’abbia degnata di uno sguardo, anche distratto. L’invidia per Serenità, l’odio per Allegria a braccetto, che nutrono la gallina di pastoni e becchime in tutta calma, la portano ad appiattirsi addosso al presente senza dignità, ad avvicinarsi in fretta, anche se è pigra, ai primi segni di calo d’attenzione. E allora inscena uno dei suoi capolavori d’incoerenza. Offerta speciale, valida solo fino alle 24:00, come non approfittarne per una pelliccia, anche se l’Equatore, dove viviamo, è un po’ caldino. Uno stock di angurie rosse a metà prezzo il venti dicembre quando Il campo è coperto di brina e anche quest’anno il raccolto sarà scarso, permette di crogiolarsi a lungo nel sentimento di sconfitta. Tristezza ha gli occhi più belli che si siano mai visti, ma bistrati di brutto, acquosi, ricolmi di sentimenti contrastanti e spesso cede dietro i primi impulsi: si abbona a chat ma non risponde alle richieste di contatto, paga un corso di ballo on-line per poi limitarsi a sospirare davanti alle coreografie sullo schermo, riempie l’armadio di abiti che le staranno bene soltanto dopo una dieta ferrea e intanto soffre una fame tale, spiando le amiche che si leccano le dita senza ritegno, banchettando a pollo e patatine arrosto.

The Square. Quadrilogia del fato – Commerci

13 giugno 2019

di Francesca Perinelli

Sono vincente, ho vita facile se seguo l’istinto. Oso perché ho in corpo una certa vibrazione, mi prende all’improvviso davanti a scelte rischiose e, quando arriva, non posso che seguirla. Non c’è niente di male, finora ho fatto centro. Squadra che vince non si cambia, quando ti capita la configurazione esatta, il mix giusto, la giusta zona e il modo. Tutto è iniziato il giorno che avevo tra le mani la radiolina rossa di mio padre, quella che usava per ascoltare le partite. Si era rotta e a casa mia, erano altri tempi, non c’era modo di passare il tempo nei giorni piovosi. Così, avrò avuto sette o otto anni, ho sfilato un cacciavite dalla cassetta e l’ho aperta, ho osservato i fili torti, le saldature, i pezzi misteriosi. E, misteriosamente, è arrivata la scossa. Ho deciso di rischiare, sputando un paio di volte a caso, smuovendo qualche pezzo. Oh, davvero, quando l’ho chiusa di nuovo, ha preso a funzionare. Eccome! Già mi vedevo dietro il bancone del negozio “Riparazioni radio”; mamma alla cassa, papà a distribuire i numeri alla gente assiepata all’ingresso. Oggi faccio altro ma sto bene, ho sempre piegato il fato a mio vantaggio, stravolto le leggi delle probabilità. Il destino ha memoria, viene sedotto dall’ottimismo, va incontro ai vincenti perché con quelli come me la via è più facile. Perfino adesso che dal carcere gestisco un traffico d’auto rubate. Ho un grosso carico per le mani e ho intenzione di darle sottocosto, come volanti, alla Polizia. Il Questore ha fatto intendere al concessionario dal quale ha comprato la prima del gruppo che l’idea non gli dispiacerebbe.

The Square. Quadrilogia del fato – Bambole

6 giugno 2019

di Francesca Perinelli

C’erano quelle esposte, mezze vestite e piene di accessori, a lei piaceva guardarle. Soffriva la loro noia, rinchiuse in edicole di cartone, fissate con ganci e scotch sul retro, plastiche e benedicenti, degne di adorazione. Lei le desiderava. Passava e ripassava, a ogni giro di spesa, guardando tra i loro occhi socchiusi. Lei le chiedeva insistente, ricavandone dinieghi vaghi e sordi. E c’era quel biondo dalla bocca rosa a imbuto sotto la frangia innocente, presagio certo di guai. Ormai lo vedeva ovunque, passava di mano in mano. Era il figlio di tutte. Alcune sfrontate arrivavano a cambiargli le fasce vere e proprie, giusto davanti a lei. Un mondo di bambine felici e cuffiette azzurre è un mondo difficile se vivi curva ai suoi margini, piegata dai dolorosi crampi dell’invidia. Lei diventò ossessiva, un senso di ingiustizia si inerpicò dalle unghie a colonizzarle il cervello e crepò la fissità adamantina del fato. Un giorno si ritrovò a guardare da vicino la scatola, lo fece a lungo. Non se lo aspettava. La casa intera, muri, tappeti e occupanti, tenne il fiato sospeso. Perfino stelle e luna smisero di ammiccare. Lui aveva un corredo niveo dai bottoni d’oro e reclamava solo di essere preso tra le braccia. Le chiesero più volte Sei contenta? Lei non rispose. Portò il nuovo giocattolo con sé per qualche giorno, poi lo ripose a prendere polvere nella sua collezione. Qualche anno più tardi, iniziò ad accorgersi di tutte le donne a spasso con i figli, quante ce n’erano. Ogni vagito aumentava la forma concava del suo addome. Vinta dai crampi, puntò i piedi per averne uno suo.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: