Posts Tagged ‘Fato’

The Square. Quadrilogia del fato – Commerci

13 giugno 2019

di Francesca Perinelli

Sono vincente, ho vita facile se seguo l’istinto. Oso perché ho in corpo una certa vibrazione, mi prende all’improvviso davanti a scelte rischiose e, quando arriva, non posso che seguirla. Non c’è niente di male, finora ho fatto centro. Squadra che vince non si cambia, quando ti capita la configurazione esatta, il mix giusto, la giusta zona e il modo. Tutto è iniziato il giorno che avevo tra le mani la radiolina rossa di mio padre, quella che usava per ascoltare le partite. Si era rotta e a casa mia, erano altri tempi, non c’era modo di passare il tempo nei giorni piovosi. Così, avrò avuto sette o otto anni, ho sfilato un cacciavite dalla cassetta e l’ho aperta, ho osservato i fili torti, le saldature, i pezzi misteriosi. E, misteriosamente, è arrivata la scossa. Ho deciso di rischiare, sputando un paio di volte a caso, smuovendo qualche pezzo. Oh, davvero, quando l’ho chiusa di nuovo, ha preso a funzionare. Eccome! Già mi vedevo dietro il bancone del negozio “Riparazioni radio”; mamma alla cassa, papà a distribuire i numeri alla gente assiepata all’ingresso. Oggi faccio altro ma sto bene, ho sempre piegato il fato a mio vantaggio, stravolto le leggi delle probabilità. Il destino ha memoria, viene sedotto dall’ottimismo, va incontro ai vincenti perché con quelli come me la via è più facile. Perfino adesso che dal carcere gestisco un traffico d’auto rubate. Ho un grosso carico per le mani e ho intenzione di darle sottocosto, come volanti, alla Polizia. Il Questore ha fatto intendere al concessionario dal quale ha comprato la prima del gruppo che l’idea non gli dispiacerebbe.

The Square. Quadrilogia del fato – Bambole

6 giugno 2019

di Francesca Perinelli

C’erano quelle esposte, mezze vestite e piene di accessori, a lei piaceva guardarle. Soffriva la loro noia, rinchiuse in edicole di cartone, fissate con ganci e scotch sul retro, plastiche e benedicenti, degne di adorazione. Lei le desiderava. Passava e ripassava, a ogni giro di spesa, guardando tra i loro occhi socchiusi. Lei le chiedeva insistente, ricavandone dinieghi vaghi e sordi. E c’era quel biondo dalla bocca rosa a imbuto sotto la frangia innocente, presagio certo di guai. Ormai lo vedeva ovunque, passava di mano in mano. Era il figlio di tutte. Alcune sfrontate arrivavano a cambiargli le fasce vere e proprie, giusto davanti a lei. Un mondo di bambine felici e cuffiette azzurre è un mondo difficile se vivi curva ai suoi margini, piegata dai dolorosi crampi dell’invidia. Lei diventò ossessiva, un senso di ingiustizia si inerpicò dalle unghie a colonizzarle il cervello e crepò la fissità adamantina del fato. Un giorno si ritrovò a guardare da vicino la scatola, lo fece a lungo. Non se lo aspettava. La casa intera, muri, tappeti e occupanti, tenne il fiato sospeso. Perfino stelle e luna smisero di ammiccare. Lui aveva un corredo niveo dai bottoni d’oro e reclamava solo di essere preso tra le braccia. Le chiesero più volte Sei contenta? Lei non rispose. Portò il nuovo giocattolo con sé per qualche giorno, poi lo ripose a prendere polvere nella sua collezione. Qualche anno più tardi, iniziò ad accorgersi di tutte le donne a spasso con i figli, quante ce n’erano. Ogni vagito aumentava la forma concava del suo addome. Vinta dai crampi, puntò i piedi per averne uno suo.


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