Posts Tagged ‘Francesco Petrarca’

Die Blendung

24 maggio 2014

Per il momento scrivo solo cose così:

.

Mi ritrovo stretta al nodo

di uno sfogo primordiale

sembra che ne tenga i capi

ma io sto per soffocare.

Chi sa dirlo di chi è

l’antipasto e il caffè,

l’apertura e anche la chiosa,

uovo, bruco e mariposa?

Dove inizia e dove smette

chi mi stringe le manette?

Chi dovrei mai benedire

se non entro e non so uscire?

Se non ho di cui mi lagne

pur se ho stille per compagne?

Chi se non altri che me

e un bondage-autodafè?

.

Parecchi anni fa avevo dei vicini di casa che ospitavano una colonia di gatti, ma non se ne occupavano molto. Così, un po’ per fame, un po’ per curiosità felina, facevano delle gran passeggiate sul tetto che univa i nostri due appartamenti. Talvolta, se mi capitava di aprire gli occhi nel cuore della notte, scoprivo di essere vegliata da alcune paia di pupille, pressappoco con espressioni del genere:

Electric Light Orchestra – Turn To Stone
.

La cosa, anziché inquietarmi, mi divertiva e spesso tornavo a dormire più profondamente di prima.

Ai miei quattro gatti: Continuate a vegliarmi, una notte aprirò la finestra e vi farò rientrare.

.

 

 

 

Credevate che fosse finita con le Lodi del corpo maschile, e invece adesso comincia il gioco al massacro

17 ottobre 2013

Un gioco, è solo un gioco, e parteciperò leggendo e votando (gli altri partecipanti). Ma se la mia canzone breve “Le corde vocali (la voce)” avesse qualche riscontro positivo, ne sarei felice. 🙂

vibrisse, bollettino

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Lodi del corpo maschile / Le corde vocali (la voce) – su Vibrisse

3 agosto 2013

L’immagine proviene da qui

Ringrazio Giulio Mozzi e Alessandra Celano per aver dato spazio su Vibrisse alla mia celebrazione delle corde vocali maschili. Il timbro della voce è un carattere sessuale secondario, ma per i miei gusti gioca un ruolo di primaria importanza come fattore seduttivo.

A dire la verità la prima persona di sesso maschile che mi è venuta in mente come oggetto di lode è il mio bambino. A lui sono riferite le strofe di questa “canzone” di ispirazione petrarchesca, che si possono leggere anche qui.

Maschietto mio, benché tu parli piano
nei sussurri al risveglio
(“Mamma!”) che in seno a me cercan conforto,
delizia e croce è il tuo vociar squillante. Meglio
dello sgolarmi invano
fa il tacer: taci a tua volta. Sì, è contorto,
ma la tua voce certo la sopporto.
M’inorgoglisco se m’accorgo e sento,
giorno per giorno, come si rafforza
il timbro, come orza,
diretta verso il porto, la prua al vento.
Laringe e glossa, che ora impieghi a stento,
saranno vigorose.
Col tuo cordame scalerai montagne,
fanciulle come spose
prenderai al lazo, e scaccerai magagne.
Bimbo, mangia lasagne
che sei magretto, e irrobustirti devi,
perché tu possa presto contrastarmi
senza bisogno d’armi,
o mettere sulla mia testa i piedi.
C’è il trucco, non mi credi?
Quando alla donna amata
vorrai far rivaler le tue ragioni,
lancia una sola occhiata,
e dille “t’amo”, tenendo bassi i toni.

Nota: Ho cercato di comporre una canzone breve, riprendendo lo schema della petrarchesca Italia mia, benché ’l parlar sia indarno.


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