Posts Tagged ‘Laura Boldrini’

Sarebbe un vero lusso

27 settembre 2013

Donne_Pubblicità

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Stanno rientrando dalla maternità un certo numero di colleghe (segno forse che l’amore si fa meglio in inverno? Confesso di non avere preferenze) che soffrono come ho sofferto io fino alle lacrime per aver lasciato i bambini a casa o al nido in mani forse capaci, forse affidabilissime, ma diverse dalle proprie.

E io le consolo avvertendole che, i primi mesi, complice la natura (ovvero le mutazioni del nostro dna che hanno permesso finora alla specie umana di perpetrare la propria permanenza sul pianeta), si arriva ad avvertire come addirittura indispensabile (con tutte le gradazioni che la molteplicità dei caratteri umani comporta) il quasi-annullarsi nella cura del nuovo nato, pena il patimento di un senso di sconfitta e tradimento (di sé!) difficili da spiegare a chi non viva dall’interno quegli stessi stati d’animo. Ma che, una volta rientrate al lavoro, le mamme possono finalmente rilassarsi rispetto ai doveri famigliari, ritrovare una dimensione che le privilegia come individui, anche se per poche ore al giorno. In poche parole ragazze, relax: passato qualche tempo non la si vive male.

E se la mia collega che, a differenza di me, è dirigente, abita a un tiro di schioppo dall’ufficio e può contare su un aiuto a  casa, ogni mattina all’alba prepara i pasti quotidiani per tutta la famiglia e torna a pranzo per trascorrere un’ora con i suoi bambini, è perché a lei piace cucinare, sì, ma anche perché se lo può permettere.

Io non posso, e mi dispiace molto. Perché offrirei un piatto di spaghetti scotti, un pollo bruciacchiato e insalata in busta, già mondata e lavata, ma avremmo tutti il piacere di essere presenti nelle reciproche esistenze.

Basterebbe rivederli a metà giornata per una sola ora, invece che undici ore dopo essermi chiusa il portone alle spalle e compiuto il mio tran tran, finito il loro tempo pieno a scuola, e dopo i compiti e tutte le attività ludico-sportive con cui si riempiono le giornate.

Un’ora e basta, poi tornerei ai casini del lavoro con tutto un altro spirito.

Ma io non posso farlo, per questo, in pausa, spesso mi distraggo nella palestra qui vicino, seguendo le indicazioni dell’istruttore che intende trasformarmi il fondoschiena in “uno zainetto come quello delle brasiliane” (parole sue), così da farmi sentire all’altezza delle aspettative del mondo, nonché dei media, sulla donna (come mi ricordava un amico qualche giorno fa, con la differenza che questa pressione sociale io vedo che investe molto i cosiddetti adulti, mentre i giovani mi sembrano ancora piuttosto coerenti con il loro stato di normalmente giovane stupidità).

Ne farei a meno, potendo, di questi riempitivi posticci. Io, come altre mie colleghe e amiche e come la maggioranza delle donne lavoratrici di questo paese.

Invece ci ritroviamo tutte lì in palestra a tornirci il culo a guisa di zainetto.

Mi sono informata: non vedo la tv ma ciò internette, come tu sai, amico. A che pro una ventenne, ma di più una che potrebbe essere sua madre, dovrebbe ambire a figurare bene di profilo, mentre lecca avidamente il martello del dio Thor (che poi a me fa schifo anche solo l’odore di ferro che lasciano i pesetti sulle mani)?

È così che si perde di vista in massa il senso ultimo di tanti aspetti della vita quotidiana.

Aspetti che non avrebbero bisogno né di una difesa strenua né dichiarazioni di dissociazione, ma solo della possibilità di venire scelti o non scelti, ed eventualmente di modulare con serenità i tempi e i modi del loro svolgimento da parte della donna e, perché no, dell’uomo di famiglia.

Come sarebbe bello se la politica si occupasse anche di questo.

Ecco, io l’ho inteso in questo senso, il discorso della Boldrini.

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Urgenza, violenza e integrazione _ Meditazione n.7

20 agosto 2013

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Parte I, quella seria.

Ho appena sentito la voce di Laura Boldrini aprire i lavori della Camera dei deputati, una voce più tremula del solito, quella con la quale ha difeso modi e tempi di indizione della seduta odierna riguardante il ddl di conversione del decreto sul femminicidio. In un paese nel quale tutto è possibile e poco ci manca che venga reintrodotto il delitto d’onore, la difesa preventiva di Boldrini era necessaria perché, al di là dei concetti espressi (la seduta è stata convocata come adempimento della Costituzione), tesa ad arginare le polemiche sterili e, per come sono state espresse, di per sé violente, da parte di alcuni esponenti del M5S. Speriamo che basti per varare almeno il percorso di un ddl secondo me quanto mai necessario anche se, anche durante la seduta, altri attacchi sono arrivati da parte della Lega nord.

Sul cosiddetto “femminicidio” si sente dire spesso che si esagera. Che la violenza non è mai di genere, ma è violenza tout court. Certo, certo. Io però non ho mai sentito di tanti delitti contro le donne uno di seguito all’altro come negli ultimi mesi. Il fatto che ci siano più priorità sul tavolo, non significa che da qualche parte non si debba cominciare. Riguardo alla violenza, ci sono emergenze di genere e non.  Ed è infatti violenza anche il razzismo negli stadi. Lo è il respingimento cieco dalle nostre coste dei migranti. Lo è la loro detenzione nei CIE.

Per me l’urgenza principale sarebbe costituita da una nuova legge elettorale, e sono pronta a sostenerla ad arrabbiarmi e battermi (se B. dopo le condanne si ripropone con tanta faccia tosta come lìder màximo non solo dei suoi ma di noi tutti, bisogna reagire con decisione). Ma non certo a costo di sminuire l’importanza di una legge che argini il femminicidio, in ore nelle quali uomini assalgono, e spesso uccidono tante donne.

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Parte II, quella faceta.

L’altra emergenza è quella dell’integrazione. Perché se non ci si integra ci si immagina soltanto, gli uni con gli altri. Si inventano bugie e si pratica il chiacchiericcio, padre di molti mostri. Ecco perché a me piace capire.

Era parecchio che aspettavo l’occasione di fare un pezzo di colore. L’occasione si è presentata sotto l’aspetto di un giovane maschio, nero al 100%, gustoso come una tavoletta di cioccolato amaro. Nell’era dell’immagine, un clamoroso oggetto di lusso. Proprio davanti ai miei occhi, a portata di mano a meno di mezzo metro da me nell’acqua della piscina.

Lo riconosco, è un incipit di bassa Lega.

Si mormora, si mormora, questo quando lo incontri cammina come su un tappeto elastico, sembra che sfiori appena la terra, mentre si guarda attorno con l’aria di uno che sa di farsi notare. Si mormora, se va incontro ai bambini, dà loro il cinque, si ferma, risponde alle domande. Si mormora, quando le adolescenti in gruppo e poi le loro madri, da sole, quasi per un agguato, salutano svenevoli, e lui risponde sempre, ma si mantiene cortese e distaccato. Si mormora, tra mogli e mariti quando si accorgono che capannelli di soli uomini lo circondano e lo tengono impegnato in lunghe conversazioni sulla presunta somiglianza al calciatore Balotelli. Si mormora sul perché ovunque, sia che beva un caffè al bar, che faccia la fila al bagno, che cammini pensando ai fatti suoi, spuntano paparazzi improvvisati e lo immortalano, possibilmente insieme a loro stessi o ai loro familiari. Gli hanno perfino organizzato un set con musica ad altissimo volume e veline arruolate tra le bagnanti.

Nell’acqua io mi sono presentata, lui ha fatto altrettanto. Gli ho chiesto il perché di tanta esposizione, ha detto che è solo un insegnante di un corso di lotta senegalese che sta per iniziare. Ah, ecco, è qui per lavoro.

Ma la ragazza del bar ha spifferato molestie ricevute da signore arrapate, da gente che lo aggredisce ovunque con la richiesta di fotografie, ha assicurato che è un ottimo ragazzo e che non vorrebbe affatto tanta pubblicità. Ah, ecco, si tratta di violenza, allora. Anche se…

– Come vuoi essere chiamato nel servizio, Mario o Malik?

Gli ha chiesto un tizio dietro una fotocamera dall’obiettivo enorme. E lì ho capito. Si tratta di vanità. Bravo ragazzo, hai scelto il paese giusto per mettere radici. Tu sei libero finalmente, perché noi siamo liberi.

Radici

L -26

7 luglio 2013

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Il paese delle scimmie

 Un post volgare e nazional popolare

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Laura Boldrini, con giuste pretese,

Rifiuta a Marchionne il viaggio abbruzzese.

Ma la casta qui s’incazza

Tira fuori anche la mazza.

Lauretta, manda tutti a quel paese.

 

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Laura Boldrini è (anche) una blogger. Quante cazzate vi bevete dai blogger che spacciano le proprie opinioni per dati certi, notizie, informazioni? Quanto credete alle sedicenti testate giornalistiche che rubano notizie a chi paga i diritti d’autore a coloro ai quali spettano?

È il rischio del web. Va accettato, se si intende credere a una società più giusta, libera ed egualitaria. Si tratta di utopie, come no. Nessun cambiamento nella storia è mai avvenuto senza l’innesco fondamentale dell’utopia. Una visione della vita e del mondo senz’altro fuorviata dall’incasellamento di fatti e conseguenze entro una visione costruita a tavolino, quando non totalmente sognata da menti, a volte, del tutto farneticanti.

C’è sempre qualcuno che raccoglie l’utopia e la fa germogliare. Questa è la storia dell’essere umano. Ben venga l’utopia se poi lo spinge ad avanzare nella crescita personale e sociale. Ben venga. E questa, per inciso, è la mia opinione, non un fatto, il frutto di una ricerca, una notizia. Mi sono messa in testa di fare anche la blogger, che significa tutto e niente. Quantomeno, però, mi dà la possibilità di essere letta da chi trovi che la lettura di ciò che scrivo abbia un qualche interesse per relazionarsi o mettere in moto le proprie riflessioni.

Sono per metà figlia del sud. Per un quarto calabrese. Ho avuto un’educazione che mi ha convinta a tenere i panni sporchi in famiglia, a non ostentare competenze o doti, ad agire, più che proclamare intenzioni. A incanalarmi nel flusso della società così com’è organizzata, nella convinzione che non sia compito del singolo tentare il cambiamento. A non strafare. A dichiarare che sono donna con orgoglio ringhiante e risentito. E accettare che un ometto qualsiasi a me avrebbe potuto afferrare la gonna, alzarla, e mostrare a tutti le mie mutande gridando: Ce l’ha rosa! E io avrei dovuto stare in silenzio, ascoltando gli altri ridere della pessima uscita.

Ma, ecco la notizia, i tempi sono cambiati. Finché lo Stato non riterrà di tagliare la rete col machete come nei posti dove le rivoluzioni non sono ben accette, io resto in mostra così come ho deciso. Le mutande, vuoi vederle? Eccole, se mi va di mostratele, e  non c’è niente da ridere perché sono bellissime e, mia opinione, le porto proprio alla grande. Quelle mutande sono le mie idee, ne puoi discutere, oppure puoi ignorarle e tirare dritto, ma spiegami chi sei per mettermi in ridicolo come persona additando, non tanto loro, ma il mio coraggio nel mostrarle?

Alice Munro ha impiegato la vita ad affrancarsi dalle convenzioni, prima di vedere riconosciuto il senso e la grandezza della sua vocazione. Fosse nata una cinquantina d’anni dopo, ne sono certa, terrebbe almeno un blog, come tante altre di noi. Come Laura Boldrini.

Con una vita intera a testimonianza della statura della sua persona, puoi prendertela con lei (che è anche su twitter, sai? Non si sottrae al confronto) su punti specifici della sua attività di Presidente della Camera, puoi dissentire, darle addosso perché non agisce come pretenderesti. Fin qui è tuo diritto: fallo.

Ma davanti al suo rifiuto a visitare la fabbrica del sciùr padrun opponendo che “Per ogni fabbrica che chiude e per ogni impresa che trasferisce la produzione all’estero, centinaia di famiglie precipitano nel disagio sociale e il nostro sistema economico diventa più povero e più debole nella competizione internazionale” e proponendo la visione personale che per reagire alla crisi serva “un progetto del tutto nuovo” (dalle torto, và) non puoi permetterti (non ti devi permettere!) di attaccarti alla sua gonna per destituire il suo pensiero, davvero no. Di far passare per arroganza il disinteresse per il cosiddetto galateo istituzionale sfoggiato da Marchionne.

È una mossa bieca e fallimentare. I tempi sono cambiati, ex ministro Brunetta. C’è, sì, dissonanza tra i presidenti delle due camere e la larghissima maggioranza che, a parer suo, rappresenterebbe l’intero paese. Perché quello stesso paese è composto da gente che da un giorno all’altro non ha più il lavoro, ma ha ancora bocche da sfamare, gente che ha accesso alle informazioni, che partecipa alle discussioni in maniera sempre più consapevole, ala faccia del gap cognitivo nel quale la vostra gestione politica ha bruciato le chances delle ultime generazioni.

E hai voglia a cercare sempre di portare il livello del dibattito sotto la cintola.

Il paese, sfogato un certo numero di atti onanistici, avrà pure abbandonato la volontà di far esplodere la rabbia repressa, ma davanti avrà sempre più la propria fame, figli dell’età più varia senza alcun futuro, per i quali non esiste alcun progetto formativo nazionale valido. Anzi.

Inizi a temerlo questo paese, la maggioranza delle larghe intese (troppe rime, altro che pippe, nel mio caso), perché non può essere consonante con essa, quando ascolta Brunetta sostenere che Boldrini rivendica “un’ideologia anticapitalista che fa paura e manda messaggi negativi ai mercati”.

Conosco imprenditori che chiedono con forza di visitare i propri stabilimenti, per rendersi conto di ciò in cui consiste il proprio lavoro, quali sono i processi produttivi, chi sono e in che condizioni lavorano gli addetti alle varie mansioni. In quale tipo di ambiente avviene la produzione di ciò per noi utenti finali è, alla fine, soltanto un altro bene di consumo. Quali garanzie, quali prospettive di salute e solidità offre ai propri dipendenti e anche al paese, chi rischia di investire i propri ricavi seguendo una visione innovativa.

Innovazione. Rischio. Visione utopica (di base, ma tradotta in azioni concrete) per l’occupazione.

Laura Boldrini mi sembra che ascolti tutte le campane, ma, opinione di blogger (e pazienza), nelle sue vesti istituzionali fa bene a non voler salire in cima a un campanile tanto potente, rischiando la sordità per tutti.

La campana di Rovereto

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