Posts Tagged ‘Piacere’

The Square. Quadrilogia del piacere – Il nuovo

23 maggio 2019

di Francesca Perinelli

Amiamo il nuovo, siamo astronauti che non resistono a recidere il collegamento con la stazione orbitante, pur sapendo che passeggeranno nello spazio, cadaveri, in eterno. Amiamo prendere voli al volo dalle offerte speciali. Basta una sciarpa: pareo ai tropici, turbante in mezzo ai ghiacci, sappiamo come adattarci. Ci lanciamo in nuove conoscenze, in pochi minuti siamo al centro dell’attenzione. Infiliamo l’uscita una, due, tre volte a sera, ma da case diverse. Siamo sempre disponibili, a costo di dar supporti a casaccio. I più non se ne accorgono, alcuni si allontanano senza strepitare. Noi non temiamo perdite, siamo in costante crescita. Qualcuno scambia il nostro interesse per proposta osé. Gente che non sa vivere, non sa il piacere dell’andare incontro all’altro per ampliare il sé. Scegliamo, noi, non veniamo scelti. Amiamo il nuovo e prendiamo la via del vento: Contrario, ci carica di ioni e stimola l’euforia della scoperta; A favore, tende le nostre vele e ci catapulta verso il punto di fuga. Strade che sembrano unirsi e tutto rimpicciolisce fino a sparire? Noi vi stupiamo: andiamo avanti a oltranza, gustando solitari le gioie del parallelismo. Sarete voi a non vederci più, ridotti a puntini neri, coaguli di linee convergenti. Ma noi esisteremo ancora. Liberi, nuovi, senza legami a costringerci entro fastidiose abitudini. Non compiangeteci, staremo sempre bene. La sete di conoscenza ci incunea nelle pagine dei libri, siamo topi di biblioteca, dov’è il nostro reale. Viviamo un’esistenza estrema, viaggiando con la mente nelle infinite possibilità del narrato.

The Square. Quadrilogia del piacere – La luce

16 maggio 2019

di Francesca Perinelli

Amiamo la luce. La luce, e tanto, da essere certi che l’ameremmo anche da ciechi. Mettiamo il naso fuori nello splendore del mattino, e respiriamo. La luce permette all’erba di raddrizzare gli steli, ai fiori di scrollarsi di dosso la notte e spargere i pollini odorosi, alla brezza di sollevarsi dal suolo e scompigliare l’aria attorno come farebbe la mano coi capelli dell’amato, agli occhi di commettere sorrisi involontari, all’abbraccio tiepido del mondo di prenderci alle spalle. E non solo. Amiamo la luce per il buonumore, è l’humor il suo humus e noi, come radici, traiamo linfa dal terreno arato dalle sue lunghezze d’onda. È facile germogliare nella luce, allacciare discorsi di qualsivoglia natura, poiché alla luce ciascuno è sé davvero, e non il suo meme rimediato. La luce ci sfinisce, ma noi ci consumiamo volentieri, camminando fino in fondo alle giornate estive dell’emisfero nord del nostro personale globo. La luce ci assicura l’aderenza ai ritmi circadiani e, quando serve, ci accendiamo di luce artificiale invece di drogare la veglia con le medicine. C’è luce in fondo ai tunnel, e questo infonde coraggio. La luce ha molti spettri, nessuno ci spaventa, il prisma li scompone in raggi colorati. Ogni cosa è illuminata, dobbiamo concordare: gettando luce sul passato viviamo meglio il presente, col suo aiuto ricompare ciò che si era perso, accendiamo i riflettori sui fatti e li riconosciamo nella loro cruda evidenza. La luce disinfetta, innesca, rinnova. La luce è velocissima, non perde mai il suo tempo e, in un lampo, non nega il buio e le tante turbe annesse: lo annienta, lo sovraespone, e non esiste più.

The Square. Quadrilogia del piacere – Il cibo

9 maggio 2019

di Francesca Perinelli

 

Amiamo il cibo perché libera l’anima, il corpo è soddisfatto e non chiede altre attenzioni. Amiamo il cibo e ce lo costruiamo come sappiamo, per darci il massimo del gusto. Ce lo facciamo recapitare sul luogo di lavoro, in casa per la cena con gli amici, sul tavolo del banchetto per la festa. Se un’esplosione macchia di rosso l’esperienza, non sono schizzi di sangue ma sugo di pomodoro. Ci saremo abboffati, non importa. Passata la buriana faremo penitenza, implorando l’intercessione di Asclepio con l’imbibizione ripetuta di filtri profumati che rendano le acque calde, medicamentose. Tutto amiamo del cibo. Il pensiero, insieme ricordo del passato (potremmo costruire intere biografie basandoci sui pasti consumati) e attesa di un futuro promettente (qualunque evento sarà accompagnato da un adeguato pasto, come sedersi al cinema col pop corn in mano). Ne amiamo gli ingredienti, i gesti per produrlo, quelli ben noti e quelli misteriosi, a cui siamo riguardosamente grati alla comparsa del piatto davanti a noi sul tavolo. E come amiamo condividerne l’esperienza. Non c’è sapore più reale di quello del quale si può parlare a bocca piena con commensali affini, a occhi socchiusi oppure ben sgranati, per il piacere o per la sorpresa (scegliamo pure lì per lì). Con la scusa di assaporare cibo ci incontriamo, confrontiamo, soppesiamo, valutiamo, decidiamo che strada prenderà la nostra frequentazione. Alcuni dalla nascita sono esclusivi consumatori, altri invece, ostinati produttori. Chi voglia deviare il corso delle cose potrà provare il brivido di un corso di cucina, chi è pigro potrà seguirlo on-line, tutti però preghiamo di invitarci per il saggio finale.


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