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Ascesa e caduta di un’ape (sonetto)

11 settembre 2015

 

Sull’orlo del pozzo son ape

che ronza, tra l’ombra di foglie.

Vicino  c’è un merlo che coglie

dei vermi, ne becca le crape.

 

Ma come per caso io struscio

il secchio appoggiato, che cade

sul fondo, alle porte dell’Ade

di cui questo pozzo n’è l’uscio.

 

Mi pare che imprechi, nel tonfo:

“Minuta ma sembri un tricheco!”

(Che bello, per me è un trionfo!)

 

Il merlo, che è mezzo cieco,

annienta il mio andazzo un po’ tronfio

volandomi addosso di sbieco.

 

Ho vinto qualche cosa

17 giugno 2013

Innanzitutto la soddisfazione di essere pubblicata su Vibrisse senza necessità di interventi correttivi sul mio primo sonetto caudato* composto attorno a un tipo umano (o quasi).

E poi -Wow! Giulio Mozzi è uomo di parola- ho vinto questa bambolina:

Bambolina

Per me basta così. Oggi è il caso di festeggiare Giulio, e lo faccio dirottandovi su Vibrisse. Di corsa, che aspettate? Allez-hop!

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§§§

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*) Il sonetto e la sua illustrazione sono qui.

Per i pigri, invece, lo riporto nudo e crudo (ma non lo capirete):

   Spero di cogliere qui un’occasione,
pel tipo umano che ora vi riassumo)
di portar sia me stessa alta con l’umo-
re, che una bambolina in collezione.

   Sbattendo il fianco sull’imbarcazione
al varo di una nave spesso spumo,
tenuta fuori bordo col calumo,
quasi paranco, all’inaugurazione.
..Quando mi sdrumo contro la fiancata,
perché ho indossato poca imbottitura,
mi spiumo qual gallina spennacchiata.
.. Ma non mi pare così gran iattura
né di commettere una tal cazzata,
se penso al buon cachet dall’entratura:
..Grigia è la vita, vero, e molto dura,
ma sfumo il mal nell’abito broccato,
tinto all’impiumo in vero oro colato.

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