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Con poca vergogna, e temendo molto il giudizio di Poetella, pubblico una brevissima poesia. :-p.
(Guardando gli stormi, una sera di novembre)
Così unite insieme, sferzate di pioggia e gelo
Negano ancora il senso del messaggio. Ma
Scoppia l’urgenza, il grido forte, allora
Nulla più resta, se non gettarsi al cielo
Slegati, aperti,
e accogliere il presagio.

Mischiati a caso nel gioco delle anime, loro non vedono
Formarsi, adesso, un segno che è l’essenza.
Meglio negarsi un ruolo in quel contegno unanime,
Piombare verso il suolo, cedere al buio,
Per la paura chiudere, oltre agli occhi,
anche le ali, interrompendo il volo.
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Di solito lo stormo lo capisce:
Ci sono refoli
Che fanno tremare l’erba e le corolle
Si può sempre restare a bassa quota
Piuttosto che morire
o diventare folle.
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