La Sfinge e la Chimera

Chimera

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La Chimère.
Moi, je suis légère et joyeuse ; je découvre aux hommes des perspectives éblouissantes, avec des paradis dans les nuages et des félicités lointaines ; je leur souffle à l’âme les éternelles manies, projets de bonheur, plans d’avenir, rêves de gloire, et les serments d’amour, et les résolutions vertueuses. Autour du flambeau des poètes je voltige en délire, mon haleine passe dans leur chevelure, et ils bondissent au contact soudain des pensées qui les frôlent ; d’une voix faite pour eux j’apporte à leur oreille l’harmonie des mondes, j’évoque les formes de leurs oeuvres, qui passent à la file comme des fantômes de rois, couronne en tête et les bras étendus ; je leur murmure des rythmes, je leur étale des couleurs, je les fonds en tendresses, je les déchire avec des énergies d’un autre monde, et il leur apparaît à travers un crépuscule d’or des colosses terrifiants qui les font crier d’enthousiasme. […]
Le Sphinx.
O fantaisie ! Fantaisie ! Emporte-moi sur tes ailes pour désennuyer et délasser ma tristesse.
La Chimère.
O inconnu ! Inconnu ! Je suis amoureuse de tes yeux ; comme une hyène en chaleur, je tourne autour de toi et je flaire ta croupe, sollicitant les fécondations dont le besoin me dévore. Ouvre la gueule, lève tes pieds, grimpe sur mon dos.
Gustave Flaubert – La Tentation de Saint-Antoine

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(Per Olga: questa follia non è del tutto  “colpa” tua)

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Stavo dicendo (era la mia grande Verità, appena compresa):

– Ho la fortuna di avere raggiunto tutte le mete prefissate. Ora le alternative sono due: eclissarmi in attesa della fine o rimettermi in moto. La nuova vita come nuova meta.

Prima hanno riso. Poi hanno esclamato insieme: “Ma dai, su”. Si sono imbarazzate. Sentita la prima parte del discorso (ancora la vergognosa paura della morte), hanno chiuso le orecchie sul finale. Che era la vera bomba.

– Scusate, però, io intendevo…

Ma una era già sparita dietro una telefonata, l’altra diceva “Torniamo all’argomento”, la terza vagava con lo sguardo, come smarrita. Così ho pensato Non sono ancora pronte. Ah, se tutti arrivassero alle mie stesse conclusioni. Nessuno abbraccia la mia mente come me, bisogna che mi arrenda al fatto.

– Scusate tanto, vado a organizzare la cena.

Nei saluti carichi di teatro mi avverto falsa quel tanto che mi fa stranire. Voglio davvero bene a Maria e alle altre, ma non ne posso più della loro fissità.

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Allora, una sistemata ai capelli con la zampa. E balzo giù dalla rupe.

Per tutto il tempo della corsa mi chiedo se sono contenta di aver rivisto le mie amiche. Cerco motivi per rispondermi di sì. Non sono sicura di trovarne. Quelle ragazze, di volta in volta le sento più distanti. Mi annoia fare discorsi sempre uguali su cuccioli, partner, fughe ristoratrici standard. Tornate da qualsiasi posto al mondo ci ritroviamo attorno al solito pietrone, ascoltando gli stessi racconti, ridendo di battute ovvie e prevedibili. No, mi correggo, io non ne rido più. Rimango per un po’ perplessa e muta, in attesa che il tempo mi conduca al punto di dover andare via.

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La mia idea di tentazione ultimamente è molto lontana da quella Chimera che un tempo mi svolazzava attorno riuscendo facilmente a superare la mia impassibilità. Che mi solleticava il volto con le ali, beccandomi il didietro per provocare la mia reazione accesa, il turbamento che mi scatenava il riso. Non posso pensare al morso, a quel segno sul collo che riportavo a casa, e scorticavo con cura nei giorni successivi. Del quale succhiavo il gusto di metallo dalla punta delle dita, come se fosse ancora lei a farlo dalle punte taglienti delle sue zanne forti.

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La tentazione di stasera è giusto quella di provare quella padella doppia per frittate.

Non perché io l’abbia avuta in dono da Chimera (sennò l’avrei lanciata dalla finestra). È per motivi pratici: ahimé, ormai il tempo è sempre più tiranno.

Macché.

Posso mentire ad altri, non a me stessa: Chimera non mi solletica più da tempo. Si ricorda di me di quando in quando e mi fa avere regali come questo. Mi devo accontentare forse? Non so. Come dicevo alle altre, vorrei tornare a vivere. Ma intanto, mi tocca cucinare.

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Flap flap

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Questa è la suoneria del nuovo cellulare. Certo, sono le ali di Chimera. Non posso farne a meno, mi sento male se non la penso in volo attorno a me (mi telefona ancora, però, sai che gratifica).

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–   Ciao, come va?

Mi chiede in tono asciutto.

– Benone.

Faccio io, ma mento. Lei che lo sa, finge di non sapere. Incasso. Quindi proseguo, garrula:

– Stasera provo la padella, sai?

– Ah, poi mi dirai.

– Sicuro.

E intanto mi domando Che ti importa più di quei leoncini che muoiono di fame, cosa vorrai da me di tanto stupido come la rassicurazione che sia riuscita la frittata? Continui a torturarmi, forse vuoi farmi morire per inedia?

– I piccoli, lo sai, hanno tanta fame.

– Ti prego, non parlarmene.

Cambio argomento.

– Certo che ho poche uova. Stasera comunque provo con questo nuovo metodo. – Pausa.

– Chimera?

– Sì?

– Guarda, io non lo so, ma le frittate a me riescono benissimo lo stesso.

– E non provare la padella, allora.

Sembra seccata. Provo ad addolcirla:

– Non è perché non voglia. La proverò, invece: è un tuo regalo.

No, maledizione glie l’ho detto!

– Fai come vuoi, ciao.

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E riaggancia. Lo fa così, senza preavviso. Che mi si smorza il passo. Che il silenzio diventa intollerabile. Che non ho quasi più voglia di tornare, ma di perdermi, sì. Di disperdere brani di me nei vicoli senza speranze di questa foresta tanto umida e buia.

Chimera. E ancora ti chiamo ti chiamo… Ma so che non tornerai.

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Che una coppia viva di compromessi, lo sanno tutti. Ma dove non c’è una coppia, che compromessi servono? Comunque, io, la maga del rovesciamento di frittate, solo perché l’avevo detto, poi la padella l’ho provata. E a tarda sera l’ho detto anche a Chimera.

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– I fornelli sono un campo di battaglia.

– Devi imparare a usarla.

Ma che mi frega di una padella, Chimera! Io sono la Sfinge, davvero l’hai dimenticato?

Insomma, è tardi e sono abbastanza stanca da irritarmi dietro a quella sua voce distaccata.

– Senti. Avrò cambiato faccia sei o sette volte a quell’arnese, gli schizzi d’olio fritto non si contano. E la frittata, te lo confermo, la faccio meglio io. Col vecchio metodo, intendo.

– Ma brava.

Ma brava cosa? Ma brava proprio un corno!

– Brava di che?

– È quello che ti volevo dimostrare.

Resto così, incredula. O meglio, non posso permettermi l’illusione che non scoccherà una freccia al curaro.

– Cosa?- Le faccio, a mezza voce.

– Che sei bravissima a cavartela da sola.

– Chimera?

– Di’.

– Tu invece resti insuperabile quando si tratta di rigirare la frittata.

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11 Risposte to “La Sfinge e la Chimera”

  1. tramedipensieri Says:

    …siamo a posto, allora!
    😦

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  2. bakanek0 Says:

    Anch’io ho ricevuto la doppia padella; l’ho buttata dopo una sola volta…e non sono molto brava a fare le frittate…devo preoccuparmi? 🙂

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