Scegliersi il Santo

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Oggi ho attraversato ali di folla osannanti, tutta gente che girava in massa -banchi di orate, come ne ho visti tanti in mare aperto- chiedendo “Ci sono Franceschi? Francesche, qui?” Uno sguancettio, uno schioccare che neanche al mio compleanno, guarda.

– Fanno sempre così?

– Oh, demone…. Quanto tempo! Macché, è la prima volta. Vedessi le facce, poi. Come se avessi partorito o vinto un Nobel. Roba che ho dovuto smettere di dire “Sì, è il mio onomastico, però a me non importa, non sono nemmeno cr…” Erano troppo felici. Troppo.

– Troppo?

– Eh. Troppo, sì.

Allora mi è venuto da pensare che magari è l’effetto @Pontifex che li esalta. Immagino che già tra un paio di stagioni gli effetti pratici della popolarità del nuovo papa saranno resi noti dalle Anagrafi. Chissà.

E allora dopo un po’, per trarmi fuori dall’impaccio, ho preso Savio per il gomito e me lo sono trascinato via con una scusa. Per la salute, Savio ha smesso di magiare dolci e, a detta dei maligni, non guarda nemmeno più il calcio. Non c’entrerebbe niente, ma sembra più magro, in effetti.

Gli faccio “Come va?” Sempre “Una meraviglia”, mi risponde. Segno che è cambiato fuori, ma dentro resta lo stesso, e meno male.

Non so com’è, il fatto è che a un certo punto io gli parlavo dei tempi che mi annichiliscono come mai prima, di quanto i social network mi sembrino inadatti, per l’uso che ne fa anche la gente più smaliziata, a diventare nuovi strumenti per la democrazia.

E qui Savio mi conia una delle sue immagini geniali. Parla di una “scrittura intramuscolo”, mi fa “Ti immagini se un vero intellettuale dovesse condensare in poche righe il succo di un pensiero elaborato?”

Ma, a parte il fascino della bella metafora, secondo me stavolta non ha fatto centro.

(Il suo problema è che neanche ci prova, a modernizzarsi. Se gli invio una mail, tesoro bello, grasso che cola se solo dopo tre giorni mi risponde. Non usa faccialibro né cinguettii, e poi discetta dei moderni mezzi.)

Cerco di rendergli più chiara la questione:

Savio, gli dico, se lasci perdere effebì con le sue pagine-diario che dicono tutto e niente e segnano l’appartenenza a una comunità chiusa di simili, e scordi i blog, che sono vivi solo se commentati e danno frutti solo se organizzati come uno strumento di gestione aziendale, l’unico che possa incidere resta Twitter. Guarda però che i tweet mica la sfondano la soglia epiteliale. Se uno è bravo, o genera o segue l’onda, è parte di una somma di micropensieri mobili come vettori, freccette corte dalla puntina aguzza, buoni solo se graffiano e incidono la superficie del connettivo umano.

Tante sottocutanee, è questa la metafora che rende, non certo un’intramuscolo. Qui non c’è spazio per la complessità del tuo intellettuale-tipo. Andare a fondo sarebbe l’antitesi, il fallimento del micromovimento. Porterebbe alla calma piatta la superficie, non a ciò che chiede il mare, moto che agita sé stesso motu proprio. Che si indirizza tracciando la propria direzione, senza un vero progetto, né in grado di discuterlo o condividerlo.

No Savio, guarda, sono alla conclusione che internet non è ancora (lo sarà mai?) uno strumento usato per la democrazia. Così com’è, fa la figura dell’ultimo ritrovato per mantenerci ancora più distratti e più inattivi.

Io non lo so… Come ti ho detto, sono tempi che mi annichiliscono.

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E sono giorni nei quali il corso delle cose assume un andamento molto strano, sarebbe lutto nazionale e invece tutti ridono. Ecco che mi hanno di nuovo circondata, Savio lo perdo, me lo scavalcano e tornano a farsi attorno a congratularsi. Il Santo paga,vero. Ma a me, lo sanno, del Santo importa poco, e offrono loro un caffè attorno al quale spiego che io, bambina, messa davanti al Libro dei nomi per scegliere la data in cui avrei festeggiato l’onomastico, ho preso tempo. Mi sono data una letta alle vite di tutti i Franceschi, e poi optato per il Santo di Assisi.

L’unico che non è morto sotto tortura, lo sciroccato che si spogliava nudo e spostava il centro del Creato dall’uomo al mondo intero. Un italiano, infine. Avevo avuto come un’ispirazione: se fossi stata sotto l’egida di un non migrante, avrei avuto minori grane nella vita.

Le stesse riflessioni che deve aver fatto Bergoglio, ecco perché la gente ne è tanto attratta, a partire dal nome.

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7 Risposte to “Scegliersi il Santo”

  1. Wish aka Max Says:

    L’analisi è lucida e puntuale come sempre, ma come sempre siamo in Italia. La diffusione degli strumenti di informazione è minimale. Se uno ha 5000 follower cinguettanti è una twitstar. Ma dove vai, con 5000 persone sul territorio nazionale? Come incidi, sulla democrazia? E poi parliamoci chiaro, un esperimento di politica che esce dalla rete lo abbiamo sotto gli occhi. Un puparo (due, via) (esageriamo e mettiamoci anche lo staff, diciamo una decina di pupari mal contati) e una massa di pecoroni. Con il 30% dei voti, con qualche comune in mano, non mi pare che gli effetti sul sistema siano stati giganteschi, a cominciare dal tanto famigerato porcellum che è ancora lì, più bello e più grande che pria, bravo, grazie, direbbe Petrolini. (Non ho dimenticato, settimana difficile, ma persevero).

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  2. ubik Says:

    sempre più brava Frà!!! E’ piacevole leggerti prima di mettersi al lavoro davanti al pc. Brava!

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  3. melodiestonate Says:

    è vero sei sempre brava ed è un piacere leggerti….

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